CAPITOLO XLI

De la gloria de' beati.

--Cosí l'anima giusta, che finisce in affecto di caritá e legata in

amore, non può crescere in virtú venuto meno el tempo, ma può sempre

amare con quella dileczione che egli viene a me; e con quella misura gli

è misurato. Sempre desidera me, e sempre m'ha; unde il suo desiderio non

è votio, ma avendo fame è saziato; e saziato sí ha fame; e dilonga è il

fastidio dalla sazietá, e dilonga è la pena dalla fame.

Ne l'amore godono ne l'etterna mia visione, participando quel bene che

Io ho in me medesimo, ognuno secondo la misura sua; cioè con quella

misura de l'amore che essi sono venuti a me, con quella l'è misurato,

perché sonno stati nella caritá mia e in quella del proximo, e uniti

insieme con la caritá comune e con la particulare che esce pure d'una

medesima caritá.

Godono ed exultano participando l'uno el bene de l'altro con l'affecto

della caritá, oltre al bene universale che essi hanno tucti insieme. E

con la natura angelica godono ed exultano, co' quali e' sancti sonno

collocati, secondo le diverse e varie virtú le quali principalmente

ebbero nel mondo, essendo legati tucti nel legame della caritá. Hanno

una singulare participazione con coloro co' quali strectamente d'amore

singulare s'amavano nel mondo. Col quale amore crescevano in grazia

aumentando la virtú. L'uno era cagione a l'altro di manifestare la

gloria e loda del nome mio in loro e nel proximo. Sí che poi nella vita

durabile non l'hanno perduto; anco l'hanno, participando strectamente e

con piú abondanzia l'uno con l'altro, aggiontolo a l'universale bene.

E non vorrei però che tu credessi che questo bene particulare, il quale

Io t'ho decto che egli hanno, l'avessero solo per loro, però che non è

cosí; ma è participato da tucti quanti e' gustatori cittadini e dilecti

miei figliuoli e da tucta la natura angelica. Unde, quando l'anima

giogne a vita etterna, tucti participano el bene di quella anima, e

l'anima del bene loro. Non che 'l vasello suo né il loro possa crescere,

né che abbi bisogno d'empirsi, però che egli è pieno e però non può

crescere; ma hanno una exultazione, una giocunditá, uno giubilo, una

allegrezza, la quale si rinfresca in loro per lo cognoscimento il quale

hanno trovato in quella anima. Vegono che per mia misericordia ella è

levata dalla terra con la plenitudine della grazia, e cosí exultano in

me nel bene di quella anima el quale ha ricevuto per la mia bontá.

E quella anima gode in me e ne l'anime e negli spiriti beati, vedendo in

loro e gustando la bellezza e dolcezza della mia caritá. E' loro

desidèri sempre gridano dinanzi a me per la salvazione di tucto quanto

el mondo. Perché la vita loro finí nella caritá del proximo, non l'hanno

lassata; anco con essa passarono per la porta de l'unigenito mio

Figliuolo per lo modo che Io di sotto ti contiarò. Sí che vedi che con

quello legame de l'amore in che finí la vita loro, con quello

permangono; e dura sempre etternalmente.

Essi sonno tanto conformati con la mia volontá che essi non possono

volere se non quello ch'Io voglio; perché l'arbitrio loro è legato nel

legame della caritá per sí facto modo che, venendo meno el tempo a la

creatura che ha in sé ragione, morendo in stato di grazia, non può piú

peccare. E in tanto è unita la sua volontá con la mia che, vedendo il

padre o la madre il figliuolo ne l'inferno, o il figliuolo la madre, non

se ne curano; anco sonno contenti di vederli puniti come nemici miei.

In neuna cosa si scordano da me: e' desidèri loro sonno pieni.

El desiderio de' beati è di vedere l'onore mio in voi viandanti, e'

quali sète peregrini che sempre corrite verso il termine della morte.

Nel desiderio del mio onore desiderano la salute vostra, e però sempre

mi pregano per voi. El quale desiderio è adempito da me da la parte mia,

colá dove voi ignoranti non ricalcitraste a la mia misericordia. Hanno

desiderio ancora di riavere la dota del corpo loro; e questo desiderio

non gli affligge non avendolo actualmente, ma godono gustando per

certezza che egli hanno d'avere il loro desiderio pieno; non gli

affligge però che non avendolo non lo' manca beatitudine, e però non lo'

dá pena.

E non ti pensare che la beatitudine del corpo doppo la resurrexione dia

piú beatitudine a l'anima. Ché se questo fusse, seguitarebbe che infine

che non avessero il corpo avarebbero beatitudine imperfecta; la qual

cosa non può essere, però che in loro non manca alcuna perfeczione. Sí

che non è il corpo che dia beatitudine a l'anima, ma l'anima dará

beatitudine al corpo: dará de l'abondanzia sua, rivestita ne l'ultimo dí

del giudicio del vestimento della propria carne la quale lassò.

Come l'anima è facta immortale, fermata e stabilita in me; cosí el corpo

in quella unione diventa immortale, perduta la gravezza e facto soctile

e leggiero. Unde sappi che 'l corpo glorificato passarebbe per lo mezzo

del muro. Né il fuoco né l'acqua non l'offendarebbe, non per virtú sua

ma per virtú de l'anima. La quale virtú è mia, data a lei per grazia e

per amore ineffabile col quale Io la creai a la imagine e similitudine

mia. L'occhio de l'intellecto tuo non è sufficiente a vedere, né

l'orecchia a udire, né la lingua a narrare, né il cuore a pensare il

bene loro.

Oh quanto dilecto hanno in vedere me che so' ogni bene! oh quanto

dilecto avaranno essendo col corpo glorificato! El quale bene ora non

avendo, di qui al giudicio generale non hanno pena, perché non lo' manca

beatitudine, però che l'anima è piena in sé. La quale beatitudine

participará col corpo, come decto t'ho. Dicevoti del bene che avarebbe

il corpo glorificato ne l'umanitá glorificata de l'unigenito mio

Figliuolo, la quale vi dá certezza della vostra resurrexione. Ine

exultano nelle piaghe sue, le quali sonno rimase fresche, riservate le

cicatrici nel corpo suo, le quali gridano continuamente misericordia per

voi a me sommo ed etterno Padre. Tucti si conformaranno con lui in

gaudio e in giocunditá; occhio con occhio e mano con mano e con tucto

quanto el corpo del dolce Verbo mio Figliuolo tucti vi conformarete.

Stando in me, starete in lui, perch'egli è una cosa con meco. Ma

l'occhio del corpo vostro, come decto t'ho, si dilectará ne l'umanitá

glorificata del Verbo unigenito mio Figliuolo. Questo perché? però che

la vita loro finí nella dileczione della mia caritá, e però lo' dura

etternalmente.

Non che possano adoperare alcuno bene, ma godonsi quel che essi hanno

portato, cioè che non possono fare veruno acto meritorio per lo quale

essi possano meritare. Però che solo in questa vita si merita e pecca,

secondo che piace a la propria volontá col libero arbitrio. Costoro none

aspectano con timore il divino giudicio, ma con allegrezza. E non lo'

parrá, la faccia del Figliuolo mio, terribile né piena d'odio, perché e'

sonno finiti in caritá e in dileczione di me e benivolenzia del proximo.

Sí che vedi che la mutazione della faccia non sará in lui quando verrá a

giudicare con la Maiestá mia, ma in coloro che saranno giudicati da lui.

A' dannati aparrá con odio e con giustizia; ne' salvati con amore e

misericordia.

Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza · 第 60 / 221 题