La giornata dei misteri.
La mattina seguente il signor Anselmo diceva alla sua Margherita:
-- Carina, siamo dunque alle porte coi sassi?
-- Perchè? -- domandò la fanciulla.
-- Perchè mi è parso, ieri sera, che tu fossi molto contenta, tanto
contenta da avere certamente deposta l'idea di tirare le cose in lungo.
-- No, babbo, non credere. Sono la donna forte, come tu dici; ma ho il
cuore.... come dirò io? il cuore piccin piccino. A vedere quel povero
signor Zuliani tanto padrone di sè, ho ben capito che sarà impossibile
smuoverlo. Ha fatta la sua risoluzione, e non la muta; almeno, se non
interviene un miracolo. --
Ella sospirava, e il signor Anselmo non seppe far altro che seguirne
l'esempio. Ah, un miracolo, un miracolo! Era più tempo da miracoli?
-- Se si potesse.... -- incominciò egli, dopo aver almanaccato un bel
poco, -- se si potesse trovare il modo di apparire informati
dell'accaduto, senza averne avuto notizia da quel povero giovinetto....
oh, allora, sarebbe un affare più spiccio. Andrei dall'amico Zuliani, e
glielo parlerei io, il linguaggio della ragione. Il rispetto al suo buon
nome.... la sua probità e la sua riputazione bancaria in balia dei
peggiori sospetti.... la vergogna che ad ogni modo cadrebbe su lui,
quando si conoscesse il vero.... ecco parecchie cose che potrebbero
farlo pensare.
-- E le avrà pensate, babbo, le avrà pensate e ripensate già tutte.
Figùrati se a questi danni morali non avrà trovato il rimedio!
Quell'uomo liquida, come dite voi altri banchieri, liquida i suoi
interessi in due o tre settimane, e buona notte a chi resta. Ragioni,
poi, o pretesti a spiegare un atto disperato, non ne mancano,
incominciando dalla malattia incurabile. Non ti confondere adunque a
cercare il modo di essere informato senza far sospettare del signor
Filippo; non lo troveresti, e non ti sarebbe creduto. Piuttosto, e per
tastar terreno, sarebbe da sapere che cosa accade al palazzo Orseolo.
Dopo la scena orribile di ieri mattina, si sono più visti, il signor
Zuliani e sua moglie? Si parlano? C'è stato un accordo tra loro, per
evitare gli scandali, e prima di tutto le chiacchiere della gente di
servizio? Se questo si potesse sapere....
-- E da chi?
-- Dal signor Brizzi, per esempio. Quello è il segretario, il braccio
destro del signor Zuliani. Tu hai pure saputo dal signor Filippo che
Raimondo, uscito da casa ieri mattina, andò al suo banco, dove stette a
lungo, in preda ad una grande agitazione d'animo. Possibile che al
signor Brizzi non abbia detto nulla? che il signor Brizzi, andato al
palazzo Orseolo, non abbia indagato per conto suo, scoperto qualche
cosa, almeno per ispiegarsi quel turbamento improvviso del suo
principale?
-- È un'idea; -- gridò il signor Anselmo. -- Voglio andare al banco
Zuliani, con una scusa qualsiasi, e magari all'ora della colazione. Se
trovo il signor Brizzi solo, potrò farlo cantare. Egli vorrà pure aver
confidenza con me, col vecchio amico di Raimondo; e non inutile amico,
nè tiepido, com'egli certamente saprà.
-- Vai dopo le undici; -- suggerì Margherita. -- È l'ora che il signor
Zuliani esce dal banco; e il signor Brizzi non vorrà andarsene alla
stessa ora del suo principale. So ancora che il signor Brizzi fa i suoi
pasti al _Cappello Nero_, in piazza San Marco. Se non lo trovi più al
banco, puoi appostarlo alla trattoria. Intanto mi permetti che per oggi,
se te ne arrivano durante la tua assenza, io apra i tuoi telegrammi?
-- Non ne aspetto; -- rispose il signor Anselmo. -- Ma perchè?
-- Perchè ne aspetto uno io.
-- Diretto a me?
-- Diretto a te; ho dato il tuo ricapito.
-- Che cos'è questo mistero?
-- Non me lo domandare, babbo; abbi fede in me. Se quel telegramma
arriva, chi sa che non si trovi la via di salvezza? E ancora una
preghiera: -- soggiunse Margherita. -- Non uscire quest'oggi, quando
avrai fatto colazione; o almeno sii qui per le tre, facendo in modo che
la mamma sia fuori con Federigo.
-- Un altro mistero?
-- Non del tutto, babbo. Ho detto iersera al conte Aldini che lo avremmo
aspettato quest'oggi alle tre.
-- Per che cosa?
-- Ma.... per discorrere un poco. Ho da interrogarlo su qualche punto
oscuro della sua storia.
-- E se questi non sono misteri, voglio perder la testa; -- brontolò il
signor Anselmo, mezzo burbero e mezzo faceto.
-- Li saprai tutti, via! Finalmente, di che si tratta? Di un interesse
tuo, anzi di due. Il primo è di salvare il signor Zuliani, al quale vuoi
bene.
-- Non c'è che ridire. E l'altro?
-- L'altro è di accasare la tua povera figliuola. Non hai paura che ti
sfiorisca in casa?
-- Matterella! -- esclamò il signor Anselmo, facendo bocca da ridere.
Alle undici, come aveva promesso di fare, il signor Anselmo uscì, e
stette fuori appena un tre quarti d'ora; di guisa che la colazione non
fu neanche ritardata. In quella vece, essendo presente la signora
Eleonora, fu ritardato a Margherita l'appagamento di una viva curiosità,
rispetto alle notizie che il babbo aveva certamente raccolte, come
infatti era dimostrato dal suo ammiccar frequente alla sua cara
figliuola. Fu un bel momento per lei, quando la mamma si alzò, per andar
nella sua camera a mutar veste e a mettersi in punto per uscire, appena
Federigo fosse arrivato dall'Arsenale.
Qui, stando nel vano d'una finestra in atto di contemplar la Laguna e
l'isola di San Giorgio Maggiore, il signor Anselmo snocciolò in fretta
la sua coroncina di notizie. Avviato al banco Zuliani, s'era imbattuto
nel signor Raimondo, che allora ne usciva. Accompagnatosi un tratto con
lui, e tirato sull'argomento dell'Aldini, non gli aveva negato che quel
giovinotto gli piaceva moltissimo, soggiungendo per altro che voleva
discorrer più a lungo con lui, e rigirarlo, come si suol dire, per tutti
i versi. Poi, col pretesto di non conoscere abbastanza le strade, e meno
ancora le straducole di Venezia, e di non volersi smarrire in quel
labirinto, aveva lasciato l'amico Zuliani tirar di lungo verso casa,
ritornandosene egli verso San Marco. Libero di andare dove voleva, si
era difilato al banco, trovandoci appunto il signor Brizzi, a cui aveva
detto di voler scrivere un biglietto; e il signor Brizzi si era
affrettato a cedergli il posto alla sua scrivania. Entratogli bel bello
in materia (e glie ne offriva un ragione voi pretesto l'aver notato una
grande alterazione di spirito dell'amico Zuliani), era venuto a sapere
tutto ciò che il signor Brizzi poteva raccontare a persona degna di
tanta fiducia come il banchiere Cantelli.
Non era molto quel che sapeva il signor Brizzi; ma era quello per
l'appunto che il signor Cantelli ignorava, e che gli premeva di
conoscere. Il signor Brizzi era il giorno innanzi andato due volte al
palazzo Orseolo; la prima, intorno alle nove, per far portare al suo
principale il pastrano, lasciato a casa con quel po' di freddo, che
accapponava la pelle; la seconda per portare alla signora Livia un
biglietto, in cui suo marito l'avvertiva che non sarebbe andato a casa
per l'ora della colazione, bensì solamente per l'ora del pranzo. Una
commissione, questa, che il signor Raimondo aveva affidata al fattorino
del banco, ma che egli, il signor Brizzi, si era voluto accollare, per
riguardo delicato verso la signora Zuliani. Questa, infatti, la prima
volta che il signor Brizzi era stato in mattinata al palazzo Orseolo,
gli aveva accennato un fiero alterco avuto con suo marito, come cagione
del gran rimescolo di lui; era naturale adunque che andasse egli, e non
un fattorino.
Così avvenne che rivedendo la signora Livia (un po' tardi, veramente,
perchè era uscita, ed egli aveva dovuto far due viaggi al palazzo
Orseolo), il signor Brizzi sapesse da lei che cosa conteneva il
biglietto. In freddo e reciso linguaggio, Raimondo le manifesteva il suo
proposito che niente apparisse mutato tra loro, agli occhi della gente
di servizio; quanto alla loro questione, egli l'avrebbe sciolta, e
presto, nel modo più netto e più degno, per la pace e l'onore
d'entrambi. In quella seconda visita il signor Brizzi aveva trovata la
signora Livia assai più agitata che non gli fosse apparsa nella prima.
Forse era effetto dell'aver troppo meditato sulle conseguenze
dell'accaduto. Comunque fosse, ella non ritornò sull'alterco di quella
mattina con nessuna giunta, con nessuno schiarimento che a lui desse
lume di quel dissidio coniugale.
Ancor più chiuso di sua moglie era stato il signor Zuliani con lui.
Solamente, all'opposto di sua moglie, appariva in giornata più calmo,
come l'uomo che ha presa una risoluzione e non ha più da stare
coll'animo sospeso tra mille dubbi e timori.
Il signor Brizzi, nondimeno, avrebbe amato vederlo inquieto, agitarsi,
dare nei lumi, anzi che tranquillo, quasi sereno, esporre a lui un pazzo
disegno, di cui pareva tutto invasato; ritirarsi dagli affari, cedere il
banco, o chiuderlo a dirittura; e ciò nel termine più breve, per levarsi
ogni noia. Che idee! per un dissidio coniugale, a cui non voleva neanche
accennare!
-- Te lo dicevo io? -- commentò Margherita. -- Egli vuol liquidare i
suoi interessi, salvar l'onore del suo nome, evitare le ciarle del
mondo, e sparir da Venezia prima di mandare ad effetto il suo terribile
divisamento. Che uomo! Ma le ciarle del mondo, come le eviterà, colla
gente di servizio che ieri mattina avrà sentito ogni cosa?
-- Nessuno ha sentito; -- rispose il signor Anselmo: nessuno, almeno, di
quei servitori che potrebbero trovar gusto a rifischiare i segreti dei
padroni. Il signor Brizzi ha saputo anche questo dalla signora Zuliani.
La gente di servizio dorme al pian terreno, e non sale prima d'una
cert'ora al pian nobile, se non è chiamata. Anche la cameriera stava al
pian di sotto, facendo la sua prima colazione di caffè e latte, sapendo
che la padrona non aveva bisogno di lei fino alle nove. Al pian nobile
non dorme altri che il Giovanni, quel servitore che ricorderai d'aver
visto, alto, grosso e nerboruto, specie di maestro di casa, tutto devoto
al padrone, presso il quale è impiegato da trent'anni e più. "Paron
Nane", come lo chiama il signor Zuliani quando è di buon umore, non apre
bocca se non per comando o per utilità del padrone; per tutto l'altro è
muto come un pesce. Di modo che, se ha sentito qualche cosa, si può star
certi che non ne fiaterà con anima viva. Le parrà che il bravo uomo sia
molto diverso da me; -- mi diceva il signor Brizzi, conchiudendo; -- ma
io parlo con Lei, non con altri; parlo con Lei, che so quanto ami il mio
principale, e quanto egli debba alla sua vecchia amicizia. Infine se non
ci mette la mano Lei, non vedo che altri possa far desistere il signor
Raimondo dal suo strano disegno. Ritirarsi dagli affari!... chiudere il
banco!... che pazzia! Ma sa, signor mio, che nel banco Zuliani, pure
andando coi piè di piombo, come è l'uso del principale, si fanno affari
per milioni e milioni, mettendo da parte anno per anno cento e più mila
lire, senza contar la levata mensile per le spese di famiglia?
-- E tu gli hai promesso....
-- Naturalmente, di sconsigliare l'amico, appena mi entrasse a parlare
di questa follia.
-- Bene -- conchiuse Margherita, tirando le somme.
-- Sappiamo quel che si voleva sapere. C'è corda tesa, al palazzo
Orseolo, non ispezzata; così tesa, non può mica durare! A noi la cura di
rallentarla.
-- In che modo? --
Margherita alzò le ciglia ed allungò le labbra.
-- Mistero! -- diss'ella, dando subito in uno scoppio di risa. -- babbo,
non andare in collera; saprai tutto più tardi. --
Poco dopo giungeva Federigo, e si stette a chiacchierare con lui, che
doveva uscir tosto colla mamma. Il corredo dello sposo non era anche
finito.
-- Non mi spendere altre dugento lire, mi raccomando, -- disse il signor
Anselmo alla moglie.
-- Eh, forse un po' meno di ieri, speriamo; -- rispose la signora
Eleonora. -- Del resto, oggi si finisce di spendere. E non venite voi
altri?
-- No, grazie; non amo girar botteghe, e sto in riposo; Margherita non
ha cuore di lasciarmi qui solo soletto. Usciremo più tardi, e da una
parte o dell'altra v'incontreremo di certo. Già, secondo l'uso,
Schiavoni, Ponte.... dei Sospiri, Piazzetta, Piazza, Procuratie vecchie,
Procuratie nuove, Merceria.... e non si esce di lì. --
Margherita e il babbo restarono soli, tratto tratto guardando l'ora; lei
al pendolo del caminetto, egli al suo _patek_, nel quale aveva più fede.
Poco dopo le tre, fu annunziato il conte Aldini, ed accolto a festa,
come prima. Egli appariva un po' mesto, come sempre, ed anche triste,
come la sera innanzi; ma lo sguardo di Margherita possedeva la virtù del
raggio di sole, che, dovunque arriva, ravviva.
-- Ed ora veniamo a noi; -- disse Margherita, dopo qualche minuto di
ciarle preliminari. -- Conte, so tutto, per bontà di mio padre; perdono
tutto, per bontà mia. Si contenta? Oh bene! Ma Ella deve appagare un mio
desiderio. Ecco là, sul noto tavolino da lavoro, carta e matita. Vuol
disegnarmi la pianta del suo quartierino? --
Filippo rimase un po' sconcertato, guardandola, e non sapendo lì per lì
che cosa rispondere.
-- Da bravo, mi contenti! -- incalzò la fanciulla. -- Le piacerà forse
di più che glielo comandi? Non so, e non voglio imparare quest'arte per
usarne con Lei; -- soggiunse, con una espressione di grazia incantevole.
-- Mi dirà che il disegno desiderato da me non è il Ponte del
Paradiso.... Ma questo lo possiedo. Non è neppure il Ponte.... dei
Sospiri, per servirmi della stessa sospensione che dianzi, come per
canzonarmi un pochino, ha usato mio padre. Del resto, il Ponte dei
Sospiri non mi va; sarebbe di malaugurio. Mi disegni a semplici tratti,
ma precisi, tutto il suo quartierino, che lo conosca nella disposizione
delle sue parti ancor io. Così, gentilissimo sempre! Ma badi, ci vorrei
tutto; la linea della strada, il punto dell'ingresso padronale, l'uscio
segreto, coll'andito che lo precede, come è lungo e largo, la scaletta
di servizio, finalmente, e il cortile dove questa riesce. --
Filippo Aldini era alla tortura. Ma dallo sguardo e dall'accento della
sua inquisitrice non traspariva nessuna intenzione di crudeltà
raffinate. Soltanto, non veniva a capo d'intendere la ragione di quel
capriccio donnesco.
-- Ma perchè?... -- domandò egli timidamente.
-- Per una curiosità architettonica; -- rispose la fanciulla. -- Se sarò
Margherita Aldini, potrà bene saltarmi l'estro di fabbricare una casa; e
voglio sapere.... come non vada fatta una casa. Non si turbi, la prego;
ho tutto perdonato, le dissi, e presto avrò tutto dimenticato. Presto!
-- ripetè Margherita con accento malinconico. -- Dio voglia che sia
così. Quell'uomo dabbene, a cui siamo debitori di tanto, quell'uomo di
cuore non deve morire per cagion nostra.
-- Nostra? -- esclamò Filippo, sconcertato.
-- Sì, -- rispose Margherita, -- perchè in verità ci ha un po' di colpa
ancor io. Se non giungevo io, signor Filippo, io, povero astro, sul suo
quieto orizzonte, niente accadeva; ciò che doveva estinguersi coll'aiuto
del tempo e svanire, avrebbe fatta la sua fine tranquilla, senza scatti
d'orgoglio ferito, senza impeti d'ira selvaggia, e senza tutto l'altro
che dobbiamo piangere insieme, e scongiurare, se ci verrà fatto, nella
sua parte più triste per noi.
-- Signorina, -- disse Filippo Aldini, profondamente commosso, --
quell'uomo dabbene, quell'uomo di cuore, mi ha ripetuto tante volte:
Margherita Cantelli è un angelo del paradiso. Come la conosceva bene! --
Si era commossa anche lei, a quelle parole di Filippo; si era commosso
anche il signor Anselmo, che diede prudentemente le spalle per asciugar
di nascosto una lagrima.
Il disegno, a semplici tratti, e senza indicazione di spessori, non
richiedeva un lungo lavoro. In un quarto d'ora il destro disegnatore se
n'era sbrigato, aggiungendovi ancora ai luoghi opportuni le indicazioni
per iscritto, che Margherita gli veniva chiedendo via via.
Verso le quattro entrò un cameriere, portando al commendatore Cantelli
un messaggio sul vassoio di rito. Era un telegramma; il signor Anselmo,
sbadatamente o pensatamente che fosse, lo aperse e lo lesse, facendo un
atto di grande stupore. Ma lo chetò prontamente uno sguardo
supplichevole di Margherita.
-- Le tue amiche.... milanesi; -- diss'egli allora, porgendo il
telegramma a sua figlia.
-- Sta bene, sta bene; sono tanto carine! -- rispose Margherita,
leggendo.
E dopo aver letto, richiuse diligentemente il foglio giallo, lo ripiegò
in quattro doppi, quanti ne occorrevano per farlo capire in una tasca
del suo portafogli minuscolo. Frattanto, aveva levate le pupille al
cielo, in atto di ringraziare il Dio delle misericordie.
Filippo aveva finito il disegno. Margherita lo ringraziò della sua
cortesia, e prese a parlar d'altro; ma a lui, dopo alcuni minuti di
conversazione, parve di capire che la sua bella interlocutrice fosse
alquanto disattenta. Anche il signor Anselmo, certamente per esser
rimasto un pochettino stonato dal telegramma delle amiche milanesi, era
disattento da parte sua, anzi, più che distratto, sovra pensiero. E
Filippo, dopo essere stato un po' incerto di quel che dovesse fare, si
alzò per prender commiato.
Margherita intese il pensiero, di lui, e non volle lasciarlo così
addolorato.
-- Mi trova un po' distratta, non è vero? -- diss'ella, porgendogli la
mano, e lasciandola amabilmente in quella di Filippo. -- Non ci pensi;
non è per Lei, ma per una faccenda che mi preme. Ad ogni modo, mi
perdoni questo ed altro. Sì, ho dell'altro da farmi perdonare. Il suo
segreto non sarà più conservato in due, ma in tre persone. Non tremi; --
aggiunse, stringendogli più forte la mano; -- sarà sempre ben custodito.
L'essenziale sarà che ad ogni richiesta.... m'intende? ad ogni richiesta
possibile, quantunque improbabile, Ella dica di non averlo confidato a
nessuno. Soltanto per farle questa raccomandazione, le ho confessato il
mio piccolo peccato, che non è neppur tale, e non avrà nessuna
conseguenza, ora che possiedo il disegno del suo quartierino. Ella non
capirà nulla in questo mio indovinello; ma non importa; capirà poi, e mi
approverà. Ci rivedremo stasera? All'ora solita, signor conte; e le
giuro che non sarò più distratta. --
Così ebbe commiato Filippo Aldini, e ben dolce, poichè tanto a lungo la
mano di Margherita era rimasta nella sua.
-- Ed ora mi dirai.... -- incominciò il signor Anselmo, poichè furono
soli.
Ma la fanciulla non gli lasciò finire la frase.
-- Caro babbo; -- diss'ella, abbracciandolo. -- Dobbiamo noi vincere, sì
o no, questa battaglia difficile? E salvare quel poveretto? Le armi che
ho preparate sono di buona tempra, mi pare, e leali; speriamo che
valgano.
-- Dio ti assista, donna forte! -- esclamò il signor Anselmo. -- Ma se
Raimondo....
-- Verrà da me, se mai; ed io saprò difendermi. Ora tu, si capisce, per
debito di cortesia, vai incontro.... alle amiche di Milano. L'arrivo è
per le cinque e quarantatrè. Si capisce ancora che tu mi conduci con te
alla stazione. --
Il signor Anselmo tentennò il capo e sorrise.
-- Non ci mancherebbe altro che ci andassi da solo! -- rispose. -- Con
tanta carne che hai messa al fuoco, Dio sa come mi troverei
impacciato! --
Erano suonate le quattro, e con le quattro era di ritorno all'albergo la
signora Eleonora, accompagnata dal suo Federigo.
-- Vi potevamo aspettare! -- diss'ella.
-- Sì, hai ragione; -- rispose placidamente il signor Anselmo. -- Come
disse quella gentildonna ai suoi convitati: "perdonino, mi ero
dimenticata in biblioteca", così noi ci siamo dimenticati in
chiacchiere. Ma non dubitare, ci rifacciamo subito anche noi.
-- Dove andate?
-- Alla stazione, incontro ad un amico di babbo;-entrò a dire
Margherita. -- Saremo di ritorno, ad ogni modo, per l'ora del pranzo. --
Uscirono, padre e figliuola, presero una gondola, e si fecero cullare
sulle acque del Canal Grande, che a lume di tramonto erano bellissime.
Ammirarono i bei palazzi, così degni di osservazione, nella diversità
delle forme architettoniche e nella varietà degli stili. Di là dal ponte
di Rialto, Margherita sporse il capo fuori del felze, e tese lo sguardo
cercando il palazzo Orseolo, uno dei più graziosi di Venezia, notevole
per la eleganza delle sue cornici, delle sue modanature, e più per le
sue finestre ad arco acuto, dai terrazzini sporgenti, vagamente
intessuti di pilastrini ornati a fogliami e di rosoni traforati, nello
stile del Quattrocento.
-- Povero signor Raimondo! -- mormorò la fanciulla, quasi parlando a sè
stessa. -- Che vita, la sua! --
La gondola guizzò oltre, leggera leggera. Poco prima delle cinque erano
già alla stazione. Ci avevano da aspettare un bel pezzo, e spesero il
tempo passeggiando. Il signor Anselmo, che quel giorno era rimasto così
lungamente seduto, non ebbe certo a dolersene. Margherita, per contro,
aveva da infastidirsi non poco, vedendosi fatta argomento di tante
ammirazioni d'una turba di peripatetici aspettanti.
Non è poi vero che a tutte le donne belle piaccia di essere ammirate,
specie con troppa insistenza. Quelle che n'hanno fastidio pensano di
sicuro che ad una dose più scarsa di ammirazione potrebbe accompagnarsi
benissimo una dose più abbondante di reverenza, o di tatto.
Il treno delle cinque e quarantatrè arrivò miracolosamente puntuale.
Margherita l'ebbe per un segno di buon augurio. Tra le poche persone che
scendevano dalle vetture di prima classe, indovinò quella che aspettava,
e le corse incontro, indovinata a sua volta: si ricambiarono i nomi, si
presero per braccio, e si trassero in disparte sulla calata, discorrendo
animatamente sottovoce. Parecchie cose dovevano essere state già dette
per lettera; ora la signorina Cantelli aggiungeva utili ragguagli, o
colmava lacune. La stazione si era già tutta vuotata di viaggiatori e di
aspettanti, quando Margherita e la sua nuova compagnia si decisero ad
uscire. Sul ponte si separarono; la persona misteriosa strinse la mano
al signor Cantelli, presentato in quel punto; poi quella discese in una
gondola; Margherita e suo padre nell'altra, che li aveva portati, e che
doveva restituirli alla riva degli Schiavoni.
Giunsero all'albergo prima dell'ora di pranzo; alquanto sollevati di
spiriti, come chi si conforta nella coscienza di aver fatto il debito
suo; ma pensosi, come chi, arrivato al punto della prova, dubita
istintivamente della bontà d'un suo ritrovato, ond'era poc'anzi ben
certo. Son quelli i momenti che il facile incomincia a parervi
difficile, e il difficile vi diventa impossibile. Ahimè, non son tutti
sicuri, i meglio architettati disegni, come non son tutte rose nel
giardino della vita; il qual giardino è troppo spesso una landa.
Per nascondere la sua ansietà, Margherita tirò accortamente i discorsi
di tavola sulle compere fatte dalla mamma in quei giorni, pel corredo
del suo Federigo; quel famoso corredo che doveva accordarsi nelle sue
parti con tanti climi e temperature differenti sulla faccia del globo.
La signora Eleonora aveva pensato a tutto; non la trovarono mai in
fallo, nè mai la colsero alla sprovveduta. Così vigile è l'amor materno,
che aguzza l'ingegno alle creature più tarde. Del resto, non era tarda
d'ingegno, la signora Eleonora; solamente un po' dubitosa, non ben
sicura di sè; piccolo difetto che non istarebbe male, in guisa di
correttivo, agl'ingegni più pronti.
Una fissazione dell'ottima signora era questa, che le navi da guerra non
dovessero prendere il largo altrimenti che a primavera, come le antiche
galere. E per intanto vagheggiava l'idea che la corvetta non fosse
pronta per la fine del gennaio. Ah, un altro mesetto di armamento! Si
sarebbe potuto far assistere Federigo alle nozze di sua sorella.
-- Ma sì! -- aggiungeva facetamente il signor Anselmo. -- Vedrai che il
governo seguiterà a non indovinarne mai una; e questa volta, per far
dispetto alla moglie d'un commendatore, si sbriga. --
Così ingannavano il tempo tutti e quattro; e due di essi ingannavano
anche l'ansietà onde erano divorati. Alle nove in punto arrivò il conte
Aldini, e la corvetta e il suo armamento passarono in seconda linea. Il
signor Anselmo prese a discorrere di politica spicciola, come la
recavano, per favorire la digestione dei popoli, i giornali della sera.
Margherita parlò di teatri, facendoli presto piacere al nuovo venuto,
che in verità non n'era mai andato pazzo, trovandoli tutti a lor volta
nemici di qualche senso umano, o assordanti, o accecanti, o indigesti, o
scipiti.
Margherita conosceva già la teorica dell'Aldini, e rammentava di non
averla neanche combattuta. Per quella sera, tuttavia, un pochino di
controversia avrebbe fatto buon giuoco.
-- Sostenga lei un'opinione; -- diss'ella; -- io sosterrò l'altra.
-- È impossibile, signorina; -- rispose Filippo -- e sarà sempre
impossibile tra noi. Se Ella esprimerà un pensiero diverso dal mio, io
lascerò il mio per conformarmi subito al suo.
-- Perchè, signor conte? Le idee possono esser molte, e le opinioni
diverse.
-- Vero; e può anche esser piacevole di abbracciar l'opinione....
dell'avversario.
-- Il quale, -- ribattè Margherita, -- non si troverà molto soddisfatto
di vincere senza aver combattuto.
-- Verissimo; mi persuade; -- conchiuse Filippo, dandosi tosto per
vinto.
-- Ah, ora lo fa apposta; -- notò Margherita.
-- Ma no!
-- Ma sì!
-- Ella ha ragione; -- conchiuse Filippo una seconda volta. -- E vede?
-- soggiunse, a mo' di commento, -- vede, da questi piccoli esempi? Tra
due che discutono, volendo ognuno di essi aver ragione, ce n'è sempre
uno.... che merita di averla. E l'altro ha ragione a suo modo,
rinunziando alla sua opinione. Vuol dire di no! Ed io son tanto lieto di
darle ragione, che ancora una volta, e sempre, dirò come Lei. --
Anch'egli, in questa piccola scherma, cercava d'ingannar la sua cura;
una cura tanto più molesta al suo spirito, in quanto che doveva essere
inerte, non obbligandolo a scuotersi, a darsi moto, per iscongiurare un
gran guaio. Tutto era in mano di Margherita; ed ogni sua speranza era in
lei. Che cosa aveva ella incominciato a fare? I suoi misteri del
pomeriggio erano pieni di promesse; la sua allegrezza di quella sera
egualmente. Ma poteva anch'essere un'allegrezza mentita; o non
significar altro se non questo, che ogni lavoro di difesa o d'approccio
della guerriera animosa era rimesso al domani. Così viveva ancor egli
dubbioso, tra speranza e timore.
Sulle dieci, mentre la conversazione languiva, si udì un rumore di passi
frettolosi su per la scala. Bussarono all'uscio del salotto, ed entrò un
cameriere annunziando il signor Antonio Brizzi.
-- Fate passare; -- disse il signor Anselmo, alzandosi tosto per muovere
incontro all'inaspettato visitatore. -- Oh, bene! --
Ma l'esclamazione di giubilo morì sulle labbra del signor Anselmo, al
vedere il signor Antonio affacciarsi sulla soglia, pallido, anelante, e
con gli occhi stralunati.
-- Che cos'è stato? -- domandò allora. -- Entri, la prego, e richiudiamo
l'uscio. Per amor di Dio, non ci tenga in pena! --
Il povero signor Brizzi durava fatica a contenersi. Parole e lagrime gli
facevano nodo alla gola.
-- Una disgrazia.... -- balbettò; -- al palazzo Orseolo.... una grande
disgrazia!... --