Come questa devota anima, rendendo grazie a Dio, s'umilia. Poi fa
orazione per tucto el mondo e singularmente per lo corpo mistico de
la sancta Chiesa e per li figliuoli suoi spirituali e per li due
padri de l'anima sua. E, doppo queste cose, dimanda d'udire parlare
de' defecti de' ministri de la sancta Chiesa.
Alora quella anima, come ebbra veramente, pareva fuore di sé, e,
alienati e' sentimenti del corpo suo, per l'unione de l'amore che facta
aveva nel Creatore suo, levata la mente e specolando nella Veritá
etterna con l'occhio de l'intellecto suo, avendo cognosciuta la veritá,
s'era innamorata della veritá, e diceva:
--O somma ed etterna bontá di Dio, e chi so' io, miserabile, che tu,
sommo ed etterno Padre, hai manifestata a me la veritá tua e gli occulti
inganni del dimonio; e lo 'nganno del proprio sentimento, che io e gli
altri potiamo ricevere in questa vita della perregrinazione, acciò che
io non sia ingannata né dal dimonio né da me medesima? Chi t'ha mosso?
L'amore. Però che tu m'amasti senza essere amato da me. O fuoco d'amore,
grazia, grazia sia a te, Padre etterno. Io, imperfecta, piena di
tenebre; e tu, perfecto e luce, hai mostrato a me la perfeczione e la
via lucida della doctrina de l'unigenito tuo Figliuolo. Io ero morta, e
tu m'hai risuscitata; io ero inferma, e tu m'hai data la medicina: e non
tanto la medicina del Sangue che tu desti allo 'nfermo de l'umana
generazione col mezzo del tuo Figliuolo, ma tu m'hai data una medicina
contra una infermitá occulta, la quale io non cognoscevo, dandomi tu la
doctrina che in neuno modo io posso giudicare alcuna creatura che abbi
in sé ragione, e singularmente verso de' servi tuoi, de' quali spesse
volte, come cieca e inferma di questa infermitá, sotto spezie e colore
de l'onore tuo e salute de l'anime, davo giudicio. E però io ti
ringrazio, somma ed etterna bontá, che, nel manifestare la tua veritá e
lo inganno del dimonio e la propria passione, m'hai facto conoscere la
infermitá mia. Unde io t'adimando per grazia e misericordia che oggi sia
posto termine e fine che io mai non esca della doctrina tua, data a me
da la tua bontá e a chiunque la vorrá seguitare, però che senza te neuna
cosa è facta.
A te dunque ricorro e rifugo, Padre etterno, e non te l'adimando per me
sola, Padre, ma per tucto quanto el mondo, e singularmente per lo corpo
mistico della sancta Chiesa: che questa veritá e doctrina riluca ne'
ministri tuoi, data da te, Veritá etterna, a me miserabile. Ed anco
t'adimando spezialmente per tucti coloro e' quali m'hai dati che io ami
di singulare amore, e' quali hai facti una cosa con meco; però che essi
saranno el mio refrigerio per gloria e loda del nome tuo, vedendoli
còrrire per questa dolce e dricta via schiecti e morti ad ogni loro
volontá e pareri, e senza alcuno giudicio o scandalo o mormorazione del
proximo loro. E pregoti, dolcissimo amore, che neuno me ne sia tolto
delle mani dal dimonio infernale, sí che ne l'ultimo giongano a te,
Padre etterno, fine loro.
Anco ti fo un'altra petizione per le due colonne de' padri che m'hai
posti in terra a guardia e doctrina di me, inferma, miserabile, dal
principio della mia conversione infino a ora: che tu gli unisca e di due
corpi facci una anima, e che neuno actenda ad altro che a compire in
loro, e nei misterii che tu l'hai posti nelle mani, la gloria e loda del
nome tuo in salute de l'anime. E io, indegna e miserabile, schiava e non
figliuola, tenga quel modo, con debita reverenzia e sancto timore verso
di loro, per amore di te, che sia tuo onore, pace e quiete loro ed
edificazione del proximo.
So' certa, Veritá etterna, che tu non dispregiarai el desiderio mio né
le petizioni che Io t'ho adimandate, però che io cognosco per veduta,
secondo che t'è piaciuto di manifestare, e molto maggiormente per
pruova, che tu se' acceptatore de' sancti desidèri. Io, indegna tua
serva, m'ingegnarò, secondo che mi darai la grazia, d'observare il
comandamento e la doctrina tua.
O Padre etterno, ricordato m'è d'una parola che tu dicesti quando mi
narravi alcuna cosa de' ministri della sancta Chiesa, dicendo tu che piú
distinctamente in un altro luogo me ne parlaresti: de' difecti che al dí
d'oggi essi commectono. Unde, se piacesse a la tua bontá di dirne alcuna
cosa, acciò che io avesse materia di crescere il dolore e la compassione
e l'ansietato desiderio per la salute loro (ché mi ricordo che giá tu
dicesti che, col sostenere e lagrime, dolori, sudori e orazioni de'
servi tuoi, ci daresti refrigerio, riformandola di sancti e buoni
pastori); sí che, acciò che questo cresca in me, però te l'adimando.