[436] ARCHIVIO cit.
[437] DE ANDREA cit., 64: «_A Neptuno enviò a traer la puente de barcos
para echar sobre el rio Tybre. Componese esta puente de muchos barcos,
que no tienen diferencia de popa o de proa. Cada barco de largo
treintaseis palmos, y de ancho doze._»
[438] BLAISE DE MONTLUC, maréchal de France, _Commentaires, où sont
decrits les combats, rencontres, batailles, sièges, et autres faits de
guerre signales, où il s'est trouvez, depuis l'an. 1521, jusque au
1572_, in-fol. Bordò, 1592, p. 122.
[23 ottobre 1556.]
VIII. — Dopo questi primi procedimenti il Duca, seguendo il filo dei
suoi disegni, ordinò la mossa del campo verso Ostia, desideroso di
chiudere con quell'acquisto la navigazione del Tevere, e di stringere
sempre più da vicino la città di Roma.
Il Tevere tre miglia sopra la foce si divide in due rami: l'uno
artificiale alla destra, oggidì navigabile, stava allora inutil corso
d'acqua magra, e tutto ingombro di canne palustri e di rottami; l'altro
naturale alla sinistra, oggidì abbandonato a sè stesso, serviva allora
per la navigazione delle barche dal mare a Roma; e tra i due rami del
fiume e la spiaggia marina quella sabbiosa isola nel mezzo, che formata
dai continui interrimenti, e ricoperta di cardoni, di porracci e di
ginepri, dal tempo di Claudio infino al presente sempre crescendo,
mantiene tuttavia l'antico nome di isola Sacra. La città di Ostia
(reale, repubblicana, imperiale e papale) sempre avete a cercare fuori
dell'isola, ed alla sinistra del maggior tronco del Tevere; il quale
seguendo l'antico letto e il primitivo cubito le bagnava le mura dal
lato occidentale, ed entrava nei fossi delle sue fortificazioni: luogo
scaduto dal pristino splendore, ridotto ad alquante case di povera
gente, e chiuso da debole muraglia quadrata dei bassi tempi. Ma quanto
fiacca la città, tanto troverete forte la rôcca, edificata da Giuliano
di Sangallo nel 1483, come più volte ho detto[440]. Ora basterà
ricordarne le principali condizioni. Mettetevi innanzi la figura di
triangolo scaleno, la base verso il mare munita di due torrioni rotondi,
e il vertice a borea verso terra difeso da un baluardo, che è il primo
tra tutti i modelli dell'arte nuova, con due fianchi rettilinei a
guardia delle due cortine di ponente e di levante. Muraglia soda di
mattoni e calcina, grossa di cinque metri; ampio fossato pieno di acqua,
e in comunicazione immediata col Tevere; batterie medie, alte e basse; e
un compiuto sistema di casematte, legate da corridoj per tutto il giro
del perimetro. Cosa in vero bellissima e degna dei grandi artisti del
Risorgimento.
Già prima il cardinal Caraffa aveva mandato lo stesso baron della Garde
a rivedere le fortificazioni della spiaggia: e confidando in lui,
credeva che Ostia fosse ben provvista di quanto potesse bisognare in
ogni evento. Ma si trovò deluso[441]. Imperciocchè quantunque di viveri
non difettasse, di corredo al contrario era sfornita tanto da non poter
andare oltre alle prime difese: molti pezzi di artiglieria le erano
stati tolti per adoperarli altrove, il deposito della polvere quasi
vuoto. In somma ogni cosa in confusione, nè il tempo bastò a ripararvi.
Soltanto si potè, volgendosi il Duca a quella parte, mettervi dentro
centoquattordici fanti romani, sotto il comando di Orazio dello Sbirro,
giovane trasteverino di gran cuore, e da voler fare belle prove.[442]
Non trovo altri riscontri di questo capitano, il cui cognome (quantunque
poco armonico) resta tuttavia impresso in una torre sdrucita dell'isola
Sacra, e nella lista dei cavalieri di soccorso all'assedio di
Malta[443]. Quanto al numero dei soldati, tra le solite varianti, seguo
la cifra del Ruscelli, del Campana, e principalmente del De Andrea, che
gli ebbe in fine a contare a uno per uno.
[28 ottobre 1556.]
Il Duca intanto aveva stabilito il modo di farsi avanti con sicurezza,
eliminando le due difficoltà che potevano in qualche modo impedirlo:
l'una che i Caraffeschi preoccupassero l'Isola rimpetto ad Ostia; e di
quivi, quantunque inferiori di numero, trincerati pur dalle ripe e
protetti dalla profondità del fiume, stornassero l'assedio, e forse
anche il costringessero a ritirarsi: l'altra che gli mancassero le
vittuaglie, potendone patire difetto per essere la terra intorno
deserta, e il mare per la qualità della stagione e della spiaggia poco
praticabile. Per rimediare a questo ultimo inconveniente mandò innanzi
Ascanio della Cornia con un corpo di cavalleggeri ad occupare Ardea e
Porcigliano, luoghi ambedue vicini, e sulla linea da Nettuno ad Ostia:
nel primo dei quali fece il deposito delle farine, che traeva da Gaeta e
da Marino; e nell'altro i forni: così che l'esercito, tutto il tempo che
là presso si trattenne, trovossi convenientemente provvisto.