I.

I femministi cominciano col sostenere che il loro partito non

chiede nulla di nuovo; che la donna già esercitò la supremazia

della quale fu arbitrariamente privata ed alla quale ha

nuovamente diritto. In Assiria, dicono, la madre aveva maggiori

diritti del padre; ed anche oggi, fra le popolazioni turaniche,

quando un figlio diffama il padre, è passibile di una semplice

ammenda; mentre, se insulta la madre, gli si rade la testa, gli

si nega la terra e l'acqua e spesso lo si chiude in prigione.

Prima di tutto è da osservare che questo costume significa

semplicemente come alla madre si debba maggior rispetto e

venerazione che non al padre, come l'insultare la madre sia un

delitto tra i più gravi e nefandi. Anche presso di noi, senza

che si rada la testa ai figli snaturati capaci di commetterlo,

tale è l'opinione generale. In secondo luogo, quando pure tra i

costumi antichi e tra quelli dei popoli selvaggi se ne trovasse

qualcuno che veramente dimostrasse la supremazia sociale della

donna,--e non già quella soltanto familiare della

madre,--bisognerebbe forse per ciò concludere che hanno torto

la civiltà e il secolo nostro, e che hanno ragione i tempi

andati e le genti incivili? «Dagli Sciti ai Galli, dagli Iberi

ai Germani di Tacito», dice il più autorevole tra i femministi,

il Bebel, «noi vediamo la donna prendere, sin dai più remoti

tempi, in mezzo alla famiglia ed alla società, il posto

eminente che ha perduto nelle età successive». Vogliamo per ciò

dire che gli Sciti, i Galli, gl'Iberi e i Germani erano più nel

vero e nel giusto di noi? Se bisogna credere al progresso,--e i

femministi debbono crederci; perchè, in caso contrario, come

potrebbero sperare nei miglioramenti futuri?--se veramente

dobbiamo dire che la storia del genere umano dimostra un

successivo nostro perfezionamento, bisogna allora anche

ammettere che la supremazia della donna è oggi scomparsa perchè

non era ragionevole, non tollerabile, non sostenibile. Vogliamo

dire che le società umane, progredite per certi rispetti, sono

andate indietro per altri? Questo modo di ragionare è

pericoloso; perchè chi distinguerà in quali cose abbiamo

peggiorato e per quali altre siamo andati avanti? A Sparta si

lasciavano morire i bambini deboli e mal fatti, per la salvezza

della razza; è preferibile l'antico costume a quello presente

di sostentare finchè è possibile le vite grame?

E poi: quale fu veramente questa supremazia femminile ai tempi

antichi, ed in che cosa consistette? Nella medesima Sparta le

fanciulle erano educate come i giovani, si addestravano nelle

palestre insieme con quelli. Noi possiamo lodare l'educazione

spartana: non la lodava però Aristotile, che poteva meglio di

noi valutarne gli effetti. «Il legislatore di Sparta», dice lo

Stagirita, «ha ordinato le istituzioni dello Stato in modo che

gli uomini siano educati conformemente alle loro attitudini;

quanto alle donne, le ha molto neglette: esse vivono

licenziosamente in mezzo a quel popolo guerriero». Alla

distanza di parecchie migliaia d'anni un dottore

americano,--esagerando certamente, ma l'esagerazione è

sintomatica,--così descrive gli effetti dell'educazione virile

delle fanciulle americane: «Le nostre fanciulle non sono più

capaci di perpetuare la razza; e se si continua ad impartir

loro questa educazione, fra cinquant'anni bisognerà far venire

le donne dalle altre parti del mondo». Il Nietzsche va più in

là, come abbiamo visto: giudica che per ogni dove i costumi

presenti rendono la donna incapace di perfezionare la specie

umana.

Ma torniamo all'argomento. Era forse segno di supremazia

femminile, a Roma, la facoltà di battere le donne con le verghe

fino alla morte per il semplice sospetto d'ubbriachezza? O

l'obbligarle a restare confinate nel focolare domestico, dove

solo l'uomo poteva celebrare il culto degli avi? E quando le

vere virtù muliebri, la modestia, il pudore, il timore degli

Dei, il rispetto filiale, tutti gli affetti familiari furono

dimenticati, e le donne si emanciparono, la società romana si

rafforzò, oppure andò all'ultima rovina?

Il padre Roesler, grande confutatore, nella _Quistione

femminista_, del Bebel, giudica tuttavia che, se non

nell'antichità, almeno nel medio evo la donna fosse più libera

o meglio protetta che non oggi: era sovrana, dettava sentenze,

impugnava le armi, sosteneva tesi giuridiche, esercitava la

medicina. Questo modo di giudicare somiglia troppo a quello,

tanto famoso quanto criticato, dell'Inglese a Calais: vedendo

una donna con i capelli rossi, scrisse nel suo libro di

viaggio: «Le Francesi sono rosse». Le donne, nell'età di mezzo,

esercitarono la medicina, sostennero discussioni legali,

combatterono, giudicarono? Ma quante fecero queste cose? Dieci,

cento, mille? E le altre? E la più gran parte? E quasi tutte?

Non continuarono quasi tutte a fare ciò che avevano fatto

sempre? Secondo Gringoire e Filippo da Novara le donne dovevano

filare e cucire; non leggere nè scrivere. Lo stesso autore non

avverte che Bertoldo di Ratisbona predicava: «L'uomo per la

guerra, la donna per la tessitura»? E che la parola tedesca

_weib_, donna, ebbe la stessa origine del verbo _weben_,

tessere? E che _schwertmagen_, il nome col quale si designano i

parenti dal lato paterno, viene da _schwert_, spada, e quello

della parentela materna, _spillmagen_, da _spindel_, fuso?

Ma concesso che parecchi secoli addietro le quistioni poste dal

moderno femminismo fossero tutte risolte, bisognerebbe allora

far voti perchè quei tempi tornassero tali e quali: con le

monacazioni più o meno spontanee, con le corti d'amore più o

meno dissolute, con le cinture di castità e tutto il resto. Noi

possiamo, considerando un periodo storico, lodare certi costumi

e biasimarne altri; ma i costumi, le leggi e tutti i fenomeni

sociali sono collegati in modo che non è possibile isolarli e

mantenerne a piacimento alcuni ed evitarne altri. Per una

logica, per una necessità contro la quale non possiamo nulla,

un'epoca è quella che è, con tutte le sue virtù e tutti i suoi

vizî; tener conto delle virtù sole sarebbe desiderabile, ma non

è possibile: bisogna prenderla, purtroppo, con le une e con gli

altri. Ora, a questo patto, chi vorrebbe tornare addietro?

Il colore del tempo · 第 29 / 86 题