Come, essendo rotta la strada d'andare al cielo per la
disobedienzia d'Adam, Dio fece del suo Figliuolo ponte per lo quale
si potesse passare.
--E perché Io ti dixi che del Verbo de l'unigenito mio Figliuolo avevo
facto ponte, e cosí è la veritá, voglio che sappiate, figliuoli miei,
che la strada si ruppe, per lo peccato e disobedienzia d'Adam, per sí
facto modo che neuno potea giognere a vita durabile; e non mi rendevano
gloria per quel modo che dovevano, non participando quel bene per lo
quale Io gli avevo creati a la imagine e similitudine mia. E non
avendolo, non s'adempiva la mia veritá. Questa veritá è che Io l'avevo
creato perché egli avesse vita etterna, e participasse me e gustasse la
somma ed etterna dolcezza e bontá mia. Per lo peccato suo non giogneva a
questo termine, e questa veritá non s'adempiva. E questo era però che la
colpa aveva serrato el cielo e la porta della misericordia mia.
Questa colpa germinò spine e tribolazioni con molte molestie; la
creatura trovò ribellione a se medesima subbito che ebbe ribellato a me;
esso medesimo si fu ribello.
La carne impugnò subbito contra lo spirito, perdendo lo stato della
innocenzia, e diventò animale immondo. E tucte le cose create gli furono
ribelle, dove in prima gli sarebbero state obedienti se egli si fusse
conservato nello stato dove Io el posi. Non conservandosi, trapassò
l'obedienzia mia, e meritò morte etternale ne l'anima e nel corpo.
E corse, disúbbito che ebbe peccato, uno fiume tempestoso che sempre el
percuote con l'onde sue, portando fadighe e molestie da sé, e molestie
dal dimonio e dal mondo. Tucti annegavate, perché veruno, con tucte le
sue giustizie, non poteva giognere a vita etterna. E però Io, volendo
rimediare a tanti vostri mali, v'ho dato il ponte del mio Figliuolo,
acciò che passando el fiume non annegaste. El quale fiume è il mare
tempestoso di questa tenebrosa vita.
Vedi quanto è tenuta la creatura a me! e quanto è ignorante a volersi
pure annegare e non pigliare il remedio ch'Io l'ho dato!