3. IGNORANZA DEGLI ELEMENTI NATURALI.

La perspicuità formale del concetto della virtù esaurisce tutto

l'interesse scientifico di Socrate, e segna il limite della sua

ricerca. In questa posizione si scorge evidentemente un difetto

cardinale, che consiste nella insufficienza del concetto del sapere

per spiegare ed intendere che cosa sia la virtù, e come si formi e

si sviluppi; e da questo difetto deriva una necessaria inconseguenza

in certe determinazioni speciali. Il difetto è stato già notato da

Aristotele[203]; e l'inconseguenza apparisce chiara a chiunque legga i

Memorabili di Senofonte.

L'esigenza regolativa della definizione apparisce a Socrate come

la sola via sicura, per raggiungere la cognizione certa e costante

del concetto delle virtù. Questo punto di vista era storicamente e

psicologicamente determinato dal bisogno di correggere normalmente le

ambiguità della coscienza comune. Ma, per un equivoco non infrequente

nella storia della filosofia, Socrate si trovò indotto a confondere

l'istrumento di cui si serviva con l'oggetto al quale l'applicava;

ed obbliando la concreta varietà delle naturali attitudini e delle

favorevoli o sfavorevoli circostanze, come la virtù gli era palese

nella sfera del sapere evidente, disse che la virtù consiste nel

sapere. L'escluvisismo di questa veduta non può dirsi dottrinario,

perchè Socrate non avea coscienza del sapere obbiettivamente; ma

è certo la forma più spontanea ed immediata di quel dottrinarismo,

che fu limite insuperabile della coscienza filosofica degli antichi.

Solo quando si voglia prender le mosse da una larga esperienza dei

fenomeni psichici si può riuscire a determinare la normale formazione

ed il graduale sviluppo dei concetti etici; la cui energia come

impulsi all'azione è innegabile, senza che perciò possa dirsi, che

l'attività non è che l'estrinsecazione della conoscenza. L'incongruenza

logica fra le due sfere dell'azione e del sapere è tanto patente,

che Socrate stesso, e forse senza avvedersene, fu costretto ad

ammettere degli elementi extrarazionali, affermando che ogni virtù

derivi dall'esercizio[204] ed ammettendo che le naturali disposizioni

conferiscano molto alla virtù del coraggio[205]. Ma, come mancavagli

ogni notizia del problema psicologico, e l'uso affatto occasionale

dell'induzione non l'avea fornito di un instrumento logico completo

e perfetto, così avvenne, che l'osservazione positiva di queste

circostanze reali non divenne argomento per correggere la falsa ed

astratta opinione che la virtù sia identica al sapere, Aristotele,

che col suo consueto accorgimento ha notato il difetto della dottrina

socratica, fu inteso a spiegare psicologicamente l'origine di quella

coscienza difettosa etica, che Socrate avea appercepita col termine

generico d'ignoranza; e, come fu il primo ad avvertire la necessità di

uno studio scientifico della vita e dell'anima, portò nel campo etico

tutto lo schematismo della psicologia. E, pur nondimeno, la distinzione

fra l'intelletto attivo e passivo, e tutto l'apparato della facoltà

dell'anima, non valsero a salvarlo dal falso dottrinarismo logico, di

che abbonda la sua etica[206].

Socrate · 第 49 / 62 题