2. DETERMINAZIONE DEL VALORE DEL FORMALISMO LOGICO

La caratteristica, che noi abbiamo data dell'attività filosofica

di Socrate in generale, pare risponda a quello che già s'è detto da

altri; e che non serva se non a rifermare un'opinione corrente, secondo

la quale Socrate sarebbe stato il primo che avesse avuta una chiara

coscienza del valore del sapere[85]. Si è, infatti, detto più volte,

che l'idea del sapere sia la scoverta di Socrate, e che cessando per

opera sua la esclusiva ricerca del mondo naturale, la filosofia fosse

divenuta la scienza dell'idea, del soggetto, dello spirito e così

via[86]. Senza la pretensione della novità, noi riteniamo per erronee

una gran parte di quelle caratteristiche; e perchè attribuiscono a

Socrate una consapevolezza maggiore di quella ch'egli s'avesse, e

perchè devono poi fare molte congetture per spiegare ed intendere la

natura dell'etica socratica. Basterà notare solo questo, che partendosi

dalla supposizione, che Socrate avesse avuto coscienza del sapere preso

per sè stesso, come forma o attività in generale, non solo si cade

nell'inconveniente di non poter trovare un solo luogo di Senofonte che

confermi questa opinione, ma si è poi obbligati a fare una quistione

oziosa su la natura empirica o _a priori_ del sapere socratico, che non

c'è motivo al mondo per proporsela; e, in ultimo, si è poi costretti

a ritenere, che Socrate abbia in virtù di una scelta, e per certe

ragioni teoretiche, limitato le sue ricerche all'etica[87]; mentre la

repugnanza contro le indagini naturali deve in lui ammettersi, non come

un risultato dei criteri logici che applicava, ma invece come una prima

e semplice esigenza delle sue convinzioni religiose.

Abbiamo invero detto, che il valore filosofico di Socrate consiste

nella esigenza di un sapere normale e certo; ma la forma limitativa,

con la quale abbiamo espressa questa opinione, esclude di fatto

tutte le caratteristiche alle quali può in apparenza sembrare che

ci avviciniamo. Che il sapere figuri allora per la prima volta

come una potenza determinata, e serva a correggere l'opinione e la

tradizione, ed a condurre come norma sicura la ricerca del filosofo

in tutte le complicazioni e le incertezze del dialogo, ciò non vuol

dire, che il concetto del sapere abbia raggiunta una tale importanza

ed obbiettività, da segnare esso stesso il termine e lo scopo della

ricerca. E quando in fine, dal confronto di Socrate coi precedenti

tentativi filosofici si vuole arguire la consapevolezza che egli

ha potuto raggiungere della sua posizione storica[88], si viene a

confondere due ordini di criteri del tutto diversi; perchè dal giudizio

che noi riportiamo su la importanza di una personalità storica, non

può indursi qual grado di consapevolezza quella persona stessa abbia

raggiunto.

Il valore filosofico di Socrate sta in relazione diretta con

l'orizzonte della sua coscienza; nel quale noi abbiamo rinvenuti

motivi di natura più immediata, più complessa, e più personale di

quelli che conducono esclusivamente alla conoscenza speculativa. Questa

determinazione intrinseca della sua attività ci fornisce ora di mezzi

sufficienti, per rifare indirettamente, e mediante la congettura,

il processo genetico della sua coscienza filosofica, che è stato

impossibile d'intendere su la semplice testimonianza delle fonti

storiche.

Socrate non occupa immediatamente un posto nella storia della

filosofia, mercè l'accettazione o la critica di una tradizione

teoretica; e per questa ragione stessa non arrivò all'affermazione

astratta del principio logico della certezza, come regolativo

della ricerca e correttivo del conoscere comune ed inconsapevole.

Le condizioni speciali del suo carattere lo aveano predisposto a

sentire profondamente il bisogno di una religione intima e depurata

dalle esteriorità della tradizione; e di una certezza etica che lo

tenesse libero dalle fluttuazioni dei momentanei interessi e delle

opinioni correnti: e quella naturale predisposizione toccò il suo

soddisfacimento in un concetto della divinità, che riconosceva

insiememente la bellezza ed armonia del mondo, e la libertà umana

come predeterminata al bene. La costanza, la fermezza d'animo, il

naturale sentimento del giusto, la morale certezza della inalterabilità

della legge, la perpetua acquiescenza al corso delle cose perchè

riconosciuto provvidenziale, — tutte queste tendenze sollecitarono la

sua intelligenza, predisposta alla riflessione, a cercare una norma

costante dei giudizi, e trovatala egli persistette ad applicarla come

stregua alla condotta morale sua propria, e dei suoi concittadini. E

scorgendo egli, che il materiale delle opinioni e dei giudizi etici,

qual era raccolto nella lingua e nella tradizione ed espresso nella

coscienza politica dei contemporanei, se a prima vista potea avere

il suo fondamento nelle costanti condizioni della natura umana,

non corrispondeva sempre a quel grado di consapevolezza, che le sue

abitudini riflessive gli aveano reso connaturale, il bisogno di fare

entrare nell'animo altrui l'intimità e lo spirito di conseguenza lo

fece divenire maestro di morale, ed educatore della gioventù.

In questa nostra maniera d'intendere l'attività filosofica di Socrate

trovano un posto naturale alcune opinioni, che incontestabilmente gli

appartengono, e che altrimenti non sarebbero spiegabili; ed, oltre a

ciò, molte questioni, che si non sollevate su la dottrina socratica,

rimangono escluse di fatto. Toccheremo alcuni di questi punti.

Socrate · 第 22 / 62 题