De la gloria de' beati.
--Cosí l'anima giusta, che finisce in affecto di caritá e legata in
amore, non può crescere in virtú venuto meno el tempo, ma può sempre
amare con quella dileczione che egli viene a me; e con quella misura gli
è misurato. Sempre desidera me, e sempre m'ha; unde il suo desiderio non
è votio, ma avendo fame è saziato; e saziato sí ha fame; e dilonga è il
fastidio dalla sazietá, e dilonga è la pena dalla fame.
Ne l'amore godono ne l'etterna mia visione, participando quel bene che
Io ho in me medesimo, ognuno secondo la misura sua; cioè con quella
misura de l'amore che essi sono venuti a me, con quella l'è misurato,
perché sonno stati nella caritá mia e in quella del proximo, e uniti
insieme con la caritá comune e con la particulare che esce pure d'una
medesima caritá.
Godono ed exultano participando l'uno el bene de l'altro con l'affecto
della caritá, oltre al bene universale che essi hanno tucti insieme. E
con la natura angelica godono ed exultano, co' quali e' sancti sonno
collocati, secondo le diverse e varie virtú le quali principalmente
ebbero nel mondo, essendo legati tucti nel legame della caritá. Hanno
una singulare participazione con coloro co' quali strectamente d'amore
singulare s'amavano nel mondo. Col quale amore crescevano in grazia
aumentando la virtú. L'uno era cagione a l'altro di manifestare la
gloria e loda del nome mio in loro e nel proximo. Sí che poi nella vita
durabile non l'hanno perduto; anco l'hanno, participando strectamente e
con piú abondanzia l'uno con l'altro, aggiontolo a l'universale bene.
E non vorrei però che tu credessi che questo bene particulare, il quale
Io t'ho decto che egli hanno, l'avessero solo per loro, però che non è
cosí; ma è participato da tucti quanti e' gustatori cittadini e dilecti
miei figliuoli e da tucta la natura angelica. Unde, quando l'anima
giogne a vita etterna, tucti participano el bene di quella anima, e
l'anima del bene loro. Non che 'l vasello suo né il loro possa crescere,
né che abbi bisogno d'empirsi, però che egli è pieno e però non può
crescere; ma hanno una exultazione, una giocunditá, uno giubilo, una
allegrezza, la quale si rinfresca in loro per lo cognoscimento il quale
hanno trovato in quella anima. Vegono che per mia misericordia ella è
levata dalla terra con la plenitudine della grazia, e cosí exultano in
me nel bene di quella anima el quale ha ricevuto per la mia bontá.
E quella anima gode in me e ne l'anime e negli spiriti beati, vedendo in
loro e gustando la bellezza e dolcezza della mia caritá. E' loro
desidèri sempre gridano dinanzi a me per la salvazione di tucto quanto
el mondo. Perché la vita loro finí nella caritá del proximo, non l'hanno
lassata; anco con essa passarono per la porta de l'unigenito mio
Figliuolo per lo modo che Io di sotto ti contiarò. Sí che vedi che con
quello legame de l'amore in che finí la vita loro, con quello
permangono; e dura sempre etternalmente.
Essi sonno tanto conformati con la mia volontá che essi non possono
volere se non quello ch'Io voglio; perché l'arbitrio loro è legato nel
legame della caritá per sí facto modo che, venendo meno el tempo a la
creatura che ha in sé ragione, morendo in stato di grazia, non può piú
peccare. E in tanto è unita la sua volontá con la mia che, vedendo il
padre o la madre il figliuolo ne l'inferno, o il figliuolo la madre, non
se ne curano; anco sonno contenti di vederli puniti come nemici miei.
In neuna cosa si scordano da me: e' desidèri loro sonno pieni.
El desiderio de' beati è di vedere l'onore mio in voi viandanti, e'
quali sète peregrini che sempre corrite verso il termine della morte.
Nel desiderio del mio onore desiderano la salute vostra, e però sempre
mi pregano per voi. El quale desiderio è adempito da me da la parte mia,
colá dove voi ignoranti non ricalcitraste a la mia misericordia. Hanno
desiderio ancora di riavere la dota del corpo loro; e questo desiderio
non gli affligge non avendolo actualmente, ma godono gustando per
certezza che egli hanno d'avere il loro desiderio pieno; non gli
affligge però che non avendolo non lo' manca beatitudine, e però non lo'
dá pena.
E non ti pensare che la beatitudine del corpo doppo la resurrexione dia
piú beatitudine a l'anima. Ché se questo fusse, seguitarebbe che infine
che non avessero il corpo avarebbero beatitudine imperfecta; la qual
cosa non può essere, però che in loro non manca alcuna perfeczione. Sí
che non è il corpo che dia beatitudine a l'anima, ma l'anima dará
beatitudine al corpo: dará de l'abondanzia sua, rivestita ne l'ultimo dí
del giudicio del vestimento della propria carne la quale lassò.
Come l'anima è facta immortale, fermata e stabilita in me; cosí el corpo
in quella unione diventa immortale, perduta la gravezza e facto soctile
e leggiero. Unde sappi che 'l corpo glorificato passarebbe per lo mezzo
del muro. Né il fuoco né l'acqua non l'offendarebbe, non per virtú sua
ma per virtú de l'anima. La quale virtú è mia, data a lei per grazia e
per amore ineffabile col quale Io la creai a la imagine e similitudine
mia. L'occhio de l'intellecto tuo non è sufficiente a vedere, né
l'orecchia a udire, né la lingua a narrare, né il cuore a pensare il
bene loro.
Oh quanto dilecto hanno in vedere me che so' ogni bene! oh quanto
dilecto avaranno essendo col corpo glorificato! El quale bene ora non
avendo, di qui al giudicio generale non hanno pena, perché non lo' manca
beatitudine, però che l'anima è piena in sé. La quale beatitudine
participará col corpo, come decto t'ho. Dicevoti del bene che avarebbe
il corpo glorificato ne l'umanitá glorificata de l'unigenito mio
Figliuolo, la quale vi dá certezza della vostra resurrexione. Ine
exultano nelle piaghe sue, le quali sonno rimase fresche, riservate le
cicatrici nel corpo suo, le quali gridano continuamente misericordia per
voi a me sommo ed etterno Padre. Tucti si conformaranno con lui in
gaudio e in giocunditá; occhio con occhio e mano con mano e con tucto
quanto el corpo del dolce Verbo mio Figliuolo tucti vi conformarete.
Stando in me, starete in lui, perch'egli è una cosa con meco. Ma
l'occhio del corpo vostro, come decto t'ho, si dilectará ne l'umanitá
glorificata del Verbo unigenito mio Figliuolo. Questo perché? però che
la vita loro finí nella dileczione della mia caritá, e però lo' dura
etternalmente.
Non che possano adoperare alcuno bene, ma godonsi quel che essi hanno
portato, cioè che non possono fare veruno acto meritorio per lo quale
essi possano meritare. Però che solo in questa vita si merita e pecca,
secondo che piace a la propria volontá col libero arbitrio. Costoro none
aspectano con timore il divino giudicio, ma con allegrezza. E non lo'
parrá, la faccia del Figliuolo mio, terribile né piena d'odio, perché e'
sonno finiti in caritá e in dileczione di me e benivolenzia del proximo.
Sí che vedi che la mutazione della faccia non sará in lui quando verrá a
giudicare con la Maiestá mia, ma in coloro che saranno giudicati da lui.
A' dannati aparrá con odio e con giustizia; ne' salvati con amore e
misericordia.