Che modo tiene l'anima per salire lo scalone secondo del sancto
ponte, essendo giá salita el primo.
--Ora hai veduto in quanta excellenzia sta colui che è gionto a l'amore
de l'amico. Questo ha salito el piè de l'affecto ed è gionto al secreto
del cuore, cioè al secondo de' tre scaloni e' quali sonno figurati nel
corpo del mio Figliuolo. Díxiti che significati erano nelle tre potenzie
de l'anima, e ora tel pongo significare e' tre stati de l'anima. Ora,
innanzi ch'Io ti gionga al terzo, ti voglio mostrare in che modo gionse
ad essere amico (ed essendo facto amico, è facto figliuolo, giognendo a
l'amore filiale), e quello che fa essendo facto amico, e in quello che
si vede che egli è facto amico.
El primo, cioè come egli è venuto ad essere amico, dicotelo. In prima
era imperfecto, essendo nel timore servile: exercitandosi e
perseverando, venne a l'amore del dilecto e della propria utilitá,
trovando dilecto e utilitá in me. Questa è la via, e per questa passa
colui che desidera di giognere a l'amore perfecto, cioè ad amore d'amico
e di figliuolo.
Dico che l'amore filiale è perfecto, però che ne l'amore del figliuolo
riceve la ereditá di me, Padre etterno. E perché amore di figliuolo non
è senza l'amore de l'amico, però ti dixi che d'amico era facto
figliuolo.
Ma che modo tiene a giógnarvi? Dicotelo. Ogni perfeczione ed ogni virtú
procede da la caritá, e la caritá è notricata da l'umilitá, e l'umilitá
esce del cognoscimento e odio sancto di se medesimo, cioè della propria
sensualitá. Chi ci giogne, conviene che sia perseverante e stia nella
cella del cognoscimento di sé; nel quale cognoscimento di sé cognoscerá
la misericordia mia nel sangue de l'unigenito mio Figliuolo, tirando a
sé con l'affecto suo la divina mia caritá, exercitandosi in extirpare
ogni perversa volontá spirituale e temporale, nascondendosi nella casa
sua. Sí come fece Pietro e gli altri discepoli, che, doppo la colpa
della negazione che fece del mio Figliuolo, pianse. El suo pianto era
ancora imperfecto: e imperfecto fu infino a doppo e' quaranta dí, cioè
doppo l'Ascensione, poi che la mia Veritá ritornò a me secondo l'umanitá
sua. Alora si nascosero Pietro e gli altri nella casa aspectando
l'avenimento dello Spirito sancto, sí come la mia Veritá aveva promesso
a loro.
Essi stavano inserrati per paura, però che sempre l'anima, infino che
non giogne al vero amore, teme: ma perseverando in vigilia, in umile e
continua orazione infino che ebbero l'abondanzia dello Spirito sancto,
alora, perduto el timore, seguitavano e predicavano Cristo crocifixo.
Cosí l'anima che ha voluto o vuole giognere a questa perfeczione, poi
che doppo la colpa del peccato mortale s'è levata e ricognosciuta sé,
comincia a piagnere per timore della pena. Poi si leva a la
considerazione della misericordia mia, dove truova dilecto e sua
utilitá. E questo è imperfecto. E però Io, per farla venire ad
perfeczione, doppo e' quaranta dí (cioè doppo questi due stati), a ora a
ora mi sottraggo da l'anima: non per grazia ma per sentimento.
Questo vi manifestò la mia Veritá, quando dixe a' discepoli: «Io andarò
e tornarò a voi». Ogni cosa che egli diceva era decta in particulare a'
discepoli, ed era decta in generale e comunemente a tucti e' presenti e
a' futuri, cioè di quelli che dovevano venire. Disse: «Io andarò e
tornarò a voi»; e cosí fu: ché, tornando lo Spirito sancto sopra e'
discepoli, tornò Egli, perché, come di sopra ti dixi, lo Spirito sancto
non tornò solo, ma venne con la potenzia mia e con la sapienzia del
Figliuolo (che è una cosa con meco), e con la clemenzia sua d'esso
Spirito sancto, el quale procede da me, Padre, e dal Figliuolo.
Or cosí ti dico: che, per fare levare l'anima dalla imperfeczione, Io mi
sottraggo, per sentimento, privandola della consolazione di prima.
Quando ella era nella colpa del peccato mortale, ella si partí da me, ed
Io sottraxi la grazia per la colpa sua, perché essa aveva serrata la
porta del desiderio; unde il sole della grazia n'escí fuore, non per
difecto del sole, ma per difecto della creatura, che serrò la porta del
desiderio. Ricognoscendo sé e la tenebre sua, apre la finestra,
vomitando el fracidume per la sancta confessione. Io alora per grazia
so' tornato ne l'anima, e ritraggomi da lei non per grazia ma per
sentimento, come decto è. Questo fo per farla umiliare e per farla
exercitare in cercare me in veritá, e per provarla nel lume della fede,
perché ella venga a prudenzia. Alora, se ella ama senza rispecto, con
viva fede e con odio di sé, gode nel tempo della fadiga, reputandosi
indegna della pace e quiete della mente. E questa è la seconda cosa
delle tre, delle quali Io ti dicevo, cioè di mostrare in che modo viene
ad perfeczione, e che fa quando ella è gionta.
Questo è quel che fa: che, perché ella senta ch'Io sia ritracto a me,
non volta el capo a dietro; anco persevera con umilitá ne l'exercizio
suo, e sta serrata nella casa del cognoscimento di sé. E ine con fede
viva aspecta l'avenimento dello Spirito sancto, cioè me, che so' esso
fuoco di caritá. Come aspecta? non oziosa, ma in vigilia e continua e
sancta orazione. E non solamente la vigilia corporale, ma la vigilia
intellectuale, cioè che l'occhio de l'intellecto non si serra, ma col
lume della fede veghia, extirpando con odio le cogitazioni del cuore;
veghiando ne l'affecto della mia caritá, cognoscendo che Io non voglio
altro che la sua sanctificazione. E questo n'è certificato nel sangue
del mio Figliuolo.
Poi che l'occhio vegghia nel cognoscimento di me e di sé, òra
continuamente con orazione di sancta e buona volontá: questa è orazione
continua. E anco con l'orazione actuale, cioè, dico, facta ne l'actuale
tempo ordinatamente, secondo l'ordine della sancta Chiesa.
Questo è quello che fa l'anima che s'è partita dalla imperfeczione e
gionta alla perfeczione. E acciò che ella vi giognesse, mi partii da
lei, non per grazia ma per sentimento.
Partiimi ancora perché ella vedesse e cognoscesse il difecto suo: però
che, sentendosi privata della consolazione, se sente pena affliggitiva e
sentesi debile e non stare ferma né perseverante, in questo truova la
radice de l'amore spirituale proprio di sé. E però l'è materia di
cognoscersi e di levarsi sé sopra di sé, salendo sopra la sedia della
coscienzia sua; e non lassare passare quel sentimento che non sia
correcto con rimproverio, dibarbicando la radice de l'amore proprio col
coltello de l'odio d'esso amore e con l'amore della virtú.