La caratteristica, che noi abbiamo data dell'attività filosofica
di Socrate in generale, pare risponda a quello che già s'è detto da
altri; e che non serva se non a rifermare un'opinione corrente, secondo
la quale Socrate sarebbe stato il primo che avesse avuta una chiara
coscienza del valore del sapere[85]. Si è, infatti, detto più volte,
che l'idea del sapere sia la scoverta di Socrate, e che cessando per
opera sua la esclusiva ricerca del mondo naturale, la filosofia fosse
divenuta la scienza dell'idea, del soggetto, dello spirito e così
via[86]. Senza la pretensione della novità, noi riteniamo per erronee
una gran parte di quelle caratteristiche; e perchè attribuiscono a
Socrate una consapevolezza maggiore di quella ch'egli s'avesse, e
perchè devono poi fare molte congetture per spiegare ed intendere la
natura dell'etica socratica. Basterà notare solo questo, che partendosi
dalla supposizione, che Socrate avesse avuto coscienza del sapere preso
per sè stesso, come forma o attività in generale, non solo si cade
nell'inconveniente di non poter trovare un solo luogo di Senofonte che
confermi questa opinione, ma si è poi obbligati a fare una quistione
oziosa su la natura empirica o _a priori_ del sapere socratico, che non
c'è motivo al mondo per proporsela; e, in ultimo, si è poi costretti
a ritenere, che Socrate abbia in virtù di una scelta, e per certe
ragioni teoretiche, limitato le sue ricerche all'etica[87]; mentre la
repugnanza contro le indagini naturali deve in lui ammettersi, non come
un risultato dei criteri logici che applicava, ma invece come una prima
e semplice esigenza delle sue convinzioni religiose.
Abbiamo invero detto, che il valore filosofico di Socrate consiste
nella esigenza di un sapere normale e certo; ma la forma limitativa,
con la quale abbiamo espressa questa opinione, esclude di fatto
tutte le caratteristiche alle quali può in apparenza sembrare che
ci avviciniamo. Che il sapere figuri allora per la prima volta
come una potenza determinata, e serva a correggere l'opinione e la
tradizione, ed a condurre come norma sicura la ricerca del filosofo
in tutte le complicazioni e le incertezze del dialogo, ciò non vuol
dire, che il concetto del sapere abbia raggiunta una tale importanza
ed obbiettività, da segnare esso stesso il termine e lo scopo della
ricerca. E quando in fine, dal confronto di Socrate coi precedenti
tentativi filosofici si vuole arguire la consapevolezza che egli
ha potuto raggiungere della sua posizione storica[88], si viene a
confondere due ordini di criteri del tutto diversi; perchè dal giudizio
che noi riportiamo su la importanza di una personalità storica, non
può indursi qual grado di consapevolezza quella persona stessa abbia
raggiunto.
Il valore filosofico di Socrate sta in relazione diretta con
l'orizzonte della sua coscienza; nel quale noi abbiamo rinvenuti
motivi di natura più immediata, più complessa, e più personale di
quelli che conducono esclusivamente alla conoscenza speculativa. Questa
determinazione intrinseca della sua attività ci fornisce ora di mezzi
sufficienti, per rifare indirettamente, e mediante la congettura,
il processo genetico della sua coscienza filosofica, che è stato
impossibile d'intendere su la semplice testimonianza delle fonti
storiche.
Socrate non occupa immediatamente un posto nella storia della
filosofia, mercè l'accettazione o la critica di una tradizione
teoretica; e per questa ragione stessa non arrivò all'affermazione
astratta del principio logico della certezza, come regolativo
della ricerca e correttivo del conoscere comune ed inconsapevole.
Le condizioni speciali del suo carattere lo aveano predisposto a
sentire profondamente il bisogno di una religione intima e depurata
dalle esteriorità della tradizione; e di una certezza etica che lo
tenesse libero dalle fluttuazioni dei momentanei interessi e delle
opinioni correnti: e quella naturale predisposizione toccò il suo
soddisfacimento in un concetto della divinità, che riconosceva
insiememente la bellezza ed armonia del mondo, e la libertà umana
come predeterminata al bene. La costanza, la fermezza d'animo, il
naturale sentimento del giusto, la morale certezza della inalterabilità
della legge, la perpetua acquiescenza al corso delle cose perchè
riconosciuto provvidenziale, — tutte queste tendenze sollecitarono la
sua intelligenza, predisposta alla riflessione, a cercare una norma
costante dei giudizi, e trovatala egli persistette ad applicarla come
stregua alla condotta morale sua propria, e dei suoi concittadini. E
scorgendo egli, che il materiale delle opinioni e dei giudizi etici,
qual era raccolto nella lingua e nella tradizione ed espresso nella
coscienza politica dei contemporanei, se a prima vista potea avere
il suo fondamento nelle costanti condizioni della natura umana,
non corrispondeva sempre a quel grado di consapevolezza, che le sue
abitudini riflessive gli aveano reso connaturale, il bisogno di fare
entrare nell'animo altrui l'intimità e lo spirito di conseguenza lo
fece divenire maestro di morale, ed educatore della gioventù.
In questa nostra maniera d'intendere l'attività filosofica di Socrate
trovano un posto naturale alcune opinioni, che incontestabilmente gli
appartengono, e che altrimenti non sarebbero spiegabili; ed, oltre a
ciò, molte questioni, che si non sollevate su la dottrina socratica,
rimangono escluse di fatto. Toccheremo alcuni di questi punti.