II.

L'opera di Sully Prudhomme non risolve adunque, rispetto alla

forma, il dissidio fra scienza ed arte, o lo risolve male. Egli

ha voluto dimostrare che la scienza non è fatale all'arte; ma

di questa compatibilità l'arte sua fredda, compassata e

didascalica ci fa dubitare. Resta da considerare in qual modo

egli si diporta nella quistione etica: se l'arte è da lui

sacrificata alla scienza, alla stessa scienza non dovrà egli

sacrificare la fede?

Questa è infatti la soluzione che troviamo nei _Destini_.

Appena la Terra esce dal Caos, il Male comincia ad operarvi, a

ordirvi le sue trame spaventose. Raffinatamente, per nuocer

meglio, esso mescola al dolore qualche piacere, che dia di

tanto in tanto al genere umano una tregua, dalla quale questo

esca fortificato, pronto a sopportare nuovi, maggiori dolori.

Ma, nello stesso punto che il Male scendeva in campo, anche il

genio del Bene si destava, e contrapponeva l'opera sua a quella

del nemico. Creò da principio l'amore, e credette d'aver fatto

così ciò che di meglio si poteva fare per la felicità del

mondo; ma poi mutò opinione:

S'il est bon de sentir, meilleur est de pouvoir.

Oui, le couple est heureux de deux corps qui s'attirent

Pour fondre lentement deux âmes qui s'admirent,

Mais la possession suprême est de savoir...

Quel plaisir comparable à l'orgueil de connaître,

De suivre à l'infini dans la trame de l'être

Le long fil de la cause enchaînant les effets!

Ma neanche questo destino gli pare finalmente il più

desiderabile. Un mondo di soli intelligenti, senza giusti,

sarebbe perfetto? E sarebbe bello quel mondo dove non vi

fossero nè eroi nè martiri?

Je veux que l'habitant de ce nouveau séjour

Réhausse en lui les dons de puissance et d'amour

Par une conquérante et généreuse vie

Où le vouloir travaille et le coeur sacrifie...

Il sapere, la scienza, non è dunque tutto il bene: c'è qualche

cosa di più e di meglio:

Non, le meilleur être possible

N'est pas un lutteur invincible,

Un amant au bonheur fatal!

C'est un ignorant qui découvre,

Un captif à qui le ciel s'ouvre,

Un pèlerin de l'idéal.

Ma finora, lasciando parlare il genio benefico, lasciandolo

operare contrariamente al Male, il poeta non esprime la sua

opinione personale. Il Bene si è venuto purificando: prima

consisteva nel piacere, poi nel sapere, da ultimo in un amore

diverso da quello dei sensi, nell'amor mistico, nell'amore del

sacrifizio, nell'amore secondo il Tolstoi. Ma quando il Bene è

così perfetto, quando il poeta si trova dinanzi al Bene massimo

ed al Male estremo, egli osserva, come il Tolstoi e il

Nietzsche, che le prosperità sono impossibili senza i disastri,

i piaceri senza i dolori, e che la vita e la morte lavorano

insieme, una in faccia all'altra.

Car le Bien et le Mal se prospèrent l'un l'autre.

Qu'on rêve le meilleur ou le pire univers,

Tous deux, en vérité, n'en font qu'un, c'est le nôtre,

Contemplé tour à tour par l'endroit ou l'envers.

Notre regard captif, jouet de l'apparence,

Par ses courts horizons se laisse décevoir,

Mais des biens et des maux la vaine différence

S'effacera pour lui s'il doit un jour tout voir.

Contre les ancìens dieux l'âme humaine aguerrie

N'attend certes plus d'eux ni fléaux ni bienfaits,

Mais n'est-ce pas un reste obscur d'idolâtrie

De maudire ou bénir des sorts bons ou mauvais?

Fra le contrarie voci del Bene e del Male il poeta ne ode ora

un'altra: quella della Natura: e la Natura dice che ella è la

stessa ragione, che i destini dell'universo si svolgono

infallibilmente; che non avendo esso avuto principio nè dovendo

aver fine, così non è stato giovane ne può invecchiare; che

l'equilibrio delle leggi e la costanza delle cause gli

conferiscono un ordine contro del quale il tempo non può nulla;

che solamente le forme apparenti delle cose cambiano. E la

Natura non accetta dagli uomini nè voti ne sacrifizî; pregare è

insultare le leggi naturali, dubitare della loro forza

inevitabile. La Natura, come diceva quel vescovo australiano

del quale parlammo, non ode le preghiere:

«N'attends de mes decrets ni faveurs ni caprices;

Place ta confiance en ma seule raison».

E se questo è l'ordine che dà la Natura, il poeta lo accetta

integralmente. Il suo appoggio, il suo asilo è nella ferma

ragione naturale: egli non griderà, non si lagnerà, accetterà

anzi tutti i dolori, se i dolori suoi sono necessarî.

Pour nourrir une fleur de tout mon sang dispose,

Si quelque fleur au monde aspire un suc pareil;

Tu peux tuer un homme au profit d'une rose,

Toi qui, pour créer l'homme, éteignis un soleil.

Qui tanta è la forza della persuasione, tanta la sincerità del

sentimento, che la stessa forma diventa veramente poetica: è

difficile esprimere più poeticamente il concetto scientifico

secondo il quale la terra, già ardente, diventò abitabile

quando i suoi fuochi si spensero. E così alla scienza egli

sacrifica la fede; o per meglio dire, la scienza, la ragione,

diventa la sua stessa fede.

Anche nel _Zenith_ canta:

Les paradis s'en vont; dans l'immuable espace

Le vrai monde élargi les pousse ou les dépasse.

Nous avons arraché sa barre à l'horizon,

Résolu d'un regard l'empyrée en poussières,

Et chassé le troupeau des idoles grossières,

Sous le grand fouet d'éclairs que brandit la Raison.

È vero che, dal primo suo giorno, il genere umano ha dischiuso

come un calice il cuore verso il cielo, e che nel cielo

Plane son grand espoir, de sa raison vainqueur;

ma il filosofo sa che non si può dare la scalata al cielo per

andare a leggere negli stessi occhi di Dio; e il poeta narra

pertanto la semplice impresa degli areonauti, i quali

arrischiano la vita per osservare qualche fatto e prendere

qualche nota:

La cause et la fin sont dans l'ombre;

Rien n'est sûr que le poids, la figure et le nombre:

Nous allons conquérir un chiffre seulement...

Il colore del tempo · 第 20 / 86 题