PARUTA, 68.

[63] BOSIO cit., III, 480, D: «_Barbarossa si era già tanto avvicinato,

che dalle galere delle Religione si discernevano i colori delle giubbe e

dei vestimenti dei Turchi._»

[64] PRUDENCIO SANDOVAL cit., 185: «_Andrea de Oria.... sin concierto ni

respecto echò le buelta dè Corfù, hacia do corria el viento; haviendo

perdido aquel dia la honra y fama que de buen capitan tenìa._»

BOSIO cit., 180, D: «_Il Principe fece dare il timone alla banda contro

l'aspettazione degli amici e dei nemici, declinando dal dritto cammino,

allargandosi in mare._»

MAMBRINO ROSEO cit., 229: «_Infame fuga dell'armata cristiana.... Il

Principe si rivoltò verso Ponente coll'armata dilungandosi ogni ora più

dalla drittura.... e se ne andò a Corfù._»

ULLOA, 157: «_E così il principe Doria, capitano di tanta esperienza,

quel giorno non valse nulla, perdendo l'occasione migliore che mai ebbe

di lode e fama con grande accrescimento della cristiana religione....

L'Imperatore non aveva colpa._»

[27 settembre 1538. Il tramonto. Scirocco fresco.]

XII. — Alla vista di tale ontosa e inaspettata fuga, l'armata, navi e

galèe, Veneti, Spagnuoli e Romani, caddero nella confusione, abbandonati

senza governo; infino a che questi e quelli, e poi tutti furono di

avviso di dover seguire lo stendardo del grande Capitano[65]. Ma nel far

vela, e nel poggiare al largo, i navigli si investirono e intricarono

tra loro, che se Barbarossa gli avesse caricati, come doveva, cadevano

tutti irreparabilmente nelle sue mani. Ma al Pirata non sembrava

possibile nè tanto errore, nè così solenne perfidia: sospeso però

dell'animo in molti pensieri, temendo strattagemmi, e non volendo

arrischiare battaglia, dette tempo ai nostri di allargarsi e di

rannodarsi alquanto. Ma poscia reso sicuro del fatto, e orgoglioso

dell'inaspettato trionfo, ordinò la caccia, traendo a furia grida di

vergogna e colpi di cannone dietro alle spalle dei fuggenti. E non

avendo mai la reale del Principe osato voltar faccia, nè contrabbattere,

niuno si ardì sparare un sol pezzo per sua difesa. Indi cresciuto tra i

Cristiani il disordine ed entrato il timor panico, si dierono a correre

a chi più poteva verso Corfù, e quasi venti galere fino in Puglia: e

quanti vi ebbero navigli tardi alla vela, o sbandati, tanti furono

assaliti e presi dai Turchi.

Qui devo sostenere alquanto per sovvenire, almeno colla voce, alla

tredicesima delle nostre galèe, armata in Ancona, e condotta dal

cavalier Giambattista Dovizî, detto l'abate di Bibbiena. Il legno, tanto

forte per la bravura e pel numero dei combattenti, quanto fiacco di

rematori, ebbe danno dai compagni nel procinto della ritirata, e rimase

addietro. Assalito da due galeotte, le ributtò tuttaddue; e sarebbe

scampato pel valore del capitano e delle genti, se non fosse venuto

Dragut con altri quattro contro lui solo. Il Bibbiena si difese da

disperato, le ciurme istesse presero l'armi coi soldati, e combatterono

alla vista di tutti più di mezz'ora. Finalmente al tramonto del sole la

galèa fu presa, quando non vi ebbe quasi più alcuno in vita a

difenderla. Sotto gli occhi di Andrea i Turchi abbatterono lo stendardo

del Papa, ne incatenarono il capitano, tolsero ogni cosa[66]. La

riscossa verrà coll'armi dal nostro conte Gentile, come in alcun luogo

diremo.

In somma sul far della sera i Turchi avevano in poter loro una galèa di

Venezia, una di Roma, e cinque navi di Spagna, non ostante l'eroica

difesa de' loro fortissimi capitani e soldati lasciati in abbandono[67].

Ardevano in mezzo al mare le navi da carico, e il famoso galeone del

Condulmiero, che aveva sul mezzodì così bene incominciata la battaglia,

abbandonato da tutti e traforato da molte palle, si credeva comunemente

perduto, infino a tanto che tutto lacero e sanguinoso dopo tre giorni

non fu ricondotto dall'intrepido capitano in Corfù.

[27 settembre 1538. La notte. Scirocco fresco.]

Finalmente venuta la notte dopo l'infelicissima giornata, che ci portò

tutti i danni della sconfitta senza niuna prova di battaglia, il

principe Doria volle che non si accendessero i fanali, ma celatamente si

navigasse di ritorno a Corfù, dove si aveva a decifrare la sua conquista

di tutta la Morèa con Patrasso e Castelli. Tutto ciò crebbe animo ai

barbari, e dette loro occasione di insolentire maggiormente, dicendo con

amaro sarcasmo essere stati nascosti i lumi per coprir meglio tra le

tenebre la fuga e la paura[68]. Derisi adunque dai barbari, e fuggendo

al bujo tutta la notte, confusi e taciturni volgeano loro malgrado lo

sguardo alle cornute punte della luna ottomana, e vedeanla sopraccapo

crescere minacciosa e terribile[69]. Imperciocchè i Turchi infino a quel

punto timidi e quasi disperati sul mare, non pensando mai di attribuire

ad altrui difetto così grande successo, ma ascrivendolo soltanto alla

propria bravura, si levarono indi in poi a tragrande superbia, e

divennero quanto mai petulanti, arrogantissimi, e solenni dispregiatori

del nome cristiano[70].

Quella notte Andrea corruppe il sentimento morale della marineria per

tutta la cristianità, togliendole la fiducia e la coscienza della

propria virtù. Quella notte certi politiconi dell'equilibrio musulmano

(i quali per interesse faceano grande assegnamento sul braccio del Turco

come sopra leva sufficiente a contrappesare questo e quello)

cominciarono a dar voce che i Turchi erano invincibili per mare.

Tenetelo a memoria: e ne vedrete le conseguenze tra i cortigiani della

Porta e di Spagna per altri trent'anni e più, fino alle acque di

Lepanto; dove Giannandrea avrebbe ripetuto in sesto minore la medesima

manovra dello zio, se avesse avuto l'istessa autorità. Andrea previde le

conseguenze e gli fu forza di piangere. Ma quelle lacrime non tolsero i

disastri, nè discolparono la sua condotta, nè estinsero il fuoco della

discordia continuamente rattizzato dai suoi parziali per volerlo

difendere a scapito dei Veneziani, come se questi per esser presti alla

fuga, in vece dei mattaffioni e delle garzette avessero serrate coi

giunchi le vele. Il metodo si usava da tutti, e si usa ancora per buoni

effetti, non per fuggire[71]. La causa è vinta, quando l'avversario non

ha altro argomento che sospetti assurdi, e ridicole recriminazioni, come

queste.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 30 / 213 题