[400] RAYNALDUS, _Annales Eccles._, anno 1555, n. 73: «_Confectæ hoc
anno fœderis leges._»
NORES cit., 35: «_I capitoli.... sottoscritti dal Papa e da monsignor
d'Alanzone ai tredici di ottobre 1555, nel palazzo di s. Marco._»
[401] PRUDENCIO SANDOVAL, _Vida y echos del imperador Carlos quinto, rey
catholico de España_, in-4. Pamplona, 1586, p. 205, B, 2: «_A veynte y
ocho de octubre 1555 Carlos V renunciò a su hijo el rey don Felipe._»
217, A, 2: «_A veynte y seis de octubre en 1555 renunciò a los estados
de Flandes Naples, Milan y Borgogna.... a diez y seis de henero 1556
renunciò a los reynos de España.... y el diez y siete mismo mes y año
renunciò el imperio._»
[402] LUIS CABRERA DE CORDOVA, _La historia de Felipe segundo rey de
España. Madrid_, in-fol. 1649: _Prefacion_: «_Celebren un Principe con
el nombre de Perfeto, como Josias, como David, Ezequias, Assuero,
Trayano, Fabio Maximo, Julio Cesar, Costantino, Salomon, y Moysè._»
[6 febbrajo 1556.]
III. — Flaminio Orsini, signore di Stabia in quel di Nepi, non so per
qual destino, sfugge del tutto sconosciuto nella genealogia della sua
principesca famiglia romana. Il Sansovino, il Gamurrini, l'Ughelli,
l'Albasio, il Ratti, il Bicci, l'Amideno, e tanti altri stampati e
manoscritti, che direttamente hanno trattato della casa Orsini, non
fanno motto di lui: e il tanto diligentissimo e recente genealogista
conte Pompeo Litta o lo ignora, o lo confonde con altri o Fabî o Flamini
della stessa casata, ma di rami e di tempi diversi[406]. Per questo,
quando me n'è venuto il destro, ho calcato a bello studio il nome di
Flaminio; e specialmente nella mia storia di Lepanto, ne ho messa di
rilievo l'importanza, per dare addentellato alle ricerche dei nostri
archivisti e degli studiosi di storia patria, se per avventura qualche
più larga contezza da loro me ne fosse potuta venire: metodo più volte
tornatomi utile intorno ad altre ricerche. Rispetto a Flaminio un solo,
per quanto mi sappia, si è mostrato inteso della domanda; e dopo due
anni a me frate Alberto esso, non monaco nè terziario, ha risposto
pubblicamente da Livorno, toccandone alcuni particolari, di che io
volentieri me gli professo obbligato come meglio e a suo luogo dirò.
Ciò nonpertanto sopra fondamenti sicuri, secondo il mio costume, mi
confido di mettere insieme la storia di questo prode romano, e di
rivendicare dall'oblio uno dei più bei nomi del nostro paese.
Cominciando dai precedenti, lo trovo del ramo di Bracciano e
dell'Anguillara, nato intorno al 1512, e signore di Stabia, antico feudo
e notissimo della casa Orsina presso a Civita Castellana[407]. Appresso
l'incontro allievo nella scuola di Gentil Virginio suo congiunto, del
quale altrove si è detto. Cognato del maresciallo Piero Strozzi, e
seguace delle sue imprese; collega sul mare del celebre Lione Strozzi, e
successore nel comando di quelle galèe. Lo trovo soldato di Francia, dei
Farnesi e degli Estensi, condottiero nella guerra di Siena, governatore
di Chiusi, generale delle fanterie romane, e finalmente castellano di
Civitavecchia, e capitan generale dell'armata marittima di due
Pontefici, oltre al resto che ne vedremo appresso[408]. Ecco gli uomini
messi in non cale dai genealogisti ed archivisti nostri.
Sotto gli ordini del nuovo capitano si raccolsero quindici galere, altre
prima, altre dopo; e vi stettero quanto durò la guerra, sempre intente a
impedire il troppo libero scorrazzamento delle squadre spagnuole, ed a
sostener Roma dalla parte del mare in quelle fazioni che or ora si
vedranno[409]. Eccone qui sotto la lista[410].
Abbiamo dunque le due già tolte agli Sforzeschi con Niccolò Alamanni,
più volte nominato, e Pandolfo Strozzi, che poi si troverà tra i romani
alla battaglia di Lepanto. Quattro galèe del maresciallo Piero Strozzi,
che non avevano pari sul mare per armamento, disciplina e grandi fatti
nel Mediterraneo e nell'Oceano, dove erano state condotte in servizio
della Francia contro gl'Inglesi dal celebre Lione fratello del
maresciallo, e con esse il capitan Melchiorre di Belmonte, e il capitan
Giovanni Moretti da Villafranca, del quale avrò a dire specialmente in
alcun capitolo seguente. Scipione Fieschi, fiero nemico del Doria e
della Spagna, militava al soldo di Roma sotto l'Orsino con due
galere[411]. Due altre seguivano Baccio Martelli, fuoruscito fiorentino.
Finalmente cinque eran venute di Francia col barone della Garde, e i
capitani Sciarluz, Daramon, Cabazolles, De Carses, e Fouroux; i cui nomi
e navigli così per punto sono segnati nelle note del cardinal Caraffa
scritte di Roma addì sei del mese di febbrajo al duca di Mommoransì e al
cardinale di Lorena; meno il Fouroux, del quale però avremo appresso
certissime prove.
A similitudine dei primi capitani della guardia nel cinquecento,
Flaminio riteneva colle galere anche il carico di castellano, o com'oggi
direbbesi, di comandante della piazza in Civitavecchia: punto molto
geloso per la vicinanza del duca Cosimo, e per la strategia del duca
d'Alba. Aveva per difesa dalla parte del mare i due torrioni rotondi di
opera reticolata, che ancora esistono alla punta dei due moli, uno a
destra, uno a sinistra del porto, come furono edificati dallo imperator
Trajano; e si chiamano i fortini del Bicchiere e del Lazzeretto: i quali
signoreggiano le bocche tanto da non potervisi accostare legno niuno,
senza esporsi a essere dal primo o dal secondo, o da tutti due insieme,
fatto in pezzi, per le batterie alte e basse messevi a giuoco. Sulla
base del porto aveva a destra la rôcca vecchia, ridotta a palazzo
sovrano, ma non tanto che, per la sua posizione a cavaliere, e per la
piazza interna aperta verso il mare, non potesse allogare una buona
batteria, e chiudere il passo della darsena: e aveva sulla sinistra la
rôcca nuova di Bramante e di Michelangelo, ammirato modello di
architettura militare, secondo lo stile dei grandi maestri che mai non
disgiungevano la leggiadria dell'arte dalla fortezza dell'opera[412].
Verso terra in giro dall'una all'altra rôcca aveva una cinta bastionata
con sette baluardi reali, disegnati per Leon X dal giovane Antonio da
Sangallo, e da lui stesso cominciati a imbastire di terra con qualche
principio di muratura, continuata poscia da Giulio III, e ridotta a
compimento dal quarto e dal quinto Pio[413]. Attorno a cotesto perimetro
erasi adoperato Flaminio con felice successo, mettendo all'opera le
ciurme, sui terrapieni e intorno ai carri delle artiglierie per ogni
sbocco, e sui fianchi, e sul fronte: così che mandatovi da Roma Piero
Strozzi a rivedere il progresso dei lavori ebbe a restarne pienamente
soddisfatto[414]. Prospero Boccapaduli, commissario delle armi, comparve
nel fornimento della piazza, delle fortezze e delle galere, quale tutti
lo riputavano, diligentissimo[415].