Intitolo a Voi questo racconto, a voi per gratitudine del molto bene,
che mi avete fatto; sì, in verità un gran bene, imperciocchè voi con la
benevolenza, e la cortesia vostre ravvivaste la fede nell'amicizia in me
se non affatto spenta, illanguidita almeno.
Confesso, che il nome vostro meritava fregiare più degna cosa, che
questo lavoro non è, ma, voi lo sapete, la vita ha sue stagioni come
l'anno, nè i frutti del finire dell'autunno pareggiano quelli del
cominciare della estate: e voi baderete al cuore che offre, non già al
pregio della offerta. Impertanto concedete, che conchiudendo dica con
messer Ludovico nostro:
«Nè per poco io vi dia da imputar sono,
«Che quanto posso dar tutto vi dono.»
Auguro a Voi, ed ai vostri, anni lunghi, e sereni, sopratutto sereni.
Livorno, 1 giugno 1868,
_Amico vostro_
F. D. GUERRAZZI.
[Illustrazione: Fulvia Piccolomini.]