Ebbene, la verità è questa: ho visto,

ho creduto di vedere che il Pucci

faceva la corte a tua moglie, insidiava

alla tua pace e al tuo onore,

allora ho scelto il primo pretesto per

dargli una lezioncina e togliertelo

dai piedi. Questo è tutto.

PIERO.

Ciò che sarebbe stato inutile da

parte tua, se tu avessi veduto che

mia moglie respingeva quella corte,

perchè onesta, o perchè innamorata

di suo marito. Invece....

RAIMONDO.

Invece.... invece.... io non mi sono

preoccupato di tua moglie e de' suoi

sentimenti. Io non sono di quelli che

ragionano molto, che discutono a lungo.

Veggo un pericolo, e lo tolgo

di mezzo. Oggi era costui, domani

poteva essere un altro. Ho pensato

che fosse utile il dare un esempio....

PIERO.

E poichè non lo davo io!...

RAIMONDO.

Tu.... tu sei innamorato, fiducioso

e cieco come tutti gli innamorati....

Perchè ti avrei dato un sospetto e

aperto una ferita? A che scopo? Io

mi levo un capriccio, e ho il diritto

di levarmelo. Non avevo quello di

ferirti, di attentare alla tua pace,

per un sospetto mio, per un'impressione

che poteva essere errata, senza

una sola prova nelle mani....

PIERO.

E mentisci, ancora, per pietà. Le

prove tu le hai!

RAIMONDO.

Le prove di che?

PIERO.

Del suo tradimento e della mia

vergogna.... Taci, taci, non mentir

più, povero Raimondo! Non sei un

ragazzo, sei un uomo d'onore, e non

avresti agito così, senza prove. Tu

hai quelle che avrei potuto procurarmi

io stesso, e molto facilmente,

se lo avessi voluto. Non avevo che

da intercettar delle lettere, che da

licenziare una cameriera per farla

cantare, o da seguire le indicazioni

precise, minuziose, che mi fornivano

gli anonimi....

RAIMONDO.

Ma che dici? ma che dici?!

PIERO.

La verità, la verità lurida e oscena!

La incredibile verità.

RAIMONDO.

Lo fissa per un istante. Poi

No, davvero, la mia mente si smarrisce.

Tu avevi dei sospetti, ricevevi

delle denunzie, e tacevi, e non cercavi

di appurare la verità, e vivevi

nell'incertezza, e.... continuavi ad

amare, ad idolatrare tua moglie?...

Ma.... è possibile?

PIERO.

È così. Un po' m'illudevo, un po'

mi rodevo e mi martoriavo.... ma finivo

sempre col volgere ogni cosa

a mio profitto, a profitto del mio

amore e della mia paura, Le apparenze

ingannano--mi dicevo....--Le

denunzie anonime sono vendette

ignobili, sfoghi d'invidia o semplici

passatempi della malvagità umana.

E la paura di scoprire una verità

dolorosa mi tratteneva, mi legava,

m'imprigionava. Era da morire, in

certi momenti, ma non era la morte.

Cercare, indagare, poteva essere la

morte. Io non volevo morire; io volevo

vivere per lei, per i suoi baci,

per le sue carezze, disperatamente,

vigliaccamente!

RAIMONDO getta un urlo

di sorpresa, di disgusto,

levando le braccia al cielo,

e va verso il fondo,

come per non vederlo,

per non udirlo più.

PIERO doloroso.

Ti faccio schifo?

RAIMONDO ritornando.

No, mi fai pietà.

Un breve silenzio, dà una

occhiata al suo orologio e ha

un gesto di impazienza e di

dispetto, come a significare

che dovrebbe andarsene e

che qualcosa lo trattiene.

E poi, in ogni modo c'è qualcosa

che non riesco a comprendere. Non

sono un profondo psicologo, e non

fui mai innamorato, per lo meno come

lo sei tu, in quel tuo stranissimo

modo; ma mi pare che un grande

amore richieda imperiosamente due

cose: il ricambio e l'esclusività del

possesso. Il dubbio soltanto, un sospetto

pur vago, che la donna amata

non ci ricambi o si divide con altri,

dovrebbe....

PIERO.

Uccidere l'amore?

RAIMONDO.

Eh, no! Siamo dei vigliacchi, e

so che talvolta un tradimento c'innamora

di più. Ma avrebbe dovuto

sospingerti inesorabilmente a scoprire

la verità e, scopertala, se c'era una

verità da scoprire, importi d'agire.

Io non ti parlo di dignità, di onore,

di orgoglio, di amor proprio offeso.

Io capirei che se tu avessi

scoperto un amante a tua moglie,

tu l'avessi soppresso, o avessi cercato,

in qualunque modo, di separarla

da lui, e che tu avessi perdonato

a lei, e continuato ad amarla,

e a tenerla con te. Non saresti stato

il primo, nè l'ultimo. Ma no: tu

dubitavi, ti rodevi, e l'amavi ugualmente,

non solo, ma amavi il suo

amore che temevi diviso con altri!

Questo è l'inconcepibile! Questo è

l'assurdo!

PIERO.

si alza, e, in orgasmo, come

se non parlasse più per difendersi,

ma per esaltarsi.

Ma se arrischiavo di perderlo questo

amore? Colpire lui e perdonare

lei! Ah! Tu non conosci Nicoletta.

Ella è donna capace di rifiutarlo il

perdono! Ella era capace di lasciarmi!

RAIMONDO indignato.

Oh! E tu?...

PIERO.

Io.... io.... Il mio amore era tale,

era di tale natura che, piuttosto che

arrischiare di perderlo, soffrivo e tacevo,

e non cercavo....

RAIMONDO.

E finivi coll'abituarti anche all'idea

di dividerlo con altri, alla peggio!

Un amore selvaggio, osceno, un

amore dei sensi, unicamente dei sensi,

da bruti!..

PIERO.

Ma se non ce n'è altri! Tutto il

resto è.... letteratura!

RAIMONDO.

Udendo dei passi.

Bada!

Entra GIULIETTA.

PIERO.

Ricomponendosi per

quanto gli è possibile.

Ebbene?

GIULIETTA.

La signora è rientrata. È nella

sua stanza.

PIERO.

Bene.

GIULIETTA se ne va. RAIMONDO

prende il cappello,

viene a PIERO, lo fissa per

un istante, dolorosamente.

Poi lo bacia in fronte.

PIERO.

Grazie, Raimondo. Vai?

RAIMONDO.

Sì. Non posso tardare di più. I

due amici mi aspettano.

PIERO.

Passerò poi da te, per sapere.

RAIMONDO.

Se vuoi.

PIERO.

Gli butta le braccia

al collo, singhiozzando.

Perdonami!

RAIMONDO.

Ora che vuoi fare?

PIERO.

Non so.

RAIMONDO.

Che cosa intendi di dirle?

PIERO.

Non so.

RAIMONDO.

Non sai?

PIERO.

No.... ti giuro che non so.... Vattene,

vattene. Non reggo più a questo

supplizio. Vattene. Ho tanta vergogna

di te!

RAIMONDO lo bacia ancora,

poi esce per la sala da pranzo.

PIERO

lo segue con gli occhi,

a lungo. Poi si scuote.

Guarda l'uscio di sinistra;

vi si avvicina, lo socchiude,

e, con voce rotta

dall'emozione, chiama:

Nicoletta?

Sipario.

FINE DELL'ATTO SECONDO.

ATTO TERZO.

SCENA PRIMA.

Nicoletta, Piero.

L'azione riprende al punto

in cui fu interrotta alla

fine del secondo atto.

PIERO.

Che ha socchiuso l'uscio

di sinistra, ripete.

Nicoletta?

NICOLETTA di dentro.

Vengo.

PIERO si allontana

e siede a destra.

NICOLETTA.

Entra. Il suo viso esprime

una curiosità ansiosa che

tenta dissimulare. Osserva

per un istante PIERO, che sedendosi

ha voltato le spalle.

Son qua.

PIERO.

Volgendosi appena, e

con voce molle, incerta.

Perchè sei uscita?

NICOLETTA.

Te l'ho scritto il perchè. Hai desiderato

che tornassi; eccomi. Tuo

fratello è andato via?

PIERO.

Nella sua voce non c'è

ira od asprezza, ma un dolore

profondo e rassegnato.

Sì. Sai perchè si batte?

NICOLETTA.

Per un alterco, m'ha detto,

PIERO.

E sai con chi?

NICOLETTA.

Non è col Pucci?

PIERO.

Te l'ha detto lui?

NICOLETTA.

Poichè lo so e non me l'hai detto

tu....

PIERO.

Pare che neppur lui te ho abbia

detto, ma che tu lo abbia indovinato.

NICOLETTA.

Io? Ma, scusa, perchè quest'interrogatorio?

PIERO.

E ci credi tu a quell'alterco?

NICOLETTA.

Dopo un attimo d'indecisione,

audacemente.

No.

PIERO.

Volge il capo e la guarda.

Nicoletta, hai detto "no"? E che

cosa credi?

NICOLETTA.

Ti ho già chiesto la ragione di

questo strano interrogatorio. Sii sincero,

di' tutto, di' quello che hai dentro.

Sarà molto meglio....

Un breve silenzio.

Non parli più?...

Fa un passo verso di lui.

Tuo fratello crede che io abbia

un amante. Lo credi anche tu? Lo

ha fatto credere anche a te?

PIERO.

Si alza, e susurra, con

accasciamento profondo.

Sì.

NICOLETTA.

Ah!

Gli volge le spalle e susurra,

con ira e disprezzo.

Che bel mestiere!

PIERO doloroso.

Ti prego!

NICOLETTA.

Scusa, mi è sfuggita.

Ironica.

Egli ha fatto il suo dovere!

Un silenzio. Ella va sino al

fondo, concitata, poi esce sul

terrazzo, poi rientra, attraversa

la scena, torcendo il

fazzoletto tra le dita. Poi

si ferma e fissa il marito.

Allora?... Che fai? Che decidi?

Quali sono le tue intenzioni?

PIERO.

È questo ciò che trovi da dirmi?

NICOLETTA.

Che trovo? Ma io non cerco. Ti

chiedo, soltanto, quali siano le tue

intenzioni, poichè, qualunque sia la

verità, ho il diritto di saperlo, o almeno

di chiederlo. Che vuoi fare di

me? contro di me?

PIERO.

Sforzandosi di essere

fiero e fermo.

Ciò che fa un marito ingannato!...

NICOLETTA.

O che crede di esserlo!...

PIERO.

Con slancio, suo malgrado.

Non lo sono?... Non è vero?... Di',

non è vero?...

NICOLETTA.

Scusa, amico mio, la tua domanda

fatta a me, è ingenua. Una donna

ha sempre il diritto e il dovere di

negare, anche se è colpevole. Che

valore ha il suo diniego? Tu, o hai

delle prove, o un convincimento.

Nell'un caso o nell'altro, il negare,

qui dinnanzi a te, sarebbe inutile.

Mi difenderò a suo tempo.

PIERO disilluso.

Già. Ti dirò, dunque, che poichè

non ho il coraggio di ucciderti, tutto

ciò che posso fare è di separarmi

da te.

NICOLETTA.

Debbo dunque andarmene?

PIERO.

Istintivamente,

suo malgrado.

Dove?

NICOLETTA.

Dove? Non so. In qualunque luogo.

Sono e rimarrò sempre tua moglie,

per tua disgrazia. Potrò vivere

ovunque, con ciò che tu vorrai darmi

per vivere. Fulvia mi accoglierà per

il momento. Poi vedrò....

PIERO.

Vuoi andartene subito?

NICOLETTA.

Subito. Può tornar tuo fratello, e

non garantirei di saper evitare uno

scandalo. Poichè hai saputo evitarlo

tu, e pare tu voglia evitarlo, ti debbo

questo, di evitarlo alla mia volta.

Si avvia per rientrare

nella sua camera.

PIERO.

La raggiunge di furia,

quasi all'uscio, l'afferra

alle braccia, pazzo d'ira

e d'amore, e concitatamente,

malmenandola,

mentre vorrebbe baciarla

ed abbracciarla.

Ma no, ma no, non devi andartene

così, devi dirmi qualcosa ancora,

devi aver qualcosa da dirmi....

Perchè, infine, infine, son tuo marito

e ti ho amata come un pazzo, e non

ti ho fatto che del bene, ti ho tenuta

come una madonna sull'altare, adorandoti....

E se mi hai voluto un po'

di bene.... tanto così.... almeno per

un giorno o per un'ora, se rammenti

quello che ho fatto per te, quel poco

che ho fatto.... una parola me la

devi, una, una sola.... e la devi trovare....

non so quale, ma la devi

trovare.... Almeno.... almeno devi

dirmi perchè hai fatto quello che hai

fatto.... almeno questo. Io debbo morire,

adesso, perchè ti ho amata

troppo e non potrò vivere senza di

te, senza il tuo amore.... senza l'illusione

del tuo amore.... ma prima di

morire ho il diritto di udire ancora

una parola da te.... una giustificazione,

una scusa, un pretesto, un

insulto.... non so.... una parola buona

o cattiva.... non so.... ma una parola,

una....

Violento, disperato.

Di', parla....

NICOLETTA.

Calma in apparenza; ma

in evidente disagio.

Tuo fratello ti ha fornito delle

prove? Ne hai tu?... No?... E allora,

amico mio, meglio era che non

ti montassi la testa anche tu, che

non ti affidassi alle apparenze....

PIERO.

Dunque neghi?

NICOLETTA.

Non nego.... e non mi difendo, per

orgoglio.

PIERO.

Perchè non mi ami e non mi hai

amato mai. Ma che dico "amato"?

Neppure un po' di bene tu mi vuoi.

per parlarmi così, in questo momento

terribile, per parlarmi del tuo orgoglio,

mentre io sto morendo d'angoscia.

NICOLETTA.

Ti ho voluto e ti voglio bene. Ma

il mio orgoglio, tu lo sai, è più

forte di tutto. E poi, siamo pratici

e cerchiamo di ragionare. Tu non

hai delle prove, nevvero? Tuo fratello

mi ha veduta uscir dalla casa

del Pucci.

PIERO.

Ah! ci sei stata?! Lo ammetti?

NICOLETTA.

È la verità; perchè dovrei negarla?

Ma poi? Vuol dire che sono

la sua amante? Vuol dire che mi

son data? No. Ma posso provartelo,

io? E negarlo, semplicemente, a che

serve? Te l'ho già detto: se anche

fosse, avrei il diritto e il dovere di

negarlo, ne avrei il dovere più per

te che per me, più per la tua salvezza,

che per la mia!

PIERO.

Ma ci sei stata in casa sua!

NICOLETTA.

Sì. Ed è molto, e può essere un

errore, una leggerezza, un capriccio,

una cosa mal fatta, sia pure. Chi ti

leverà dalla testa che nel mio atto

ci sia una colpa? Quando avrò negato

e avrò giurato che non fui l'amante

di quell'uomo, e tu mi avrai

creduto--perchè, forse, non cerchi

di meglio che di credermi e di

perdonarmi--ti rimarrà sempre un

dubbio nell'anima, una spina nel cuore;

e io non sarò più quella di prima.

Ora, l'idea soltanto d'essere sospettata

e tollerata, mi è insopportabile.

Qui, in questa casa, nel tuo

cuore, dovevo essere signora e padrona.

Tollerata, sospettata, non un

giorno nè un'ora di più. È impossibile.

Meglio che me ne vada. Meglio

separarci. Anzi è indispensabile. Io

sconto il mio errore e mi rassegno.

Lo sconterò acerbamente, perchè ti

voglio bene e perchè in nessun luogo

potrò vivere felice come vivevo qui

con te. Se tu ne proverai un dolore,

lo dovrai a tuo fratello, che poteva

risparmiarti un'inutile pena.

Brevissima pausa.

Là, ho detto tutto ciò che potevo

e dovevo dire, che avevo il diritto e

il dovere di dire.

PIERO.

Tu mi parli di prove, Nicoletta,

e non capisci che con un uomo come

me vale assai più una parola calda,

amorevole, affettuosa; vale più un

bacio che un giuramento, vale più

una carezza che una prova, vale

più un abbraccio che una promessa?

NICOLETTA.

Ah, del sentimento! No, non so

farne, lo sai. Ho avuto una giovinezza

troppo triste nella sua apparente

gaiezza; ho avuto esempi troppo

dolorosi dinanzi agli occhi, e spettacoli

troppo incresciosi, che mi hanno

inaridita; ogni sentimentalismo fu

ucciso in me da bambina; fanciulla,

ero già una donna, con tanto amaro

nell'anima. No. Amo l'amore, come

te; in certe ore della nostra esistenza

hai trovato in me l'innamorata

che desideravi, che volevi, che

ti piaceva: ma del sentimento non

ho saputo farne mai. In questo momento

poi sarebbe una cosa abbietta,

perchè suggerita dall'interesse. Credimi,

Piero, ora dobbiamo lasciarci.

PIERO.

Con supremo sconforto.

E sia. Sei tu stessa che lo chiedi,

e io debbo ritenere che ciò equivalga

ad una confessione.

Moto di NICOLETTA, che

è di vaga protesta.

Sì, perchè il fondo del tuo carattere

è fatto di bontà e di sincerità....

Sia dunque. E poichè ti amo--la mia

dichiarazione ti stupirà, ma, che vuoi,

è così, e neppur io so mentire o nascondere

i miei sentimenti--così non

ho vendette da trarre contro di te, e

sarebbe inutile che ne cercassi contro

chi hai potuto amare o preferirmi.

Non ti farò del male. Andrai dove

vorrai, ed io provvederò a te con

tutta la larghezza che mi è consentita....

Per me poco avrò di bisogno.

Perdendo te, perdo ogni ragione

e ogni desiderio di vivere. E

se morrò....

Moto di NICOLETTA.

Lasciami dire. Se morrò, la tua

esistenza sarà assicurata. Anch'io

non ho altro a dirti. Ti lascio padrona

qui, sino al giorno in cui ti

parrà di dovertene andar via. E non

temere neppure da parte di mio fratello.

Egli non mi ha detto nulla,

nemmeno che ti avesse veduta uscire

da quella casa....

NICOLETTA non può frenare

un atto di sorpresa.

L'ho saputo da te. Raimondo ha

insistito sino all'ultimo per farmi

credere che nulla sapeva, che di nulla

dubitava, e che il suo duello aveva

tutt'altro motivo. Gli è che io sapevo

già....

NICOLETTA.

Che cosa?

PIERO.

Tutto e niente. Vedi: non vorresti

vivere qui sospettata. Or che

tutto è finito tra noi, e non m'importa

d'avvilirmi ai tuoi occhi, posso

dirti che ci hai già vissuto senza

saperlo.

NICOLETTA, lo ascolta attenta, e

uno stupore doloroso si dipinge

sempre più vivo sulla sua faccia.

PIERO.

Da mesi e mesi, un ignoto s'incaricava

di ferirmi nel mio amore,

di colpirmi nella mia fede. Non avrei

avuto, forse, che da muovere un

dito, che da fare un passo per....

scoprire. Avrei potuto io stesso, forse,

vederti uscire da quella casa. Ma ti

amavo tanto, e così male, che non

volli. Preferii sempre di nascondermi

il pericolo ed illudermi. E l'illusione

non mi era difficile, in fondo, poichè

quella che mi sarebbe parsa la prova

vera, evidente, assoluta, io la cercavo

in te, e.... non la trovavo. Tu....

Con un singulto.

Lo hai detto, tu ami l'amore!....

Si copre la faccia con un

senso di disgusto disperato.

Ah! in questo momento io mi disprezzo,

ti giuro, come non avrei

creduto che un uomo potesse disprezzare

se stesso.

Con uno sforzo supremo si scuote

e susurra con un singhiozzo

Addio, Nicoletta!

E fugge pel fondo. NICOLETTA,

in piedi, appoggiata con la

schiena al pianoforte, vorrebbe

richiamarlo con un grido, ma la

voce le muore nella strozza, e rimane

intontita, con gli occhi imbambolati.

Dopo un momento, entra

FULVIA., nella sala da pranzo.

SCENA SECONDA.

Nicoletta, Fulvia.

FULVIA.

Entra affrettata, vede NICOLETTA

in quell'atteggiamento,

e la chiama.

Nicoletta?

NICOLETTA.

Ah! Sei tu?

FULVIA..

Che è stato? Ho incontrato Piero,

in anticamera, e mi ha appena salutata.

Che cosa è accaduto? I tuoi

sospetti erano fondati? Sa? Hai confessato?

NICOLETTA.

No.

FULVIA..

Hai negato?

NICOLETTA.

Neppure....

Agitata, nervosa.

niente, mi gira la testa.... ho paura....

FULVIA..

Ma insomma, tra voi due ci furono

delle spiegazioni? Una scenata?

NICOLETTA.

No.... non so, non so, ti dico che

non so.

FULVIA..

Se è che non vuoi dire....

NICOLETTA.

Ma no.... siediti....

Siedono.

Lasciami raccogliere le idee.... È

la prima volta in mia vita che mi

sento sbalordita.... E sì che ne ho

veduto di quelle.... Mi sembra d'impazzire.

FULVIA..

Per carità! Hai bisogno di tutto

il tuo sangue freddo, oggi.... Dimmi,

posso aiutarti?

NICOLETTA.

Come ricordasse a un tratto.

Egli sapeva, da mesi.

FULVIA..

Che cosa?

NICOLETTA.

No, niente. Ma dubitava, aveva

dei sospetti.... riceveva delle lettere

anonime, se ho ben compreso.... e

taceva, per paura di scoprire, di

avere le prove.... e non voleva averle,

per non perdermi, perchè mi ama

a tal punto.... No, è inconcepibile,

è assurdo.... è mostruoso!

FULVIA..

Cara! Io trovo che è delizioso!

NICOLETTA.

Oh!

FULVIA..

Non si può amare più di così....

Ma, insomma tu avrai negato!

NICOLETTA.

No, non ne ho avuto il coraggio,

non ho potuto.

FULVIA..

Cosicchè, ora egli è convinto?...

NICOLETTA.

Non lo so. Se ti dico che non so,

che non capisco più niente! Ho durata,

per una mezz'ora, la lotta più

acerba della mia vita. Quando ho

capito che sospettava, il mio primo

impulso fu di confessar tutto, di accusarmi.

Ma ho sentito, subito, che

avevo il dovere di tacere.

FULVIA..

Diamine!

NICOLETTA.

No, non un dovere come lo intendi

tu. Un altro.

FULVIA..

Quale, cara?

NICOLETTA.

Eh! Non posso spiegarti. Non capiresti.

FULVIA..

Son tanto bestia?

NICOLETTA.

Tutt'altro, ma non capiresti. Abbiamo

due indoli tanto diverse!...

Vedi, tu avresti negato....

FULVIA..

Certo.

NICOLETTA.

Avresti giurato ch'eri innocente.

Che si trattava di false apparenze!

FULVIA..

Cara! Ma sicuro!

NICOLETTA.

Le lettere anonime poi....

FULVIA..

Oh! quelle! Chi ci crede?

NICOLETTA

guardandola con la

coda dell'occhio.

Neppur quelli che le scrivono!

Ebbene, io non ho confessato, ma

non son giunta sino a negare.

FULVIA..

Che è peggio!

NICOLETTA.

Forse! Ma che vuoi, fu più forte

di me!

FULVIA..

E sei, o ti dici, una donna forte.

NICOLETTA.

Forse per questo!

FULVIA..

Storie! La donna forte, nega!

"Provatelo!" ella dice. E siccome

son cose che non si provano, o che

è molto difficile provare.... E adesso?

NICOLETTA.

Adesso ci separiamo.

FULVIA..

No?!

NICOLETTA.

È così.

FULVIA..

Ma è stupido, cara! Vedova, lo

capisco; separata, no.

Si alza.

E notizie del duello?

NICOLETTA.

Non so niente.

FULVIA..

Oh, a proposito, dimenticavo il

primo perchè della mia visita.

Toglie da una borsetta

di seta un pacchetto

di lettere, sigillate e legate

con una fettuccia.

Le tue lettere.

NICOLETTA.

Afferrando il pacchetto.

Che lettere?

FULVIA..

Le tue a Ugo.

NICOLETTA.

Ah! E come le hai tu?

FULVIA..

Ugo è venuto a portarmele.

NICOLETTA.

Quando?

Le pone in tasca.

FULVIA..

Un'ora fa, appena eri uscita. Se

veniva cinque minuti prima v'incontravate.

Povero ragazzo! Non potendo

vederti, non sapendo come fare,

le ha portate a me, perchè te le

dessi. Si è trattenuto due minuti;

credo che i padrini lo attendessero

abbasso. "Non si sa mai--disse--quello

che può accadere. Voglio

che ella sia tranquilla". Un pensiero

gentile, no?

NICOLETTA.

Era intesa che me le dovesse restituire.

FULVIA..

Come?!

NICOLETTA.

Già, perchè c'è anche questo di

molto stupido nella mia avventura;

che era finita.

FULVIA.

le si siede vicinissima.

No?!

NICOLETTA.

Sì, ed è proprio quand'è finita

che mi capita.... quello che mi capita....

Ah! Il nemico! Come lo intuii,

che in quell'uomo entrava un

nemico, qui dentro.

FULVIA..

Chi?

NICOLETTA.

Mio cognato. Ci sono delle cose

che si sentono.

FULVIA..

Ma dimmi, cara, era finita con

Ugo?

NICOLETTA.

Sì. E se vuoi.... Ieri, ero andata

da lui per l'ultima volta.

FULVIA..

Così presto? E perchè?

NICOLETTA.

Perchè? Non so. Perchè era incominciata?

Non so.

FULVIA..

Per un capriccio, perchè ti piaceva....

NICOLETTA.

E perchè moriva d'amore per

me.... e perchè siamo fabbricati male,

uomini e donne; e come un uomo

non può passare tutta la vita con

una donna sola, così la donna.... a

meno di.... A meno di che, non lo

so neppur io.

Si alza nervosa.

L'onestà della donna, nei paesi civili,

consiste in questo: d'essere per

tutta la vita di un unico uomo! Ed

è un'onestà sola, per tutte, senza

distinzioni e senza eccezioni! E non

si capisce che ci sono delle nature

per le quali è troppo pretendere e

che quell'onestà lì non è possibile!...

Io, mi reputo più onesta, in fondo,

di tante donne oneste. Ne ho dato

una prova anche oggi.

FULVIA..

Come hai ragione, cara!

NICOLETTA.

Il Pucci ti ha detto quando parte?

FULVIA..

No. Perchè? Deve partire?

NICOLETTA.

Sì, torna ad abitare Firenze.

FULVIA..

Davvero?

NICOLETTA.

Ha uno zio da tenere da conto.

FULVIA..

Ora capisco la fine della vostra....

NICOLETTA.

No, sarebbe finita ugualmente.

FULVIA..

_Le jeu ne valait pas la chandelle?_

È così?

NICOLETTA.

Dopo un breve silenzio.

Comincio a credere, Fulvia, che

quando si ha un marito _le jeu_ non

valga mai la _chandelle_.

FULVIA..

Secondo i mariti. Ma, certo, alle

volte son certi spaventi!!

Entra RAIMONDO dal

fondo, affrettato.

SCENA TERZA.

Nicoletta, Fulvia, Raimondo.

FULVIA..

Che lo vede per la prima.

Oh! Raimondo!

NICOLETTA si ritrae

in disparte, diffidente,

quasi paurosa.

RAIMONDO.

Asciutto, quasi sgarbato.

Buongiorno, signora.

A NICOLETTA.

Piero è uscito?

NICOLETTA.

Non so.

RAIMONDO.

Giulia mi disse di averlo veduto

uscire. È uscito senza avvertirti?

NICOLETTA.

Sì.

RAIMONDO.

Però lo hai veduto? Gli hai parlato?

NICOLETTA.

Sì.

Breve silenzio.

RAIMONDO.

Forse è andato in cerca di me.

Ancora un silenzio. C'è un

po' d'imbarazzo in tutti e tre.

FULVIA..

Scusate, Raimondo.... La curiosità

è troppo forte. Il duello?

RAIMONDO seccato.

Che duello?

FULVIA..

Caro, il vostro, è avvenuto?

RAIMONDO.

Dopo un istante

d'incertezza.

No.

FULVIA..

Non era per le undici?

RAIMONDO.

Non so.

FULVIA..

Fu rimandato?

RAIMONDO.

Pare!

Dopo un silenzio, a FULVIA..

Scusi, signora, se la faccio da padrone,

ma la congedo. Debbo parlare

a mia cognata.

FULVIA..

E ci voleva tanto a dirlo? Tra noi

non si fanno complimenti, caro. Arrivederci,

Nicoletta. Arrivederci, amico

mio. Ricordatevi, attendo sempre l'invito

per la visita al museo.... E badate,

bisogna non far complimenti con me:

sono la migliore delle _camarades_.

Esce di fondo.

SCENA QUARTA.

Raimondo, Nicoletta.

RAIMONDO.

Non appena è assicurato che

FULVIA. è uscita, si avvicina

rapidamente a NICOLETTA.

Presto, non c'è un minuto da perdere.

Piero, certamente, è andato in

cerca di me, e, non trovandomi, tornerà.

Che cosa è avvenuto tra voi?

Dimmi, in due parole.

NICOLETTA, spossata, si lascia

cadere su una sedia.

RAIMONDO.

Parla, in nome di Dio! Una scena

violenta?

NICOLETTA.

No....

RAIMONDO.

Hai confessato?

NICOLETTA.

No. Fui lì lì per farlo....

RAIMONDO.

È quello che temevo! Ah, che terribile

ora ho passata! Non poter star

qui, a dominarti, a impedire una catastrofe!

Doverti lasciar sola con

lui, per andarmi a battere!

NICOLETTA.

Ti.... vi siete battuto?

RAIMONDO.

Sì. Ci sbrigammo in mezz'ora, fortunatamente.

In una sala privata, poco

lungi da qui.... e son corso subito

qui, con la paura di non giungere

in tempo.

NICOLETTA.

È.... grave?

RAIMONDO.

No. Al braccio. Avrebbe potuto

continuare. Ho consentito a smettere

per togliere ogni apparenza di gravità

al duello. Così sarà più facile

far credere a Piero ciò che è indispensabile

egli creda.... Ah, poveretto!...

Orsù, ora tocca a me e a

te di rimediare, d'impedire ch'egli

s'ammazzi.

Moto di NICOLETTA.

Sì, sì, se non lo salviamo, egli si

uccide. L'unica ragione di vivere,

per lui, era il suo amore. Se il suo

amore muore, non gli sopravviverà.

NICOLETTA.

È tardi, Raimondo.

RAIMONDO.

La crisi: commedia in tre atti · 第 3 / 4 段