Come, poi che sancto Paulo appostolo fu tracto a vedere la gloria
de' beati, desiderava d'essere sciolto dal corpo; la qual cosa
fanno anche quelli che sono giunti al terzo e al quarto santo stato
predecto.
--Paulo dunque aveva veduto e gustato questo bene quando Io el trassi al
terzo cielo, cioè nell'altezza della Trinitá, gustando e cognoscendo la
veritá mia, dove egli ricevette ad pieno lo Spirito santo e imparò la
doctrina della mia Veritá, Verbo incarnato. Vestitasi l'anima di Paulo,
per sentimento e unione, di me Padre ecterno, come i beati della vita
durabile, excepto che l'anima non era separata dal corpo, ma per
sentimento e unione; e piacendo alla mia bontá di farlo vasello
d'elleczione nell'abisso di me Trinitá ecterna, lo spogliai di me,
perché in me non cade pena, e Io volevo che sostenesse per lo nome mio;
e però gli posi per obiecto Cristo crucifixo dinanzi ad l'occhio
dell'intellecto suo, vestendoli el vestimento della doctrina sua, legato
e incatenato con la clemenzia dello Spirito santo, fuoco di caritá.
Egli, come vasello disposto e reformato dalla bontá mia, perché non fece
resistenzia quando fu percosso, anche dixe: «Signore mio, che vuogli tu
che io faccia? Dimi quello che tue vuogli che io faccia, e io el farò»;
Io gliel'insegnai, quando gli posi Cristo crucifixo dinanzi ad l'occhio
suo, vestendolo della doctrina della mia Veritá. Illuminato
perfectiximamente col lume della vera contrizione (colla quale spense el
difecto suo), fondato nella mia caritá, si vestí della dottrina di
Cristo crucifixo. E strinselo per sí facto modo, siccome esso ti
manifestò, che giamai no gli fu tracto di dosso: né per tentazione di
demonia, né per lo stimolo della carne che spesse volte lo impugnava
(lassato ad lui dalla mia bontá per crescerlo in grazia e in merito, e
per umiliazione, però che egli avea gustata l'altezza della Trinitá);
neanche per tribolazioni, né per veruna cosa che gli avenisse, allentava
el vestimento di Cristo crucifixo, cioè la perserveranzia della doctrina
sua, anche, piú strectamente se lo incarnava. E tanto sello strinse, che
egli ne die' la vita, e con esso vestimento ritornò ad me, Dio ecterno.
Sicché Paulo avea provato che cosa era gustare me senza la gravezza del
corpo, facendogliele Io gustare per sentimento d'unione, ma non per
separazione.
Adunque, poi che fu ritornato ad sé, vestito del vestimento di Cristo
crocifixo, alla perfeczione dell'amore che in me aveva gustata e veduta
e che i santi gustano separati dal corpo, gli pareva, el suo,
imperfecto. E però gli pareva che la gravezza del corpo gli ribellasse,
cioè che gl'impedisse la grande perfeczione della sazietá del desiderio,
che riceve l'anima doppo la morte. Onde la memoria gli pareva imperfecta
e debole, come ella è, per la quale debilezza e imperfeczione
gl'impediva di potere ritenere ed essere capace e ricevere e gustare me
in veritá con quella perfeczione che mi ricevono i santi. E però gli
pareva che ogni cosa, mentre che stava nel corpo suo, gli fuxe una legge
perversa che impugnasse e ribellasse contro allo spirito. Non di
impugnazione di peccato, però che giá ti dixi che Io el certificai
dicendo: «Paulo, bastiti la grazia mia»; ma di impugnazione che faceva
di impedire la perfeczione dello spirito, cioè di vedere me
nell'essenzia mia, el quale vedere era impedito dalla legge e gravezza
del corpo. E però gridava: «Disaventurato uomo, chi mi dissolverebbe dal
corpo mio? ché io ho una legge perversa, legata nelle menbra mie, che
impugna contro allo spirito». E cosí è la veritá: però che la memoria è
impugnata dalla imperfeczione corporale; lo intellecto è impedito e
legato, per questa grossezza del corpo, di non vedere me come Io sono
nell'essenzia mia; e la volontá è legata, cioè che non può giugnere col
peso del corpo a gustare me, senza pena, Dio ecterno, per lo modo che
decto t'ho. Sicché Paulo diceva la veritá: che egli aveva una legge
perversa legata nel corpo che impugnava contro allo spirito. E cosí
questi miei servi, de' quali Io ti dicevo che erano giunti al terzo e al
quarto stato della perfecta unione che fanno in me, gridano con lui
volendo essere sciolti dal corpo e separati.