CAPITOLO LXVIII

De lo inganno che ricevono e' servi di Dio, e' quali ancora amano

Dio di questo amore imperfecto predecto.

--Ma e' servi miei che anco sonno ne l'amore imperfecto, cercando e

amando me con affecto d'amore verso la consolazione e dilecto che

truovano in me, qualche volta sono ingannati. Perch'Io so' remuneratore

d'ogni bene che si fa, poco e assai, secondo la misura de l'amore di

colui che riceve; per questo do consolazione mentale, quando in uno modo

e quando in un altro, nel tempo de l'orazione. Questo non fo perché ella

ignorantemente riceva la consolazione, cioè che ella raguardi piú el

presente della consolazione che è data da me che me, ma perché ella

raguardi piú l'affecto della mia caritá con che Io lel do e la indegnitá

sua che riceve, che el dilecto della propria consolazione. Ma se ella,

ignorante, piglia solo el dilecto senza la considerazione de l'affecto

mio verso di lei, ne riceve il danno e lo inganno che Io ti dirò.

L'uno si è che, ingannata da la propria consolazione, cerca essa

consolazione e ine si dilecta. E piú che, alcuna volta, sentendo in

alcuno modo la consolazione e visitazione mia in sé, e poi partendosi,

andará dietro per la via che tenne quando la trovò, per trovare quella

medesima. E Io non le do a uno modo (ché cosí parrebbe ch'Io non avesse

che dare); anco le do in diversi modi, secondo che piace a la mia bontá

e secondo la necessitá e il bisogno suo. Essendo ella ignorante, cercará

pure in quello modo come se ella volesse ponere legge allo Spirito

sancto. Non debba fare cosí; ma debba passare virilmente per lo ponte

della doctrina di Cristo crocifixo, e ine ricevere in quel modo, in

quello luogo e in quel tempo che piace a la mia bontá di dare. E se Io

non do, anco quel non dare Io el fo per amore e non per odio, perché

essa mi cerchi in veritá e non m'ami solamente per lo dilecto, ma riceva

con umilitá piú la caritá mia che il dilecto che truova. Però che, se

ella non fa cosí, e che ella vada solo al dilecto a suo modo e non a

mio, riceverá pena e confusione intollerabile quando si vedrá tolto

l'obiecto del dilecto, el quale si pose dinanzi a l'occhio de

l'intellecto suo.

Questi sonno quegli che eleggono le consolazioni a loro modo, cioè che,

trovando dilecto, in alcuno modo, di me nella mente loro, vorranno

passare con quel medesimo. E alcuna volta sonno tanto ignoranti che,

visitandogli Io in altro modo che in quello, faranno resistenzia e non

riceveranno, anco vorranno pur quello che s'hanno imaginato. Questo è

difecto della propria passione e dilecto spirituale il quale trovò in

me: ella è ingannata, però che impossibile sarebbe di stare

continuamente in uno modo. Perché, come l'anima non può stare ferma, ché

o e' si conviene che ella vada innanzi a le virtú, o ella torni a

dietro; cosí la mente in me non può stare ferma solo in uno dilecto, che

la mia bontá non ne dia piú. Molto differenti gli do: alcuna volta do

dilecto d'una allegrezza mentale; alcuna volta una contrizione e uno

dispiacimento, che parrá che la mente sia conturbata in sé; alcuna volta

sarò ne l'anima e non mi sentirá; alcuna volta formarò la mia Veritá,

Verbo incarnato, in diversi modi dinanzi a l'occhio de l'intellecto suo,

e nondimeno non parrá che essa, nel sentimento de l'anima, el senta con

quello calore e dilecto che a quello vedere le pare che dovesse

seguitare; e alcuna volta sentirá e non vedrá grandissimo dilecto.

Tucto questo fo per amore e per conservarla e acrescerla nella virtú de

l'umilitá e nella perseveranzia, e per insegnarle che essa non voglia

poner regola a me, né il fine suo nella consolazione, ma solo nella

virtú fondata in me; ma con umilitá riceva l'uno tempo e l'altro, e con

affecto d'amore l'affecto mio con che Io do; e con viva fede creda ch'Io

do a necessitá o della salute sua, o a necessitá di farla venire a la

grande perfeczione.

Debba dunque stare umile, facendo el principio e il fine ne l'affecto

della mia caritá, e ricevere in essa caritá dilecto e non dilecto,

secondo la mia volontá e non secondo la sua. Questo è il modo a non

volere ricevere inganno, anco ogni cosa ricevere per amore da me che so'

loro fine, fondati nella dolce mia volontá.

Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza · 第 88 / 221 题