[195] F. D. GUERRAZZI, _Vita di Andrea Doria_, in-12. Milano, Guigoni,
1864, II, 88.
[196] ARCHIVIO _generale del Ministero delle Finanze al Palazzo Salviati
in Roma_, del quale ho parlato nel primo volume, p. 371; e ne ho dato
cenno nel _Medio èvo_, II, 8, 280.
[197] _Nota di quanto costa una galèa._ — Mss. alla Barberiniana in
Roma, codice cartaceo del principio del secolo XVII, pagine dodici,
segnato LVIII, 9. — Item, cod. LV, 23. (V. vol. I, p. 363.)
[198] _Tagliami_ nella lista a parte seguono appresso. E quanto alle
voci basterà qui registrarle come tecniche e comuni della marineria
italiana. La dichiarazione verrà nel mio _Vocabolario marino e
militare_, e qualche cenno nel corso e nell'indice di questa storia.
[199] _Artiglieria_, niuna cifra, perchè in Roma la dava senza pagamento
il Governo dalle sue armerie, ed io ne indicherò appresso la valuta
secondo il documento toscano, senza turbare adesso le cifre del romano.
[200] _Il Cantaro_ genovese generalmente si valutava 150 libbre romane,
qui ridotte a 138. Il Cantaro napoletano a libbre 250.
[201] REMI, non più a sensile, ma a scaloccio; come dal numero.
[202] DOCUM. TOSCANO, p. 128: «_Si pregiano anche i forzati e gli
schiavi di una galera: li schiavi a fiorini 80 d'oro l'uno, li forzati a
fiorini 40 in 50._» — Tra noi non si valutavano, perchè gratuitamente
consegnati dai tribunali. — Quanto ai Bonavoglia, torna il numero
preciso e consueto di venticinque per galèa: uno per banco.
[203] _Fionco_, Drizza leggiera.
[204] _Collatori_, Canapetti da collare le sartie.
[205] _Mazzapreti_, Sorta di taglia a guancie gonfie sporgenti, per
difesa del canapo. Talvolta con più pulegge di diversi diametri e
centri.
[206] _Pasteca_, Sorta di taglia dove il canapo entra ed esce senza
esservi infilato dalle cime.
[207] _Mascellare_, Sorta di taglia a bocca aperta, dove la puleggia è
sostenuta dalle sole mascelle.
[208] COME e perchè si è detto alla nota 13.
[209] _Costiere_, Sartia di costa.
[210] _Anchini_, I cavetti della trozza.
[211] VALUTA del vestiario, vedi sopra I, 300.
IV. — Dunque, messo tutto a calcolo sottile, il prezzo totale di una
galèa remeggiata da forzati tra la fine del cinquecento e il principio
del seicento, veniva a novemila ottocento quarantatrè scudi, e giuli
quattro, secondo le conclusioni del documento romano. Alle quali cifre
si avvicina altresì il documento fiorentino[212], dopo lunghissima
analisi, di pagine censessanta, in continuo stento per rifilare ad ogni
capo le spese, secondo il desiderio del novello granduca Francesco di
Toscana, conchiudendo[213]: «Monterà dunque la somma dè le somme di
tutto quello che si è speso nè le cose predette col calculo di Pisa,
fiorini 9520, 6, 19, 3. et tanta spesa andrà a fare una galera et a
fornirla di ciò che bisogna.» Egli parla di fiorini pisani e fiorentini,
eguali a sette delle antiche lire di Firenze da quindici soldi, e a
cinque lire moderne circa d'Italia; tanto che presso a poco si
pareggiano i detti fiorini coi nostri scudi, e non si arriva nè con
quelli, nè con questi, ai diecimila: somma tuttavia che accetto rotonda,
volendo largheggiare al possibile, e fuggire miserie e frazioni.
Facciamo ora di pagare diecimila scudi, e ci troveremo innanzi una galèa
con tutti i suoi fornimenti, attrezzi, e corredi nuovi nuovi, e
nullamente frustati nè dal tempo, nè dalle burrasche, nè dai
combattimenti. Caso da non venirci più di una volta sola per sempre,
cioè il primo giorno del primo viaggio. Dopo di che, prescindendo pur
dalle avarie straordinarie che si valutavano e si valutano secondo i
danni, costumavano i marinari dividere il pregio di una galèa in
ventiquattro parti uguali, che chiamavano carati, supponendo la durata
del bastimento colle sue attenenze per la media di anni ventiquattro.
Quindi nel calcolo della stima, tanto diffalcavano ogni anno della sua
primitiva valuta, quanti erano i ventiquattresimi e gli anni; pognamo
dopo un dodicennio ogni cosa ridotta a metà, e pel doppio a zero. E ciò
senza pregiudizio delle spese occorrenti ad ogni stagione per riparare o
mantenere il bastimento in buon assetto; spese che non entravano
nullamente nei contratti di compra e vendita, ma negli strumenti di
condotta, di assento, e simili; dove o coll'imposizione del due per
cento sulle merci, o con altri assegni dell'erario pubblico, pel
mantenimento del legno, della gente e del capitano si assicuravano altri
cinquecento scudi d'oro per ogni mese e per ciascuna galèa. Però dai
carati specialmente vedeasi la diligenza e cura degli ufficiali nel
custodire e conservare le cose date loro in consegna. Di che saviamente
soggiugne il principe di Piombino nel citato documento[214]: «Et questa
regola dei carati serve molto sulle galere: perchè facendosi una
consegna di una galera o di altre robe ad un capitano, quale ella è
hoggi, se gli consegna ciascuna cosa per tanti carati; et poi, quando la
rende, si conosce se egli sia stato poco o molto diligente in conservare
la sua consegna che hebbe; et quanto ella hoggi che esso la rende sia
peggiorata et caduta dal prezzo suo.»
Ciò posto niuna maraviglia che le stesse galèe siano state prima pagate
dal Fiesco trentaquattro mila[215]; e dopo tre anni, tenute da quello
sciatto, e con una di meno, pagate dall'Orsino diciassettemila
cinquecento; e finalmente aggiuntovi il nuovo fusto pagate dallo Sforza
ventimila settecento.
Seguendo queste ragioni, secondo il costume romano, non abbiamo messo in
conto le artiglierie, perchè i ministri camerali le somministravano
senza prezzo ai capitani delle galèe; e insieme con esse gratuitamente
davano polvere, palle e miccio. Fia bene per compimento cavarne i prezzi
e la nomenclatura dal documento fiorentino, che dice così[216]:
«COSTO DELL'ARTIGLIERIE E LORO APPARTENENZE.
» Un cannone di metallo con suo scalone o cassa,
et di cantara quarantacinque, et di palla libbre
cinquanta, a fiorini dodici di Genova per cantaro,
sono Fior. di Pisa 617. —
» Due sagri finiti, di cantara quindici l'uno, con
palla di libbre dieci, in Genova al medesimo
prezzo 195. —
» Due mezzi sagri, di cantara sei l'uno, con palla
di libbre quattro al prezzo detto 164. —
» Otto moschetti di bronzo, detti smerigli, finiti,
cioè con sui mascoli doppi, di cantara tre o
quattro l'uno, con palla di libbre quattro o,
quattro e mezzo al prezzo detto 329. —
» Due mortajetti o vero pietrei di bronzo, di cantara
sei l'uno, con libbre dodici di palla di pietra al
prezzo detto; che dove siano mezzi sagri non
si usano 164. —
» Casse di sagri da per sè, et di mezzi sagri a fiorini
tre di moneta l'una, o tre e mezzo: a tre 18. —
» Pasteca del cannone, et con essa va una taglia, la
quale si dà nel numero delle altre; et là è
scritta con esse (_altrove la valuta_) — —
» Cavo o barbetta per detto cannone, con che si tiri
a prua (_scritta altrove_) — —
» Lo scalone o cassa del cannone da per sè varrebbe
fiorini otto, cioè lire cinquantasei[217]; nè se
ne trae qui prezzo fuori perchè sendo, come è
disopra col cannone, ci sarebbe due volte, et il
suo carato sarà lire 2. 6. 8. e con li suoi ferramenti
sino in fiorini 12 — —
» Palle da cannone di libbre 50, 55, 60 l'una, numero
sessanta a soldi due la libbra de' nostri,
lire sei ciascuna: in tutto 51. —
» Palle di sagri di libbre 10 l'una in 12 numero 120,
al prezzo medesimo 17. —
» Palle di mezzi sagri di libbre 6 l'una numero 200
a detto prezzo 17. —
» Palle di piombo con dadi di ferro per moschetti
(_o smerigli_) numero 400 a soldi 2.1.⅕ l'una 6. —
» Palle di pietrei, numero 40, tutte di pietra di
libbre dodici l'una a lire 1 l'una 5. 5.
» Polvere d'artiglieria a fiorini cinque il cantaro, la
più fina libbre 2000, che a Genova varrà 5 ½
o 6 di loro moneta 100. —
» Polvere d'archibuso fine a fiorini dieci il cento,
libbre seicento 60. —
» Polverino per l'archibuso libbre trenta a soldi
dieci la libbra 2. 1.
» Corda o fune bollita per il fuoco de' li archibusi
et artiglierie libbre cento a soldi cinque, sei, o
sette la libbra; secondo sarà: a soldi sei 4. 2.
————————
»_Totale_ Fior. pis. 1750. 1.
» Alle quali partite unite le precedenti di Sc. Rom. 9843.40.
—————————
»Avremo in totale Sc. Rom. 11593.55.»
Conchiudo alla prova, compiuto il calcolo, e spillato ogni centellino,
dunque non arriviamo a dodicimila scudi per ciascuna galèa remeggiata da
condannati, ai quali tra noi non si dava prezzo. Dunque ogni due anni
calava la valuta di mille, prescindendo pur da ogni altro danno e
sciupìo.