DELLE VIRTÙ

Le svariate relazioni etiche, in cui s'impronta la volontà e che

costituiscono le diverse forme della vita privata e pubblica, si

trovano già distinte e fino ad un certo punto precisate e valutate

dal linguaggio comune, prima che la riflessione filosofica imprenda a

spiegarle e definirle. Ed in quello stato puramente tradizionale ed

immediato Socrate le avea còlte, per astrarre dall'imagine concreta

alcuni tratti notevoli, e fermarli poi in un concetto che esprimesse il

risultato del processo dialogico. Questo risultato non può dirsi ancora

scienza positiva dello Stato, del dritto, dell'economia ecc. perchè

sfornito di quelle obbiettive relazioni che emergono dal valore ideale

dei concetti, il quale s'ottiene solo quando non s'ha tutte le volte a

ricominciare il lungo ed intricato cammino dell'induzione. Socrate in

somma riuscì solo ad avvertire il bisogno della determinazione; ma non

fece nè poteva fare l'etica nelle sue concrete determinazioni, a quella

stessa guisa che non avea potuto elevarsi al concetto astratto del

sapere.

Ma, oltre a queste forme concrete della vita etica, che s'impongono

alla considerazione con certi limiti determinati, perchè in

esse effettivamente s'aggira tutta l'umana attività, v'ha altre

rappresentazioni elementari che esprimono un valore etico, e son quelle

che costituiscono le diverse virtù. Già prima che apparisse in Grecia

la ricerca scientifica, quelle rappresentazioni aveano occupato l'animo

dei poeti, degli oratori e degli storici; ed aveano assunto nelle

loro sentenze il carattere preciso di una costante valutazione, che

esprimeva, o nella forma entusiastica della fantasia poetica, o nella

gravità d'un giudizio morale, in che conto fossero tenuti gli abiti

virtuosi come predeterminanti l'esito buono o cattivo delle imprese.

Non è questo il luogo di esporre, nemmeno sommariamente, il ricco

sviluppo del concetto delle virtù nella letteratura greca innanzi

Socrate; ma bisogna pur nondimeno escludere un falso concetto, che s'ha

comunemente della coscienza ellenica da tutti coloro che partono dalla

supposizione, che le nostre idee morali debbano servire di assoluta

norma nella interpretazione degli antichi. La parola ἀρετή vuol dire

in generale virtù, come forza, capacità, attitudine, disposizione,

senza che implichi originariamente una valutazione favorevole. Questo

significato primitivo è evidente in Omero[182]; e sebbene si fosse

posteriormente modificato fino ad esprimere un valore strettamente

morale, la parola conservò sempre il senso largo ed indeterminato che

avea dapprima[183]. Ora, in questa storia estrinseca della parola è

espresso l'approfondirsi successivo della coscienza, che, creando

un nuovo valore, l'appercepisce nella forma antica e con l'antico

istrumento. Lo sviluppo della significazione ha un doppio aspetto: da

un lato, la virtù, come naturale attitudine, viene distinta in una

doppia serie di predicati esprimenti approvazione o riprovazione; e

dall'altro, il sentimento inerente alla rappresentazione di questa o

quella virtù acquista una sempre maggiore intensità, a misura che la

coscienza del valore intrinseco dell'uomo diviene più intima. Cogliere

il primo lato di questa progressione nei diversi scrittori è facile

dal punto di vista puramente critico e filologico; ma determinare il

secondo è cosa molto ardua, perchè importa una ideale riproduzione

del tenore e del colorito proprio e specifico di una data intuizione

della vita, che non può ottenersi sempre senza l'intrusione di elementi

estranei. Studiare sotto questo riguardo lo svolgimento dell'etica

greca è cosa che supera di troppo le forze separate dei filologi e dei

filosofi; mentre è questo un problema di somma importanza non solo per

la storia della morale, ma per la psicologia in generale.

Il significato incluso nei diversi nomi delle virtù era già divenuto

al tempo di Socrate qualcosa di preciso, e la coscienza era già

assuefatta a vedere in esse dei caratteri costanti, ed a stabilire

diverse relazioni fra le varie virtù, per esprimere in una veduta

generale il valore della vita nella sua perfezione[184]. Ma, oltre a

questa coscienza volgare, un'altra tendenza più riflessa cominciava a

governare gli spiriti, e ridestava il bisogno di escludere l'intervento

soprannaturale, per spiegare le azioni umane come prodotto necessario

delle umane passioni. Nella letteratura extrafilosofica basta por

mente a Tucidide, per persuadersi di quanto poco valore s'accordasse

ormai al destino[185]; per non dire di Euripide, che la più gran

parte dei critici considera piuttosto come un organo volontario della

Sofistica, anzichè come espressione spontanea di un nuovo progresso

nella riflessione morale. La quistione esplicitamente dottrinale su

le virtù comincia coi Sofisti[186]. Il movente della quistione era in

essi il bisogno pratico dell'insegnamento e della propaganda[187].

Piegare l'uomo all'esercizio di certe arti o discipline mediante la

persuasione, la quale riposava in gran parte nell'abilità oratoria del

maestro a saper mettere sotto gli occhi i vantaggi di questa o quella

scelta, era uno dei capi principali dell'attività sofistica[188].

In questa tendenza, che assumea i caratteri tanto diversi della

insinuazione, della passione politica, della esercitazione retorica e

della parenesi morale, si specchiano luminosamente tutte le gradazioni

di quella classe d'uomini speciosi, i quali, se pure non hanno fatto

fare un sol passo alla coscienza morale, hanno indubitatamente il

merito di avere ventilate delle quistioni affatto nuove e di averle

trattate con pratica efficacia.

L'incarnazione tipica delle virtù nelle forme del mito e della leggenda

avea perduto molto del suo valore; e la democrazia ateniese avea

distrutta la cieca fede nei pregiudizi di casta, che consideravano

come ereditarie le virtù. Il bisogno del tempo era di ritrovare nei

generali elementi della natura umana i caratteri costanti dell'animo,

che costituiscono la natura e l'esercizio delle virtù; e come già s'era

tentato più volte di stabilire fra le diverse attitudini dell'uomo

un legame di dipendenza e di derivazione, bisognava ancora fare il

tentativo di coordinarle in uno schema formale.

Vediamo come Socrate abbia corrisposto a queste esigenze.

Socrate · 第 46 / 62 题