Una coscienza informata alle più intime convinzioni religiose, che
riposano sul concetto dell'intelligenza come autrice e provvidente
reggitrice del mondo, ed animata dal vivo bisogno di correggere e
migliorare le opinioni altrui, non è ancora precisamente quello,
che noi siamo usi di chiamare coscienza filosofica. La energia
personale del carattere, congiunta alla rettitudine del giudizio
morale, e ravvivata da una incessante lotta con tutti gli elementi più
pronunziati della vita sociale ed artistica dei contemporanei, sarebbe
bastata per fare di Socrate quello che ci è apparso finora; e per
improntare nella sua persona quel carattere di dignità e di costante
abnegazione, che la sua vita e la sua morte rivelano egualmente. Egli
potea bene divenire un moralista popolare, un riformatore dello Stato,
o qualcosa di simile, e pure non rivelare nelle sue convinzioni quel
lavoro di esame e di ricerca, che costituisce la natura della scienza:
egli potea, insomma, rimanere un eroe di moderazione e di costanza,
senza essere un filosofo.
Ma la concorde testimonianza dell'antichità fa di lui l'autore di un
nuovo indirizzo nelle ricerche filosofiche; e per quanto la divergenza
dei ragguagli possa far nascere dei dubbi sul carattere preciso delle
sue opinioni, egli è innegabile, che tolto di mezzo Socrate dalla
tradizione filosofica dei Greci, non solo tutto lo svolgimento della
filosofia da Platone in poi, ma lo stesso dialogo platonico come
monumento letterario diviene inesplicabile.
Fare del valore filosofico di Socrate una quistione può invero sembrare
ozioso ed inopportuno; e basta forse guardare un poco le storie della
filosofia, e le molte monografie concernenti questo soggetto, per
persuadersi, che nessuno più mette in dubbio il valore scientifico
e l'importanza filosofica di lui. Tuttavia, se si pon mente alla
circostanza non punto lieve, che appena in sul cominciamento di questo
secolo si è detto sul conto di Socrate qualcosa che mostri, come la
ricca immagine storica e leggendaria della sua persona si presti
ancora a venir ristretta negli angusti limiti di una valutazione
meramente scientifica[76], e che nulladimeno gli errori ed i malintesi
continuano ancora, la nostra questione non parrà nè affatto superflua,
nè del tutto tardiva. Molti parlano infatti della filosofia di Socrate
come d'un insieme di verità belle ed assodate[77], e poi disposte
nell'ordine metodico di un sistema; e sconoscono in tal guisa la
originalità della sua coscienza, e come in lui l'attività scientifica,
essendo più un risultato che un proposito, rimanesse sempre nei limiti
di un impulso personale. Da un'altra parte, s'è voluto procedere
in questa indagine dalla supposizione, che tutte le inconseguenze
dovessero rimuoversi, e che certi concetti appena appena accennati
dovessero completarsi mediante la congettura; sicchè, misurando il
valore di questo o quel pronunziato alla stregua speculativa della
filosofia moderna, si è giunti a formare un Socrate immaginario, il
quale corrisponde, o molto poco, o affatto nulla a quello della storia.
E, in ultimo, come l'ammirazione che s'ha per Socrate si riferisce
in gran parte alla morale perfezione del suo carattere, molti hanno
stimato cosa naturale, rigettare come apocrifi quei pronunziati che
sono inconciliabili con le nostre convinzioni morali; e, confondendo
due criteri disparatissimi, son riusciti a falsare la storia per
adattarla alle proprie vedute. Sovra tutte l'opinione, che il bene e
l'utile siano identici, ha talmente imbarazzato alcuni critici, che,
per paura di non degradare Socrate, hanno finito per rigettare la
testimonianza di Senofonte[78].
Noi ci siamo facilitata la soluzione del problema, col modo come
abbiamo tratteggiata la coscienza di Socrate, ed esposti i vari motivi
che lo determinavano alla sua attività correttiva e pedagogica;
ed abbiamo così evitato l'inconveniente di prender le mosse dalle
qualità formali o speculative del suo ingegno, per dedurne poi
tutte le conseguenze dottrinali che i testimoni autentici ci hanno
trasmesso[79]; perchè qui non si tratta di un lavoro coscientemente
compiuto, per raggiungere la certezza teoretica mediante l'analisi
e la critica delle altrui opinioni. Il motivo unico ed intrinseco di
quella attività era il bisogno etico della certezza, e la convinzione,
che questa non si acquisti se non mediante la conoscenza chiara ed
evidente. Cerchiamo ora di caratterizzare sotto questo aspetto il
valore filosofico di Socrate.