Prima di entrare nella specializzata esposizione dell'etica socratica,
vogliamo qui aggiungere alcune osservazioni di un valore generale.
1) Socrate è stato forse il primo che abbia chiaramente inteso, come
il bene non consista in qualcosa di estrinseco, stato condizione o
possesso che sia, ma nella coscienza del bene, come mezzo certo per
appagare l'esigenza della felicità. Egli ha in tal guisa formolato ed
espresso il bisogno dell'intimità, che costituisce il valore personale
dell'uomo. Le abitudini, le tradizioni, le doti personali, gli stati
e le forme della vita sociale non devono ricevere i predicati etici
dall'opinione; ma bisogna che se li facciano improntare, secondo la
norma costante del concetto, da una ricerca approfondita e formalmente
certa. Questa nuova esigenza è non solo di un gran valore nella storia
della filosofia, ma segna eziandio un gran progresso nella coscienza
etica in generale, perchè ha determinato approssimativamente il valore
intellettivo della coscienza morale, riponendo nella consapevolezza
l'impulso principale al ben fare.
2) Questo bisogno di elevare il concetto del bene ad una più alta
potenza, coll'isolarlo dalle forme concrete e storiche, importava
solamente una maggiore consapevolezza e normalità nella valutazione
dei beni in particolare, non una esclusione o modificazione dell'ethos
popolare, dal punto di vista di un ideale di pratica riforma. La sfera
dell'etica scientifica non è ancora distinta da quella dell'etica
pratica; e tutte le relazioni concrete della vita sociale ricadono
nella definizione del bene, conservando le loro proprietà storiche ed
elleniche, senza che Socrate tenti d'innovare positivamente l'ordine
costituito.
3) Ma l'esigenza della consapevolezza avea acquistato in lui tale
predominio, e governava sì fattamente le sue pratiche abitudini, che
egli facea dipendere il riconoscimento delle forme reali della vita,
e di tutte le concrete determinazioni etiche della famiglia e dello
Stato, da una cosciente adesione, risultato dell'esame, mercè la quale
l'intrinseca energia dell'animo dev'essere disposta ad una serie di
atti conformati tutti inevitabilmente al conseguimento dell'εὐδαιμονία.
4) Come la ricerca socratica non raggiunse mai la universalità ed
astrattezza del concetto, per questa ragione appunto rimase molto
lontana dalla ipostasi metafisica del bene, che Platone determinò in
séguito. La natura etica del Dio di Socrate è un prodotto spontaneo
dell'esigenza religiosa, ed un risultato in gran parte naturale
ed incosciente della coltura ellenica, che non porta con sè, come
legittima conseguenza, la equazione fra il concetto di Dio e quello
del bene, o la determinazione dell'uno mediante l'altro. Il concetto
del bene rimane così limitato, come l'esperienza cotidiana ce lo fa
apprendere e concepire in tutte le svariate condizioni della vita;
ed il nuovo elemento della consapevolezza vale solo ad approfondire
l'intenzionalità dell'individuo nella ricerca del suo meglio, non a
cambiare intrinsecamente la relazione fra il soggetto e la obbiettiva
natura del bene.
5) Essendo la ricerca motivata in tutto e per tutto da una pratica
esigenza, e sussidiata da una coscienza logica ancora elementare ed
imperfetta, non potè compiere tutto il giro sistematico di un'etica
scientifica, e cadde spesso in inconseguenze o scese ad affermazioni
di una natura affatto popolare. Quest'ultimo lato è quello che la
tradizione precettistica dei secoli posteriori, per la deficienza di
coltura storica e filosofica rilevò con maggiore interesse, finchè
si finì per attribuire a Socrate tutte quelle massime che sembravano
coerenti all'imagine di un uomo moralmente perfetto[129].