L'opera di Sully Prudhomme non risolve adunque, rispetto alla
forma, il dissidio fra scienza ed arte, o lo risolve male. Egli
ha voluto dimostrare che la scienza non è fatale all'arte; ma
di questa compatibilità l'arte sua fredda, compassata e
didascalica ci fa dubitare. Resta da considerare in qual modo
egli si diporta nella quistione etica: se l'arte è da lui
sacrificata alla scienza, alla stessa scienza non dovrà egli
sacrificare la fede?
Questa è infatti la soluzione che troviamo nei _Destini_.
Appena la Terra esce dal Caos, il Male comincia ad operarvi, a
ordirvi le sue trame spaventose. Raffinatamente, per nuocer
meglio, esso mescola al dolore qualche piacere, che dia di
tanto in tanto al genere umano una tregua, dalla quale questo
esca fortificato, pronto a sopportare nuovi, maggiori dolori.
Ma, nello stesso punto che il Male scendeva in campo, anche il
genio del Bene si destava, e contrapponeva l'opera sua a quella
del nemico. Creò da principio l'amore, e credette d'aver fatto
così ciò che di meglio si poteva fare per la felicità del
mondo; ma poi mutò opinione:
S'il est bon de sentir, meilleur est de pouvoir.
Oui, le couple est heureux de deux corps qui s'attirent
Pour fondre lentement deux âmes qui s'admirent,
Mais la possession suprême est de savoir...
Quel plaisir comparable à l'orgueil de connaître,
De suivre à l'infini dans la trame de l'être
Le long fil de la cause enchaînant les effets!
Ma neanche questo destino gli pare finalmente il più
desiderabile. Un mondo di soli intelligenti, senza giusti,
sarebbe perfetto? E sarebbe bello quel mondo dove non vi
fossero nè eroi nè martiri?
Je veux que l'habitant de ce nouveau séjour
Réhausse en lui les dons de puissance et d'amour
Par une conquérante et généreuse vie
Où le vouloir travaille et le coeur sacrifie...
Il sapere, la scienza, non è dunque tutto il bene: c'è qualche
cosa di più e di meglio:
Non, le meilleur être possible
N'est pas un lutteur invincible,
Un amant au bonheur fatal!
C'est un ignorant qui découvre,
Un captif à qui le ciel s'ouvre,
Un pèlerin de l'idéal.
Ma finora, lasciando parlare il genio benefico, lasciandolo
operare contrariamente al Male, il poeta non esprime la sua
opinione personale. Il Bene si è venuto purificando: prima
consisteva nel piacere, poi nel sapere, da ultimo in un amore
diverso da quello dei sensi, nell'amor mistico, nell'amore del
sacrifizio, nell'amore secondo il Tolstoi. Ma quando il Bene è
così perfetto, quando il poeta si trova dinanzi al Bene massimo
ed al Male estremo, egli osserva, come il Tolstoi e il
Nietzsche, che le prosperità sono impossibili senza i disastri,
i piaceri senza i dolori, e che la vita e la morte lavorano
insieme, una in faccia all'altra.
Car le Bien et le Mal se prospèrent l'un l'autre.
Qu'on rêve le meilleur ou le pire univers,
Tous deux, en vérité, n'en font qu'un, c'est le nôtre,
Contemplé tour à tour par l'endroit ou l'envers.
Notre regard captif, jouet de l'apparence,
Par ses courts horizons se laisse décevoir,
Mais des biens et des maux la vaine différence
S'effacera pour lui s'il doit un jour tout voir.
Contre les ancìens dieux l'âme humaine aguerrie
N'attend certes plus d'eux ni fléaux ni bienfaits,
Mais n'est-ce pas un reste obscur d'idolâtrie
De maudire ou bénir des sorts bons ou mauvais?
Fra le contrarie voci del Bene e del Male il poeta ne ode ora
un'altra: quella della Natura: e la Natura dice che ella è la
stessa ragione, che i destini dell'universo si svolgono
infallibilmente; che non avendo esso avuto principio nè dovendo
aver fine, così non è stato giovane ne può invecchiare; che
l'equilibrio delle leggi e la costanza delle cause gli
conferiscono un ordine contro del quale il tempo non può nulla;
che solamente le forme apparenti delle cose cambiano. E la
Natura non accetta dagli uomini nè voti ne sacrifizî; pregare è
insultare le leggi naturali, dubitare della loro forza
inevitabile. La Natura, come diceva quel vescovo australiano
del quale parlammo, non ode le preghiere:
«N'attends de mes decrets ni faveurs ni caprices;
Place ta confiance en ma seule raison».
E se questo è l'ordine che dà la Natura, il poeta lo accetta
integralmente. Il suo appoggio, il suo asilo è nella ferma
ragione naturale: egli non griderà, non si lagnerà, accetterà
anzi tutti i dolori, se i dolori suoi sono necessarî.
Pour nourrir une fleur de tout mon sang dispose,
Si quelque fleur au monde aspire un suc pareil;
Tu peux tuer un homme au profit d'une rose,
Toi qui, pour créer l'homme, éteignis un soleil.
Qui tanta è la forza della persuasione, tanta la sincerità del
sentimento, che la stessa forma diventa veramente poetica: è
difficile esprimere più poeticamente il concetto scientifico
secondo il quale la terra, già ardente, diventò abitabile
quando i suoi fuochi si spensero. E così alla scienza egli
sacrifica la fede; o per meglio dire, la scienza, la ragione,
diventa la sua stessa fede.
Anche nel _Zenith_ canta:
Les paradis s'en vont; dans l'immuable espace
Le vrai monde élargi les pousse ou les dépasse.
Nous avons arraché sa barre à l'horizon,
Résolu d'un regard l'empyrée en poussières,
Et chassé le troupeau des idoles grossières,
Sous le grand fouet d'éclairs que brandit la Raison.
È vero che, dal primo suo giorno, il genere umano ha dischiuso
come un calice il cuore verso il cielo, e che nel cielo
Plane son grand espoir, de sa raison vainqueur;
ma il filosofo sa che non si può dare la scalata al cielo per
andare a leggere negli stessi occhi di Dio; e il poeta narra
pertanto la semplice impresa degli areonauti, i quali
arrischiano la vita per osservare qualche fatto e prendere
qualche nota:
La cause et la fin sont dans l'ombre;
Rien n'est sûr que le poids, la figure et le nombre:
Nous allons conquérir un chiffre seulement...