1) IMPRECISIONE FORMALE DEL METODO SOCRATICO

Nello svolgimento dialogico, che abbiamo esposto, non può sconoscersi

la costanza di un formalismo, che si ripete in condizioni fisse ed

impreteribili. Quello che noi abbiamo espresso in uno schema generico

è stato desunto e raccolto da una molteplicità di casi speciali, che

se non tutti rivelano una formale compitezza, pure, nell'insieme,

s'integrano in una immagine complessiva. La ripetizione dei medesimi

motivi e la incertezza dei criterî nei giudizi morali producevano

sempre la medesima esigenza di una verificazione coscienziosa del

contenuto normale dei concetti. Ora può domandarsi fino a che punto

Socrate avesse acquistata l'astratta consapevolezza delle condizioni

costanti della ricerca, o a dirla più esplicitamente: sapea egli di

seguire un processo teoretico ed universale, e ne avea nell'animo

uno schema generale? Su questa quistione non possiamo più stare a

sentire con pari credenza Platone e Senofonte, perchè il primo avea

già raggiunto una più perfetta notizia del problema logico, e s'era

formato un concetto astratto del sapere, che il secondo è molto lontano

dal volere attribuire al comune maestro. Nè può dirsi che Senofonte

non avesse avuto sufficiente coltura filosofica, per intendere ed

approfondire i pronunziati di Socrate[114]; perchè in questo caso,

non solo bisognerebbe rigettarne assolutamente la testimonianza, ma

rinunziare per sempre a qualunque indagine su i limiti che corrono tra

la filosofia socratica e la platonica.

E pure, senza insistere di soverchio su la incapacità filosofica di

Senofonte, la sua testimonianza a noi pare sufficiente per determinare

negativamente il grado di consapevolezza logica che Socrate avea

raggiunto; il quale consistea nella normale, ma sempre pratica

convinzione, che solo colui che possiede la notizia esatta delle

generali condizioni di una pratica attività potesse convenientemente e

saggiamente condursi nell'esercizio delle proprie funzioni[115]. Questa

logica consapevolezza è ancora tutt'una cosa con la pratica esigenza

del retto operare; ed il filosofo, che avea abbandonata ogni indagine

su gli oggetti che non concernono immediatamente il benessere umano,

per la stessa posizione che s'era fatta, non potea astrarre il concetto

del sapere dalla concretezza del saputo.

In conseguenza di ciò, tutte le differenze, che la speculazione

posteriore ha scorte nel processo dimostrativo, appariscono

nella persona di Socrate come governate ancora da una psicologica

motivazione; e si sviluppano nella pienezza della loro formale natura

solo nel caso concreto del dialogo speciale. E a questa determinazione,

come già altri ha notato[116], non fa eccezione quello che Senofonte

riferisce: aver Socrate tenuta per norma sicura del ragionamento il

prender le mosse dalle opinioni generalmente accettate[117]; perchè

questa, più che una regola logica, è una semplice riflessione sul

fatto stesso del dialogo. Nè deve far meraviglia che Aristotele ora

dica che il merito di Socrate consista nell'avere fermato il concetto

della definizione e dell'induzione, e poi, un'altra volta, si limiti

ad accennare la definizione solamente[118]; perchè questi due processi

erano l'uno ii risultato dell'altro, o meglio l'uno c'era solamente in

ragione dell'altro.

Rimane ora a sapere, se, anche con l'esclusione di una dichiarata

coscienza logica, il dialogo senofonteo non mostri indizi sicuri di una

attività logica più larga di quella che può riassumersi nelle due forme

dell'induzione e della definizione. E in fatti non può negarsi, che

l'esigenza della divisione, che fu poi tanto approfondita da Platone,

vi è evidente, sì nella determinazione del valore intrinseco del

concetto, come nell'applicazione di esso qual predicato nel discorso.

Lo stesso concetto della pruova comincia a chiarirsi, nei suoi rapporti

col valore normativo del concetto; e spesso la varietà empirica delle

note del concetto, che erano state raccolte via via nel dialogo, è

messa a profitto per determinare un giudizio speciale mediante un

sillogismo di analogia[119].

La ricchezza e lo sviluppo del dialogo socratico contiene in germe

tutti i momenti logici del processo induttivo; ed è in virtù di

quell'impulso che in un'epoca posteriore si costituì la teoria astratta

della scienza.

2) DELLA DIFFERENZA FRA RAPPRESENTAZIONE E CONCETTO, E DEL PRINCIPIO

D'IDENTITÀ

La esplicita distinzione fra il sapere e l'opinione, e fra il

concetto e la rappresentazione, h stata frutto della speculazione

platonica. Ora ad alcuni è sembrato conveniente farla risalire fino a

Socrate, perchè la forzata interpetrazione di questo o quel luogo di

Senofonte[120] pareva potesse confermare l'autorità di quei dialoghi

platonici, che comunemente son tenuti per socratici[121]. Ma, se si va

a vedere un po' meglio, quella interpretrazione non regge affatto, e

l'autorità di Platone non prova niente. Ad altri è sembrato naturale

fare di questa quistione un postulato[122], affermando che nello

spirito del Socratismo era inevitabile la chiara coscienza di questa

distinzione, perchè essa ne determina la certezza intrinseca ed il

valore scientifico. Noi invero non sappiamo negare che l'esigenza della

distinzione è data in tutto il dialogo socratico; ma, nel difetto di

uria precisa testimonianza, non sapremmo dare il carattere storico di

un fatto ad una semplice supposizione, per quanto essa possa essere

verosimile.

E lo stesso diciamo del principio d'identità, del quale non sapremmo

riferire a Socrate la determinazione esplicita, sebbene sia innegabile

che costituisca il valore positivo della sua coscienza logica, e si

manifesti molte volte nel dialogo senofonteo. E come Platone è stato

il primo che l'abbia formulato chiaramente, non possiamo negare, che

in quella formula egli non ha fatto altro che esprimere un criterio

pratico e costante del dialogo socratico.

Qui cade ancora in acconcio di osservare che, quando si è detto la

definizione socratica esser tale da esprimere la realtà dell'oggetto

e non la veduta soggettiva del pensatore, in questa opinione non

si è detto niente che caratterizzi il valore filosofico di quel

processo dialogico. La ricerca scientifica era tanto lontana, a quel

tempo, da una generale questione sul valore soggettivo o oggettivo

della conoscenza, che qualunque caratteristica espressa con questi

termini non definisce nè il valore storico, nè il grado di perfezione

sistematica di una dottrina filosofica.

Socrate · 第 33 / 62 题