CAPITOLO LXIII

Che modo tiene l'anima per salire lo scalone secondo del sancto

ponte, essendo giá salita el primo.

--Ora hai veduto in quanta excellenzia sta colui che è gionto a l'amore

de l'amico. Questo ha salito el piè de l'affecto ed è gionto al secreto

del cuore, cioè al secondo de' tre scaloni e' quali sonno figurati nel

corpo del mio Figliuolo. Díxiti che significati erano nelle tre potenzie

de l'anima, e ora tel pongo significare e' tre stati de l'anima. Ora,

innanzi ch'Io ti gionga al terzo, ti voglio mostrare in che modo gionse

ad essere amico (ed essendo facto amico, è facto figliuolo, giognendo a

l'amore filiale), e quello che fa essendo facto amico, e in quello che

si vede che egli è facto amico.

El primo, cioè come egli è venuto ad essere amico, dicotelo. In prima

era imperfecto, essendo nel timore servile: exercitandosi e

perseverando, venne a l'amore del dilecto e della propria utilitá,

trovando dilecto e utilitá in me. Questa è la via, e per questa passa

colui che desidera di giognere a l'amore perfecto, cioè ad amore d'amico

e di figliuolo.

Dico che l'amore filiale è perfecto, però che ne l'amore del figliuolo

riceve la ereditá di me, Padre etterno. E perché amore di figliuolo non

è senza l'amore de l'amico, però ti dixi che d'amico era facto

figliuolo.

Ma che modo tiene a giógnarvi? Dicotelo. Ogni perfeczione ed ogni virtú

procede da la caritá, e la caritá è notricata da l'umilitá, e l'umilitá

esce del cognoscimento e odio sancto di se medesimo, cioè della propria

sensualitá. Chi ci giogne, conviene che sia perseverante e stia nella

cella del cognoscimento di sé; nel quale cognoscimento di sé cognoscerá

la misericordia mia nel sangue de l'unigenito mio Figliuolo, tirando a

sé con l'affecto suo la divina mia caritá, exercitandosi in extirpare

ogni perversa volontá spirituale e temporale, nascondendosi nella casa

sua. Sí come fece Pietro e gli altri discepoli, che, doppo la colpa

della negazione che fece del mio Figliuolo, pianse. El suo pianto era

ancora imperfecto: e imperfecto fu infino a doppo e' quaranta dí, cioè

doppo l'Ascensione, poi che la mia Veritá ritornò a me secondo l'umanitá

sua. Alora si nascosero Pietro e gli altri nella casa aspectando

l'avenimento dello Spirito sancto, sí come la mia Veritá aveva promesso

a loro.

Essi stavano inserrati per paura, però che sempre l'anima, infino che

non giogne al vero amore, teme: ma perseverando in vigilia, in umile e

continua orazione infino che ebbero l'abondanzia dello Spirito sancto,

alora, perduto el timore, seguitavano e predicavano Cristo crocifixo.

Cosí l'anima che ha voluto o vuole giognere a questa perfeczione, poi

che doppo la colpa del peccato mortale s'è levata e ricognosciuta sé,

comincia a piagnere per timore della pena. Poi si leva a la

considerazione della misericordia mia, dove truova dilecto e sua

utilitá. E questo è imperfecto. E però Io, per farla venire ad

perfeczione, doppo e' quaranta dí (cioè doppo questi due stati), a ora a

ora mi sottraggo da l'anima: non per grazia ma per sentimento.

Questo vi manifestò la mia Veritá, quando dixe a' discepoli: «Io andarò

e tornarò a voi». Ogni cosa che egli diceva era decta in particulare a'

discepoli, ed era decta in generale e comunemente a tucti e' presenti e

a' futuri, cioè di quelli che dovevano venire. Disse: «Io andarò e

tornarò a voi»; e cosí fu: ché, tornando lo Spirito sancto sopra e'

discepoli, tornò Egli, perché, come di sopra ti dixi, lo Spirito sancto

non tornò solo, ma venne con la potenzia mia e con la sapienzia del

Figliuolo (che è una cosa con meco), e con la clemenzia sua d'esso

Spirito sancto, el quale procede da me, Padre, e dal Figliuolo.

Or cosí ti dico: che, per fare levare l'anima dalla imperfeczione, Io mi

sottraggo, per sentimento, privandola della consolazione di prima.

Quando ella era nella colpa del peccato mortale, ella si partí da me, ed

Io sottraxi la grazia per la colpa sua, perché essa aveva serrata la

porta del desiderio; unde il sole della grazia n'escí fuore, non per

difecto del sole, ma per difecto della creatura, che serrò la porta del

desiderio. Ricognoscendo sé e la tenebre sua, apre la finestra,

vomitando el fracidume per la sancta confessione. Io alora per grazia

so' tornato ne l'anima, e ritraggomi da lei non per grazia ma per

sentimento, come decto è. Questo fo per farla umiliare e per farla

exercitare in cercare me in veritá, e per provarla nel lume della fede,

perché ella venga a prudenzia. Alora, se ella ama senza rispecto, con

viva fede e con odio di sé, gode nel tempo della fadiga, reputandosi

indegna della pace e quiete della mente. E questa è la seconda cosa

delle tre, delle quali Io ti dicevo, cioè di mostrare in che modo viene

ad perfeczione, e che fa quando ella è gionta.

Questo è quel che fa: che, perché ella senta ch'Io sia ritracto a me,

non volta el capo a dietro; anco persevera con umilitá ne l'exercizio

suo, e sta serrata nella casa del cognoscimento di sé. E ine con fede

viva aspecta l'avenimento dello Spirito sancto, cioè me, che so' esso

fuoco di caritá. Come aspecta? non oziosa, ma in vigilia e continua e

sancta orazione. E non solamente la vigilia corporale, ma la vigilia

intellectuale, cioè che l'occhio de l'intellecto non si serra, ma col

lume della fede veghia, extirpando con odio le cogitazioni del cuore;

veghiando ne l'affecto della mia caritá, cognoscendo che Io non voglio

altro che la sua sanctificazione. E questo n'è certificato nel sangue

del mio Figliuolo.

Poi che l'occhio vegghia nel cognoscimento di me e di sé, òra

continuamente con orazione di sancta e buona volontá: questa è orazione

continua. E anco con l'orazione actuale, cioè, dico, facta ne l'actuale

tempo ordinatamente, secondo l'ordine della sancta Chiesa.

Questo è quello che fa l'anima che s'è partita dalla imperfeczione e

gionta alla perfeczione. E acciò che ella vi giognesse, mi partii da

lei, non per grazia ma per sentimento.

Partiimi ancora perché ella vedesse e cognoscesse il difecto suo: però

che, sentendosi privata della consolazione, se sente pena affliggitiva e

sentesi debile e non stare ferma né perseverante, in questo truova la

radice de l'amore spirituale proprio di sé. E però l'è materia di

cognoscersi e di levarsi sé sopra di sé, salendo sopra la sedia della

coscienzia sua; e non lassare passare quel sentimento che non sia

correcto con rimproverio, dibarbicando la radice de l'amore proprio col

coltello de l'odio d'esso amore e con l'amore della virtú.

Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza · 第 82 / 221 题