MATTEO BEMBO, _Lettere al card. Pietro Bembo suo zio, con le risposte
del medesimo e del Doge intorno a questa difesa: tra le lettere dei
Principi_, in-4 Venezia, 1562, da p. 133 a 143.
[115] MAMBRINO ROSEO, 251: «_Avvenne che il principe Doria in Messina,
il secondo dì del mese di maggio in quest'anno 1540, mandò incontro a
Dragut Giannettino Doria con ventuna galèe ben armate.... Il Conte
dell'Anguillara era con Giannettino._»
BOSIO, III, 191, E: «_Ordinò l'Imperatore che per quell'anno 1540 il
principe Doria ad altro attendere non dovesse che a perseguitare et
estirpare i corsali.... Dragutto preso._»
ANTONIO DORIA, _Compendio_, 84: «_In questi tempi Dragutto fu preso con
nove de' suoi vascelli, il quale fu poi riscattato con danari._»
[116] L. FLORUS, _Histor. Rom._, III, VI.
[117] BOSIO cit., III, 192 (nomina tutte le galèe raunate e spedite alle
diverse parti).
[118] MARCO GUAZZO cit., 273: «_Il conte dell'Anguillara era con
Zannettino colle sue galere._»
MAMBRINO ROSEO cit., 252: «_Il conte dell'Anguillara, che era con
Giannettino, era trascorso oltre, et haveva con quattro galere assaltato
le due di Dragut._»
BOSIO cit., 192, D: «_Dal conte dell'Anguillara furono prese le due
galere che Dragut a guardia della preda lasciate haveva._»
[119] BOSIO cit., 192, C: «_Dragut se n'era andato all'isola della
Capraja._»
ALFONSO ULLOA, _Vita di Carlo V_, in-8. Venezia, Valgriso, 1566, p. 160,
B, lin. 33: «_Giannettin Doria prese Dragut rais, corsale, a l'isola di
Capraria de' Genovesi._»
MAMBRINO ROSEO cit., 251: «_Dragut dall'isola di Corsica.... era andato
all'isola di Capraja. Giannettino seguendolo sempre, senza abbandonarlo
di vista lo giunse in una spiaggia di mare, dove aveva tratta la preda
in terra._»
[120] MARCO GUAZZO cit., 273: «_Il conte dell'Anguillara andò colle sue
galere contro quelle che facevano la guardia alla preda._»
BOSIO cit., 192: «_Furono prese dal Conte dell'Anguillara le due
galere.... Mamì rais veduto venirgli sopra il Conte si diede a fuggire
pei vicini boschi.... dove poi fu fatto schiavo._»
MAMBRINO ROSEO cit., 252: «_Il conte dell'Anguillara.... trascorso
oltre, haveva assaltato le due galere di Dragut che erano fermate alla
spiaggia.... Mamì-rais abbandonò la preda.... e furono tutti presi._
[121] GUAZZO cit., 273: «_Fra le galèe di Dragut ve n'era due già prese
alla Prèvesa, l'una Moceniga, e l'altra Bibbiena._»
MAMBRINO ROSEO, 251: «_Dragut aveva lasciato in guardia della preda due
galere, che erano quelle che i Cristiani perderono alla Prèvesa._»
[122] CAPPELLONI cit., 90. Tace.
SIGONIO, 211. Zitto.
BONFADIO, 155. Mosca!
ANTONIO DORIA, 84. E buci!
[22 giugno 1540.]
XIX. — Dall'altra parte Giannettino ai ventidue di giugno entrava
trionfalmente nel porto di Genova con una schiera di legni acquistati,
una lunga infunata di prigionieri, e Dragut alla catena[123]. Il quale,
come trasognato, non credeva a sè stesso di avere in un tempo solo
perduta la roba, la libertà e la riputazione. Caduto in tanta bassezza,
consumavasi di rabbia, nè ammetteva consolazione che dare gli volessero
gli altri compagni: anzi dolendosi con loro non potè tanto tenersi che
non gli uscissero parole ingiuriose contro Giannettino, dicendo sua pena
principale essere la viltà d'un imberbe ed ignoto vincitore. Le quali
parole riferite, come succede, a Giannettino, che non si teneva nè per
fanciullo nè per oscuro, il fecero montar sulle furie, tanto che gli
pose il piè sul mustaccio, e ordinò al comito di legarlo al remo, e di
farlo vogare alla pari con tutti gli altri galeotti. Più mansueto trattò
con lui il cavalier Giovanni Parisotto della Valletta, che doveva poi
divenire celebre grammaestro di Malta. Il quale, chiamandolo per nome,
secco secco alla soldatesca gli disse: Capitan Dragut, usanza di guerra.
E l'altro, riconosciutolo subito per professo di Malta, sul medesimo
tono: Signor cavaliere, mutazion di fortuna.
[Ottobre 1540.]
E così successe, come ebbe detto il pirata. Perciocchè l'anno seguente
il cavalier della Valletta cadde prigione del Zoppo di Candia alle
seccagne di Barberia: e colà egli schiavo si incontrò un'altra volta con
Dragut rimesso in libertà e in grandezza, e divenuto principe più di
prima. Di che dobbiamo esser tenuti alla generosità di Andrea Doria, e
della Principessa sua moglie, e dell'imperator Carlo V; i quali tutti
insieme accordarono il riscatto del ribaldo per tremila cinquecento
ducati[124]. E costui divenuto più niquitoso per le ingiurie, più cauto
pei disastri, e più sitibondo di sangue e di vendetta, tornò peggio che
peggio a spremer lacrime da chiunque aveva riso nel vederlo prigioniero.
Crebbe per molti anni in ribalderia, si fece beffe del vecchio Andrea,
gli dette i brividi sul letto di morte, sconfisse Giannandrea alla prima
comparsa sul mare, e impresse il suo nome come simbolo di rovina per
tutti i lidi del Mediterraneo infino alla punta di Malta, che tuttavia
lo ricorda. Ne avremo lungamente a parlare.
Tutti i contemporanei, senza eccezione, biasimarono di tal fatto Andrea.
Tra i moderni non pochi si ostinano a rinfacciargli l'avarizia, come se
tremila ducati di più o di meno disformassero il cassetto d'un principe
suo pari. Altri vorrebbe spiegare la cosa pel desiderio di volgere
coll'esempio generoso i Turchi agli usi e costumanze di buona guerra:
follìa, che non poteva capire nella testa di Andrea, conoscitore
solennissimo delle differenze che passano tra milizia e pirateria. Io
penso tra me che egli abbia voluto provvedere al contraccambio in caso
simile, al quale i giovanetti suoi nipoti ed esso stesso erano
continuamente esposti: e penso questo argomento più di ogni altro e con
tutte le possibili conseguenze essere stato destramente maneggiato
dall'istesso Dragut, e fatto sentire alla Principessa, massime
nell'udienza con tanto studio richiesta ed ottenuta da lui in Genova per
averla favorevole, come l'ebbe, alla sua liberazione.