[1] Luigi Bossi, _Vita di Cristoforo Colombo_, dove si ha anche un
prospetto degli anteriori viaggi e delle scoperte degli Italiani, a
pag. 91 e segg.
[2] Intorno a ciò veggasi un lavoro speciale di Pertz. Un cenno, invero
troppo scarso, ne dà Enea Silvio nell'_Europae status sub Federico III
imper_. cap. 44. (Fra altri v. Frehers, _Scriptor_, ed. del 1624, vol.
II, p. 87).
[3] _Pii II comment._ L. I, p. 14. — Una prova evidente ch'egli non fu
sempre esatto nelle sue osservazioni e che talvolta aggiunge o toglie a
capriccio, la si ha per es. nella descrizione di Basilea. Ciò peraltro
non scema il merito de' suoi lavori presi nel loro insieme.
[4] Nel secolo XVI l'Italia continuò a riguardarsi per lungo tempo
ancora come il centro privilegiato degli studi cosmografici, quando
omai gli scopritori appartenevano quasi tutti ai paesi posti sulle
rive dell'Atlantico. La geografia locale conta verso la metà del secolo
un'opera assai notevole nella _Descrizione di tutta Italia_ di Leandro
Alberti.
[5] Libri, _Histoire des sciences mathématiques en Italie_, IV vols.
Paris, 1838.
[6] Per giungere qui ad un giudizio veramente concludente, bisognerebbe
constatare la sempre maggiore attività manifestatasi nel raccogliere
osservazioni, indipendentemente dai progressi delle scienze
matematiche, ma ciò eccede i limiti del nostro assunto.
[7] Libri, op. cit. II, p. 174 e segg.
[8] Scardeonius, _De urb. Patav. antiquit._ nel Grevio, _Thesaur. ant.
italic._ t. VI, _pars_ III.
[9] Veggansi i lamenti esagerati del Libri, op. cit. II, p. 258 e segg.
Per quanto sia da deplorare, che un popolo dotato di tante attitudini
non abbia consacrato una maggior parte delle sue forze alle scienze
naturali, crediamo tuttavia ch'esso abbia avuto scopi ancor più
elevati, che in parte anche raggiunse.
[10] _Alexandri Braccii descriptio horti Laurentii Med._, ristampata
anche come Appendice N. 58 alla vita di Lorenzo di Roscoe. Anche nelle
appendici al _Laurentius_ di Fabroni.
[11] _Mondanarii villa_, ristampato nei _Poemata aliquot insignia
illustr. poetar. recent._
[12] Sul giardino zoologico di Palermo sotto Enrico VI, v. Otto de
S. Blasio ad a 1194. — Quello di Enrico I d'Inghilterra nel parco
di Woodstock (_Guil. Malmesbur_, p. 638) conteneva leoni, leopardi,
cammelli ed un porcospino, tutti doni di principi stranieri.
[13] Come tale qui, dipinto o scolpito in pietra, è detto marzocco. —
In Pisa tenevansi delle aquile: cfr. gli interpreti di Dante, Inferno
XXXIII, 22.
[14] V. l'estratto di _Aegid. Viterb_. presso Papencordt, _Storia della
città di Roma nel medio-evo_, p. 367, _not_., dove si cita un fatto del
1328. — Le lotte delle bestie feroci fra loro e coi cani servivano di
spettacolo al popolo nelle grandi occasioni. Nel ricevimento fatto nel
1459 in Firenze a Pio II e a Galeazzo Maria Sforza si riunirono insieme
in uno steccato chiuso sulla piazza della Signoria tori, cavalli,
cinghiali, cani, leoni e una giraffa, ma i leoni si accovacciarono
e non vollero attaccare altre bestie. Cfr. _Ricordi di Firenze, Rer.
ital. scriptor. ex florent. codd._ t. II, col. 741. Diversamente da
questi nella _Vita Pii II_, Murat. III, II, col. 976. Una seconda
giraffa fu regalata a Lorenzo il Magnifico da Kaytbey, Sultano de'
Mammelucchi. Cfr. Paul. Jov. _Vita Leonis X_, L. I. Del resto del
serraglio di Lorenzo era celebre specialmente un magnifico leone, la
cui uccisione per opera d'altri leoni fu riguardata come un presagio
della morte di Lorenzo.
[15] Giov. Villani X, 185, XI, 66. Matteo Villani III, 90, V. 68. —
Quando i leoni s'azzuffavano tra loro o si uccidevano, lo si aveva come
un cattivo augurio. Cfr. Varchi, _Stor. fiorent_ III, p. 143.
[16] _Cron. di Perugia, Arch. stor._ XVI, II, p. 77. All'anno 1497.
— Ai Perugini fuggì una volta una coppia di leoni. _Ibid_. XVI, I, p.
382, all'anno 1434.
[17] Gay, _Carteggio_, I, p. 422, all'anno 1291. — I Visconti
adoperavano perfino dei leopardi ammaestrati, come belve da caccia,
specialmente contro le lepri, che si facevano scovare dai cani. Cfr.
Kobell, _Wildanger_, p. 247, dove si citano altri esempi posteriori di
caccie con leopardi.
[18] _Strozii poetae_, p. 146. Cfr. p. 188, e sul parco della
selvaggina pag. 193.
[19] _Cron di Perugia_, l. c. XVI, II, p. 199. — Qualche cosa di simile
si ha nel Petrarca, _De remed. utriusque fortunae_, I, 61, ma ancor
meno accentuatamente.
[20] Jovian. Pontanus _De magnificentia_. — Nel giardino zoologico del
cardinale d'Aquileja ad Albano nel 1463 trovavansi, oltre a dei pavoni
e dei polli d'India, anche delle capre di Siria dalle lunghe orecchie:
_Pii II Comment_. XI, p. 562 e segg.
[21] Decembrio, ap. Muratori XX, col. 1012.
[22] Maggiori particolari in Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Tristano
d'Acuna. Sui porco-spini e gli struzzi del palazzo Strozzi a Firenze,
veggasi Rabelais, _Pantagruel_, IV, chap. 11. — Lorenzo il Magnifico
ricevette dall'Egitto per mezzo d'alcuni mercanti una giraffa; Baluz.
_Miscell_. IV, 516.
[23] _Ibid_. parlando di Francesco Gonzaga. — Sul lusso dei milanesi
nelle razze cavalline v. Bandello _parte_ II, _Nov._ 3 e 8. — Anche
nelle poesie epiche taluno degli eroi fa sfoggio di cognizioni
tecniche. Cfr. Pulci, il _Morgante_, c. XV, str. 105 e segg.
[24] Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Ippolito de' Medici.
[25] Non sarà fuor di posto il dar qui occasionalmente qualche
notizia sulla schiavitù in Italia al tempo del Rinascimento. Un
cenno principale, benchè brevissimo, si ha in Jovian. Pontan. _De
obedientia_, L. III: nell'alta Italia non v'erano schiavi: nelle altre
parti si comperavano dall'Impero turco bulgari, circassi ed anche
cristiani, e si facevano servire sino a che avessero scontato il prezzo
del loro riscatto. Invece i negri continuavano a rimanere schiavi, ma
non era permesso, almeno nel regno di Napoli, di mutilarli. — _Moro_
designa tutti gli uomini di color bruno: il negro dicesi _Moro nero_.
— Fabroni _Cosmos adnot._ 110: atto di vendita di una schiava circassa
(1427); _adnot_. 141: prospetto delle schiave di Cosimo. — Nantiporto,
presso Muratori III, II, col. 1106: Innocenzo VIII riceve cento Mori
in dono da Ferdinando il Cattolico e li regala a cardinali ed altri
signori (1488). — Masuccio, _Novelle_, 14: trafficabilità degli
schiavi; — 24 e 25: schiavi negri, che al tempo stesso lavorano come
_facchini_ (a vantaggio dei loro padroni?); — 48: alcuni Catalani fanno
prigioni alcuni Mori di Tunisi e li vendono a Pisa. — Gay, _Carteggio_,
I, 360; manomissione e dotazione di uno schiavo negro in un testamento
fiorentino (1490). — Paul. Jov. _Elogia_, sub _Franc. Sfortia_. —
Porzio _Congiura_, III, 194. — e Comines, _Charles VIII_, chap. 17:
negri destinati a far da carnefici e carcerieri della casa d'Aragona
in Napoli. — Paul. Jov. _Elogia_, sub _Galeatio_: un negro, quale
compagno dei principi nelle uscite. — _Aeneae Sylvii opera_, pag. 456:
uno schiavo negro come virtuoso di musica. — Paul. Jov. _De piscibus_,
cap. 3: un negro (libero?) come maestro di nuoto e palombaro in Genova.
— Alex. Benedictus, _de Charolo_ VIII, presso Eccard, _scriptor_ II,
col. 1608: un negro (_Aethiops_), quale ufficiale superiore in Venezia,
dietro di che anche Otello può immaginarsi come negro. — Bandello,
_parte_ III, _Nov._ 21: se uno schiavo merita punizione, i genovesi
lo condannano alle Baleari, e precisamente ad Jviza a trasportarvi il
sale.
[26] Egli è appena necessario riportarsi alla celebre pittura, che di
questo argomento si trova nel secondo volume del _Cosmos_ di Humboldt.
[27] A questo argomento si riferiscono le osservazioni di Guglielmo
Grimm riportate da Humboldt, l. c.
[28] _Carmina Burana_, p. 162, _de Phillide et Flora_, str. 66.
[29] Difficilmente s'indovinerebbe che cosa altrimenti fosse andato
a fare sulla vetta del monte Bismantova nella provincia di Reggio.
_Purgat._ IV, 26. Anche la precisione, colla quale egli cerca di
mettere in evidenza tutte le parti del suo mondo sopranaturale, mostra
in lui un profondo sentimento del bello, che risulta dalla natura e
dalle forme. — Che poi sulla cima dei monti si sognasse la esistenza
di tesori nascosti e al tempo stesso vi sì guardasse con una specie di
superstizioso terrore, si rileva apertamente dal _Chron. Novaliciense_,
II, 5 presso Pertz, _Script._ VII e _Monum. hist. patriae, Script._
III.
[30] Oltre alla descrizione di Baja nella _Fiammetta_, della selva
nell'_Ameto_ ecc., vi è un passo nella _Genealogia Deor._ XIV, II,
molto importante, dove egli enumera una quantità di oggetti campestri,
alberi, prati, ruscelli, greggi, capanne ecc. e aggiunge che queste
cose _animum mulcent_, e che il loro effetto è quello di _mentem in se
colligere_.
[31] Libri, _Histoire des sciences mathémat._ II, p. 249.
[32] Quantunque volentieri vi si riporti; per es. _de vita solitaria_,
specialmente a pag. 241, dove cita la descrizione di un pergolato dalle
opere di S. Agostino.
[33] _Epist. famil._ VII, p. 675. _Interea utinam scire posses, quanta
cum voluptate solivagus ac liber, inter montes et nemora, inter fontes
et flumina, inter libros et maximorum hominum ingenia respiro, quamque
me in ea, quae antea sunt, cum Apostolo extendens, et praeterita
oblivisci nitor et praesentia non videre._ Cfr. VI, 3, p. 605.
[34] _Jacuit sine carmine sacro_. — Cfr. _Itinerarium syriacum_, p. 558.
[35] Egli distingue nell'_Itinerar. syr._, p. 557 nella Riviera di
Levante _colles asperitate gratissima et mira fertilitate conspicuos_.
Sulla spiaggia di Gaeta cfr. _De remediis utriusque fortunae_, I, 54.
[36] _De orig. et vita_, p. 3: _subito loci specie percussus_.
[37] _Epist. famil._ IV, 1, p. 624.
[38] _Il Dittamondo_, III, cap. 9.
[39] _Dittamondo_, III, cap. 21, IV, cap. 4. — Papencordt, _Storia
della città di Roma_ ecc. p. 416, dice che l'imperatore Carlo IV aveva
un gusto squisito pel paesaggio, e cita un passo di Pelzel (_Carlo
IV_) a pag. 456. (Le altre due citazioni da lui riportate non dicono
questo). Può darsi che una qualche velleità artistica sia venuta
all'Imperatore dai rapporti ch'egli ebbe con gli umanisti.
[40] Bisognerebbe anche udire il Platina, _Vitae Pontiff._ p. 310:
_Homo fuit_ (Pio II) _verus, integer, apertus; nil habuit ficti,
nil simulati_, nemico d'ogni ipocrisia e superstizione, coraggioso,
coerente.
[41] I passi più importanti sono i seguenti: _Pii II P. M.
Commentarii_, L. IV, p. 183: la primavera in patria. L. V, p. 251: il
soggiorno d'estate a Tivoli. L. VI, 307: il banchetto alla fonte di
Vicovaro. L. VIII, 378: i dintorni di Viterbo, p. 387: il convento di
S. Martino, p. 338: il lago di Bolsena. L. IX, p. 396: la splendida
descrizione di Monte Amiata. L. X, p. 483: la posizione di Monte
Oliveto, p. 497: la prospettiva di Todi. L. XI, p. 554: Ostia e Porto,
p. 572: descrizione dei monti Albani. L. XII, p. 609: Frascati e
Grottaferrata.
[42] Così certamente deve leggersi invece che: _di Sicilia_.
[43] Egli stesso, alludendo al suo nome, si chiama: _sylvarum amator et
varia videndi cupidius_.
[44] Sulla passione di Leon Battista Alberti per le scene campestri
cfr. vol. I, pag. 190 e segg.
[45] La creazione più completa dell'Ariosto in questo riguardo, il suo
sesto canto, non si compone che di pitture perfette, ma senza sfondo.
[46] Agnolo Pandolfini (_Trattato del governo della famiglia_, p. 90)
contemporaneo di Enea, si compiace dei giocondi spettacoli, che offre
la campagna «_ragguardando que' colletti fronzuti, que' piani vezzosi,
quelle fonti e quei rivi, che saltellando si nascondono fra le chiome
dell'erbe_»; ma forse sotto questo nome si cela il grande Alberti,
il quale, come s'è detto, sentiva anche sotto altri punti di vista la
bellezza del paesaggio.
[47] Quanto alla decorazione architettonica, egli ha un altro intento,
quello di descrivere un lusso determinato e speciale, e in ciò la
decorazione moderna potrebbe trovar qualche cosa da imparare anche
oggidì.
[48] _Lettere pittoriche_, III, 36. A Tiziano, del maggio 1544.
[49] _Strozii poetae Erotica_, L. VI, p,.182 e segg.
[50] Questa felice espressione è tolta dal VII volume dell'_Histoire de
France_ di Michelet (_Introd._).
[51] Tommaso Gar, _Relaz. della corte di Roma_ I, p. 278, 279: nella
_Relazione_ di Soriano dell'anno 1533.
[52] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 295 e segg. — Secondo il senso
equivale ad «infelice» o «che porta infelicità». — Sull'influsso dei
pianeti sui caratteri umani in generale veggasi Cornelio Agrippa, _De
occulta philosophia_, c. 52.
[53] Riportati dal Trucchi, _Poesie italiane inedite_, I, p. 165 e segg.
[54] Questi versi sciolti acquistarono poscia, come ognun sa, la
prevalenza nel dramma. Trissino nella dedicatoria della sua Sofonisba
a Leone X esprime la speranza che il Papa riconoscerà questo modo di
verseggiare per quello che esso è veramente, cioè il migliore, il più
nobile ed il _meno facile_ di tutti. Roscoe, _Leone X_, VIII, 174.
[55] Cfr., per esempio, le forme veramente singolari adottate da Dante
nella _Vita nuova_, p. 10 e 12.
[56] Trucchi, l. c. I, p. 181 e segg.
[57] Sono queste le canzoni e i sonetti, che ogni fabbro e ogni asinaio
cantava e svisava con molto cruccio di Dante: (cfr. Franco Sacchetti,
_Nov._ 144, 115) tanto è vero, che questa poesia passa assai presto
nella bocca del popolo.
[58] _Vita nuova_, p. 52.
[59] Per la psicologia teorica di Dante uno dei passi più importanti si
ha nel _Purgat._ c. IV in sul principio. Veggansi, oltre a ciò, i punti
che vi si riferiscono nel _Convito._
[60] I ritratti della scuola di van Eyk proverebbero il contrario pei
paesi del nord. Essi rimarranno per lungo tempo ancora superiori a
qualunque descrizione fatta col mezzo della parola.
[61] Peccato soltanto, che le sue lettere contengano sì pochi aneddoti
relativi alla vita spensierata che allora si conduceva in Avignone,
e che le corrispondenze dei suoi numerosi conoscenti e degli amici di
questi ultimi o sieno andate perdute, o non abbiano esistito giammai!
[62] Ristampati nel volume XVI delle sue _Opere volgari_.
[63] Nel canto del pastore Teogape, dopo la festa di Venere, _Parnaso
teatrale_, Lipsia 1829, p. VIII.
[64] Il celebre Leonardo Aretino, quale capo dell'umanismo al principio
del secolo XV, pensa bensì _che gli antichi Greci di umanità e di
gentilezza di cuore abbino avanzato di gran lunga i nostri italiani_;
ma egli dice questo al principio di una novella, che contiene una
storia sentimentale dell'infermo principe Antioco e della di lui
matrigna Stratonica, vale a dire un documento in sè molto ambiguo e per
di più di origine mezzo asiatica. (Ristampata anche come Appendice alle
_Cento novelle antiche_).
[65] Ciò non impediva peraltro ai drammatici d'occasione di adulare
abbastanza alle singole corti ed ai principi.
[66] Paul. Jovius, _Dialog. de viris lit. illustr._, presso Tiraboschi
VII, IV. Lib. Greg. Gyraldus, _De poetis nostri temporis_.
[67] Isabella Gonzaga a suo marito, 3 febbraio 1502, _Arch. Stor.
Append._ II, p. 306 e segg. — Nei Misteri francesi gli attori si
presentavano dapprima tutti in processione al pubblico, e ciò dicevasi
_la montre_.
[68] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 404. Altri passi su
quel teatro veggansi alle col. 278, 279, 282-285, 361, 380, 381, 393,
397.
[69] _Strozii poetae_, pag. 232; nel libro IV degli _Aeolosticha_, di
Tito Strozza.
[70] Francesco Sansovino: _Venezia_, fol. 169. Invece di _parenti_ ci
pare dover leggere pareti. Del resto anche così il concetto non riesce
troppo chiaro.
[71] Quest'è appunto ciò, cui allude il Sansovino (_Venezia_, f.
168), quando si lamenta che _i recitanti_ guastano le commedie _con
invenzioni o personaggi troppo ridicoli_.
[72] Sansovino, l. c.
[73] Scardeonius, _De urb. Patav. antiq._ presso Grevio _Thes_. VI,
III, col. 288 e segg. Un passo importante anche per la letteratura dei
dialetti in generale.
[74] Che quest'ultimo almeno esista già ancora sino dal secolo XV si
può dedurlo dal _Diario ferrarese_, che confonde i _Menecmi_ di Plauto
rappresentati in Ferrara nel 1501 col _Menechino_ in discorso. V.
Murat. XXIV, col. 393.
[75] Il Pulci nel suo capriccio finge per la sua storia del gigante
Margutte una solenne antichissima tradizione (_Morgante_, c. XXIX,
stor. 153 e segg.) — Ancor più strana è l'Introduzione critica di
Limerno Pitocco (_Orlandino_, I, str. 12-22).
[76] Il Morgante fu stampato la prima volta prima del 1488. Sui tornei
v. più avanti.
[77] L'Orlando innamorato fu stampato la prima volta nel 1496.
[78] Vasari, VIII, 71, nel Commentario alla _Vita di Raffaello_.
[79] Quante cose di questo genere il gusto moderno non rigetterebbe
perfino in Italia? Ma non per questo ciò che ci stanca deve riguardarsi
come apocrifo e di posteriore sovrapposizione.
[80] La prima edizione è dell'anno 1516.
[81] I discorsi inseriti sono alla loro volta anch'essi nuove
narrazioni.
[82] Ciò che accade invece nel Pulci. _Morgante_, canto XIX, Str. 10 e
segg.
[83] Il suo _Orlandino_ fu pubblicato la prima volta nel 1526. — Cfr.
vol. I, p. 216.
[84] Radevicus, _De gestis Friderici imp._, specialmente nel II, 76.
— L'eccellente _Vita Heinrici IV_ è assai povera di dati personali, e
altrettanto la _Vita Chuonradi imp._ di Vippone.
[85] Se assai presto si sia imitato anche Filostrato, non saprei dire.
— In ogni modo Svetonio era stato senza alcun dubbio un modello, che si
cercò d'imitare anche in tempi anteriori: oltre la vita di Carlomagno
scritta da Eginardo, se ne trovano esempi del secolo XII in _Guilielm.
Malmesbur_. colle sue descrizioni di Guglielmo il Conquistatore (p.
446, 55 e segg. 452 e segg.), di Guglielmo II (p. 494, 504) e di Enrico
I (p. 640).
[86] Qui dobbiamo nuovamente rinviare alla biografia di L. B. Alberti,
di cui s'è dato un estratto (v. vol. I, pag. 188 e segg.), nonchè alle
molte biografie fiorentine nel _Muratori_, nell'_Arch. Storico_ ed
altrove.
[87] _De viris illustribus_, negli _Scritti della Società letteraria di
Stuttgard_.
[88] Il suo _Diarum_ presso Murat. XXIII.
[89] _Petri Candidi Decembrii Vita Philippi Mariae Vicecomitis_, presso
Muratori XX. Cfr. vol. I, pag. 51.
[90] Intorno al Comines veggasi vol. I, pag. 131 nota.
[91] Fra le autobiografie dei settentrionali si potrà forse di
preferenza istituire un confronto con quella (veramente d'assai
posteriore) di Agrippa d'Aubigné, qualora si tratti di una pittura viva
e parlante dell'individualità.
[92] Scritto in età avanzata, intorno all'anno 1576. — Su Cardano,
quale investigatore e scopritore, cfr. Libri, _Hist. des sciences
mathémat._ III, p. 167 e segg.
[93] Per esempio la condanna al patibolo del di lui figlio maggiore,
che aveva avvelenato la propria moglie adultera. Cap. 27, 50.
[94] _Discorsi della vita sobria_ contenenti il _Trattato_ propriamente
detto, un _Compendio_, una _Esortazione_ ed una _Lettera_ a Daniele
Barbaro. — Più volte stampati.
[95] Sarebbe questa la villa di Codevico menzionata a pag. 62?
[96] Ciò s'avverò in parte assai per tempo, nelle città lombarde ancora
nei secolo XII. Cfr. _Landulfus senior, Ricobaldus_ e (presso Murat. X)
il notevole Anonimo, _De laudibus Papiae_ del sec. XIV. — Poi il _Liber
de situ urbis Mediol._, presso Murat. I, 6.
[97] Intorno a Parigi, che per gl'Italiani del medio-evo avea maggiore
importanza che qualche secolo più tardi, vegg. il _Dittamondo_, IV,
cap. 18.
[98] Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1186. — Intorno a Venezia,
vedi vol. I, pag. 84 e segg.
[99] Il carattere dei Bergamaschi instancabilmente attivi e pieni di
sospetti e di curiosità è assai graziosamente descritto nel Bandello,
Parte I, Nov. 34.
[100] Così il Varchi nel IX libro delle _Storie fiorentine_ (vol. III,
p. 56 e segg.).
[101] Vasari XII, p. 158, _Vita di Michelangelo_, sul principio. Altre
volte si ringrazia apertamente madre natura, come per es. nel sonetto
di Alfonso de' Pazzi al non toscano Annibal Caro (presso Trucchi, I, c.
III, p. 187):
Misero il Varchi e più infelici noi,
Se a vostre virtudi accidentali
Aggiunto fosse 'l natural, ch'è in noi!
[102] Landi, _Quaestiones Forcianae_, Neapoli 1536, cit. da Ranke,
Storia dei Papi, I, p. 385.
[103] _Descrizione di tutta l'Italia_.
[104] _Commentario delle più notabili et mostruose cose d'Italia_ ecc.
Venezia, 1569. (Scritto probabilmente prima del 1547).
[105] Più tardi s'incontrano frequenti enumerazioni di città in forma
scherzevole, per es. nella _Macaroneide, Phantas._ II. — Per la Francia
poi è Rabelais, che conobbe la Macaroneide, la grande fonte di tutti
gli scherzi, di tutte le allusioni e di tutte le malizie locali e
provinciali.
[106] Vero è però che anche talune letterature già sulla via dello
scadimento si occupano assai volentieri di descrizioni esatte e minute.
Cfr. per es. presso Sidonio Apollinare la descrizione di un re dei
Visigoti (_Epist_. I, 2), quella di un nemico personale (_Epist_. III,
13), ovvero nelle altre sue poesie i tipi delle singole popolazioni
germaniche.
[107] Intorno a Filippo Villani cfr. sopra a pag. 75.
[108] _Parnaso teatrale_, Lipsia 1829. _Introd_. p. VII.
[109] La lezione qui evidentemente è guasta.
[110] Tutto lo scritto è ricco di simili descrizioni.
[111] Il bellissimo canzoniere di Giusto de' Conti «La bella mano» non
dice di questa celebre mano della sua innamorata nemmeno tanto, quanto
racconta il Boccaccio in dieci passi dell'Ameto delle mani delle sue
ninfe.
[112] _Della Bellezza delle donne_, nel primo volume delle _Opere_ del
Firenzuola, Milano 1802. — Della bellezza del corpo come indizio della
bellezza dello spirito, veggasi ciò che egli dice nel vol. II p. 48-52
nei _Ragionamenti_, che precedono le sue _Novelle_. — Fra i molti che
sostengono simili idee, al modo degli antichi, nomineremo soltanto il
Castiglione, _Cortegiano_, L. IV, fol. 176.
[113] E questa era l'opinione universale, e non dei soli pittori in
grazia del colorito.
[114] In questa occasione ci sia permesso di dir qualche parola sugli
occhi di Lucrezia Borgia dietro l'autorità di alcuni distici di Ercole
Strozza, poeta della corte ferrarese (_Strozii poetae_, p. 85, 86).
La potenza del di lei sguardo viene descritta in un modo, che non si
spiega se non ricorrendo all'entusiasmo artistico di quel tempo, ma
che non sarebbe permesso ora. Esso ora infiamma, ora agghiaccia fino a
petrificare. Chi guarda a lungo il sole, resta accecato: chi s'affisava
nella Medusa restava di pietra; ma chi guarda il viso di Lucrezia
Fit primo intuitu caecus et inde lapis.
Anzi un Cupido marmoreo, che dorme nelle sue sale, fu appunto
marmorizzato dal di lei sguardo:
Lumine Borgiados saxificatus Amor.
Resta libero ai dotti di questionare se questo Cupido fosse quello che
si pretende di Prassitele o l'altro, opera di Michelangelo, perchè essa
li possedeva entrambi.
Eppure lo stesso sguardo ad un altro poeta, Marcello Filosseno, non
parve invece che _mansueto e altero_! (Roscoe, Leone X, ed. Bossi, VII.
p. 306).
I paragoni con figure ideali antiche sono altresì frequenti a quel
tempo (v. vol. I, pag. 53 e 313). Di un fanciullo decenne è detto
nell'«Orlandino» (II. str. 47), che ha una testa all'antica (_ed ha
capo romano_).
[115] Prendendo occasione del fatto che l'aspetto delle tempie può
restare modificato dalla disposizione dei capelli, il Firenzuola si
permette una comica sfuriata contro l'uso d'intrecciar troppi fiori
nelle chiome, che dànno al viso l'apparenza di un _vaso di gherofani
o di presa_ o anche di un _quarto di capretto nello schidione_. In
generale la caricatura gli fa buon giuoco ed egli sa usarla con garbo e
finezza.
[116] L'ideale della Bellezza dei Menestrelli veggasi in Falke — _Die
deutsche Trachten und Modenwelt_ — I, p. 85 e segg.
[117] Sul suo retto senso del bello, che risulta dalle scene naturali,
veggasi a pag. 28, nota.
[118] _Inferno_, XXI, 7. _Purgat_. XIII, 61.
[119] Non bisogna credere troppo in sul serio al Platina (_Vitae
Pontiff_. p. 310), quando ci narra che egli tenesse nella sua corte un
certo Greco, fiorentino, quasi in qualità di buffone: _hominem certe
cujusvis mores, naturam, linguam cum maximo omnium qui audiebant risu
facile exprimentem_.
[120] Pii II, _Comment_. VIII, p. 391.
[121] Questa così detta _Caccia_ è ristampata nel _Commentario
all'Egloga del Castiglione_.
[122] V. il Sirventese di Giannozzo da Firenze presso Trucchi,
_Poesie ital. inedite_, II, p. 99. Le parole sono in parte affatto
inintelligibili, vale a dire o realmente tolte dalle lingue dei soldati
stranieri, o imitate assai destramente. — Anche la descrizione di
Firenze durante la peste del 1527 del Machiavelli entra in qualche modo
in quest'ordine di scritti, non essendo che una serie di singoli quadri
di una evidenza parlante, relativi ad una condizione di cose veramente
spaventevole.
[123] Se si crede al Boccaccio (_Vita di Dante_, p. 77), Dante avrebbe
scritto due egloghe, probabilmente in latino.
[124] Il Boccaccio nel suo «Ameto» ci dà una specie di «Decamerone»
miticamente travestito, e in modo comico dimentica talvolta questo
travestimento. Una delle sue ninfe è ortodossa cattolica e fa
d'occhietto in Roma ai prelati; un'altra prende marito. Nel «Ninfale
fiesolano» la ninfa Mensola, già incinta, si consulta «con una vecchia
e saggia ninfa» e simili.
[125] _Nullum est hominum genus aptius urbi_, dice Battista Mantovano
(Ecl. VIII) degli abitatori di Monte Baldo e di Val Sassina, atti a
qualunque mestiere. Come è noto, alcune popolazioni di campagna hanno
ancora oggidì un privilegio speciale per certi lavori nelle grandi
città.
[126] Uno dei passi più notevoli si ha per avventura nell'_Orlandino_,
cap. V, Str. 54-58.
[127] Nella Lombardia i nobili non si vergognavano nel secolo XVI
di ballare, saltare e gareggiare nella corsa coi contadini, (v.
_Il Cortigiano_, L. 2, fol. 54). — Un proprietario, che si consola
dell'avidità e falsità dei suoi contadini, perchè così s'impara _a
meglio sopportare praticando coi contadini_, veggasi in Pandolfini,
_Del governo della famiglia_, p. 86.
[128] Jov. Pontanus, _De fortitudine_, L. II.
[129] La celebre contadina della Valtellina, Bona Lombarda, divenuta
poi moglie del condottiero Pietro Brunoro, ci vien fatta conoscere da
Jacopo Bergomense e da Porcellio, presso Murat. XXV, col. 43. — Cfr.
vol. I, pag. 203 nota.
[130] Sulle condizioni dei contadini d'allora in generale e su quelle
speciali in taluni paesi noi non siamo in grado di dar qui notizie più
particolareggiate. In quali rapporti stesse allora la proprietà libera
con quella data ad affittanza, quali imposte gravassero su entrambe e
con quale rapporto verso le attuali, sono questioni, la cui soluzione
non potrà trovarsi che in opere speciali, che a noi non fu dato di
consultare. In tempi burrascosi i contadini talvolta inferociscono in
modo spaventoso (_Arch. Stor._ XVI, I, p. 451 e segg.). — Corio, fol.
259. — _Annales foroliv._ presso Murat. XXII, col. 227; ma in nessun
luogo si viene ad una grande e generale _guerra dei contadini._ Di
qualche importanza e non priva d'interesse è l'insurrezione del contado
di Piacenza del 1462. Cfr. Corio, fol. 409. — _Annales Placent._ presso
Murat. XX, col. 907. — Sismondi X, 138.
[131] _Poesie di Lorenzo il Magnifico_, I, p. 27 e segg. — Le poesie
molto importanti dell'epoca del Menestrello tedesco, che porta il
nome di Neithard von Reuenthal, non rappresentano la vita contadinesca
se non in quanto il cavaliere per suo passatempo ha la degnazione di
prendervi parte.
[132] _Ibid._ II, p. 149.
[133] Fra altre collezioni, anche nelle _Deliciae poetar. ital._
e nelle opere del Poliziano. — I poemi didascalici di Rucellai ed
Alamanni, che sembrano contenere qualche cosa di simile, non furono da
me consultati.
[134] _Poesie di Lorenzo il Magnifico_, II, p. 75.
[135] Tali sono le imitazioni o contraffazioni di diversi dialetti,
alle quali devono naturalmente essersi accompagnate anche quelle dei
costumi locali. Cfr. vol. I, pag. 213.
[136] _Joh. Pici Oratio de hominis dignitate_, nelle sue opere ed anche
in edizioni separate.
[137] Allude alla caduta di Lucifero e degli altri angeli ribelli.
[138] Presso la nobiltà piemontese l'abitare nei castelli delle
campagne pareva una singolare eccezione. Bandello, _Parte_ II, _Nov._
12.
[139] Ciò molto tempo prima dell'invenzione della stampa. Una
moltitudine di manoscritti, e dei migliori, erano di amanuensi
fiorentini. Senza il _bruciamento delle vanità_ promosso dal
Savonarola, ne avremmo molti di più ancora oggidì. Cfr. p. 268.
[140] Dante, _De Monarchia_, L. II, c. 3.
[141] _Paradiso_, XVI, in principio.
[142] _Convito_; quasi l'intero _Trattato_, IV, e parecchi altri luoghi.
[143] _Poggii Opera, Dial. De nobilitate_.
[144] Lo stesso disprezzo della nobiltà del sangue s'incontra poscia
assai di frequente negli umanisti. Cfr. i passi più risentiti in Aen.
Sylv. _Opera_, p. 84 (_Hist. Bohem._ c. 2), e 640 (_Storia di Lucrezia
e di Eurialo_).
[145] Principalmente nella capitale. Cfr. Bandello, _Parte_ II, _Nov._
7. Jov. Pontan. _Antonius_ (dove lo scadimento morale dell'aristocrazia
si fa cominciare dalla venuta degli Aragonesi).
[146] In Italia almeno era cosa universalmente ammessa, che chi aveva
considerevoli rendite fondiarie, non si trovava per nulla al di sotto
dell'aristocrazia.
[147] Per formarsi una giusta idea di ciò che era la nobiltà nell'Alta
Italia, riesce utilissimo il Bandello colle sue frequenti polemiche
contro i matrimoni male assortiti. _Parte_ I, _Nov._ 4, 26. _Parte_
III, 60, IV, 8. — Un nobile milanese che esercita la mercatura, è una
eccezione. _Parte_ III, _Nov._ 37. — Come i nobili lombardi prendessero
parte ai giuochi dei contadini v. sopra pag. 106, nota.
[148] Il giudizio severo di Machiavelli, Discorsi, I, 55, si riferisce
soltanto all'aristocrazia ancora provveduta di feudi, assolutamente
oziosa e politicamente nociva. — Agrippa di Nettesheim, il quale
va debitore delle sue più notevoli idee al lungo soggiorno che fece
in Italia, ha pure un capitolo sopra la nobiltà e il principato (De
incertitudine et vanitate scientiarum, cap. 80), che per sarcastica
amarezza supera tutte le invettive scritte da altri, e che certamente
non è se non un riflesso del fiero antagonismo, che allora regnava
nelle diverse classi sociali fuori d'Italia.
[149] Masuccio, _Nov._ 19.
[150] Iacopo Pitti a Cosimo I, _Arch. Stor_. IV, II, p. 99. —
Anche nell'Italia superiore accadde qualche cosa di simile sotto la
dominazione spagnuola. Il Bandello (_Parte_ II, _Nov._ 40) appartiene
appunto a questo tempo.
[151] Se Vespasiano fiorentino nel secolo XV si esprime in questo
senso, (cfr. 518, 632) che i ricchi non dovrebbero cercar d'aumentare
il patrimonio ereditato, ma spendere annualmente tutte le loro rendite,
ciò non può, in bocca d'un fiorentino, intendersi se non rispetto ai
grandi possessori fondiarj.
[152] Sacchetti, _Nov._ 153. Cfr. _Nov._ 82 e 150.
[153] Poggius, _De nobilitate_, fol. 27.
[154] Vasari III, 49 e not. _Vita di Dello_.
[155] Petrarca, _Epist senil_. XI, 13, p. 889. Un'altro passo nelle
_Epist. famil._ dipinge il raccapriccio da lui provato quando a Napoli
in un torneo vide cadere un cavaliere.
[156] _Nov._ 64. — Perciò anche nell'_Orlandino_ (II, str. 7),
parlando di un torneo sotto Carlomagno, è detto espressamente: «qui non
combattevano nè cuochi, nè guatteri, ma re, duchi e marchesi».
[157] Questa rimane sempre una delle più antiche parodie delle giostre.
Ci vollero poi altri sessant'anni prima che Iacopo Coeur, il borghese
ministro di finanza di Carlo VII, facesse bandire un torneo di asini
nel cortile del suo palazzo di Bourges (intorno al 1450). La parodia
più splendida a questo riguardo, il canto secondo dell'Orlandino testè
citato, non fu pubblicata per la prima volta che nell'anno 1526.
[158] Cfr. le già nominate poesie del Poliziano e di Luca Pulci.
Inoltre Paul. Jov. _Vita Leonis X_. L. I. — Machiavelli, _Stor.
fiorent._ L. VIII. — Paul. Jov. _Elogia_, parlando di Pietro de'
Medici e di Francesco Borbone. — Vasari IX. 219. _Vita di Granacci_.
— Nel Morgante del Pulci, che fu scritto sotto gli occhi di Lorenzo, i
cavalieri sono piuttosto comici nei loro discorsi e nelle loro gesta,
ma però sempre ligi al codice cavalleresco. Anche il Bojardo scrive
per quelli che s'intendono di giostre e dell'arte del guerreggiare.
Cfr. pag. 65. — Le giostre in Ferrara nel 1464, menzionate nel _Diario
ferrar_. presso Muratori XXIV, col. 208. — in Venezia, v. Sansovino,
_Venezia_, fol. 153 e segg. — in Bologna nel 1470 e seguenti, v.
Bursellis, _Annal. Bonon._ Muratori XXIII, col. 898, 903, 906, 908,
909, dove è da notare una bizzarra mescolanza di sentimentalismo a
proposito della rappresentazione, che vi si faceva dei trionfi romani.
— Federigo da Urbino (v. vol. I, pag. 59) in un torneo perdette
l'occhio destro _ab ictu lanceae_. — Sui tornei d'allora nei paesi
settentrionali veggasi per tutti: Olivier de la Marche, _Mémoir_.
passim, ma specialmente i capit. 8, 9, 14, 16, 18, 19, 21 ecc.
[159] Bald. Castiglione, _Il Cortigiano_, L. I, fol. 18.
[160] Paul. Jov. _Elogia_, sub. tit. _Petrus Gravina, Alex. Achillinus,
Balth. Castellio_ ecc.
[161] Casa, _Il Galateo_, p. 78.
[162] Intorno a ciò veggansi i libri sulle fogge del vestire veneziano,
e Sansovino: _Venezia_, fol. 150 e segg. L'abbigliamento della
fidanzata negli sponsali — bianco coi capelli ondeggianti sulle spalle
— è quello della _Flora_ del Tiziano.
[163] _Jov. Pontan. De principe: utinam autem non eo impudentiae
perventum esset, ut inter mercatorem et patricium nullum sit in vestitu
ceteroque ornatu discrimen. Sed haec tanta licentia reprehendi potest,
coherceri non potest, quamquam mutari vestes sic quotidie videamus,
ut quas quarto ante mense in deliciis habebamus, nunc repudiemus et
tanquam veteramenta abiiciamus. Quodque tolerari vix potest, nullum
fere vestimenti genus probatur, quod e Galliis non fuerit adductum, in
quibus laevia pleraque in pretio sunt, tametsi nostri persaepe homines
modum illis et quasi formulam quandam praescribant_.
[164] Su ciò veggasi per esempio, il _Diario ferrarese_ presso
Muratori, XXIV, col. 297, 320, 376, 399; in quest'ultima è menzionata
anche la moda tedesca.
[165] Si cfr. con ciò i passi relativi in Falke: _Die deutsche
Trachten, und Modenwelt._
[166] Intorno alle donne fiorentine veggansi i passi principali in
Giov. Villani X, 10 e 152; Matteo Villani I, 4. Nel grande editto sulle
mode dell'anno 1330 vengono, tra molte altre cose, permesse soltanto
le figure stampate sugli abbigliamenti femminili, e per converso
sono vietate quelle semplicemente _dipinte_. Non sarebbe questa per
avventura una allusione alla stampa mediante un modello?
[167] Quelle che si componevano di capelli veri, dicevansi _capelli
morti_. — In Anshelm. _Cronaca di Berna_, IV, p. 30 (1508) è fatta
menzione di falsi denti d'avorio, che un prelato italiano usava, ma
solo per rendere più chiara la sua pronuncia.
[168] Infessura, presso Eccard, _Scriptt_. II, col. 1874. — Allegretto,
presso Murat. XXIII, col. 823. — Poi gli autori che parlano di
Savonarola, (v. più innanzi.)
[169] Sansovino, _Venezia_, fol. 152: _capelli biondissimi per forza di
sole_. Cfr. sopra, pag. 96.
[170] Come anche accadde in Germania. — _Poesie satiriche_, pagina 119:
nella satira di Bernardo Giambullari _per prender moglie_ si ha un'idea
di tutta la chimica della toeletta, che evidentemente s'appoggia ancora
in gran parte sulla superstizione e sulla magia.
[171] I quali anche s'adoperavano a mettere in evidenza il lato
schifoso, pericoloso e ridicolo di queste unzioni. Cfr. Ariosto, Satira
III, V. 202 e segg. — Aretino, _Il Marescalco, atto II, scena 5_, e
in molti passi dei _Ragionamenti_. Poi Giambullari, l. c. — _Phil.
Beroald. sen. Carmina_.
[172] Cennino Cennini nel suo _Trattato della pittura_, cap. 161, dà
una ricetta degli unguenti usati per dipingersi il viso, evidentemente
pei Misteri e le Mascherate, poichè nel capo susseguente egli riprende
seriamente l'uso d'imbellettarsi e di usare acque odorose in generale.
[173] Cfr. la _Nencia da Barberino_, str. 20 e 40. L'innamorato le
promette belletto e biacca, che egli le porterà in un bossolo dalla
città. Cfr. sopra pag. 107.
[174] Agnolo Pandolfini, _Trattato del governo della famiglia_, p. 118.
[175] Tristan. Caracciolo, presso Murat. XXII, col. 87. — Bandello,
_Parte_ II, _Nov._ 47.
[176] Capitolo I a Cosimo: _quei cento scudi nuovi e profumati, che
l'altro dì mi mandaste a donare_. Alcuni oggetti che datano da quel
tempo, serbano ancora qualche traccia di odore.
[177] Vespasiano fiorent. p. 458 nella _Vita di Donato Acciajuoli_, e
p. 625 nella _Vita del Niccoli_.
[178] Giraldi, _Hecatommithi, Introduz., Nov._ 6.
[179] Paul. Jov. _Elogia_.
[180] Aen. Sylvius (_Vitae Paparum_, presso Murat. III, II, col. 880);
egli dice parlando di Baccano: _pauca sunt mapalia, eaque hospitia
faciunt Theutonici; hoc hominum genus totam fere Italiam hospitalem
facit; ubi non repereris hos, neque diversorium quaeras_.
[181] Franco Sacchetti, _Nov._ 21. — Padova intorno al 1450 vantava
un grandioso albergo all'insegna del _Bue_, che aveva stalle per 200
cavalli. Michele Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1175. — Firenze
aveva, fuori di porta S. Gallo, una delle più belle osterie che si
conoscessero, ma serviva soltanto di luogo di convegno, a quanto
sembra, per chi vi andava a diporto dalla città. Varchi, _Stor.
fiorent._ III, p. 86.
[182] Veggasi ad es. i passi relativi nella _Nave della follia_
di Sebastiano Brant, nei _Colloqui_ di Erasmo, nel poema latino
_Grobianus_ ecc. — Fra gli scrittori antichi cfr. Teofrasto, _I
Caratteri_.
[183] Che la _burla_ si fosse fatta più moderata può vedersi da molti
esempi addotti nel _Cortigiano_, L. II, fol. 96. Tuttavia in Firenze
essa si mantenne quanto più potè. Ne sono una prova le novelle del
Lasca.
[184] Per Milano è importantissimo un passo del Bandello. _Parte_
I, _Nov._ 9. C'erano più di 60 carrozze tirate a quattro cavalli,
e innumerevoli a due, in parte riccamente dorate e intagliate, con
damaschi di seta. Cfr. ivi _Nov._ 4. — Ariosto, _Sat._ III, v. 127.
[185] Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 3, III, 42, IV, 25.
[186] _De vulgari eloquio_, ed. Corbinelli, Parisiis 1577, scritto,
secondo il Boccaccio (_Vita di Dante_, p. 77), poco prima della sua
morte. — Sul rapido mutarsi della lingua mentre era ancor vivo egli si
esprime nel principio del «Convito».
[187] Il prevalere successivo della medesima nella letteratura
e nella vita pratica potrebbe da qualsiasi conoscitore indigeno
rappresentarsi facilmente per mezzo di alcune tabelle comparative. In
esse bisognerebbe far rilevare quanto a lungo nei secoli XIV e XV si
sieno, o del tutto od in parte, mantenuti i singoli dialetti nelle
corrispondenze giornaliere, negli atti governativi, nei protocolli
giudiziarii, e finalmente nelle cronache e nelle altre produzioni
letterarie. E bisognerebbe tener conto altresì del perdurare dei
dialetti italiani accanto ad un latino sempre meno puro, che poi servì
come lingua ufficiale.
[188] Così la pensa anche Dante: _De vulgari eloquio_, I, c. 17, 18.
[189] Anche molto tempo prima si scriveva e si leggeva il toscano in
Piemonte, ma per l'appunto si scriveva e si leggeva assai poco.
[190] Nella vita quotidiana si sapeva benissimo per quali cose potesse
adoperarsi il dialetto, e per quali no. Gioviano Pontano si permette di
ammonire espressamente il principe ereditario di Napoli a non farne uso
(Jov. Pont. _De principe_). Come è noto, gli ultimi Borboni non erano
molto scrupolosi in questo riguardo. — Un cardinale milanese messo in
derisione, perchè a Roma voleva usare il proprio dialetto, veggasi nel
Bandello, _Parte_ II, _Nov._ 31.
[191] Bald. Castiglione, _Il Cortigiano_, L. I, f. 27 e segg. — Benchè
abbia la forma di un dialogo, l'opinione dell'autore emerge chiarissima
in mille punti.
[192] Sol che in questo riguardo non si vada troppo oltre. I satirici
vi frammischiano elementi spagnuoli e il Folengo (sotto il pseudonimo
di Limerno Pitocco, nell'«Orlandino») anche voci francesi, ma solo
per celia. Nelle Commedie uno spagnuolo parla un gergo ridicolo misto
di spagnuolo e di italiano. È abbastanza singolare che una via di
Milano, che al tempo della venuta dei francesi (1500-1512, 1515-1522)
si chiamò _Rue belle_, ancor oggidì si chiami _Rugabella_. Della lunga
dominazione spagnuola non è rimasta quasi traccia veruna nella lingua,
e negli edifizi e nelle vie tutt'al più qua e là il nome di qualche
vicerè. Fu nel secolo XVIII che colle idee francesi diluviarono in
Italia anche le voci e i modi di quella lingua; i puristi del nostro
secolo fecero e fanno ogni sforzo per bandirli del tutto.
[193] Firenzuola, _Opere_, I nella prefazione al Discorso sulla
_Bellezza delle donne_, e II nei _Ragionamenti_, che precedono le
Novelle.
[194] Bandello, _Parte I, Proemio e Nov. 1 e 2_. — Un altro lombardo,
il già nominato Teofilo Folengo, nel suo «Orlandino» scioglie la
questione col farvi sopra le più grosse risate del mondo.
[195] Uno di questi ebbe luogo, a quanto sembra, in Bologna sul finire
del 1531 sotto la presidenza del Bembo. Veggasi la lettera di Claudio
Tolomei, presso il Firenzuola, _Opere_, vol. II, nelle Appendici.
[196] Luigi Cornaro si lamenta verso il 1550 (al principio del suo
_Trattato della vita sobria_) che da non lungo tempo prevalgano in
Italia le ceremonie (spagnuole) e i complimenti, il luteranismo e
la crapula. (Al tempo stesso scomparvero la temperanza e la lieta
società). Cfr. pag. 114.
[197] Vasari XII, p. 9 e 11, _Vita del Rustici_. — Ed anche la maledica
genia degli artisti affamati, XI, 216 e segg. _Vita di Aristotile_. —
I capitoli del Machiavelli per una società di buontemponi (nelle _opere
minori_, p. 407) sono una comica caricatura degli statuti delle società
in generale, nello stile alquanto libero degli uomini di mondo. —
Incomparabilmente bella è e rimarrà sempre la nota descrizione di quel
convegno notturno d'artisti in Roma, di cui parla Benvenuto Cellini, I,
cap. 30.
[198] La mensa doveva tenersi presso a poco tra le dieci e le undici
del mattino. Cfr. Bandello, _Parte II, Nov. 10_.
[199] Prato, _Arch. stor._, III, p. 309.
[200] I passi più importanti: _Parte_ I, _Nov._ 1, 3, 21, 30, 44, II,
10, 34, 55, III, 17, ecc.
[201] Cfr. Lorenzo il Magnifico de' Medici, _Poesie_, I, 204 (_Il
Simposio_), 291 (_la Caccia col falcone_). — Roscoe, _Vita di Lorenzo_,
III, p. 140, e _appendici_ 17 sino a 21.
[202] Il titolo _Simposio_, è inesatto: dovrebbe dirsi: il _Ritorno
dalla Vendemmia_. Lorenzo dipinge in modo piacevolissimo, facendo una
parodia dell'Inferno di Dante, come egli abbia incontrato per lo più
in Via Faenza, l'un dopo l'altro, tutti i suoi buoni amici più o meno
spolverizzati, perchè reduci dalla campagna. Uno dei più comici e belli
è il Capitolo ottavo, dove dipinge il piovano Arlotto, il quale esce
in cerca della sete che ha perduto, ed a questo scopo porta con sè
carne secca, una aringa, una ghiera di cacio, un salsicciotto, quattro
sardelle, _e tutte si cocevan nel sudore_.
[203] Intorno a Cosimo Rucellai, come centro di questo circolo sul
principio del secolo XVI, veggasi Machiavelli, _Arte della guerra_, L.
I.
[204] _Il Cortigiano_, L. II, fol. 53. — Cfr. sopra pag. 125 e 143.
[205] Celio Calcagnini (_Opera_, p. 514) descrive l'educazione
di un giovane italiano di condizione elevata intorno al 1500
(nell'orazion funebre di Antonio Costabili) nel modo seguente:
dapprima _artes liberales et ingenuae disciplina; tum adolescentia
in iis exercitationibus acta, quae ad rem militarem corpus animumque
praemuniunt. Nunc gymnastae operam dare, luctari, excurrere, natare,
equitare, venari, aucupari, ad palum et apud lanistam ictus inferre aut
declinare, caesim punctimve hostem ferire, hastam vibrare, sub armis
hyemem juxta et aestatem traducere, lanceis occursare, veri ac communis
Martis simulacra imitari_. — Il Cardano (_De propria vita_, c. 7) fra
i suoi esercizi ginnastici nomina anche il saltare sopra un cavallo di
legno. — Cfr. il _Gargantua_, I, 23, 24: dell'educazione in generale, e
35: delle arti dei ginnasti.
[206] Sansovino, _Venezia_, fol. 172 e segg. Esse debbono essere
nate in occasione delle gite che si facevano al Lido, dove si soleva
esercitarsi al tiro della balestra: la grande regata generale del
dì di S. Paolo era ufficiale sino dal 1315. — Prima si cavalcava
anche molto a Venezia, quando le strade non erano ancora selciate in
pietra, nè costrutti in marmo con archi molto alti i ponti di legno
ancora piani. Il Petrarca fin dal suo tempo (_Epist. seniles_, IV, 2,
p. 783) descrive un magnifico torneo di cavalieri sulla piazza di S.
Marco, e del doge Steno si sa che intorno al 1400 aveva una scuderia
non meno splendida di quella di qualsiasi principe d'Italia. Ma il
cavalcare nelle vicinanze di quella piazza era di regola proibito sino
dal 1291. — Più tardi naturalmente i veneziani passarono per meschini
cavalcatori. Cfr. Ariosto, _Sat_. V, v. 208.
[207] Sulle cognizioni musicali di Dante e sulle melodie che
accompagnarono alcune poesie del Petrarca e del Boccaccio, veggasi
il Trucchi, _Poesie ital. ined._ II, p. 139. — Sui teorici del secolo
XIV V. Filippo Villani, _Vite_, p. 46, e Scardeonio, _De urb. Patav.
antiq._ presso Grevio, _Thesaur_. VI, III, col. 297. — Sulla musica
alla corte di Federigo da Urbino ha molti particolari Vespasiano
fiorent. pag. 122. — Sulla cappella dei fanciulli di Ercole I, veggasi
il _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 358. — Fuori d'Italia
alle persone di rango elevato non era lecito d'occuparsi personalmente
di musica; alla corte fiamminga del giovane Carlo V s'ebbe una volta
una questione assai grave su questo argomento: cfr. _Hubert. Leod. De
vita Frid. II, Palat._ L. III. — Enrico VIII d'Inghilterra costituisce
una singolare eccezione in proposito.
Un passo importante ed esteso intorno alla musica trovasi dove meno lo
si cercherebbe, nella _Macaroneide_, _Phantas XX._ È la descrizione
comica di un quartetto a voci, dalla quale appare che si cantavano
anche canzoni francesi e spagnuole, che la musica aveva omai i
suoi avversari (intorno al 1520) e che la cappella di Leone X e il
compositore Josquin des Près (di cui si nominano le opere principali)
erano l'oggetto del maggiore entusiasmo. Lo stesso autore (Folengo)
mostra per la musica un fanatismo affatto moderno anche nel suo
_Orlandino_ (pubblicato sotto il nome di Limerno Pitocco), III, 23 e
segg.
[208] _Leonis vita anonyma_, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 171. Non
sarebbe questi per avventura il violinista della galleria Sciarra? Un
Giovanni Maria da Corneto è lodato nell'_Orlandino_ (p. 160, 326), III,
27.
[209] Lomazzo, _Trattato dell'arte della pittura_, ecc. p. 347. —
Parlando della lira, si nomina Leonardo da Vinci, ed anche Alfonso di
Ferrara (il duca?). L'autore mette insieme in generale le celebrità
del secolo: c'entrano anche molti ebrei. — La maggior enumerazione di
celebri artisti del secolo XVI, divisi in prima e seconda generazione,
trovasi in Rabelais «Nuovo prologo» al IV libro. — Un virtuoso, il
cieco Francesco da Firenze (morto nel 1390), fu già ancor molto prima
incoronato con corona d'alloro dal re di Cipro in Venezia.
[210] Sansovino, _Venezia_, fol. 138. Naturalmente gli stessi amatori
raccoglievano anche libri musicali.
[211] _L'Accademia de' filarmonici_ di Verona è ricordata dal Vasari
(XI, 133) nella _Vita di Sanmicheli_. — Intorno a Lorenzo il Magnifico
già sin dal 1480 s'era raccolta una _scuola d'armonia_ di 15 membri,
fra i quali il celebre organista Squarcialupi. Cfr. Delécluze,
_Florence et ses vicissitudes_, vol. II, p. 256. Sembra che Leone X
abbia ereditato da suo padre Lorenzo la passione per la musica. Ugual
passione aveva anche Pietro primogenito.
[212] _Il Cortigiano_, fol. 56. Cfr. fol. 41.
[213] _Quattro viole da arco_, senza dubbio un concerto assai difficile
e raro per dilettanti fuori d'Italia.
[214] Bandello, _Parte_ I, _nov._ 26, dove parla del canto di Antonio
Bologna in casa di Ippolito Bentivoglio. Cfr. III, 26. Nel nostro
tempo di svenevolezze sentimentali ciò si direbbe una profanazione
dei sentimenti più sacri. — (Cfr. l'ultimo canto di Britannico, Tacit.
_Annal._ XIII, 15). La recitazione accompagnata dal liuto o dalla viola
non può ben distinguersi, nelle relazioni che se ne hanno, del canto
propriamente detto.
[215] Scardeonius, l. c.
[216] Dedicata ad Annibale Maleguccio, altre volte indicata anche come
la quinta o la sesta.
[217] Per contrario rarissime son le donne, che si dedichino allo
studio delle arti figurative.
[218] Quest'è il senso, per es., in cui deve intendersi la biografia di
Alessandra de' Bardi di Vespasiano fiorentino (Mai, _Spicileg. rom._
XI, p. 593 e segg.). L'autore, sia detto per incidenza, è un grande
_laudator temporis acti_, e non deve dimenticarsi, che quasi cento
anni prima di quello che egli chiama il buon tempo antico, il Boccaccio
aveva scritto il Decamerone.
[219] Ant. Galateo, _Epist._ 3, alla giovane Bona Sforza, andata poi
moglie a Sigismondo di Polonia: _Incipe aliquid de viro sapere, quoniam
ad imperandum viris nata es... Ita fac ut sapientibus viris placeas, ut
te prudentes et graves viri admirentur et vulgi et muliercularum studia
et judicia despicias_ ecc. — Un'altra lettera assai notevole veggasi
nel Mai, _Spicileg. rom._ VIII, p. 532.
[220] Così è detta nel _Chron. venetum_ presso Murat. XXIV, col. 127 e
segg. Cfr. Infessura presso Eccard, _Scriptt._ II, col. 1981, e _Arch.
Stor. Append._ II, p. 250.
[221] E talvolta è anche tale. — Come a tali racconti le donne abbiano
a contenersi, è detto nel _Cortigiano_ L. III, fol. 107. Ma che lo
sapessero già quelle che erano presenti a' suoi dialoghi, dovrebbe
inferirsi da un passo assai libero del L. II, fol. 190. — Ciò che si
dice della _donna di palazzo_, che fa appunto riscontro al Cortigiano,
non ha importanza decisiva, perchè essa serve la principessa in senso
molto più stretto, che non faccia il cortigiano col principe. — Nel
Bandello, I, _Nov._ 44, Bianca d'Este narra la terribile storia amorosa
del proprio avolo Nicolò da Ferrara e di Parisina.
[222] Quanto gl'Italiani già esperti in molti viaggi sapessero
apprezzare la libertà di conversazione loro accordata con alcune
fanciulle in Inghilterra e nei Paesi Bassi, lo mostra il Bandello, II,
_Nov._ 42, e IV, _Nov._ 27.
[223] Paul Jov. _De rom. piscibus_, cap. 5. — Bandello, _Parte_ III,
_Nov._ 42. — L'Aretino, nel _Ragionamento del Zoppino_, p. 327, dice di
una cortigiana: «ella sa a memoria tutto il Petrarca e il Boccaccio, e
innumerevoli bei versi latini di Virgilio, Orazio ed Ovidio e di mille
altri autori».
[224] Bandello, II, 51, IV, 16.
[225] Bandello, IV, 8.
[226] Un esempio molto caratteristico di ciò si ha nel Giraldi,
_Hecatommithi_, VI, _Nov._ 7.
[227] Infessura, presso Eccard, _Scriptores_, II, col. 1977. Nel
calcolo non entrano che le donne pubbliche, non le concubine. Del
resto il numero, in proporzione della presunta popolazione di Roma, è
enormemente alto, e forse c'è errore di scrittura.
[228] _Trattato del governo della famiglia._ Cfr. vol. I, pag. 182
e 190 nota. Il Pandolfini morì nel 1446, e Leon Battista Alberti, al
quale pure fu attribuita la stessa opera, nel 1472. Cfr. anche il vol.
II, p. 37.
[229] Una _storia della bastonatura_, trattata seriamente e da un
punto di vista psicologico, tanto presso i popoli d'origine germanica,
che presso quelli di origine latina, contrabbilancerebbe per lo meno
l'importanza di un paio di volumi di dispacci e di negoziazioni. Quando
e per quali influenze passò la bastonatura fra gli usi quotidiani della
famiglia tedesca? Certamente assai tempo dopo che Walther cantasse:
nessuno può rafforzare la disciplina del fanciullo colle verghe
(_Nieman kan mit gerten kindes zuht beherten._)
In Italia almeno le battiture cessano assai presto: un fanciullo di
sette anni non è più battuto. Il piccolo Orlando (_Orlandino_, cap.
VII, Str. 42) stabilisce questo principio;
Sol gli asini si ponno bastonare,
Se una tal bestia fussi, patirei.
[230] Giov. Villani, XI, 93: autorità principale sull'uso di edificar
ville intorno a Firenze prima della metà del secolo XIV. Le loro case
di campagna erano più belle che quelle di città, e nel costruirle
rivaleggiavano tra loro, _onde erano tenuti matti_.
[231] Veggasi a pag. 56, dove questo splendore delle feste fu additato
come uno degli impedimenti al completo sviluppo del dramma.
[232] Ciò in paragone colle città del nord d'Europa.
[233] Le feste fatte in occasione dell'esaltazione del Visconti a duca
di Milano, 1395 (Corio, fol. 274), in onta a tutta la loro pompa, hanno
ancora un carattere medievale, e vi manca l'elemento drammatico. Cfr.
anche la meschinità delle processioni in Pavia durante il secolo XIV.
(Anonymus, _De laudibus Papiae_, presso Murat. XI, col. 34 e segg.).
[234] Giov. Villani, VIII, 70.
[235] Cfr. per es. l'Infessura (Eccard, _Scriptt_. II, col. 1896). —
Corio, fol. 417, 421.
[236] Il dialogo nei Misteri per lo più è in ottave, il monologo in
terzine.
[237] Nè si ha bisogno per questo di pensare al Realismo degli
Scolastici. — Ancora intorno al 979 il vescovo Wiboldo di Cambray
prescriveva a' suoi chierici, invece del giuoco de' dadi, una specie
di tarocco spirituale, con non meno di 56 nomi di virtù rappresentate
da altrettante combinazioni delle carte. Cfr. _Gesta Episcopor.
Cameracens_. Pertz, _Scriptor_, VII, p. 433.
[238] Tali sono quelli, coi quali egli crea delle figure sopra delle
metafore, qual'è, per esempio, il gradino medio fesso per metà alla
porta del Purgatorio, che deve significare la contrizione del cuore
(_Purgat_. IX, 97), mentre per vero ogni pietra, quando ha fenditure,
non può più servir di gradino, ovvero anche l'altro passo (_Purgat_.
XVIII, 94), nel quale condanna i tepidi della vita presente a scontare
la loro colpa nell'altra col correre continuo, mentre in correre
potrebbe anche essere indizio di fuga ecc.
[239] _Inferno_, IX, 61. _Purgat_. VIII, 19.
[240] _Poesie satiriche_, ed. Milan. p. 70 e segg. — Della fine del
secolo XV.
[241] Quest'ultima allegoria trovasi, per esempio, nella _Venatio_
del card. Adriano da Corneto. In essa Ascanio Sforza nei piaceri della
caccia deve trovare un conforto contro il dolore della rovina della sua
casa. Cfr. vol. I, pag. 350.
[242] Propriamente nel 1454. Cfr. Olivier de la Marche, Mémoires, chap.
49.[243]
[243] Il giuramento sul _fagiano_ fu prestato nel celebre banchetto,
che Filippo di Borgogna diede nel 1454 allo scopo di promovere
una crociata contro i Turchi, che l'anno innanzi aveano preso
Costantinopoli. In quel banchetto il duca aveva spiegato un lusso ed
una magnificenza affatto fuori dell'ordinario. L'abbigliamento nel
quale egli comparve, fu stimato da solo un milione di talleri. Tutto il
resto era in proporzione; per cui non a torto fu detto che quella festa
abbia costato una somma superiore all'intera rendita annua del re di
Francia. Sulla fine del banchetto fu recato un fagiano adorno di una
collana riccamente tempestata di pietre preziose, sul quale ciascuno
dei convitati _giurò in nome di Dio, della Vergine e del fagiano di
voler combattere gl'infedeli_; giuramento che, s'intende da sè, ognuno
dimenticò, non appena terminata la festa. — Per più minuti ragguagli
veggasi Weiss, _Gesch. der Tracht und des Geräthes vom 14 bis zum 16
Jahrhundert, I, Abthl_, pag. 103, 104. _Nota del Traduttore_.
[244] Per altre feste francesi veggasi, per es. Juvénal des Ursins ad
a. 1389 (ingresso della regina Isabella). — Jean de Troyes, ad a. 1461
(ingresso di Luigi XI). Anche qui non mancano i macchinismi sospesi, le
statue vive e simili, ma tutto è confuso, slegato e le allegorie per
lo più sono indicifrabili. — Molto svariate e pompose furono le feste
durate parecchi giorni a Lisbona nel 1452 in occasione della partenza
dell'infanta Eleonora, che andava sposa all'imperatore Federico III.
Ved. Freher-Struve, _Rer. german. script_. II, fol. 51, la _Relazione_
di Nic. Lauckmann.
[245] Vantaggio tutto proprio dei grandi poeti ed artisti, che seppero
trarne partito.
[246] Cfr. Bart. Gamba, _Notizie intorno alle opere di Feo Belcari_,
Milano, 1808, e specialmente l'introduzione dello scritto: _Le
rappresentazioni di Feo Belcari ed altre di lui poesie_, Firenze, 1833.
— Come riscontro, l'introduzione del bibliofilo Jacob alla sua edizione
di Pathelin.
[247] Effettivamente un Mistero sull'uccisione di tutti i fanciulli
di Betlemme, rappresentato in una chiesa di Siena, si chiudeva
con una scena, nella quale le infelici madri dovevano afferrarsi
vicendevolmente pei capelli. Della Valle, _Lettere sanesi_, III, p.
53. — Uno degli scopi principali del già citato Feo Belcari (morto nel
1484) era appunto di purgare i Misteri da simili mostruosità.
[248] Franco Sacchetti, _Nov._ 82.
[249] Vasari, III, 232 e segg. _Vita di Brunellesco_, V, 36 e segg.
_Vita del Cecca_. Cfr. V, 52, _Vita di don Bartolommeo_.
[250] _Arch. Stor. Append._ II, p. 310. Il Mistero dell'Annunziazione
di Maria, rappresentato in Ferrara nelle nozze di Alfonso, aveva
macchinismi aerei e fuochi d'artifizio. Sulla rappresentazione della
Susanna, del S. Giovanni Battista e di una leggenda sacra presso il
card. Riario, veggasi il Corio, fol. 417. Sul Mistero di Costantino
il grande, rappresentato nel palazzo papale nel carnevale del 1484, v.
Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 194.
[251] Graziani, _Cronaca di Perugia, Arch. Stor. XVI_, I, p. 598. Nella
crocifissione si sostituiva una figura che si teneva pronta.
[252] Per quest'ultima circostanza veggasi _Pii II Comment._ L. VII, p.
383, 386. Anche la poesia del secolo XV assume talvolta un carattere
di uguale rozzezza. Una canzone di Andrea da Basso descrive con
ributtante esattezza le particolarità della putrefazione del cadavere
di una sua innamorata troppo disdegnosa con lui. Ma anche in un dramma
rappresentato nel secolo XII in un chiostro si vedeva sulla scena come
il re Erode venisse divorato dai vermi. _Carmina Burana_, p. 80 e segg.
[253] Allegretto, _Diarii sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 767.
[254] Matarazzo, _Arch. Stor_. XVI, II, p. 36.
[255] Estratti dal _Vergier d'honneur_, presso Roscoe, _Leone X_, ed.
Bossi, I, p. 220 e III, p. 263.
[256] _Pii II Comment_. L. VIII, p. 382 e segg. — Una simile festa
pomposa del Corpusdomini è menzionata dal Bursellis, _Annal. Bonon_.
presso Murat. XXII, col. 911, all'anno 1492.
[257] In simili occasioni i poeti cantavano: _nulla di muro si potea
vedere_.
[258] Le stesso vale di parecchie descrizioni simili.
[259] Cinque re con seguito d'uomini armati, un uomo selvaggio che
lottava con un leone (domato?); quest'ultimo spettacolo forse per
alludere al nome del papa, Silvio.
[260] Esempi sotto Sisto IV. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII,
col. 134, 139. Anche all'avvenimento di Alessandro VI si fecero grandi
spari. — I fuochi d'artificio, bella invenzione italiana, appartengono,
insieme alla decorazione festiva, piuttosto alla storia dell'arte. —
E vi appartiene pure la splendida illuminazione (v. pag. 60), che si
loda in certe feste, nonchè i grandi apparecchi da tavola e i trofei di
caccia.
[261] A Siena in un ricevimento principesco (1405) da una lupa d'oro
usciva un intero corpo di ballo di dodici persone; v. Allegretto,
presso Murat. XXIII, col. 772. — Cfr. inoltre col. 772 il ricevimento
di Pio II nel 1459.
[262] Corio, fol. 417 e segg. — Infessura, presso Eccard, _Scriptt._
II, col. 1896. — _Strozii poetae_, p. 193 negli _Eolostica_, v. v. I,
pag. 63 e 69.
[263] Vasari XI, p. 37. _Vita di Puntormo_; egli narra che un simile
fanciullo in una festa fiorentina del 1513 morì in conseguenza
dello sforzo fatto o dell'indoramento. — Il poveretto avea dovuto
rappresentare «l'età dell'oro».
[264] Phil. Beroaldi _Orationes: nuptiae Bentivoleae_.
[265] _M. Ant. Sabellici Epist._ L. III, fol. 17.
[266] Amoretti, _Memorie ecc. su Leonardo da Vinci_, p. 38 e segg.
[267] Come l'astrologia in questo secolo si cacciasse fin nelle
feste, lo mostrano anche le comparse (non esattamente descritte) di
pianeti nell'occasione dei ricevimenti di alcune spose di principi in
Ferrara. _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 248, ad. a. 1491.
Ugualmente a Mantova. _Arch. Stor. Append._ II, p. 233.
[268] _Annal. estens._ presso Murat. XX, col. 468 e segg. — La
descrizione è oscura, e per di più stampata sopra una copia scorretta.
[269] Le funi di questo meccanismo erano coperte da ghirlande.
[270] Propriamente la nave d'Iside, che viene messa nell'acqua il 5
marzo, come simbolo della navigazione nuovamente aperta. — Qualche
cosa di analogo nel culto tedesco veggasi in Giacomo Grimm, _Deutsche
Mythologie_.
[271] Purgatorio, XXIX, 43 sino alla fine, e XXX sul principio. —
Il carro occupa 115 versi, ed è più splendido di quello trionfale di
Scipione, d'Augusto, anzi anche più di quello del sole.
[272] Ranke, _Geschichte der roman. und german. Völker_, p. 119.
[273] Corio, fol. 401. — Cfr. Cagnola,_ Arch. Stor._ III, pag. 119.
[274] V. vol. I, pag. 292. Cfr. ibid., pag. 16 nota. _Triumphus
Alphons_, come appendice ai _Dicta et facta_ del Panormita. — Un certo
timore di un eccessivo lusso trionfale scorgesi nei valorosi Comneni.
Cfr. Cinnamus, I, 5, VI, 1.
[275] È una delle ingenuità dell'epoca del Rinascimento di aver
assegnato un tal posto alla Fortuna. Nell'ingresso di Massimiliano
Sforza in Milano (1512) essa stava, come figura principale, in cima
ad un arco trionfale sopra la Fama, la Speranza, l'Audacia, e la
Penitenza, tutte rappresentate da persone vive. Cfr. Prato, _Arch.
Stor._ III, p. 305.
[276] L'ingresso di Borso d'Este in Reggio, già menzionato (pagina
196), mostra quale impressione avesse fatto in tutta Italia quello di
Alfonso a Napoli.
[277] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 260.
[278] I suoi tre capitoli in terzine, v. _Anecd. litt_. IV, p. 561 e
segg.
[279] Anche nelle mense non è raro il caso di vedervi dei gruppi di
figure rappresentanti tali soggetti, certo come ricordi di mascherate
eseguite. I grandi si abituarono assai presto alla pompa degli
equipaggi in ogni occasione solenne. Annibale Bentivoglio, primogenito
del signore di Bologna, ritorna dai soliti esercizi dell'armi al suo
palazzo tutto armato _cum triumpho more romano_. Bursellis, l. c. col.
909, ad a. 1490.
[280] Nei solenni funerali di Malatesta Baglioni, avvelenato a Perugia
nel 1437 (Graziani, _Arch. Stor_. XVI, 1, p. 413), si ricordano quasi
le pompe funerarie dell'antica Etruria. Tuttavia i cavalieri vestiti
a lutto e molti altri usi appartengono alla nobiltà d'occidente. Si
veggano, ad esempio, le esequie di Bertrando Duguesclin presso Juvénal
des Ursins ad a. 1389. — Cfr. anche Graziani l. c. p. 360.
[281] Vasari, IX, p. 218, Vita di Granacci.
[282] Mich. Gannesius, _Vita Pauli II_ presso Murat. III, II, col. 118
e segg.
[283] Tommasi, _Vita di Cesare Borgia_, p. 251.
[284] Vasari, 34 e segg. _Vita di Puntormo_, testimonianza
importantissima nel suo genere.
[285] Vasari, VIII, p. 264, _Vita di Andrea del Sarto_.
[286] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 783. L'essersi spezzata una
ruota s'ebbe per sinistro augurio.
[287] _M. Anton. Sabellici Epist._ L. III, fol. 47.
[288] Sansovino, _Venezia_, fol. 151 e segg. — Le compagnie si
chiamano dei _Pavoni_, degli _Accesi_, degli _Eterni_, dei _Reali_, dei
_Sempiterni_; sono i medesimi nomi che poi furono dati alle Accademie.
[289] Probabilmente nel 1495. Cfr. _M. Anton. Sabellici Epist._ L. V,
foli 28.
[290] Infessura, presso Eccard, _Scriptt._ II, col. 1893, 2000. —
Mich. Cannesius, _Vita Pauli II_, presso Murat. III, II, col. 1012. —
Platina, _Vitae Pontiff._, p. 418. — Jacob. Volaterranus presso Murat.
XXIII, col. 163, 194. — Paul. Jov. _Elogia, sub Juliano Caesarino._ —
Altrove eranvi corse di donne. _Diario ferrarese,_ presso Murat. XXIV,
col. 384.
[291] Sotto Alessandro VI una volta dall'ottobre sino alla quaresima.
Cfr. Tommasi, l. c. p. 322.
[292] _Pii II Dommene_. L. IV, p. 211.
[293] Nantiporto, presso Murat. III, II, col. 1080. Volevano
ringraziarlo d'aver concluso una pace, ma trovarono chiuse le porte del
palazzo e poste le truppe a tutti gli accessi.
[294] _Tutti i trionfi, carri, mascherate o canti carnascialeschi_,
Cosmopoli 1870. — Macchiavelli, _Opere minori_, p. 505. — Vasari VII,
p. 115, _Vita di Piero di Cosimo_, al quale ultimo s'attribuisce una
parte principale nella formazione di queste feste.
[295] _Discorsi_, L. I, e. 12. Anche nel c. 55 è detto l'Italia essere
più corrotta di qualunque altro paese, e seguirla poi più dappresso la
Francia e la Spagna.
[296] Paul Jov., _Viri illustres: Joh. Gal. Vicecomes._
[297] Sul conto, in cui è tenuto il sentimento d'onore nel mondo
attuale cfr. le osservazioni profonde di Prévost-Paradol, _la France
nouvelle_ L. III, chap. 2, (scritte nel 1868).
[298] Franc. Guicciardini, _Ricordi politici e civili_, N. 118. (_Opere
inedite_, vol. I).
[299] Il suo più immediato riscontro è Merlin Coccai (Teofilo Folengo),
la cui _Macaroneide_, (v. vol. I, pag. 216 e 362), Rabelais certamente
conobbe e cita anche frequentemente (_Pantagruele_, L. II, ch. 1
e 7, sulla fine). Si può anzi ritenere che l'impulso a scrivere il
_Gargantua_ e il _Pantagruele_ sia venuto all'autore dalla lettura di
quel poema.
[300] _Gargantua_, L. I, chap. 57.
[301] Vale a dire _bennato_ nel senso il più elevato, perocchè
Rabelais, figlio dell'oste di Chinon, non ha qui alcun motivo di
accordare alla nobiltà, come tale, verun privilegio. — La predica
del Vangelo, della quale parla l'iscrizione, che sta all'ingresso
dell'edifizio, non si concilierebbe troppo con tutto il resto della
vita dei Telemiti: essa è inoltre piuttosto d'indole negativa, in
quanto accenna ad una certa resistenza agli ordini della Curia romana.
[302] Vedi il suo _Diario_ (in estratto) presso Delécluze, _Florence et
ces vicissitudes_, vol. 2. — Cfr. sopra, pag. 79.
[303] Infessura, ap. Eccard, _Scriptt_. II, col. 1992. — Cfr. vol. I,
pag. 147 e segg.
[304] Questo concetto dello spiritoso Stendhal (_La Chartreuse de
Parme_, ed. Delahays, pag. 355) mi sembra basarsi sopra una profonda
osservazione psicologica.
[305] Graziani, _Cronaca di Perugia_, all'anno 1337 (_Arch. Storico_
XVI, I, p. 415).
[306] Giraldi, _Hecatommithi_, I, _Nov._ 7.
[307] Infessura presso Eccard, _Scriptt_. II, col. 1892, ad ann. 1464.
[308] Allegretto, _Diari sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 837.
[309] Coloro, che lasciano a Dio la cura della vendetta, vengono,
oltre che da altri, messi in ridicolo dal Pulci, _Morgante, canto_ XXI,
_str._ 83, pag. 104 e segg.
[310] Guicciardini, _Ricordi_, l. c. N. 74.
[311] Così il Cardano (_De propria vita_, cap. 13) si dipinge come
estremamente vendicativo, ma anche come _verax, memor beneficiorum,
amans justitiae_.
[312] È vero che al tempo della dominazione spagnuola è notevole una
forte diminuzione della popolazione. Ma se fosse stata conseguenza
della demoralizzazione, avrebbe dovuto manifestarsi molto tempo prima.
[313] Giraldi, _Hecatommithi_, III, Nov. 2. In modo assai somigliante
il _Cortigiano_, L. IV, fol. 180.
[314] Un esempio di vendetta veramente crudele di un fratello, accaduto
in Perugia nell'anno 1455, trovasi nella cronaca del Graziani (_Arch.
Stor._ XVI, p. 629). Il fratello costringe l'amante a cavar gli occhi
alla sorella e poi lo caccia a furia di battiture. Ma la famiglia era
un ramo degli Oddi e l'amatore un semplice funajuolo.
[315] Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 9 e 26. — Accade anche talvolta che
il confessore della moglie si lascia corrompere dal marito e rivela
l'adulterio.
[316] Veggasi sopra a pag. 163 e nella nota.
[317] Un esempio può vedersi nel Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 4.
[318] _Piaccia al Signore Iddio che non si ritrovi_, dicono presso
il Giraldi (III, _Nov._ 10) le donne quando vien loro narrato, che il
fatto potrebbe costar la testa all'assassino.
[319] Ciò accade, per esempio, a Gioviano Pontano (_De fortitudine_,
L. II); i suoi coraggiosi Ascolani, che perfino la notte che precede
il loro supplizio danzano e cantano, la madre abbruzzese, che cerca
di tener allegro il figlio mentre s'avvia al patibolo, e simili,
appartengono probabilmente alla classe dei masnadieri, ma egli
dimentica affatto di dircelo.
[320] _Diarum parmense_, presso Murat. XXII, col. 330 sino a 349 passim.
[321] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 312. Ciò fa
risovvenire la banda armata di quel prete, che pochi anni prima del
1837 infestava le provincie occidentali di Lombardia.
[322] Masuccio, _Nov._ 39. S'intende da se che l'uomo in discorso è
fortunatissimo anche nel campo d'amore.
[323] Se egli nella sua gioventù esercitò la pirateria durante la
guerra delle due case d'Angiò per la conquista di Napoli, può averlo
fatto in qualità di parteggiatore politico, ne ciò, secondo le idee
d'allora, portava con sè veruna infamia. L'arcivescovo di Genova,
Paolo Fregoso, fu alternativamente anche doge e corsaro e per di più in
ultimo cardinale. Cfr. vol. I, pag. 118, nota.
[324] Poggio, _Facetiae_, fol. 464. Chi conosce la Napoli odierna,
ha forse udito narrare qualche fatto simile, ma in un altro genere di
persone.
[325] _Jovian. Pontani Antonius: nec est quod Neapoli quam hominis
vita minoris vendatur_. Vero è che egli crede che sotto gli Angiò le
cose non fossero giunte a tal punto: _sicam ab iis_ (gli Aragonesi)
_accepimus_. Le condizioni del paese intorno al 1534 ci son descritte
da B. Cellini I, 70.
[326] Una prova esatta non potrà su ciò mai darsi, ma certo le menzioni
degli assassinii vi son meno frequenti, e la fantasia degli scrittori
fiorentini del buon tempo non rivela sospetti di questo genere.
[327] Intorno a questa polizia veggasi la Relazione del Fedeli, presso
Albêri, _Relaz. Scr_. II, vol. I, p. 353 e segg.
[328] Infessura, presso Eccard, _Scriptor_, II, col. 1956.
[329] _Chron venetum_, presso Murat. XXIV, col. 131. — Nel settentrione
si avevano le idee le più strane sull'abilità degli Italiani nell'arte
dell'avvelenare: veggasi presso Juvénal des Ursins, ad ann. 1382 (ed.
Buchon, p. 336) ciò che si diceva della lancetta dell'avvelenatore,
che Carlo di Durazzo prese al suo servizio: chi fissava in essa
attentamente lo sguardo, doveva senz'altro morire.
[330] Petr. Crinitus, _De honesta disciplina,_ L. XVIII, cap. 9.
[331] _Pii II Comment._ L. XI, p. 562 — Joh. Ant. Campanus: _Vita Pii
II_, presso Murat. III, II, col. 988.
[332] Vasari IX, 82. _Vita di Rosso_. — Se nei matrimoni male assortiti
abbiano prevalso dei veri avvelenamenti o piuttosto la sola paura,
non può decidersi. Cfr. Bandello, II, _Nov._ 5 e 54; e più gravemente
ancora II, _Nov._ 40. Nella stessa città di Lombardia, che non viene
più precisamente indicata, vivono due avvelenatori, un marito, che
vuol persuadersi della sincerità della disperazione di sua moglie, e
la costringe a bere un liquido che si dava per avvelenato, ma che non
era se non acqua tinta; e dietro a ciò segue la loro riconciliazione. —
Nella sola famiglia del Cardano erano accaduti quattro avvelenamenti.
_De vita propria_, cap. 30, 50. — Perfino in un banchetto dato in
occasione dell'incoronazione del Papa ognuno dei cardinali condusse con
sè il suo coppiere e si portò il proprio vino «probabilmente perchè si
sapeva per esperienza, che altrimenti si correva pericolo di essere
avvelenati nelle bevande». E questa usanza in Roma era generale e si
tollerava _sine injuria invitantis_! Blas Ortiz _Itinerar. Hadriani
VI_, ap Baluz. _Miscell_. ed. Mansi, I, 480.
[333] Intorno ad alcuni maleficj contro Leonello da Ferrara veggasi il
_Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col 194, ad ann. 1445. Mentre
all'autore di essi, certo Renato, che del resto era di fama assai
pregiudicata, si leggeva la sentenza sulla piazza, si sollevò un gran
romore nell'aria ed un tremuoto, per guisa che ognuno fuggì o cadde
a terra. — Di ciò che Guicciardini (L. I) racconta dei maleficj di
Lodovico il Moro contro suo nipote Giangaleazzo, meglio è tacere.
[334] Si potrebbe innanzi tutto nominare Ezzelino da Romano, se egli
non fosse notoriamente vissuto sotto l'influenza di scopi ambiziosi e
di una continua superstizione astrologica.
[335] _Giornali napoletani_, presso Murat. XXI, col. 1092, _ad ann_.
1425.
[336] _Pii II Comment_. L. VII, p. 338.
[337] Jov. Pontan. _De immanitate_, dove si dice che Sigismondo abbia
reso gravida anche la propria figlia e simili.
[338] Varchi, _Storia fiorent._ sulla fine. (Se l'opera è stampata
senza mutilazioni, come, per es., nella edizione milanese).
[339] Su di che naturalmente variano le opinioni secondo i luoghi e le
persone. Il Rinascimento ebbe delle città e delle epoche, nelle quali
prevalse una decisa tendenza a godere la vita. Le cupe malinconie degli
uomini serii non cominciano in generale a manifestarsi che sotto la
dominazione straniera del secolo XVI.
[340] Ciò che noi chiamiamo lo spirito della Contro-riforma, erasi
già sviluppato in Ispagna buon tratto di tempo prima della Riforma, e
precisamente per mezzo di una scrupolosa sorveglianza e di una parziale
riorganizzazione di ogni ordinamento ecclesiastico sotto Ferdinando ed
Isabella. La fonte principale su questo argomento, è il Gomez, _Vita
del card. Ximenes_, presso Rob. Velus, _Rer. hispan. scriptores_.
[341] Si noti, che i novellieri ed altri dileggiatori non parlano quasi
mai di nessun vescovo, mentre per verità avrebbero facilmente potuto
trovar motivo di farlo, fosse pure mutando i nomi. Ciò accade in via
eccezionale, nel Bandello, II, _Nov._ 45; ma altrove (II, 40) egli
menziona anche un vescovo virtuoso. Gioviano Pontano nel «Caronte»
fa apparire l'ombra di un vescovo molto pingue «a passo d'anitra». Di
quanto poca levatura fossero i vescovi italiani d'allora in generale
vegg. in P. Giovio, p. 387.
[342] _Foscolo, Discorso sul testo del Decamerone: Ma de' preti in
dignità niuno poteva far motto senza pericolo; onde ogni frate fu
l'irco delle iniquità d'Israele_ ecc.
[343] Il Bandello prelude, per esempio, alla _Nov._ 1 della _Parte_ II,
col dire che il vizio dell'avarizia non disdice tanto a chicchessia,
quanto ai preti, che non hanno nessuna famiglia cui debbano provvedere
ecc., e con questo ragionamento viene poi a giustificare una iniqua
aggressione fatta ad un parroco di campagna da un giovane signore
assistito da due soldati o banditi, che, per punirlo della sua
avarizia, approfittano della sua impotenza cagionata dalla podagra e lo
derubano di un montone che possedeva. Basta una sola storia di questo
genere a mostrare, meglio che molte dissertazioni, in qual corrente di
idee allora si vivesse e si agisse.
[344] Giov. Villani, III, 29, lo dice assai chiaramente un secolo dopo.
[345] Probabilmente s'intende la sua tavoletta col motto _I H S_.
[346] _Seggi_ erano le classi, nelle quali era ripartita la nobiltà
napoletana. — La rivalità dei due ordini è sovente messa in ridicolo,
dal Bandello, per es. III, _Nov._ 14.
[347] Per ciò che segue cfr. Jov. Pontan. _De Sermone,_ L. II, e il
Bandello, _Parte_ I, _Nov._ 32.
[348] Perciò quest'intrighi poterono anche in prossimità di essa essere
apertamente denunciati. Cfr. anche _Jov. Pontan. Antonius_ e _Charon_.
[349] In via di esempio, l'ottavo canto della _Macaroneide_.
[350] La storia leggesi nel Vasari, V. p. 120, _Vita di
Sandro Botticelli_, e mostra, che talvolta si scherzava anche
coll'Inquisizione. Del resto il Vicario quivi menzionato può ben
essere stato quello dell'Arcivescovo, anzichè quello dell'Inquisitore
domenicano.
[351] Bursellis, _Ann. Bonon_. ap. Murat. XXIII, col. 886, cfr. 896.
[352] V. pag. 96 e segg. Egli era abate dei Vallombrosani. Il passo
è tolto dal vol. II, p. 209, _Nov._ X. Una piccante descrizione della
vita agiata dei Certosini veggasi nel _Commentario d'Italia_, fol. 32 e
segg., citato già a pag. 92.
[353] Pio II per principio avrebbe voluto l'abolizione del celibato
ecclesiastico: _Sacertibus magna ratione sublatas nuptias majori
restituendas videri_, era una delle sue sentenze favorite. Platina,
Vitae Pontiff. p. 311.
[354] _Ricordi_, N. 28. delle _Opere inedite_, vol. I.
[355] _Ricordi_, N. 1, 123, 125.
[356] Per vero molto incostante.
[357] Cfr. il suo _Orlandino_ cantato sotto il nome di Limerno Pitocco,
cap. XI, str. 40 e segg. cap. VII, str. 57, cap. VIII, str. 3 e segg.
specialmente la 57.
[358] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV col. 362.
[359] Egli aveva con sè un interprete tedesco ed uno slavo. Anche san
Bernardo dovette una volta, predicando nei paesi renani, ricorrere ad
un tale spediente.
[360] Il Capistrano, per esempio, si accontentava di fare il segno
della croce su migliaja d'infermi, che gli erano condotti e di
benedirli in nome della santa Trinità e di san Bernardino suo maestro,
dietro di che qua e là accadeva realmente qualche guarigione, come in
simili casi suole accadere. La cronaca di Brescia accenna al fatto con
queste parole: _egli fece di bei miracoli, ma nel narrarli si andava
oltre il vero_.
[361] Per esempio il Poggio, _De avaritia_, nelle _Opere_, fol. 2. Egli
trova l'opera dei predicatori facile, perchè in ogni città ripetevano
le stesse cose e congedavano il popolo, lasciandolo più sciocco di
quando era venuto.
[362] Franco Sacchetti, _Nov._ 73: predicatori che non riescono nel
loro intento, sono un tema frequente in tutti i novellieri.
[363] Cfr. la nota farsa del Decamerone. VI, _Nov._ 10.
[364] Con che la cosa acquistò un colore affatto speciale. Cfr.
Malipiero, _Ann. venet. Arch. Stor._ VII, I, p. 18. — _Chron. venet._
presso Murat. XXIV, col. 114. — _Storia bresciana_, presso Murat. XXI,
col. 898.
[365] _Storia bresciana_, presso Murat. XXI col. 865.
[366] Allegretto, _Diari sanesi_, presso Murat. XXIII, col. 819.
[367] Infessura, presso Eccard, (_Scriptor_. II, col. 1874). Egli dice:
canti, brevi, sorti. I primi possono essere stati libri di canzoni,
quali furono arsi anche sotto il Savonarola. Ma il Graziani (_Cron. di
Perugia, Arch. Stor._ XVI, I, p, 314) in simile occasione dice: brieve
incante, che senza dubbio deve leggersi _brevi e incanti_, e una simile
emendazione è forse da accettarsi anche nell'Infessura, le cui _sorti_
accennano anche senza ciò a qualche cosa di superstizioso, forse al
giuoco profetico delle carte. — Dopo l'introduzione della stampa si
raccolsero anche, per esempio, tutti gli esemplari di Marziale per
abbruciarli. Bandello, III, Nov. 10.
[368] V. la sua notevole biografia in Vespasiano fiorent. p. 244 e
segg. — e quella di Enea Silvio, _De viris illustr_. p. 24.
[369] Allegretto, l. c. col. 823: un predicatore eccita il popolo
contro i _giudici_ (se invece non si deve leggere _giudei_), su di che
essi ben presto sarebbero stati arsi nelle loro case.
[370] Infessura, l. c. Sul giorno della morte della strega sembra
esservi un errore di scrittura. — Come lo stesso Santo abbia fatto
distruggere un famoso boschetto presso Arezzo, ce lo narra il Vasari,
III, 148, _Vita di Parri Spinelli_: spesse volte lo zelo sembra essersi
arrestato alla distruzione di certe località, simboli e strumenti.
[371] _Pareva che l'aria si fendesse_, è detto in qualche punto.
[372] Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 167. Non è detto
espressamente, ch'egli si sia occupato di questa disputa, ma non si
può nemmen dubitarne. — Anche Jacopo della Marca una volta, dopo uno
strepitoso successo, aveva appena lasciato Perugia (1445), che scoppiò
una terribile vendetta nella famiglia Ranieri. Cfr. il Graziani, l. c.
pag. 565 e segg. — In quest'occasione giova notare che quella città fu
forse più di qualunque altra visitata da tali predicatori: cfr. pag.
597, 626, 631, 637, 647.
[373] Il Capistrano, dopo una predica, vestì cinquanta soldati. _Stor.
bresciana_, l. c. — Graziani, l. c. p. 565 e segg. — Enea Silvio (_De
viris illustr._ p. 25) una volta nella sua gioventù fu sul punto, dopo
una predica di San Bernardino, di entrare nel suo ordine.
[374] Che ci sieno stati degli attriti fra i celebri predicatori dei
Minori Osservanti e gl'invidiosi Domenicani, lo mostra la contesa
intorno al sangue di Cristo colato dalla croce a inzuppare il terreno
(1463). Intorno a fra Jacopo della Marca, che non volle a niun patto
sottomettersi all'Inquisitore domenicano, Pio II si esprime nell'estesa
sua _Relazione_, (Comment. L. XI p. 511) con una ironia molto fina:
_Pauperiem pati et famen et sitim et corporis cruciatum et mortem
pro Christi nomine nonnulli possunt: jacturam nominis vel minimam
ferre recusant, tamquam sua propria deficiente fama Dei quoque gloria
pereat_.
[375] La loro fama oscillava allora fra due estremi. Bisogna
distinguerli dai monaci Eremitani. — In generale i limiti a questo
riguardo non erano netti e precisi. Gli Spoletini, che andavano attorno
come taumaturghi, si richiamavano sempre a sant'Antonio, od anche, per
causa dei serpenti che maneggiavano, a san Paolo apostolo. Essi fin
dal secolo XIII posero a contribuzione il contado con una specie di
magia spirituale, e i loro ronzini erano ammaestrati ad inginocchiarsi,
quando si nominava sant'Antonio. Essi simulavano di fare la questua
per gli ospitali. Masuccio, _Nov._ 18, Bandello, III, _Nov._ 17.
Il Firenzuola nel suo _Asino d'oro_ dà loro le parti dei sacerdoti
questuanti di Apulejo.
[376] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 357. Burigozzo, _ibid_. p. 431.
[377] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg.
[378] Matteo Villani, VIII, I, e segg. Egli predicò dapprima contro la
tirannide in generale, poi, quando la casa regnante dei Beccaria aveva
voluto farlo uccidere, indusse con una predica a mutar la costituzione
e le autorità, e costrinse i Beccaria a fuggire (1357).
[379] Talvolta anche le case regnanti in tempi difficili chiesero dei
monaci, per eccitare il popolo alla fedeltà. Qualche cosa di simile a
Ferrara veggasi in Sanudo (Murat. XXII, col. 1218).
[380] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 251. Di fanatici predicatori surti
poi con tendenza anti-francesi, è fatta menzione dopo la cacciata dei
francesi, dal Burigozzo, _ibid_. p. 443, 449, 485, _ad ann_. 1523,
1526, 1529.
[381] Jac. Pitti, _Storia fiorent._ L. II, p. 112.
[382] Perrens: _Jèrôme Savonarole_, 2 vol., tra le molte opere speciali
di data un po' vecchia forse il meglio ordinato e il più moderato. —
Più tardi P. Villari, _La storia di Girol. Savonarola_, (2 vol. in 8.º
Firenze, Le Monnier).
[383] Il Savonarola sarebbe forse stato l'unico, che avesse potuto
restituire alle città soggette la libertà e tuttavia mantenere
comecchessia l'unità dello Stato toscano. Ma egli non sembra avervi
mai pensato, e, quanto a Pisa, egli la odiava al pari di qualunque dei
fiorentini.
[384] Riscontro assai notevole coi Sanesi, i quali nel 1483 aveano
donato la loro città lacerata dai partiti sotto forma solenne alla
Madonna. V. Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 815.
[385] Degli _impii astrologi_ egli dice: _non è da disputar_ (con loro)
_altrimenti che col fuoco_.
[386] V. il passo relativo nella Predica XIV sopra Ezechiello, presso
Perrens, l. c. vol. I, pag. 30, nota.
[387] Col titolo: _De rusticorum religione_.
[388] Franco Sacchetti, Nov. 109, dove sono altri aneddoti di simil
genere.
[389] Bapt. Mantuan. _De sacris diebus_, L. II, esclama:
Ista superstitio, ducens a Manibus ortum
Tartareis, sancta de religione facessat
Christigenum! vivis epulas date, sacra sepultis.
Un secolo prima, quando l'esercito di Giovanni XXII entrò nella Marca
contro i Ghibellini, si giustificò l'invasione con una accusa esplicita
di _eresia ed idolatria_; tuttavia anche Recanati, che si arrese
spontaneamente, non isfuggì all'incendio, «perchè quivi erano stati
adorati alcuni idoli». Giov. Villani, IX. 139, 141. — Sotto Pio II si
parla di un ostinato adoratore del sole, urbinate di nascita. _Aen.
Sylv. Opera_:, p. 289. _Histor. rer. ubique_ gestar. c. 12. — Il fatto
più singolare accadde nel Foro romano sotto Leone X: per causa di una
pestilenza fu sacrificato con solenni riti pagani un toro. Paul. Jov.
_Histor_. XXI, 8.
[390] Così il Sabellico, _De situ venetae urbis_. Bensì egli ricorda i
nomi dei santi al modo dei filologi e senza preporvi l'appellativo di
_sanctus_ o _divus_, ma adduce una quantità di reliquie con un certo
senso di tenerezza, e in parecchi luoghi si vanta di averle baciate.
[391] _De laudibus Patavii_, presso Murat. XXIV, col. 1149-1151.
[392] Prato, _Arch. Stor._ III, p. 408. — Egli non appartiene alla
schiera degli increduli, ma protesta apertamente contro coloro, che
vogliono trovare un nesso tra questi due fatti.
[393] _Pii II Comment_. L. VIII, p. 352, e segg. _Verebatur Pontifex,
ne in honore tanti Apostoli diminute agere videretur_ etc.
[394] Jacob. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 187, Luigi ebbe un
bel prostrarsi dinanzi alle reliquie; ciò non lo salvò dalla morte.
— Le catacombe allora erano affatto dimenticate, tuttavia anche il
Savonarola l. c. col. 1150 dice di Roma: _velut ager Aceldama Sanctorum
habita est_.
[395] Bursellis, _Annal. Bonon._ presso Murat. XXIII, col. 905. Fu uno
dei sedici patrizi, Bart. della Volta, morto nel 1485.
[396] Vasari, III, e segg. c. N. _Vita di Ghiberti._
[397] Matteo Villani, III, 15 e 16.
[398] Si dovrebbe, oltre a ciò, distinguere tra il culto, fiorente
in Italia, di corpi di Santi degli ultimi secoli ancora storicamente
conosciuti e la tendenza prevalente invece nei paesi nordici a
razzolare frammenti di corpi e di vestimenti ecc. dei più rimoti tempi
del Cristianesimo. Importantissima, specialmente pei pellegrini, era
sotto quest'ultimo punto di vista la grande raccolta delle reliquie
lateranensi. Ma sopra i sarcofaghi di san Domenico e di sant'Antonio da
Padova e sopra la tomba misteriosa di san Francesco splende, oltre la
santità, anche un raggio di celebrità storica. V. vol. I, pag. 198.
[399] Non sarebbe senza interesse il notare esattamente, quanto
nelle decisioni religiose dei Papi e dei teologi di quel tempo fosse
l'effetto di un sentimento parziale di nazionalità italiana. Di questa
specie è forse lo zelo mostrato da Sisto IV pel dogma dell'Immacolata
Concezione (_Extravag. Comment_ L. III, tit. XII). Per contrario
può notarsi un'influenza nordica nel culto sempre crescente di san
Giuseppe e dei genitori di Maria: esso era già popolare nella Francia
settentrionale sin dai primi anni del secolo XV e vi fu ufficialmente
permesso nel 1414 da un legato di Giovanni XXIII (Baluz. _Miscell_.
III). Soltanto un buon mezzo secolo più tardi Sisto IV fondò per tutta
la Chiesa la festa della Presentazione di Maria al Tempio, e quelle di
sant'Anna e di san Giuseppe (Trithem. _Ann. Hirsaug._ II, 518).
[400] Questa notevole espressione, nel lavoro de' suoi ultimi anni,
_De sacris diebus_, L. I, si riferisce veramente tanto all'arte sacra,
che alla profana. Agli ebrei, egli dice, a ragione fu interdetta ogni
rappresentazione figurativa, perchè altrimenti sarebbero ricaduti
nell'idolatria, che regnava tutto all'intorno:
Nunc autem, postquam penitus natura Satanum
Cognita, et antiqua sine majestate relicta est,
Nulla ferunt nobis statuae discrimina, nullos
Fert pictura dolos; jam sunt innoxia signa;
Sunt modo virtutum testes monimentaque laudum
Marmora, et aeternae decora immortalia famae....
[401] Così Battista Mantovano si lagna di certi _nebulones_ (_De
sacr. dieb_. L. V), che non volevano credere all'autenticità del
preziosissimo Sangue di Mantova. Anche quella critica, che oramai
disputava sulla donazione di Costantino, non poteva certamente essere
favorevole al culto delle reliquie, benchè non ne parlasse.
[402] Specialmente nel canto XXIII, 1, la celebre preghiera di S.
Bernardo: _Vergine Madre, figlia del tuo figlio_ ecc.
[403] Fors'anche Pio II, colla sua Elegia alla Vergine (nelle _Opere_,
p. 964), e che sin dalla sua gioventù si credeva sotto la protezione
speciale di Maria. Jac. Card. Papiens. _De morte Pii_, p. 656.
[404] Importantissimi in questo riguardo sono i pochi e freddi sonetti
di Vittoria alla Vergine (N. 85 e segg.).
[405] Bapt. Mantuan. _De sacris diebus_, L. V, e specialmente
il discorso di Pico, che era destinato a recitarsi nel Concilio
lateranense, presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, vol. VIII, p. 115.
[406] _Monachi Paduani chron_. L. III, sul principio. Di questa
pubblica penitenza vi si dice: _invasit primitus Perusinos, Romanos
postmodum, deinde fere Italiae populos universos_. — Per converso Gugl.
Ventura (_De gestis Astensium_, col. 701) chiama la processione dei
Flagellanti _admirabilis Lombardorum commotio_, aggiungendo che alcuni
eremiti aveano lasciato le loro solitudini per venire nelle città ed
eccitarle a penitenza.
[407] Giov. Villani, VIII, 122, XI, 23.
[408] Corio, fol. 21. Sismondi VII, 398 e segg.
[409] Peregrinazioni a luoghi più lontani sono assai rare. Quelle
dei principi di casa d'Este a Gerusalemme, a S. Jacopo di Galizia e a
Vienna sono annoverate nel _Diario ferrarese_, presso Muratori XXIV,
col. 182, 197, 190, 279. Quelle di Rinaldo Albizzi in Terrasanta presso
Machiavelli, _Stor. fiorent._ L. V. Anche qui talvolta il movente è la
sete di acquistar fama e gloria: di Leonardo Frescobaldi, e di un suo
compagno, che intorno al 1400 volevano peregrinare in Terrasanta, il
cronista Giovanni Cavalcanti (II, p. 478) dice: _stimarono di eternarsi
nella mente degli uomini futuri_.
[410] Bursellis, _Annal. Bonon._ presso Murat. XXIII, col. 800.
[411] Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg.
[412] Burigozzo, _Arch. Stor._ III, p. 486. — Per la miseria della
Lombardia in quel tempo la fonte più autorevole è Galeazzo Capella (_De
rebus nuper in Italia gestis_); nel complesso Milano non sofferse meno
di quello che abbia sofferto Roma nel famoso Sacco.
[413] La si chiamava anche _l'arca del testimonio_, e si era persuasi
che la cosa era disposta _con gran misterio_.
[414] _Diario ferrarese_, presso Murat. XXIV, col. 317, 322, 323, 326,
386, 401.
[415] _Per buono rispetto a lui noto e perchè sempre è buono a star
bene con Iddio_, dice l'annalista.
[416] Probabilmente quella nominata nel vol. I a pag. 39, parlando di
Perugia.
[417] Il cronista lo dice un _Messo dei Cancellieri del Duca_. Ma
evidentemente la cosa deve essere partita dalla corte e non dai
preposti di qualsiasi ordine o da una autorità ecclesiastica qualunque.
[418] Cfr. la citazione del discorso di Pico «Sulla dignità dell'uomo»
pag. 110.
[419] Prescindendo dal fatto, che talvolta presso gli stessi Arabi si
poteva incontrare una uguale tolleranza o indifferenza.
[420] Così presso il Boccaccio. — Sultani senza nome presso Masuccio,
_Nov._ 46, 48, 49.
[421] _Decamerone_, I, _Nov._ 3. Egli pel primo nomina anche la
religione cristiana, mentre nelle «Cento novelle» incontrasi una
lacuna.
[422] In bocca però del demonio Astarotte, _Canto_ XXV, str. 231 e
segg. Cfr. str. 141 e segg.
[423] _Canto_ XXVIII, str. 38 e segg.
[424] _Canto_ XVIII, str. 112, sino alla fine.
[425] Il Pulci riprende un tema analogo, benchè solo di passaggio,
nella figura del principe Chiaristante, _Canto_ XXI, str. 101 e segg.
121 e segg. 145 e segg. 163 e segg., che non crede in nulla e accetta
per sè e per sua moglie onori divini. Si sarebbe quasi tentati di
pensare a Sigismondo Malatesta (v. vol. I, pag. 44 e 301, vol. II, pag.
246).
[426] Giov. Villani, III, 29, VI, 46. Il nome appare assai per tempo
anche nel nord; ancora prima del 1150, in occasione di una storia
spaventevole (di due ecclesiastici di Nantes) accaduta circa 90 anni
prima, si ha la definizione di Gugl. Malmesbur. L. III, § 237 (ed.
Londin. 1840, 405): _Epicureorum, qui opinantur animam corpore solutam
in aerem evanescere, in auras affluere_.
[427] Si confrontino le prove universalmente conosciute nel terzo libro
di Lucrezio.
[428] _Inferno_, VII, 67-96.
[429] _Purgatorio_, XVI, 73. Si confronti la teoria dell'influsso dei
pianeti nel «Convito». — Anche il demonio Astarotte del Pulci (XXV,
156) confessa la libertà dell'uomo e la giustizia divina.
[430] Vespasiano fiorent. p. 26, 320, 435, 626, 651. Murat. XX, col.
532.
[431] Intorno al Pomponazzo veggansi le opere speciali, e fra le altre
quella di Ritter, _Stor. della filosofia_, vol. IX.
[432] Paul. Jovii _Elogia liter._
[433] _Codri Urcei opera_, colla sua _Vita_ di Bartol. Bianchini, poi
le sue _Lezioni filologiche_, p. 65, 151, 278, ecc.
[434] _Animum meum seu animam_, differenza, colla quale allora la
filologia si compiaceva di mettere in qualche imbarazzo la teologia.
[435] Platina, _Vitae Pontiff._ p. 311, _christianam fidem, si
miraculis non esset approbata, honestate sua recipi debuisse._
[436] Specialmente quando i monaci dal pergamo ne inventavano sempre di
nuove. Del resto anche quelle da lungo accettate non andavano esenti da
osservazioni. Il Firenzuola (_Opere_, vol. II, p. 208, Nov. 10) si fa
beffe dei francescani di Novara, che con danaro maliziosamente estorto
vogliono costruire una cappella nella loro chiesa, _dove fosse dipinta
quella bella storia, quando san Francesco predicava agli uccelli nel
deserto, e quando ei fece la santa zuppa, e che l'agnolo Gabriello gli
portò i zoccoli_.
[437] Qualche cosa su lui si ha in Bapt. Mantuan. _De patientia_, L.
III c. 13.
[438] Bursellis, _Annal. Bonon_, presso Murat. XXIII, col. 915.
[439] Quant'oltre andassero talvolta i discorsi maligni, fu mostrato
con esempi, che parlano da sè, da Gieseler, _Storia della Chiesa_, II,
IV, c. 154, nota.
[440] Jov. Pontan. _De fortuna_. La sua specie di Teodicea, II, p. 286.
[441] _Aen. Sylvii, Opera_, p. 611.
[442] Poggius, _De miseriis humanae conditionis_.
[443] Caracciolo, _De varietate fortunae_, presso Murat. XXII, uno
degli scrittori più notevoli di quel tempo, che del resto non ne è
scarso. Cfr. a pag. 78. — La Fortuna nelle processioni festive v. pag.
201 e nota.
[444] _Leonis, Vita anonyma_, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 153.
[445] Bursellis, _Ann. Bonon_. presso Murat. XXIII, col. 909:
_monimentum hoc conditum a Johanne Bentivolo secundo Patriae
rectore, cui virtus et fortuna cuncta quae optari possunt, affatim
praestiterunt_. Del resto non è ben chiaro, se questa iscrizione sia
stata posta esteriormente e in modo da essere visibile a tutti, o, come
quella riportata poco prima, incisa e nascosta in uno dei fondamenti.
In quest'ultimo caso ci sarebbe sotto un'altra idea: la fortuna, per
mezzo di quella iscrizione segreta, nota forse soltanto al cronista,
doveva andar congiunta a quell'edifizio per virtù di magìa.
[446] _Quod ninium gentilitatis amatores essemus._
[447] Mentre tuttavia l'arte figurativa distingueva almeno tra gli
angeli e i putti, e negli argomenti serii si serviva anche di mezzi più
serii. — _Annal. Estens_. presso Murat. XX, col. 468; dove l'amorino o
il putto ingenuamente è detto: _instar Cupidinis angelus_.
[448] Della Valle, _Lettere sanesi_. III, 18.
[449] Macrob. _Saturn_. III, 9. Senza dubbio egli fece anche i gesti
quivi ritualmente prescritti.
[450] _Monachus Paduanus_, L. II, ap. Urstisius, _Scriptores_, I, p.
598, 599, 602, 607. — Anche l'ultimo dei Visconti (v. vol. I, pag.
51) aveva un gran numero di astrologi presso di sè. Cfr. il Decembrio,
presso Murat. XX, col. 1017.
[451] Per esempio, Firenze, dove fu per qualche tempo il già citato
Bonatto. Cfr. anche Matteo Villani, XI, 3, dove evidentemente si allude
ad un astrologo della città.
[452] Libri, _Hist. des scienc. mathémat._ II, 52, 193. In Bologna pare
che questa cattedra figuri già sin dal 1125. — Cfr. il prospetto dei
professori di Pavia nel Corio, fol. 290. — Una simile cattedra nella
Sapienza romana sotto Leone X è nominata da Roscoe, _Leone X._ ed.
Bossi, V, pag. 283.
[453] Ancora intorno al 1260 papa Alessandro IV obbliga un cardinale
e modesto astrologo, il Bianco, a far predizioni politiche. Giov.
Villani, VI, 81.
[454] _De dictis etc. Alphonsi. Opera_, p. 493. Egli trovava che era
_pulchrius, quam utile_. Platina _Vitae Pontiff_. p. 310. — Per Sisto
IV cfr. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 173, 186.
[455] Piero Valeriano, _De infelic. literat._, parlando di Francesco
Priuli, che scrisse sull'oroscopo di Leone X, e in tale occasione
pubblicò molti segreti del Papa.
[456] Ranke, _R. Päpste_, I, p. 247.
[457] Vespasiano fiorent. p. 660, cfr. 341. — Ibid. p. 121 vien
menzionato un altro Pagolo, quale matematico di corte ed astrologo di
Federigo di Montefeltro, e, per una singolarità assai speciale, lo si
dice tedesco di nazione.
[458] Firmicus Maternus, _Matheseos Libri_ VIII, sulla fine del libro
secondo.
[459] Presso il Bandello, III, _Nov._ 60 l'astrologo dì Alessandro
Bentivoglio dichiara a Milano dinanzi ad una intera società la propria
miseria.
[460] Un simile accesso di risolutezza lo ebbe Lodovico il Moro,
quando fece fare la croce con quella iscrizione, che trovasi ora
nella cattedrale di Coira. Anche Sisto IV disse una volta, che voleva
provare, se la predizione era vera.
[461] Il padre di Piero Capponi, egli stesso astrologo, applicò il
figlio al commercio, perchè non gli toccasse quella pericolosa ferita
al capo, che gli era minacciata. _Vita di P. Capponi, Arch. Stor_. IV,
II, 15. L'esempio tratto dalla vita del Cardano veggasi a pag. 82. — Il
medico ed astrologo Pierleoni da Spoleto credeva di dover quandochessia
annegarsi, quindi fuggiva l'acqua e ricusò splendidi posti in Padova ed
in Venezia. _Paul. Jov. Elogia literat_.
[462] Esempi tratti dalla vita di Lodovico il Moro da vedersi in
Senarega, presso Murat. XXIV, col. 518, 524 e in Benedetto, presso
Eccard, II, col. 1623. E tuttavia suo padre, il grande Francesco
Sforza, avea disprezzato gli astrologi, e il suo avolo Giacomo per lo
meno non s'era uniformato alle loro ammonizioni. Corio, fol. 221, 413.
[463] Quest'opera è stata spesso stampata, ma io non ho mai potuto
vederla. — Ciò che qui si riporta è desunto dagli _Annal. Foroliv._
presso Murat. XXII, col. 233 e segg. — Leon Battista Alberti cerca di
spiritualizzare la ceremonia del getto dei fondamenti. _Opere volgari_,
Tom. IV, p. 314, ovvero _De re aedificat._ L. I.
[464] Negli oroscopi della seconda fondazione di Firenze (Giov.
Villani, III, 1) sotto Carlo Magno e della prima di Venezia (vedi vol.
I, p. 85) si cela forse un'antica rimembranza accanto alla poesia del
più tardo medio-evo.
[465] _Annal. Foroliv._ l. c. — Filippo Villani, _Vite_. — Machiavelli,
_Storie fiorent._ L. I. — Quando s'avvicinavano le costellazioni che
promettevano la vittoria, Bonatto saliva coll'astrolabio e il libro
sulla torre di san Mercuriale in piazza e, giunto il momento, faceva
suonare la campana maggiore per la partenza. Però si conviene che egli
talvolta s'ingannò grandemente, e fra le altre non previde la sorte del
Montefeltro e la sua propria. Egli fu ucciso dai malandrini non lungi
da Cesena, quando, reduce da Parigi e dalle università italiane, dove
aveva insegnato, tornava a Forlì.
[466] Matteo Villani, XI, 3.
[467] Jov. Pontan. _De fortitudine_, L. I. — I primi Sforza come
onorevoli eccezioni, v. pag. 322, nota.
[468] Paul. Jov. _Elogia_, sub. v. _Livianus_.
[469] Che narra la cosa egli stesso. _Benedictus_, presso Eccard, II,
col. 1617.
[470] Così sembra doversi intendere la testimonianza di Jacopo Nardi,
_Vita di Ant. Giacomini_, p. 65. — Ciò si incontra non di rado anche
in vestiti ed utensili. Nel palazzo di Lucrezia Borgia in Ferrara la
mula della duchessa d'Urbino portava una gualdrappa di velluto nero con
segni astrologici ricamati in oro. _Arch. Stor. Append._ II, p. 305.
[471] Azario, presso il Corio, fol. 258.
[472] Qualche cosa di simile si potrebbe supporre perfino di un
astrologo turco, il quale dopo la battaglia di Nicopoli consigliò al
sultano Bajazet I di concedere il riscatto di Giovanni di Borgogna,
«per causa del quale sarebbe stato versato ancora molto sangue
cristiano». Non era gran fatto arduo il prevedere l'ulteriore andamento
della guerra civile francese. _Magn. chron. belgicum_, p. 358. Juvénal
des Ursins ad a. 1396.
[473] Benedictus, presso Eccard, II, col. 1579. Fra le altre cose, nel
1493 del re Ferrante dicevasi, che egli perderebbe il suo regno _sine
cruore, sed sola fama_, come nel fatto accadde.
[474] Bapt. Mantuan. _De patientia_, L. III, cap. 12.
[475] Giov. Villani, X, 39, 46. Vi contribuirono anche altre cause,
e fra queste l'invidia dei colleghi. — Anche Bonatto aveva insegnato
qualche cosa di simile, rappresentando, ad esempio, i miracoli
dell'amor divino in S. Francesco come effetti prodotti dall'influsso
del pianeta Marte. Cfr. Joh. Picus, _Advers. astrol._ II, 5.
[476] Sono quelli dipinti dal Miretto al principio del secolo XV;
secondo lo Scardeonio essi erano destinati _ad indicandum nascentium
naturas per gradus et numeros_, principio più popolare di quello che
noi oggi immaginiamo. Era un'astrologia _à la portée de tout le monde_.
[477] Dell'Astrologia egli scrive (_Orationes_, fol. 35, _in nuptias_):
_haec efficit ut homines parum a Diis distare videantur_. — Un altro
entusiasta del medesimo tempo è Joh. Garzeonius, _De dignitate urbis
Bononiae_, (Murat. XXI, col. 1163).
[478] Petrarca, _Epp. seniles_. III, I, (p. 765), e in altri luoghi
citati. La lettera cui si allude, è diretta al Boccaccio, che sembra
aver pensato ugualmente.
[479] Franco Sacchetti nella _Novella_ 151 mette in ridicolo le loro
dottrine.
[480] Giov. Villani, III, I, X, 39.
[481] Giov. Villani, XI, 2, XII, 4.
[482] Anche l'autore degli _Annales Placentini_, (Murat. XX, col. 931),
quell'Alberto da Ripalta menzionato a pag. 320 del voi. I, si associa a
questa polemica. Ma il passo è notevole sotto un altro punto di vista,
cioè perchè contiene le opinioni di quel tempo sulle nove comete allor
conosciute e chiamate ciascuna con un nome. — Cfr. Giov. Villani, XI,
67.
[483] Paul. Jov. _Vita Leonis X_, L. III, dove anche in Leone stesso è
visibile una credenza almeno nei pronostici.
[484] Jo. Pici Mirand. _Adversus astrologos Libri_ XII.
[485] Secondo Paul. Jov. _Elogia literat. sub tit. Jo. Picus_, il
suo effetto sarebbe stato _ut subtilium disciplinarum professores a
scribendo deterruisse videatur_.
[486] _De rebus coelestibus_.
[487] In S. Maria del Popolo a Roma. — Gli angeli ricordano la teoria
di Dante nel principio del «Convito».
[488] Questo è veramente il caso di Antonio Galateo, che in una lettera
a Ferdinando il Cattolico (Mai, _Spicil. roman_. vol. VIII, p. 226,
dell'anno 1510) rinnega apertamente l'astrologia, e in un'altra al
Conte di Potenza (_ibid_. p. 539) dallo studio dei pianeti conclude,
che i Turchi attaccherebbero nuovamente Rodi.
[489] _Ricordi_, l. c. N. 57.
[490] Un numero sterminato di simili superstizioni ascrive il Decembrio
all'ultimo dei Visconti (Murat. XX, col. 1016 e segg.).
[491] Varchi, _Storie fiorent._ L. IV (p. 174). I presentimenti e le
profezie ebbero allora la stessa importanza a Firenze, come una volta
in Gerusalemme assediata. Cfr. ibid, III, 143, 195, IV, 43, 177.
[492] Matarazzo, _Arch. Stor_. XVI, II, p. 208.
[493] Prato, _Arch. Stor._ III. p. 324, all'anno 1514.
[494] Come fece la Madonna dell'Arbore nel duomo di Milano l'anno 1515;
cfr. Prato, l. c. p. 327. Il medesimo cronista racconta che nello
scavare le fondamenta per costruir la cappella dei Trivulzi (in S.
Nazaro) si trovò un dragone della grandezza di un cavallo; si portò la
testa nel palazzo dei Triulzi e si gettò via il resto.
[495] _Et fuit mirabile quod illico pluvia cessavit. Diarum Parmense_
presso Murat. XXII, col. 280. Quest'autore partecipa di quell'odio
concentrato contro gli usurai, di cui è pieno il popolo. Cfr. col. 371.
[496] _Conjurationis Pactianae Commentarius_, nelle Appendici al
Roscoe, _Vita di Lorenzo._ — Del resto il Poliziano era almeno avverso
all'astrologia.
[497] _Poggii facetiae_, fol. 174. — Aen. Sylvius: _De Europa_, c.
53, 54 (_Opera_, p. 451, 455): egli racconta almeno prodigi veramente
accaduti, per esempio, combattimenti di animali, apparizione di nuvole
ecc. e li dà realmente come singolarità, quand'anche faccia menzione
delle sorti che vi vanno connesse.
[498] _Poggii facetiae_, fol. 160; cfr. _Pausaniae_, IX, 20.
[499] Varchi, III, p. 195. Due persone sospette si risolvono di fuggir
dallo Stato, perchè consultarono Virgilio (_Aen_. III, vs. 44). — Cfr.
Rabelais, _Pantagruel_, III, 10.
[500] Certe fantasie di dotti, come, per esempio lo _splendor_ o lo
_spiritus_ di Cardano e il _daemon familiaris_ di suo padre, noi le
lasciamo in disparte. Cfr. Cardanus, _De propria vita_, cap. 4, 38, 47.
Egli stesso era contrario alla magia, cap. 29. Prodigi e spettri che
egli vide, cap. 37, 41. — Quant'oltre andasse la paura degli spettri
nell'ultimo dei Visconti, veggasi nel Decembrio presso il Murat. XX,
col. 1016.
[501] Parte II, _Nov._ I.
[502] Bandello, III, _Nov._ 20. Veramente non era che un amante,
il quale voleva spaventare il marito della sua bella e distorlo
dall'abitare un palazzo. Egli e i suoi si travestirono da demonii;
e fu fatto perfino venire da altro paese un tale, che era capace di
contraffare la voce e il grido di tutti gli animali.
[503] Graziani, _Arch. Stor._ XVI, I, p. 640. ad a. 1467.
L'amministratore morì di spavento.
[504] _Balth. Castilionii Prosopopeja Lud. Pici._
[505] Gio. Villani, XI, 2. Egli intese la cosa dall'abate de'
Vallombrosani, al quale l'aveva narrata l'eremita stesso.
[506] Di ciò che le maliarde potessero nell'antico tempo romano, non
rimangono che scarsissimi cenni. Della trasformazione di un uomo in
un asino nel secolo XI sotto Leone IX veggasi in Malmesbur, II, § 171
(vol. I, p. 282).
[507] Questo potrebbe essere stato il caso della singolare ossessa, che
intorno al 1513 fu consultata a Ferrara ed altrove da alcuni grandi
di Lombardia per udirne le profezie; essa si chiamava Rodogina. I
particolari in Rabelais _Pantagruele_, IV, 58.
[508] Jov. Pontan. _Antonius_.
[509] Graziani, _Arch. Stor._ XVI, I, p. 565, ad a. 1445, parlando
di una strega di Nocera, che offerse soltanto la metà e fu arsa. La
legge colpisce quelle che _facciono le fature ovvero venefitie ovvero
encantatione d'immundi spiriti a nuocere._
[510] Lib. I, op. 46, _Opera_, p. 531 e segg. Invece di _umbra_ a pag.
532 deve leggersi _Umbria_, e invece di _lacum_ leggasi _locum_.
[511] Più tardi lo dice _Medicus ducis Saxoniae, homo tum dives, tum
potens._
[512] Una specie di baratro infernale si conosceva nel secolo XVI
non lungi da Ansedonia in Toscana. Era una caverna, dove nell'arena
scorgevansi tracce d'animali e d'uomini, che, anche cancellate,
tornavano a riapparire il giorno seguente. Uberti, il _Dittamondo_, L.
III, cap. 9.
[513] _Pii II Comment._ L. I, p. 10.
[514] Benv. Cellini, L. I, cap. 65.
[515] _L'Italia liberata dai Goti, Canto_ XXIV. Si può chiedere, se
il Trissino stesso creda alla possibilità delle sue descrizioni ovvero
se si tratti soltanto di un elemento di poesia romanzesca. Il medesimo
dubbio è permesso di fronte al suo probabile modello, Lucano (_Canto_
VI), dove la maga tessala scongiura un morto per compiacere a Sesto
Pompeo.
[516] _Septimo Decretal._ Lib. V, tit. XII. Essa comincia: _Summis
desiderantibus affectibus_, ecc. Incidentalmente io mi credo permesso
di osservare, che qui, studiando più a fondo l'argomento, scompare
affatto ogni idea di uno stato di cose originariamente obbiettivo, di
un avanzo di credenze pagane, e così via. Chi vuol persuadersi, come
la fantasia dei monaci mendicanti sia l'unica sorgente di tutti questi
delirii, tenga dietro, nelle Memorie di Jacopo du Clerc, al così detto
processo contro i Valdesi tenuto in Arras nell'anno 1459. Soltanto
dopo uno studio secolare di essi anche la fantasia popolare si persuase
delle arti, colle quali in simili cose si era usati di procedere e che
in allora nuovamente si riprodussero.
[517] Di Alessandro VI, di Leon V, di Adriano VI, l. c.
[518] Proverbialmente nominata come il paese delle streghe: per
esempio, nell'_Orlandino_, cap. I, str. 12.
[519] Per esempio il Bandello, III, _Nov._ 29, 52. Prato, _Arch. Stor._
III, p. 408. — Bursellis, _Annal. Bonon._ ap. Murat. XXIII, col. 897,
parla già ancora all'anno 1468 della condanna di un priore dell'ordine
dei Serviti, che teneva un vero bordello di spiriti: _cives Bononienses
cum Daemonibus coire faciebat in specie puellarum_. Egli faceva dei
veri sacrifici ai demonii. — Un riscontro a ciò in Procop. _Histor.
arcana_, c. 12, dove un lupanare vero è frequentato da un demonio, che
getta gli altri frequentatori sulla pubblica via.
[520] Sugli schifosi ingredienti di cui si compone la cucina delle
streghe, veggasi la _Macaroneide_, Phaut. XVI, XXI, dove si espongono
distesamente tutte le loro ribalderie.
[521] Nel _Ragionamento del Zoppino_. Egli crede che le cortigiane
apprendessero le loro arti da certe femmine ebree, che possedevano
certe _malìe_.
[522] Varchi, _Stor. fiorent._ II, p. 152.
[523] Questa riserva fu poscia espressamente accentuata. Corn. Agrippa,
_De occulta philosophia_, cap. 39.
[524] _Septimo Decretal_. l. c.
[525] Zodiacus, _Vitae_, XII. 363, 529. Cfr. X, 393 o segg.
[526] Ibid. IX, 201 e segg.
[527] Ibid. X, 770 e segg.
[528] Il tipo mitico degli stregoni nei poeti di allora è, come tutti
sanno, Malagigi. Dipingendo questa figura il Pulci si esprime anche
teoricamente sui limiti della potenza dei demonii e degli scongiuri
(_Morgante. Canto_ XVIV, str. 106 e segg.). Peccato che non si possa
sapere quanto sul serio egli prendesse la cosa. (Cfr. _Canto_ XXI).
[529] Polidoro Virgilio era bensì italiano di nascita, ma la sua opera
_De prodigiis_ non fa che constatare sostanzialmente le superstizioni
d'Inghilterra, dov'egli passò la sua vita. Parlando però della
prescienza dei demonii, egli fa una singolare applicazione delle sue
teorie al Sacco di Roma del 1527.
[530] Tuttavia l'assassinio per lo meno è ben di rado lo scopo e forse
mai il mezzo. Un dissoluto, quale era Gilles de Retz (intorno al 1440),
il quale sacrificò ai demonii più di cento fanciulli, non trova in
Italia neanche un lontano riscontro.
[531] Cfr. l'importante scritto di Roth _Virgilio Mago_ nella
«Germania» di Pfeiffer, IV. — Il sorgere di Virgilio nel posto
dell'antico teleste può probabilmente spiegarsi dai frequenti
pellegrinaggi alla sua tomba, che ancora al tempo imperiale devono
aver colpito la fantasia popolare. — Sul telesma di Parigi, v. Gregorio
Turon. VIII, 33.
[532] Uberti, _Dittamondo_, L. III, c. 14.
[533] Ciò che segue veggasi in Giovanni Villani, I, 42, 60, II, 1, III,
1, V, 38, XI, 1. Egli stesso non crede a simili empietà. — Cfr. Dante,
_Inferno_, XIII, 146.
[534] Giusta un frammento riportato dal Baluz. _Miscell._ IX, 119,
una volta nei tempi antichi gli abitanti di Perugia ebbero guerra
con quelli di Ravenna, _et militem marmoreum, qui juxta Ravennam
se continue volvebat ad solem, usurpaverunt et ad eorum civitatem
virtuosissime transtulerunt_. Probabilmente una figura simbolica anche
questa del destino.
[535] La credenza locale su questo fatto riscontrasi registrata negli
_Annal. foroliv._ presso Murat. XXII, col. 207, 288; e con molte
amplificazioni la cosa stessa è narrata da Filippo Villani, _Vite_, p.
43.
[536] Platina, _Vitae Pontiff_, p. 320: _veteres potius hac in re quam
Petrum, Anacletum et Linum imitatus_.
[537] E che si sente, per esempio nel Suggero _De consecratione
ecclesiae_ (Duchesne, _Scriptores_, IV, p. 355) e nel _Chron.
Petershusanum_, I, 13 e 16.
[538] Cfr. anche la _Calandra_ del Bibbiena.
[539] Bandello, III, _Nov._ 52.
[540] Ibid. III, _Nov._ 29. Il negromante si fa promettere con solenni
giuramenti il segreto, in questo caso con promessa giurata sull'altare
di S. Petronio in Bologna, quando la chiesa era al tutto deserta. —
Una buona raccolta di scongiuri magici trovasi nella _Macaroneide,
Phantas._ XVIII.
[541] Benv. Cellini, I. c. 64.
[542] Vasari, III, 143, _Vita di Andrea da Fiesole_. Era Silvio Cosini,
il quale del resto «era persona, che prestava fede agli incanti e
simili sciocchezze».
[543] Uberti, _il Dittamondo_, III, cap. I. Egli visita anche nella
Marca d'Ancona Scariotto, pretesa patria di Giuda e soggiunge: «A
questo punto io non posso neanche pretermettere il Monte di Pilato,
col suo lago, dove per tutta l'estate si tiene una guardia continua e
regolare; perocchè chi s'intende di magia, sale colassù con misterioso
volo per consacrarvi il suo libro, dietro di che si alza un gran
turbine, come dicono le genti del luogo». Il consacrare i libri è,
come notammo a pag. 344, una ceremonia speciale diversa affatto dallo
scongiuro propriamente detto. — Nel secolo XIV l'ascendere al Monte di
Pilato (Pilatusberg) presso Lucerna era cosa proibita «sotto pena della
vita e della confiscazione dei beni», come ce ne assicura il lucernese
Diebold Schilling (pag. 67). Si credeva che nel lago, che è sul dosso
del monte, vi fosse uno spettro, che doveva essere «lo spirito di
Pilato». Quando lassù giungeva qualcuno e gettava qualche cosa nel
lago, immediatamente sollevavansi turbini spaventosi.
[544] _De obsidione Tiphernatium_ 1474. (_Rerum Italic. scriptores ex
florent. codicibus_, Tom. II).
[545] Di questa specie particolare di superstizione molto
diffusa (intorno al 1520) fra i soldati si ride Limerno Pitocco
nell'_Orlandino_, cap. V, str. 60.
[546] Paul. Jov. _Elegia liter._ sub voce _Cocles_.
[547] In Giovio qui parla in modo speciale l'arguto pittore di ritratti.
[548] E precisamente consultando le stelle, perchè Gaurico non
conosceva la fisiognomia; ma pel suo proprio destino egli era rinviato
alla profezia di Cocle, perchè suo padre aveva trascurato di registrare
il suo oroscopo.
[549] Paul. Jov. l. c. sub voce _Tibertus_.
[550] Le notizie più necessarie intorno a queste specie accessorie
della magia possono vedersi in Corn. Agrippa, _De occulta philosophia_,
cap. 57, 52.
[551] Libri, _Hist. des sciences mathémat._ II, p. 122.
[552] _Novi nihil narro, mos est publicus_ (_Remed. utriusque
fortunae_, pag. 93); una delle parti di questo libro scritte con più
vivacità e _ab irato._
[553] Il passo principale presso Trithem. _Annal. Hirsaug._ II, pag.
286 e seg.
[554] _Neque enim desunt_, dice Paul. Jov. _Elogia liter. sub
voce Pompon. Gauricus_. Cfr. ibid. sub voce _Aurel. Augurellus. —
Macaroneide, Chant._ XII.
[555] Ariosto, _Sonetto_ 34.... _non creder sopra il tetto_. Il poeta
riferisce ciò con fina malizia ad un magistrato, che in una questione
di dare ed avere aveva deciso a danno di lui.
[556] _Narrazione del caso del Boscoli, Arch. Stor._ I, p. 273 e segg.
— L'espressione solita era: _non aver fede_. Cfr. il Vasari, VII, p.
122, _Vita di Piero di Cosimo_.
[557] Jov. Pontan. _Charon_.
[558] _Faustini Terdocei Triumphus Stultitiae_, L. II.
[559] Così il Borbone Morosino intorno al 1460, cfr. Sansovino,
_Venezia_, L. XIII, p. 243.
[560] Vespas. Fiorentino, pag. 260.
[561] _Orationes Philelphi_, fol. 8.
[562] _Septimo Decretal._ L. V, tit. III, cap. 8.
[563] Ariosto, _Orl. furioso,_ canto VII, str. 61. — Messa in ridicolo:
_Orlandino_, cap. IV, str. 67, 68. (Cfr. pag. 71). — Cariteo, membro
dell'accademia napoletana del Pontano, si vale della preesistenza delle
anime per glorificare la missione della casa d'Aragona. Roscoe. _Leone
X_, ed. Bossi, II, p. 288.
[564] Orelli, _ad Cicer. de Republ_. L. VI. — Cfr. anche Lucan.
_Pharsal_, IX, sul principio.
[565] Petrarca, _Epp. famil_. IV, 3 (p. 629), IV, 6 (p. 632).
[566] Fil. Villani, _Vite_, p. 15. Questo notevole passo, dove le
opere meritorie sono retribuite in senso pagano, suona così: _che agli
uomini fortissimi, poichè hanno vinto le mostruose fatiche della terra,
debitamente sieno date le stelle_.
[567] _Inferno_. IV, 24 e segg. — Cfr. _Purgatorio_, VII, 28, XXII, 109.
[568] Questo cielo pagano trovasi espressamente anche nell'epitaffio
dello scultore Nicolò dell'Arca:
Nunc te Praxiteles, Phidias, Polictetus adorant
Miranturque tuàs, o Nicolae, manus.
(Presso il Bursellis. _Annal. Bonon_. Murat. XXII, col. 912).
[569] Nel suo _Actius_, scritto più tardi.
[570] Cardanus, _De propria vita_, cap. 13; _non poenitere ullius rei
quam voluntarie effecerim, etiam quae male cessisset_: senza di ciò io
sarei stato l'uomo più infelice del mondo.
[571] _Discorsi_, L. II, cap. 2.
[572] _Del governo della famiglia_, p. 114.
[573] Come saggio, ecco la breve Ode di M. Antonio Flaminio, che fa
parte de' suoi _Coryciana_ (v. vol. I, pag. 360, nota):
«Dii. quibus tam Coryciùs venusta
Signa, tam dives posuit sacellum,
Ulla si vestros animos piorum
Gratia tangit,
Vos jocos risusque senis faceti
Sospites servate diu; senectam
Vos date et semper viridem et Falerno
Usque madentem.
At simul longo satiatus aevo
Liquerit terras, dapibus Deorum
Laetus intersit, potiore mutans
Nectare Bachum».
[574] Firenzuola. _Opere_, vol. IV, p. 147 e segg.
[575] Nic. Valori; _Vita di Lorenzo_, passim. — La bella istruzione a
suo figlio, il cardinale Giovanni, presso Fabroni, _Laurent. Adnot._
178 e nelle Appendici di Roscoe, _Vita di Lorenzo_.
[576] _Joh. Pici Vita, auct. Joh. Franc. Pico._ — La sua _Deprecatio ad
Deum_, nella _Deliciae poetar. italor_.
[577] Sono i canti intitolati: l'_Orazione_ (_Magno Dio, per la
cui costante legge_ ecc. presso Roscoe, _Leone X_, ed. Bossi, VIII,
p. 120), l'_Inno_ (_Oda il sacro inno tutta la natura_ ecc. presso
Fabroni, Laurent. Adnot. 9). L'_Altercazione_ (_Poesie di Lorenzo il
Magnifico_, I, p. 265); nell'ultima Raccolta sono stampate anche le
altre poesie qui nominate.
[578] Se si potesse credere che il Pulci in qualsiasi punto del suo
_Morgante_ tratti sul serio le cose religiose, ciò dovrebbe valere
specialmente rispetto al canto XVI, str. 6: il discorso in senso
deistico della bella Antea, che è pagana, è forse l'espressione la più
spiccata del modo di pensare, che prevaleva fra gli amici di Lorenzo:
i discorsi poi del demonio Astarotte altrove citati (v. pag. 301 e 306
nota) ne formano come il complemento.