NOTE:

[446] PIERO STROZZI, _Lettera al re di Francia data da Camposalino addì

19 novembre 1556_, pubblicata nell'ARCHIV. STOR. IT. cit., XII, 409:

«_Ostia è stata combattuta quattro giorni intieri.... con sette pezzi,

et ci hanno tirato intorno a mille tiri. Il luogo è bello et di

importanza, et si potrebbe fortificare facilmente: ma come era, a fatica

si giudicava potesse resistere a tanto._»

[447] DE ANDREA, 77: «_Los soldados que ivan con Vespasiano mostraron

grande animo.... contra ellos lloviendo come granizo piedras y ollas de

fuego._»

NORES, 150: «_Essendo toccato agli Italiani di Vespasiano di essere i

primi, si spinsero intrepidamente._»

[448] CARLO THETI, _Discorsi delle fortificationi, ove diffusamente si

dimostra quali debbano essere i siti delle fortezze, le forme, i

recinti, fossi, baloardi, castelli, et altre cose a loro appartenenti,

con le figure di esse_, ec. La prima edizione in-4. Roma, 1569, io cito

la Vicentina, in-fol. figurato, 1617, p. 132.

[449] DE ANDREA, 83. — ADRIANI, 547. — NORES, 150.

[17 nov. 1556 mezzodì.]

XII. — In quella eccoti nel mezzo un corpacciuto soldato del Duca andare

attorno pel campo, gridando altamente e ripetendo baldanzoso queste

parole[450]: Avanti, agli Spagnuoli, corpo di Tale! altrimenti la rôcca

non si piglia. Piacendo a don Fernando la jattanza di costui, fece

venire don Alvaro da Costa, colonnello di quella nazione, e gli ordinò

di cavar fuori trecento veterani della sua gente, e di prepararli al

secondo assalto, intanto che si batterebbero alquanto meglio le brecce e

le difese. Facile assunto cimare più e più i merloni della rôcca, ed

anche allargare i labbri della maggiore apertura: ma dal cordone in giù

non si vedeva fessura di un pelo; e la camera interna restava tale e

quale, perchè non rivolta verso la batteria, ma ritirata in fondo alla

gola del baluardo.

Dunque mossero i trecento all'altra prova, giudicata necessaria dal Duca

per la mancanza delle munizioni. Superarono costoro, benchè con morte di

molti, la difficoltà del passo e della salita, e cacciaronsi pur nella

camera: la quale ad arte, non facendosi di dentro alcun movimento, fu

tenuta buja e silenziosa, tanto sol che fosse piena. Allora insieme

all'improvviso bagliore dei lampi una grandine di archibugiate sprizzò

dai pertugî, senza cadere colpo in fallo per la vicinanza e il pieno di

tanta gente; sì che cominciarono quei cotali a pentirsi di essere venuti

tanto oltre, ove non potevano nè difendersi nè ritirarsi. Avanti un muro

massiccio, in faccia archibugiate sonore, e appresso tanti compagni

incalzanti nelle angustie della mortifera caverna, che era impossibile

oramai vederne uscire uno vivo. Laonde il Duca, mosso a compassione, e

cedendo all'arte ed al valore di Orazio, fece sonare a raccolta, e volle

che la seconda colonna si ritirasse, come la prima. Lasciarono

centocinquanta cadaveri addietro, tra i quali l'alfiere di Mardonès, con

diversi ufficiali; e quel che più dolse a tutti l'istesso colonnello don

Alvaro, ferito in una coscia, passò di vita il giorno seguente. Dal

principio alla fine di questo assedio, di ferro, di fuoco, di stento, vi

ebbero fuori di combattimento in Ostia millecinquecento soldati[451].

Dunque alla prova in quella rôcca aveva disegnato e lavorato a dovere,

secondo arte militare, Giuliano da Sangallo.

Le vestigia dell'assedio, impresse tuttavia sul terreno circostante, e

più sulle muraglie medesime per tutto il fronte occidentale, io

scrittore di questa storia ho vedute e rivedute più volte, prima che

andassero in gran parte cancellate dai recentissimi ristauri. Ho

riconosciuto i pezzi della cortina rifatti da Pio IV, ho visto il

fianchetto cimato, e i crepacci della breccia alla torre angolare in

ampio cerchio fin presso alla linea del primo cordone, mal celati dai

risarcimenti dello stesso Pio[452]. Ho palpato i forami delle cannonate,

e riconosciuto i rovinacci intorno di grandi massi e di primitiva

costruzione; sono entrato nella camera fatale, che risponde alla gola

del torrione di ponente. Intatta ho veduto la parte bassa dal cordone in

giù; intatte le troniere e le batterie casamattate, le porte, gli

stipiti e gli spiragli delle strombature basse, che tuttavia conservano

i marmi, e le iscrizioni originali scolpitevi dal cardinale Giuliano

vescovo d'Ostia, nel tempo di papa Sisto[453].

Ora i maggiori segni dell'assedio sono stati quasi tutti cancellati pei

grandiosi ristauri eseguiti a spese dell'erario negli anni cinquantanove

e sessanta del presente secolo, quantunque pensati qualche anno prima;

ed anche anticipati, secondo il detto pensiero, nella lapide moderna con

data anteriore sopra la faccia non battuta nè ristaurata del baluardo

verso la città[454]. Al nuovo muro della breccia maggiore sulla torre

occidentale hanno similmente affissa una lapidetta con miglior consiglio

senza data[455]. Pei riscontri ora non resta che qualche antica

incisione, la stampa dell'Orlandini[456], la memoria di chi l'ha

visitata nel tempo anteriore ai restauri, come io ne ho scritto[457]; e

sopra tutto la bella fotografia rilevata dal notissimo artista

bergamasco Giacomo Càneva, nel 1855, prima dei ristauri, di che conservo

un esemplare presso di me, e l'ho dinanzi mentre scrivo[458].

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 138 / 213 题