XVII.

La donna forte.

Certo oramai della strada, poichè la Merceria metteva appunto a quella

nobilissima parte di Venezia che tutti i viaggiatori conoscono anche

prima d'esserci stati, il signor Cantelli si avviò speditamente

all'albergo; pensieroso, e non senza ragione, così per il triste caso

dell'amico Zuliani, come per il discorso malagevole che avrebbe dovuto

fare alla sua cara figliuola. Ma nell'animo di quel babbo soverchiava un

sentimento di viva simpatia per quel conte Aldini, il quale, ora più che

mai, colla sua nobile sincerità, meritava di diventare suo genero. Tutta

la difficoltà consisteva nel modo come la confessione generale del

giovinotto sarebbe stata intesa da Margherita: quanto a lui, lo

confortava abbastanza la sua vecchia massima: "l'uomo è nato

cacciatore"; alla quale poteva anche aggiungere che nel caso concreto il

cacciatore era stato trascinato, più che dalla imprudenza sua, dalla

follìa della selvaggina. Una vera fatalità! e tanto più fastidiosa, in

quanto che l'errore lontano portava conseguenze vicine.

Ed ora, come dire tutte queste cose a Margherita? Erano discorsi da

farsi a ragazze? Ma sì, pur troppo, viene il momento che anco alle

ragazze bisogna parlare l'aspro e volgare linguaggio del brutto mondo in

cui vivono, povere anime ignare! Del confidarsi alla moglie, perchè

facesse lei il discorso, gli era pur venuta l'idea; ma subito l'aveva

messa in disparte. Anzitutto il segreto rischiava di non esser più tale,

passando per troppe orecchie; ed egli non ne aveva preso licenza dal suo

penitente. Poi, l'effetto buono o cattivo di quella confessione generale

sull'animo di Margherita poteva dipendere, più che dalla esposizione di

alcuni fatti dolorosi, da quella di molti particolari che li

accompagnassero, ora aggravandoli, ora attenuandoli, spiegandoli sempre.

Come se la sarebbe cavata, da questo passo, la signora Eleonora? E non

sarebbe poi stato il caso di ricorrere a lui, per aggiunte e commenti?

Tutto ciò si evitava, parlando egli diritto diritto a sua figlia.

Mentre veniva innanzi, pensando queste cose con tanto giudizio, il

signor Anselmo s'imbattè in sua moglie, che in compagnia di Federigo

andava girando botteghe.

-- Oh bravi! -- diss'egli. -- E Margherita?

-- In camera, a scrivere le sue lettere; -- rispose la signora Eleonora.

-- Hai lasciato il conte Aldini?

-- Sì, poco fa. E a proposito di lui, ricordiamo che verrà questa sera

col signor Zuliani. Non bisognerà dunque lasciarci sfuggire ch'egli sia

venuto prima; e ciò per lasciare all'amico Raimondo il piacere di averlo

presentato egli stesso a me. Sarà un atto di delicatezza verso di lui,

non vi pare? Il signor Zuliani ne è degno. --

Così disposte le cose, e felicissimo di trovar Margherita sola, affrettò

il passo verso l'albergo. Era appena arrivato nel suo appartamento, che

Margherita lo udì, e tosto gli mosse incontro serena e sorridente.

-- Ahi, ahi! -- pensò egli. -- Come si fa ora a dirle tante brutte cose,

a questa cara figliuola? --

Margherita non gli aveva ancora letto negli occhi.

-- Ebbene, -- gli disse, -- come sei rimasto contento del signor

Filippo?

-- Io, molto. Così ne fossi contenta tu!

-- Oh, babbo! A me non c'è bisogno di augurarmelo. -- Il signor Anselmo

colse la palla al balzo, entrando subito nel vivo dell'argomento.

-- Neanche se nel suo passato ci fosse.... qualche taccherella? --

domandò.

-- Come sarebbe a dire, taccherella?

-- Ma sì, qualche scappata, qualche impennata, come può fartela il

cavallo più generoso. Intendimi per discrezione.... qualche antica

passioncella, via!... Sai bene; l'uomo è nato.... un po' leggero di

testa. E se una fiammatella ci fosse stata.... anche fuoco di paglia....

specialmente fuoco di paglia.... che ne diresti! come vedresti la

cosa? --

Margherita stette alquanto sovra pensiero, guardando il suo babbo negli

occhi.

-- Tu sai qualche cosa. -- gli disse, -- sai.... della signora

Zuliani! --

Figurarsi l'atto di stupore del signor Anselmo, a questa scappata della

sua dolce figliuola!

-- O come? Già eri informata?

-- Eh, ci voleva poco a capirlo. Quella graziosa signora ci ha sempre

veduto volentieri come il fumo negli occhi. Appena una visita, in tutto

il dicembre passato, e ci ha lasciate sole a far la nostra vita di

forestiere. Finalmente, perla notte del capo d'anno, c'è stato l'invito,

e neanche fatto da lei, ma dal signor Raimondo, che, evidentemente per

salvar le apparenze, metteva innanzi il nome della sua agrodolce metà. E

là, a quella cena, mio caro, ho inteso tutto, ho tutto indovinato.

Guardava me con aria di volermi sorbire come un uovo fresco: poi covava

quel povero Aldini con gli occhi, mettendolo in uno stato d'angustia e

d'impazienza da far veramente pietà. Dio, com'era seccato! e come si

vedeva che l'avrebbe tanto volentieri mandata a quel paese! Vecchie

lune, è questo il vostro destino. Ed era una vecchia luna, quella lì,

molto vecchia; non c'era da prendere abbaglio.

-- Quante cose hai osservate in una notte!

-- Seconda vista, babbo; e si ha sempre, per le cose che premono. Ed

anche ho notato l'atto della signora, quando suo marito destinò il conte

Aldini per accompagnarci in gondola fino alla riva degli Schiavoni.

Avrei avuto compassione di lei, te lo confesso, se non avessi veduto, e

prima e poi, che il signor Filippo pensava a lei, com'io al Gran Turco.

Ah, la stizza, che la prese cinque giorni dopo, quando capitò qui e

trovò il signor Filippo intento a disegnare il ponte del Paradiso, per

ricordo d'una passeggiata artistica, che avevamo fatta quarantott'ore

prima! È vero che se ne vendicò da sua pari, distillando veleni

nell'orecchio della mamma. Così li avesse distillati in presenza mia!

Ero donna da risponderle, sai? come va che lei lo riceve, un uomo

simile? E ne parla così a noi, ora, ch'egli è appena appena uscito di

qui? Permette che ci lagniamo a suo marito, di averci presentato un tal

uomo? Avrei voluto vederla, allora, che cosa mi sapesse rispondere. --

Il signor Anselmo sorrideva, sentendosi un po' più sollevato.

-- Dunque, non ti dai pensiero di quella vecchia luna?

-- Nè di quella, nè d'altre, le cui fasi son da lasciarsi dormire negli

antichi almanacchi. D'una sola cosa potrei darmi pensiero; come sei

venuto a saper tu, appena arrivato, di quella vecchia luna?

-- Appagherò subito la tua legittima curiosità. Quel bravo giovinotto mi

ha voluto condurre in casa sua; e là, con grande effusione di cuore, mi

ha fatta la sua confessione generale.

-- E ti ha detto che si trattava di una vecchia luna?

-- Sì, ed io l'ho assolto col proverbio; acqua passata non màcina. È un

onest'uomo; è stato tale anche in quella debolezza passeggera, in cui la

minor parte di colpa è stata certamente la sua. Fu involto, sconvolto,

travolto: mi servo delle sue stesse parole. Ma in verità, il parlare di

queste cose ad una ragazza come te....

-- Babbo, non sarò io tra poco Margherita Aldini?

-- Eh, Dio sa se mi farebbe piacere! Vorrei che fosse oggi la vigilia e

domani la festa. Ma tu la fai liscia più che non sia veramente. Se ci

fosse ancora qualche difficoltà da superare? --

Margherita impallidì a quelle parole del babbo.

-- Tu non me la dici giusta; -- esclamò.

-- E tu, bambina, non sei tranquilla come vorrei.

-- Vediamo di contentarti; -- ripigliò Margherita, facendo uno sforzo

visibile, per padroneggiare la sua inquietudine. -- Viene da lui, la

difficoltà?

-- Non da lui; egli ti ama pazzamente.... disperatamente...

-- Allora, son tranquillissima; -- diss'ella, respirando. -- Vedi che

effetto produci, con un paio di avverbii? -- aggiunse tosto, ridendo. --

Sono una donna forte più che tu non creda, e poco mi basta a farmi

riavere, purchè quel poco sia buono....

-- Ed abbondante; -- conchiuse il signor Anselmo, ridendo più

gustosamente di lei.

-- Sentiamo dunque; -- ripigliò Margherita. -- Donde viene la difficoltà

a cui accennavi?

-- Da un caso spiacevole di cui egli non ha colpa veruna, e che mi ha

dovuto raccontare, confessandosi a me.

-- Se egli si è confessato a te, la sua confessione era sicuramente per

me. Dunque, sentiamo tutto. --

Tutto! Faceva presto a dirlo, quella cara figliuola. Il babbo impacciato

non ne disse neanche la metà. Nondimeno, ce ne fu d'avanzo per lei,

quando ebbe sentito brevemente del vecchio errore, dei pronti rimorsi,

delle oneste esortazioni, che erano sembrate efficaci per rimetter

quell'anima in pace, ma che tutto ad un tratto, in quei giorni, avevano

perduto ogni forza. Non era divampata da capo una fiamma d'amore, che

più non poteva davvero, e che ad ogni modo non avrebbe trovato propizio

il terreno; era stato un incendio di orgoglio offeso, di collera feroce,

all'udire che un certo matrimonio era imminente, e che Raimondo Zuliani

sarebbe andato quella mattina alla stazione per aspettare l'arrivo d'un

padre, d'un padre già persuaso di quelle nozze e dispostissimo ad

affrettarle. Qui, in breve spazio di tempo tutta una rovina, un

precipizio di cose; la donna, vera furia scatenata, che scopre sè stessa

al marito, per nuocere altrui, anche a suo rischio di vita, e sempre poi

a suo danno; il marito che corre a chiedere ragione all'amico traditore,

ma precorso dalla donna impazzita, che va a dare avviso della commessa

follìa, ed anche a consigliare la viltà d'una fuga, avendo appena il

tempo di trafugarsi lei in un andito, presso un uscio segreto, donde

ascolta il colloquio terribile tra i due uomini ch'ella ha messi l'un

contro l'altro, e donde si ritira anche male, imprudentemente facendo

rumore nel chiudersi l'uscio dietro alle spalle; onde avrebbe potuto

accadere di peggio, se il signor Zuliani, sospettando il vero, fosse

corso ad inseguire quella donna nella scaletta di servizio.

Margherita ascoltava fremendo la rapida esposizione di quel viluppo di

casi. E più doveva farla fremere il racconto di ciò che era seguito tra

i due, così posti di fronte. Raimondo Zuliani era l'offeso; dettava egli

le condizioni della sua vendetta; imponeva la sua volontà, con un duello

alla sorte. La sorte aveva favorito l'Aldini; lo Zuliani perdente,

doveva uccidersi entro un termine di tempo già stabilito tra loro. Ma

egli, da galantuomo, confessava al suo avversario che si sarebbe ucciso

egualmente, vincendo, poichè aveva perduta la sua felicità con tutte le

illusioni della sua vita. Amava ancora, pur disprezzandola, quella donna

infedele, che già era stata cagione del suo dolore più acerbo. Per far

sua ad ogni costo quella donna, il poveretto aveva perduto l'affetto di

una madre adorata.

-- La signora Adriana che vive a Belluno; -- disse Margherita,

ricordandosi. -- Infatti, veneziana com'è, non si lascia più vedere a

Venezia. Si vede ora che conosceva bene la sua futura nuora. Povero

signor Raimondo! Ed è tanto un brav'uomo!

-- Tanto bravo, che con tutto quello ch'è accaduto fra lui e il conte

Aldini, vuole che il matrimonio si faccia, e dentro i sessanta giorni

che gli resterebbero da vivere, secondo il patto giurato. Patto segreto,

s'intende, e noi non dobbiamo saper nulla di nulla. Solo la bontà di

cuore del conte Aldini, la sua rettitudine, la sua probità verso di noi,

ci mettono a parte di quel triste segreto. Sicchè, vedi tu a che punti

siamo. Quell'ottimo giovinotto ha pensato che tu dovessi sapere ogni

cosa dei suo passato, per dar giudizio di lui. E qui è da lodare la sua

delicatezza: io gli ho già detto che per questa io lo stimavo mille

volte di più. Ma egli ha voluto raccontarmi ancora tutto l'occorso di

questa mattina, pensando che un matrimonio in queste condizioni potesse

dispiacere a te....

-- Ha ragione; -- interruppe Margherita.

-- Come, ha ragione? -- gridò il signor Anselmo, stupito.

-- Sì, ha ragione, e per questo lo stimerò io diecimila volte di più. Io

non sposerò il conte Aldini, coll'ombra del suicidio di Raimondo Zuliani

davanti agli occhi. Il nostro matrimonio è stato ideato dal signor

Zuliani, desiderato, preparato, voluto da lui. Con che cuore, dimmelo

tu, con che cuore andrei io all'altare, pensando che dopo la cerimonia,

il padrino delle mie nozze, si toglierebbe la vita?

-- Capisco, -- rispose il signor Anselmo. -- Ma a fargli mutar proposito

non ci adopreremo anche noi? Lo metteremo con le spalle al muro, vedrai;

lo pregheremo, lo piegheremo; ascolterà le voci della ragione.

-- Lo credi? Ci vuol altro che esortazioni e preghiere! Ci penserò; --

rispose Margherita con accento risoluto.

-- E intanto, cara mia, che si fa coll'Aldini? Egli ha riconosciuta la

necessità di farti sapere tutta la sua confessione, ma soggiungendo che

ne dovevano conseguire due mali; uno, il più grave, e per lui certamente

insopportabile, che il tuo cuore si allontanasse da lui; l'altro, che ne

sarebbe il corollario immediato, di non potersi presentare questa sera

da noi. Lo vedresti tu volentieri, dopo ciò che conosci di lui?

-- O babbo, -- disse Margherita, -- anch'io mi sono confessata a te; più

brevemente, e per un fallo minore. Speravo di aver fatto un giudizio

temerario, sospettando che tra lui e quella donna ci fosse stato....

qualche cosa. In verità, non pensavo di colpir così giusto. Ad ogni modo

ero certa.... il cuore mi diceva, il cuore che non s'inganna mai, che

fossero vecchie lune, tramontate da un pezzo, e che solo per orgoglio

offeso, od altro di simile, quella donna mi odiasse. Quanto a lui,

senti, io ti confesserò candidamente, che non avrei voluto quell'ombra

del passato ad oscurargli la fronte. Mentirei, se ti dicessi il

contrario. E credi ancora, avrei rinunziato a lui, se egli fosse stato

un altro.

-- Che sottigliezze!

-- Sì, e da capirsi benissimo. Egli era così gentile e buono, così

nobile e colto, così rispondente al mio ideale, che, salvo sempre il tuo

consenso, io non avrei rinunziato a lui per il ricordo di un'ombra

passata sopra i suoi occhi, prima che quegli occhi si fossero posati su

me. Così potevo perdonare il passato; così posso ancora, e perdonarlo e

cancellarlo. Egli è oggi senza colpa, per me. Non lo hai tu confessato,

del resto? -- soggiunse la cara fanciulla, sorridendo. -- E non gli hai

data la tua paterna assoluzione?

-- Con tutta l'anima; -- rispose il signor Anselmo, intenerito. --

Dunque, ecco qua; lo riceverai bene. Io gli ho detto, congedandomi da

lui: esplorerò l'animo di Margherita, e le scriverò un bigliettino, con

questa frase, che lo conforti: "il ponte del Paradiso è in ottimo stato

di conservazione; ci si può passare senza pericolo."

-- Babbo cattivo! Tu ascolti, passando....

-- Come tu dietro agli usci.

-- Ma io non potevo fare diverso, essendo nella camera attigua.

-- E neppur io, essendo nella stessa camera, e infilando la

pelliccia. --

Erano pari e patta. Margherita conchiuse il giuoco, abbracciandolo

stretto, e stampandogli due baciozzi sulle guance.

-- Sicchè?... -- diss'egli.

-- Scriverai.... scriveremo.... anzi scriverò io il biglietto. Si

guadagna tempo. Non l'ho mica da sposare domani. E gli parlerò un

pochino ancor io, per l'appunto domani.... se il babbo permetterà.

-- Veramente....

-- Veramente, al punto in cui siamo, anch'io debbo parlare. E poi che

cos'è? Dubiteresti della prudenza di tua figlia?

-- No, questo, no. Ma siete prudenti in un certo modo, voialtre donne; e

prepotenti, poi!... Insomma, farai quel che vorrai. --

In quel punto venne un cameriere ad annunziare la visita del signor

Raimondo Zuliani.

-- Ditegli che passi; -- rispose il signor Cantelli.

-- Ed io, babbo, passo di là, per iscrivere ancora una lettera; poi

vengo da voi. --

Leggera leggera, la fanciulla si trafugò nella camera attigua. Aveva già

richiuso l'uscio, quando il signor Zuliani entrò nel salotto.

Raimondo era calmo nell'aspetto, quasi severo. Gran forza di volontà in

quell'uomo, che la sventura aveva così duramente percosso! Si sarebbe

mostrato anche ilare, se non avesse dovuto dare, a scusa della sua

assenza mattutina all'arrivo di Anselmo, poco liete notizie della sua

signora. Nervosa all'eccesso, la sua Livia aveva sofferto nella notte un

potentissimo assalto del suo male, restandone molto abbattuta. Era a

letto, naturalmente, e n'avrebbe avuto per parecchi giorni. Egli

intanto, rinnovate le sue scuse, ringraziava caldamente l'amico di esser

venuto alla chiamata, e di mostrarsi tanto disposto ad accogliere il suo

disegno. Gli premeva di esser egli l'autore della felicità di un

carissimo giovine, che avrebbe presentato quella sera ad Anselmo

Cantelli. Un gentiluomo perfetto, quel conte Aldini, un'anima grande, un

cuor d'oro, degno di Margherita, almeno in quel modo e in quella misura

che un uomo poteva esser degno di un angelo. Ed anche a questi patti,

poteva l'angelica creatura esser certa di non trovar fallo presente in

quell'uomo. Tutti si è stati giovani, conchiudeva Raimondo, e qualche

antica debolezza, com'egli aveva avuto l'onore di dire alla signora

Eleonora dopo l'imprudenza di un certo discorso leggero, non doveva

assolutamente contare.

-- Acqua passata non mácina; -- disse il signor Anselmo; -- e poi,

bisogna sempre passarne qualcuna, pensando che l'uomo è nato cacciatore.

La mia figliuola non ha poi badato molto ad un discorso che voi volete

pur ricordare, mio caro Zuliani, dicendolo anche leggero, mentre infine

esso non usciva dai limiti delle chiacchiere da salotto, urbane sempre e

graziose. E dopo tutto, la mia Margherita, senza essere un angelo, come

voi avete la bontà di chiamarla, è una donna forte, ve l'assicuro io,

una donna forte.

-- Dunque, -- riprese Raimondo, -- è affar combinato?

-- Eh, quasi. Bisognerà bene che questo giovinotto lo veda prima ancor

io, e ancor io me ne innamori; ne convenite?

-- È giusto; -- conchiuse Raimondo. -- Ma di ciò sono più che sicuro. --

L'uscio della camera attigua si aperse, e Margherita comparve,

Margherita luminosamente bella, col sorriso sul labbro, e un mazzettino

di lettere nella destra, che fece scorrere prontamente nella sinistra,

per istender l'altra con atto cortese e sollecito al signor Raimondo

Zuliani. E strinse forte, quella mano delicata, strinse forte la mano di

quell'uomo, per cui sentiva una simpatia più viva e più profonda di

prima.

-- Permette? -- diss'ella poscia, accennando le sue lettere. -- Le

consegno, e sono da Lei. --

Andava intanto alla parete, e toccava il bottone del campanello

elettrico.

-- Subito queste lettere nella cassetta postale; -- ordinò al cameriere,

che era comparso alla chiamata.

Poi, libera dalle sue piccole faccende, venne a sedersi accanto al

signor Raimondo, chiedendo anzitutto notizie della signora Livia, ed

ascoltando con molta attenzione quello che egli ne diceva; egli

poveraccio, che dalla mattina non era più ritornato al palazzo Orseolo.

Di quante piccole bugie necessarie non si compongono le nostre

conversazioni! Di lì, mutando argomento, la donna forte passò a

discorrere della mamma, che era in volta col suo Federigo, per

arricchirne il corredo. Sicuro, anche lì ci voleva un corredo di nozze;

non per la sposa, che non ne aveva bisogno, se non di carbone e di

munizioni da fuoco, essendo una bella corvetta, destinata a fare con

Federigo, per suo viaggio di nozze, il giro del globo. La lunghezza del

viaggio voleva adunque che fosse più ricco dell'usato il corredo dello

sposo.

In queste chiacchiere si consumò una mezz'ora; dopo di che il signor

Zuliani prese commiato, promettendo una visita più lunga per quella

medesima sera.

-- Non so, -- diss'egli, -- se troverò il conte Aldini, per presentarlo

io al suo babbo. Ci siamo intesi per le nove. Ma se per caso egli avesse

da capitare prima di me, prego Lei, signorina, di far le mie veci.

-- Con gran piacere; -- rispose Margherita, stringendo ancora ben forte

la mano di Raimondo; -- ed Ella me ne ricambierà con buone notizie della

sua signora, alla quale vorrà fare i nostri più caldi augurii per la sua

pronta guarigione. --

Non una fibra del volto di Raimondo Zuliani tradiva lo stato dell'animo

suo.

-- Uomo forte davvero, e risoluto; -- pensò Margherita, vedendolo

partire; -- questo sarà duro a vincere, più che il babbo non pensi. --

Indi a poco arrivò Federigo con la mamma.

-- Grandi acquisti, -- disse la signora Eleonora al marito. --

Quest'oggi ti costiamo un capitale.

-- Dài, dài dentro senza misericordia; -- rispose il signor Anselmo,

stropicciandosi le mani. -- Sei capace, scommetto, d'avermi speso un

dugento di lire.

-- Sì, bravo; aggiungi uno zero.

-- E che cos'è uno zero? Nulla, mia cara. Infatti, non si dice di un

uomo.... come me, verbigrazia, ch'egli conta come uno zero? --

Si rideva, così, aspettando l'ora del pranzo; e il signor Anselmo,

prendendo esempio da quella donna forte di sua figlia, le cercava tutte

per rallegrar la sua gente.

E la signora Eleonora, ottima pasta di donna, era lontana le mille

miglia dal sospettare che figlia e marito non avessero punto voglia di

star sulle celie, dopo tanti sopraccapi che avevano avuto in tre ore.

Bello, passare tra i drammi della vita senza avvedersene! Ma un gusto

simile è solamente capace d'intenderlo bene chi della vita ha saggiato

il disgusto.

Quella sera, alle nove in punto, ritornava Raimondo Zuliani, tranquillo,

sereno, anche ilare, secondo il suo vecchio costume, poichè della sua

signora poteva recare sempre migliori notizie. Con lui veniva Filippo

Aldini, che il signor Anselmo ebbe l'aria di vedere per la prima volta.

Così voleva la diplomazia, concertata tra loro.

L'Aldini non appariva ilare come Raimondo, tra perchè quello non era mai

stato il suo costume, e perchè allora come allora gli sarebbe parso un

insulto, o poco meno, all'interna pena del suo compagno di visita. Era

calmo, nondimeno, e garbato: un po' umile, anzi un po' vergognoso, si

accostò a Margherita, osando appena di toccarle la mano.

Ma sul cuore sentiva il dolce conforto di una letterina, ricevuta quella

sera al Quadri; una cara letterina, che lo aveva miracolosamente aiutato

a mandar giù qualche boccone con minor reluttanza. La soprascritta era

di pugno del signor Anselmo; lo scritto interno di Margherita. Così

erano in due a dargli animo. Ed era la prima volta, quella, che Filippo

Aldini vedeva i caratteri della divina creatura, fini, svelti, e chiari

ad un tempo, non imitati, grazie al cielo, da certi uncini, arpioni e

rampini bislunghi e bistorti dei secoli barbari, come si usa oggidì

dalle graziose donne del mondo civile.

La letterina di Margherita diceva brevemente ed eloquentemente così:

"Il babbo ha molte faccende e non può scriverle, come sarebbe

suo desiderio vivissimo. Ma faccia conto che scriva egli in

persona, nel lasciare che fa il grato incarico a me di

significarle che si può passare senza pericolo; Ella sa dove.

"_Margherita"._

Certo il Povero Aldini sarebbe stato molto impacciato, quella sera, a

trovar materia di conversazione, così turbato com'era, e per parecchie

ragioni. Ma gli venne provvidamente in aiuto la signorina Margherita,

tirando il discorso sull'arte. Il ponte del Paradiso ebbe naturalmente

la parte sua; l'ebbe il pittore Longhi; l'ebbe il Pannini; l'ebbe

soprattutto il divino Correggio. Erano a Parma, buon Dio; frugarono

tutti i piani della Pilotta, dal museo archeologico al teatro Farnese;

poi fecero una serie di scorribande, alla rocca di Torrechiara, a quella

di San Secondo, a Montechiarugolo ed a tante altre castella

circonvicine, per andare a finire nelle alte solitudini del lago Santo.

Ci prese gusto anche il signor Anselmo, che sul territorio parmense

possedeva un latifondo da principe, e meditava di ampliarlo ancora,

tanto vedeva di quei luoghi invaghita la sua cara figliuola.

-- Margherita, -- diss'egli giubilante, -- ha Parma sulla punta delle

dita.

-- Babbo, il tuo complimento sarebbe più bello in francese: _je la sais

par coeur_.

-- Non è lo stesso?

-- Sì: ma c'è quel cuore, che ha più sentimento delle dita; non ti

pare? --

Per la maggior bellezza della frase doveva aver ragione lei, se anche le

si potesse rispondere che il sapere una cosa _au bout des doigts_ aveva

corso libero in Francia. Quella sera faceva lei tutte le carte, ma

usando l'arte di far parlare più che potesse l'Aldini. Il signor Zuliani

notò con soddisfazione che il Cantelli non ispiccava mai gli occhi da

Filippo, se non forse per rivolgerli alla sua Margherita.

-- Mi pare che il negozio cammini; sia lodato il cielo; -- pensò egli in

cuor suo.

Quando egli fu sul punto di andarsene, Margherita gli disse con la sua

grazia adorabile:

-- Signor Raimondo, io so che Lei mi vuol bene; e Lei sappia che io

gliene voglio ancora di più.

-- Mi par difficile; -- rispose egli con bella galanteria.

-- Vedremo. Chi vive, ha tempo a vedere.... e a ricredersi. Vuole che

scommettiamo? --

Raimondo Sorrise, ma non accettò la scommessa.

Al conte Aldini, che era rimasto ancora qualche minuto, la donna forte

trovò il modo di dire in disparte:

-- Ci si vede domani? L'aspetteremo alle tre, io e babbo. Si parlerà

d'alte cose. --

E perchè Filippo era rimasto un po' sconcertato da quelle "alte cose",

soggiunse:

-- Ma sì, c'è da aggiustare quel benedetto ponte. Non pericola, lo so;

ma qualche restauro mi pare che lo richieda.... e lo meriti. --

Ah, birichina, quella donna forte! Ed aggiungeva per il buon peso:

-- È anche un po' angusto, quel povero ponte. Non già come quello che la

fantasia di Maometto ha saputo imaginare, fatto d'un filo di ragnatela,

che, guai alle anime, se non son più che leggere, perchè non ci si

potrebbero reggere e cascherebbero nella Geenna, fiammeggiante di sotto!

Ma al nostro dobbiamo pensare, da buoni architetti, facendolo ampio al

bisogno, e ben saldo. Sorrida intanto; sorrida almeno una volta! --

Filippo Aldini sorrise, e promise.

Il ponte del paradiso: racconto · 第 21 / 28 题