[399] PIETRO NORES, _Guerra degli Spagnoli contro Paolo IV_, pubblicata
nell'ARCH. ST. IT., in-8. Firenze, 1847, XII, 34: «_Essendosi scoperto
che un certo abate Nani tenesse mano d'ordine dell'Imperatore di
avvelenare il cardinal Caraffa, e che Cesare Spinna calabrese fosse
stato mandato a Roma per ammazzarlo_.»
NATAL CONTI, _Storie_, in-4. Venezia, 1589, p. 244.
PALLAVICINO, _Stor. del Conc._, lib. XIII, cap. 15.
[Nov. e dic. 1555.]
II. — Dunque grandi maneggi in Francia, in Spagna, in Italia. Annibale
Rucellai, nipote del celebre monsignor della Casa, viaggia verso Parigi
col carico di esporre al Re le offese pubbliche e le private della corte
e dei ministri di Spagna contro il Papa; vengono di Francia confortatori
e fiduciarî i due cardinali di Lorena e di Tornone, i Veneziani
sconsigliano, il duca d'Urbino marcia, quel di Ferrara nicchia.
Armamenti, sospetti, speranze, e fine dell'anno cinquantacinque. Entra
di verno il seguente con più lunghe flussioni e freddure: confisca ai
Colonnesi del ducato di Paliano, investitura a favore della persona e
discendenza di Giovanni Caraffa, conte di Montorio e nipote del Papa, e
principio degli atti fiscali in Roma contro la casa di Spagna per
dichiararla decaduta dal feudo delle due Sicilie[403].
[5 febbrajo 1556.]
Tra tante stizze all'improvviso si pubblica il trattato di tregua
sottoscritto in Vauxelles il cinque febbrajo tra la Spagna e la
Francia[404]. Sembra la prima esser giunta a distogliere la seconda
dalla lega col Papa; pare debba cadere lo strepito delle armi. Se non
che il cardinal Carlo Caraffa, proprio sopra quelle due galèe restate in
Civitavecchia dopo il tafferuglio di casa Sforza, piglia il passaggio, e
corre in Francia a dimostrare la tregua essere già rotta per colpa degli
Spagnuoli, i quali, proteggendo i ribelli di Roma, ne insultano il
sovrano[405]. Ai Francesi la vendetta, ad essi la difesa dell'onore e
della sicurezza di Paolo IV e della sua casa. In mezzo alle scabrose
questioni, che tocco di volo, farò presto a mettere un po' di ordine e
di chiarezza, volgendomi alla marina, dove mi tarda ogni momento che non
incontro quel prode capitano, il cui nome sta in fronte di questo libro.