De la seconda reprensione, ne la quale si riprende de la
ingiustizia e del falso giudicio in generale e in particulare.
--Questa seconda reprensione, carissima figliuola, è in facto, perché è
gionto a l'ultimo dove non può avere rimedio, perché s'è condocto a la
extremitá della morte, dove il vermine della coscienzia (del quale Io ti
dixi che era aciecato per lo proprio amore che egli aveva di sé), ora,
nel tempo della morte, perché vede sé non potere escire delle mie mani,
questo vermine comincia a vedere, e però rode con reprensione se
medesimo, vedendo che per suo difecto è condocto in tanto male. Se essa
anima avesse lume che cognoscesse, e dolessesi della colpa sua non per
la pena de l'inferno che ne le séguita, ma per me che m'ha offeso che
so' somma ed etterna bontá, anco trovarebbe misericordia. Ma se passa el
ponto della morte senza lume, e solo col vermine della coscienzia, e
senza la speranza del Sangue; o con propria passione, dolendosi del
danno suo piú che de l'offesa mia; egli giogne a l'etterna dannazione.
E alora è ripreso crudelmente dalla mia giustizia, ed è ripreso della
ingiustizia e del falso giudicio. E non tanto della ingiustizia e
giudicio generale, il quale ha usato nel mondo generalmente in tucte le
sue operazioni; ma molto maggiormente sará ripreso della ingiustizia e
giudicio particulare, il quale ha usato ne l'ultimo, cioè d'avere posta,
giudicando, maggiore la miseria sua che la misericordia mia. Questo è
quello peccato che non è perdonato né di qua né di lá, perché non ha
voluto, spregiando, la mia misericordia; però che piú m'è grave questo
che tucti gli altri peccati che egli ha commessi. Unde la disperazione
di Giuda mi spiacque piú e fu piú grave al mio Figliuolo che non fu el
tradimento che egli gli fece. Sí che sonno ripresi di questo falso
giudicio: d'avere posto maggiore il peccato loro che la misericordia
mia, e però sonno puniti con le dimonia e crociati etternalmente con
loro.
E sonno ripresi della ingiustizia: e questo è quando si dogliono piú del
danno loro che de l'offesa mia. Alora commectono ingiustizia, perché non
rendono a me quello che è mio ed a loro quello che è loro: a me debbono
rendere amore e amaritudine con la contrizione del cuore, e offerirla
dinanzi a me per l'offesa che m'hanno facta; ed egli fanno el contrario,
ché dánno a loro amore compassionevole di loro medesimi e dolore della
pena che per la colpa loro aspectano. Sí che vedi che commectono
ingiustizia, e però sonno puniti dell'uno e de l'altro insieme, avendo
essi dispregiata la misericordia mia. E Io, con giustizia, gli mando
insieme con la serva loro crudele della sensualitá, col crudele tiranno
del dimonio, di cui si fecero servi col mezzo d'essa serva della propria
sensualitá loro, ché insieme siano puniti e tormentati, come insieme
m'hanno offeso. Tormentati, dico, da' miei ministri dimoni, e' quali ha
messi la mia giustizia a rendere tormento a chi ha facto male.