IV.

I critici della presente legislazione dell'amore hanno buono in

mano. Tanti sono gl'inconvenienti delle leggi e dei costumi,

che non occorre rappresentarli: noi tutti, giovani e vecchi,

uomini e donne, celibi e coniugati, ne conosciamo per prova i

danni. Al giovane, cui non è offerto altro appagamento del

bisogno d'amore se non l'amaro e velenoso piacere che si

compra; alla moglie, che non può vivere insieme con chi non

ama; alla sciagurata, che vive del mercato di sè stessa; agli

amanti, cui i pregiudizî sociali vietano di unirsi agli

adulteri, che debbono nascondere l'amor loro e tremare per la

loro vita, lo stato presente non può piacere. Su questo punto

tutti possono mettersi d'accordo. La quistione è un'altra, la

quistione è questa: gl'inconvenienti lamentati sono

eliminabili? Dipendono da un artifizio maligno che si può

combattere, o da fatalità naturali contro le quali siamo

impotenti?

I fautori dell'amore libero accusano la società. Tutto il danno

viene da lei. Essa, badando agli interessi materiali, cupida

soltanto di denaro, contrasta l'amore, la passione pura,

ideale. Questi critici non lodano già lo stato di natura. Allo

stato di natura, anzi, riconoscono che l'amore nel senso umano,

migliore, più grande ed alto della parola, non esiste: esiste

l'accoppiamento. L'infima e primitiva umanità è appena capace

di una scelta sessuale simile a quella che esercitano gli

stessi animali; le prime coppie umane sono appena durature

quanto quelle di certi uccelli e di certi mammiferi; anzi meno.

L'amore, da questi germi, si è sviluppato a poco a poco: la

facoltà di scelta è divenuta passione morale, la tendenza a

rendere stabile la coppia si è mutata nel bisogno d'un legame

indissolubile, eterno.

Già si potrebbe a questo punto osservare: se ciò è avvenuto

durante quello stesso processo storico che ha portato il mondo

al presente ordinamento, possiamo dire che gli ordini attuali

sono tanto contrarî all'amore? Non potrebbe darsi, al

contrario, che l'amore sia nato insieme con questi ordini, e

per effetto di essi? I giovani, le fanciulle segnatamente, sono

tenute nell'ignoranza delle funzioni sessuali: questo fatto è

denunziato dall'Albert come un abuso di confidenza commesso

dalla famiglia contro l'amore, come uno dei numerosi espedienti

adoperati dalla società moderna per impedire all'istinto

sessuale di epurarsi. Non potrebbe darsi, invece, che le cose

andassero al contrario? Il costume dell'ignoranza, del mistero,

è certamente nocivo; ma, se nuoce, non nuoce appunto nel senso

di far credere l'amore una cosa più arcana, più pura, più

sublime che in realtà non è? E dalla scienza della realtà

sessuale impartita senz'altro alle fanciulle e ai giovanetti,

dalla loro libera educazione in comune, non potrebbero derivare

altri inconvenienti nel senso opposto? L'Albert dovrebbe

sospettarlo, egli che pur nota come una forma di prostituzione,

l'_etairismo_, nacque dalla libertà sessuale accordata alle

giovani prima del matrimonio. La verità vera non è forse che vi

sono inconvenienti in tutti i sistemi? E gl'inconvenienti non

dipendono dall'ambiguità della natura umana, che non è tutta

bruta nè tutta pura, nè tutta senso nè tutta sentimento, nè

tutta spirito nè tutta materia? Come ha detto Sully Prudhomme

Tout ce que son génie ouvre en haut de carrière

En bas la pesanteur à ses pieds l'interdit...

L'amore libero dovrebbe essere fondato sull'intimità fisica e

morale degli amanti. Ma nè il senso e il sentimento vanno

sempre d'accordo, nè vi è nel genere umano, come in tutto il

mondo vivente, un assortimento così rigoroso delle creature,

una tale convenienza fra gl'individui presi a due a due, che le

coppie siano indissolubili. I più nobili fautori dell'amore

libero non intendono già che esso debba consistere nella

possibilità di cambiare dall'oggi al domani di amante, nel

rompere e riannodare le unioni continuamente, a capriccio:

vogliono tutto il contrario. L'Albert, per esempio, dice

espressamente che l'unione dev'essere unica e costante, che nel

reiterare le prove prima di contrarla vi sarebbe «sciupio di

forza umana e disordine nell'economia della vita». Ma la scelta

della creatura unica con la quale poter vivere eternamente è

impossibile, perchè la creatura unica non esiste. Si è riso

abbastanza dell'ansiosa e patetica ricerca dell'anima sorella

al tempo che il romanticismo era in voga! Se ne è riso perchè

l'anima sorella, l'anima unicamente conveniente all'anima

nostra, non c'è. Quando abbiamo creduto di trovarla, ci

accorgiamo, più o meno presto, che non fa più per noi come

credevamo dapprima, che non è più quella che pareva, che ve ne

sarebbero molte altre migliori, più convenienti, o capaci, se

non altro, di ridarci, nei primi tempi, l'illusione di una

assoluta convenienza; e allora vogliamo riprovare

quest'illusione, che è molto dolce paragonatamente ai

disinganni prodotti dai malintesi, dal disaccordo e dalla

guerra di tutti i giorni. E se l'amore libero non deve

implicare la possibilità di mutare continuamente di amante, non

sarà anch'esso una specie di matrimonio? Il nome, più che la

cosa, sarà mutato. Nel matrimonio attuale c'è un dovere

materiale di restare accanto alla persona che abbiamo scelta;

nell'amore libero ci sarà un dovere morale; ma, oltrechè il

dovere morale dovrebbe essere più rigoroso del materiale,

qualunque dovere, sia materiale o morale, sia scritto o

pensato, non è tutto il contrario del piacere? «Non v'ha nulla

che ci tenti come le cose proibite. Non vi sono persone

altrettanto disposte a odiarsi e fuggirsi come quelle alle

quali è stato comandato di restare insieme». Parole delle quali

nessuno può negare la verità: ma quando i nuovi amori, dopo la

prima unione libera, saranno vietati, non più dal codice, dai

giudici e dai carabinieri, ma dalla nostra coscienza, dal

ricordo del primo impegno, dal rimorso di annullarlo, il frutto

proibito cesserà forse di eccitare la nostra bramosia?

La società moderna è contro l'amore, dicono, perchè gli

antepone la proprietà, il denaro, il ventre; viceversa l'amore

si vendica terribilmente, producendo drammi, tragedie, rovine

d'ogni sorta e affermando così la propria onnipotenza. Questi

sono fatti e non si possono negare. Ma che cosa significano

essi? Significano che tra l'amore e l'amor proprio, fra

l'istinto della conservazione individuale e quello della

riproduzione della specie, c'è un contrasto, un dissidio, un

conflitto. Certo, considerati all'origine, i due istinti si

possono identificare: l'individuo si conserva per riprodursi, e

si riproduce per conservarsi, per non perire del tutto, per

durare in un altro individuo a lui simile e da lui generato. Ma

questa identità essenziale, filosofica e metafisica, non vieta

che realmente, praticamente, nella specie umana, che i due

istinti vengano in urto, e che ora vinca l'_io_ ora l'_altro_ o

l'_altra_; che ora trionfi l'amore, ora il denaro; ora gridi il

ventre, ora... un altro organo. E se il ventre ha, come dicono

i critici della società attuale, più culto ed onore che non

l'amore, ciò dipende appunto dal fatto naturale che l'istinto

della conservazione, nella nostra specie, opera continuamente,

incessantemente, dal primo all'ultimo giorno della vita, ed è

assolutamente indomabile; mentre quello della riproduzione

comincia ad operare un buon tratto dopo la nascita, finisce di

operare prima della morte,--della morte naturale, per

vecchiezza,--nè opera continuamente, ma ad intervalli, ed è

anche, relativamente, domabile. «Nella sfrenata concorrenza

degli appetiti,» dice l'Albert, «nel conflitto mortale dei

bisogni, l'uomo moderno si sente perduto se si disvia dal segno

al quale è ribadito: nutrire il proprio corpo. Egli sa inoltre

che l'ebbrezza d'amore trascina lungi dai calcoli meschini e

che l'amore disperde le più elementari precauzioni

dell'interesse personale». È difficile dir meglio. Sì,

l'istinto della riproduzione, dal quale dipende il sentimento

dell'amore, questo istinto che dovrebbe fare tutta una cosa con

quello della conservazione personale, quest'amore che dovrebbe

confondersi con l'amor proprio, gli si oppone, invece,

terribilmente; ma non sempre: quello che opera sempre, che urla

sempre, è il bisogno di nutrire il corpo. Ma, se è così, è

naturale e fatale che la società, cioè l'insieme degli

individui umani, posponga l'amore all'amor proprio. Se è così,

possiamo sperare che la passione d'amore si affrancherà dalle

passioni strettamente egoiste? Sciaguratamente, se è così, noi

dobbiamo prevedere che il dissidio durerà finchè durerà

l'attuale costituzione organica dell'animale-uomo.

L'amore libero, dice l'Albert, dev'essere «la vita sessuale

indipendente dalla vita individuale». Ma questa indipendenza,

questa autonomia, non esiste. Prima di tutto le due vite, i due

istinti operano insieme in uno stesso individuo e lo sospingono

in vario senso e vengono in contrasto; poi, e qui è la gravità

maggiore, mentre ciascun individuo è indipendente e autonomo

nell'esercizio della vita sua propria, dipende strettamente

dall'individuo dell'altro sesso per l'esercizio della vita

sessuale. E dal contrasto appunto di questa parziale

indipendenza e di questa parziale soggezione, nasce un'altra

enorme serie di inconvenienti. E se pure ciascun individuo di

un sesso, soffrendo del contrasto, trovasse nell'individuo

dell'altro sesso un contrasto egualmente forte, meno male

ancora; ma nei due sessi la forza di questo contrasto è

diseguale. Una delle cose più notevoli, nelle relazioni dei

sessi, è questa: che mentre essi sono entrambi egualmente

necessarî a compiere l'ufficio della propagazione della vita,

l'appetito dell'amore è più gagliardo negli uomini che non

nelle donne, in tutti i maschi animali che non nelle femmine. E

di qui un numero infinito di altri danni.

Il padre Roesler ha lodato la verginità ed affermato che essa

sarebbe, come fu, una soluzione della quistione femminista.

Ora, se egli può dire e credere questa cosa, ciò accade perchè

la verginità, l'astinenza, è nelle donne relativamente facile,

mentre agli uomini è molto più difficile. Ma poniamo che tutte

le donne capaci di castità si ritraessero dal mondo: esse

avrebbero risolto il problema per conto loro; per tutte le

rimanenti e tutti i rimanenti, cioè per il consorzio umano, la

quistione si aggraverebbe; poichè, scemato il numero delle

donne disponibili, la lotta sessuale diverrebbe acutissima. E

quando si dice lotta sessuale, non s'intende soltanto quella

che i maschi, che gli uomini concorrenti e rivali, sostengono

tra loro; ma anche, e principalmente, quella tra uomini e

donne. Questa lotta esiste ed è sempre esistita, non solamente

nel genere nostro, ma anche in tutto quanto il regno organico:

ai nostri giorni la biologia e la psicologia non hanno fatto

altro che metterla in evidenza; nel momento che scrivo, uno

studioso italiano, Pio Viazzi, ne ha fatto oggetto di un libro,

intitolato appunto _La lotta di sesso_.

I sessi implicano diversità; senza diversità essi sarebbero un

controsenso. Le diversità non sono soltanto negli organi, ma

anche nelle funzioni, negli atteggiamenti, negli appetiti. Il

maschio è attivo e ardente; la femmina è passiva e tepida.

Questi due esseri diversi sono destinati ad accoppiarsi, a

intendersi, ad amarsi; e ciò accade realmente, e la legge

d'amore regola il mondo; ma l'intesa non si avvera

semplicemente, facilmente, subito: al contrario, è preceduta da

una contesa, e prima, durante e dopo l'amore c'è un lievito

d'odio. «L'amore,» dice ancora l'Albert, «è fatto di

uguaglianza». No, purtroppo,--o per fortuna. Giacchè, se

l'attrazione è un bene, una fonte di piacere, essa nasce dalla

diseguaglianza, dalla diversità. Ma la diversità non è cagione

soltanto di attrazione, o di attrazione pura: l'avversione,

fatalmente, la intorbida. «Oggi,» continua l'Albert, «l'uomo e

la donna stanno l'uno in faccia all'altra nella situazione di

due esseri d'ineguale importanza. La nozione d'una stretta

equivalenza non ha potuto ancora stabilirsi fra le due serie di

esseri che collaborano per una parte eguale, sebbene in modo

diverso, all'opera vitale». Sì, uomini e donne importano

egualmente; ma i loro portamenti sono diversi; e la diversità

dei portamenti non è piccola, lieve, trascurabile o

semplicemente correggibile. In avvenire, prevede questo

scrittore, in una civiltà migliore, più pura, più

disinteressata, veramente civile, «l'amore non implicherà più,

come oggi, quella parte di odio che allontana l'idea

dell'unione vera, franca e leale. Non sussisterà più, tra

l'uomo e la donna, quel secreto pensiero d'ineguaglianza che dà

tanto spesso all'amore moderno il carattere d'una lotta

snervante e subdola». Questa cosa accadrà se la natura degli

esseri umani cambierà; finchè saranno come sono, e come sono

sempre stati, la lotta continuerà. Non è sempre esistita? Lo

stesso Albert, che pure accusa la società, non dice che le

diverse abitudini morali degli uomini e delle donne sono

effetto «d'una lunga tradizione e di una costante esperienza?»

Ora dai fatti di esperienza costante derivano le leggi; e la

lotta sessuale è una legge della quale possiamo dolerci, ma

contro la quale la buona volontà è inefficace. «Le brutalità

passionali, come tutte le altre, sembrano essere il risultato

degli ostacoli che la società oppose all'espansione degli

individui». Ma negli ostacoli opposti dall'ordinamento sociale

si potrà trovare l'occasione delle brutalità: la loro ragione,

la loro origine è nella inimicizia, nell'avversione che si

sovrappone all'amore. Quando i maschi e le femmine animali si

feriscono, si dilaniano, si uccidono, ciò non accade per gli

ostacoli frapposti dal gregge o dallo sciame; ma perchè ì

maschi non intendono le femmine, e tanto meno le femmine

intendono i maschi; e il risultato finale dell'intesa, che pure

si ottiene, è pagato con le violenze, gli errori, gli orrori e

i dolori.

La prostituzione è una piaga, una vergogna, un danno. Noi

possiamo rintracciarne le origini sacre e le profane; possiamo

denunziare e combattere le condizioni che la favoriscono, le

occasioni che la provocano: ma la causa prima, la ragione

essenziale che la fa sussistere è ancora nella diversità dei

sessi, nel maggior prezzo che ha l'amore, la sensazione

d'amore, per l'uomo; nel minor prezzo che ha per la donna: il

pagamento ristabilisce l'eguaglianza: pagamento indiretto, ma

pur sempre materiale, sotto forma di protezione, di aiuto, di

compagnia; pagamento morale, sotto forma di gratitudine;

pagamento diretto, brutale, col denaro. Quando le donne non si

fanno pagare, gli uomini hanno il dovere di mantenerle, di

sostenerle, o più semplicemente di amarle. Il matrimonio è

veramente molte volte una specie di prostituzione. Ma se noi

sopprimeremo la società attuale, col suo stato civile e con la

sua moneta, i matrimonî-mercati, o per dir meglio le

unioni-mercati sussisteranno, e la prostituzione con essa;

perchè noi non potremo impedire che la donna tepida o frigida

calcoli e speculi sugli ardori maschili e si dia a quegli

uomini dai quali crede di poter ritrarre maggiori vantaggi.

E, per concludere, l'amore libero come l'intende l'Albert, e

come merita di essere inteso, è l'amore perfetto, l'ideale

dell'amore, l'amore affrancato da tutte le soggezioni, l'amore

sottratto ad ogni pericolo, l'amore garentito da ogni danno. I

due istinti di conservazione e di riproduzione sono

diversamente proporzionati: nell'amore libero debbono essere

tutta una cosa. Fra l'autonomia e la dipendenza delle creature

sessuate c'è un contrasto: questo contrasto deve sparire. Il

senso e il sentimento operano a volta a volta, o diversamente:

queste alternative e queste diversità non debbono più esistere.

Ogni individuo d'un sesso può amare una quantità d'individui

dell'altro; questa possibilità deve finire, ci dev'essere

invece un rigoroso assortimento di tutte le coppie. Uomini e

donne vedono, pensano, operano diversamente: essi devono

ridursi eguali in tutto... o quasi in tutto.

Questo è uno dei caratteri salienti del tempo nostro: la

credenza e la previsione che le fatalità naturali dalle quali

ci vengono i danni si possano combattere, eludere e sopprimere.

Ma, dall'altra parte, se non si credesse così, se non si

nutrisse questa speranza, se tutti fossimo convinti che tutto è

ineluttabile, che cosa faremmo?...

Il colore del tempo · 第 32 / 86 题