DI NUOVO DEL BENE, DELLA FELICITÀ E DEL SAPERE

Dopo aver riguardato il lato logico della dottrina di Socrate, ed

aver mostrato come egli procedesse alla rettificazione formale dei

concetti etici, per costituirli in una indipendenza assoluta dalle

anormali fluttuazioni del vedere comune e raccogliere il significato

nella trasparenza di una nozione riflessa, dobbiamo ora toccare un

altro punto non ancora trattato. Tutta questa disamina ci fa essere

ancora incerti sul valore positivo dei concetti fondamentali dell'etica

socratica, e ci fa sentire il bisogno di domandare quale fosse il

preciso significato di certi termini concreti, che quella ricerca

considerava come punti fermi d'ogni umana attività. E, in fatti,

se noi vogliamo sapere cosa sia il bene nel suo valore positivo, e

quale il contenuto dell'εὐδαιμονία, non basterà dire, che quello sia

il risultato dell'abito virtuoso, e che questa dipenda dal cosciente

esercizio delle naturali attitudini, nell'intento di conseguire la

propria sodisfazione in una determinata sfera della vita, queste

determinazioni importano nè più nè meno che una semplice tautologia. Lo

stesso concetto del sapere non vale a chiarire per niente i concetti,

che vorremmo veder determinati; perchè abbiamo già mostrato, che la sua

natura dipende nel Socratismo dal fine pratico della ricerca, e non può

quindi col suo proprio contenuto chiarire la sfera del concetto del

bene, perchè l'adegua perfettamente, I tre termini adunque, che così

spesso abbiamo adoperati in questa esposizione, il bene, l'εὐδαιμονία

ed il sapere, devono essere meglio chiariti, perchè valgono di finale

dilucidazione al nostro lavoro.

Socrate · 第 51 / 62 题