CAPITOLO LXXXII

Come l'anima, poi che è passata di questa vita, vede pienamente la

gloria e loda del nome di Dio in ogni creatura. E come in essa è

finita la pena del desiderio, ma non el desiderio.

--Questo chi el vede e gusta: che in ogni cosa creata, e nelle creature

che hanno in loro ragione, e nelle dimonia si vega la gloria e loda del

nome mio? L'anima che è denudata dal corpo e gionta a me, fine suo, vede

schiectamente, e nel suo vedere cognosce la veritá. Vedendo me, Padre

etterno, ama; amando, è saziato; saziato, cognosce la veritá;

cognoscendo la veritá, è fermata la volontá sua nella volontá mia e

legata e stabilita per modo che in veruna cosa può sostenere pena,

perché egli ha quello che desiderava d'avere prima di vedere me, e di

vedere la gloria e loda del nome mio.

Egli la vede a pieno in veritá ne' sancti miei e negli spiriti beati e

in tucte l'altre creature e nelle dimonia, come decto t'ho. E poniamo

che anco vega l'offesa che è facta a me, della quale in prima aveva

dolore: ora non ne può avere dolore, ma compassione senza pena, amandoli

e sempre pregando me con affecto di caritá ch'Io facci misericordia al

mondo.

È terminata in loro la pena ma non la caritá: sí come al Verbo del mio

Figliuolo in su la croce, nella penosa morte, terminò la pena del

crociato desiderio che egli aveva portato dal principio che Io el mandai

nel mondo infino a l'ultimo della morte per la salute vostra; ma non

terminò l'affecto della vostra salute, ma sí la pena. Ché se l'affecto

della mia caritá, la quale per mezzo di lui vi mostrai, fusse alora

terminata e finita in voi, voi non sareste, perché sète facti per amore:

se l'amore fusse ritracto a me, che Io non amasse l'essere vostro, voi

non sareste. Ma l'amore mio vi creò, e l'amore mio vi conserva. E perché

Io so' una cosa con la mia Veritá, ed egli, Verbo incarnato, con meco,

finí la pena del desiderio e non l'amore del desiderio.

Vedi dunque che i santi e ogni anima che è ad vita ecterna hanno

desiderio della salute dell'anime senza pena, però che la pena terminò

nella morte loro, ma none l'affecto della caritá. Anche, come ebbri nel

sangue dello inmaculato Agnello, vestiti della caritá del proximo,

passarono per la porta strecta, bagnati nel sangue di Cristo crucifixo,

e trovaronsi in me, mare pacifico, levati dalla imperfeczione, cioè

dalla insazietá, e giunti alla perfeczione saziati d'ogni bene.

Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza · 第 102 / 221 题