A tergo: _Magnificis nostris oratoribus, Venetiis._

A dì 23 octubrio zonse don Federico, prencipe de Altemura, a Napoli,

non havendo potuto haver Taranto. Et a dì 25 ditto fece far la mostra

de le zente di Napoli, et fu bel veder; et trovono persone X milia et

octocento, le qual al bisogno se potevano armati mandarli in campo,

non però erano tutti da fatti. Et la Majestà dil Re in questi zorni

venne a Napoli, per esser insieme con ditto don Federigo, et poi, a dì

ditto, ritornoe in campo. Et li nimici havendo finto di volersi levar

da Nocera, perchè vollevano condur certe victuarie, le zente regie li

forno sopra, et preseno 20 huomeni d'arme et trenta cavalli lizieri,

et assa' some con vittuarie, chiamate salme in lingua napolitana,

et preso un fiul dil conte di Montorio; et _tamen_ li nimici non si

mosseno per questo dove erano. In questi zorni in Puia, per lettere dil

consolo nostro, a dì 20 ditto, se intese esser stato preso per anzuini

passionati, el sig. Bernabò de la Marra, suo fiul, et suo fratello

Joan Paolo de la Marra, Francesco de Angelis da Trani, et Bernardino

Spina; li qualli tutti fonno mandati presoni a Brandizo. Et da ditti el

re Ferando potrà trazer da 30 milla ducati, che li saranno a conzo in

proposito di questo tempo.

L'armata nostra, era lontana alquanto di Napoli, a dì 26 ditto ritornoe

ivi vicina, zoè galie numero 18, et do erano andate versso le nave

che cum biscotti a Messina se intendea erano zonte; le qual venivano

a l'armata con biscotti, di li qual la ditta armata ne havea gran

bisogno.

A dì 27 ditto, mons. di Mompensier, mons. di Belcher, el Prencipe

de Salerno et altri signori franzesi et baroni di Reame, erano in

Castelnuovo a Napoli con le artilarie et molte robbe, cargate la

notte su la sua armata era lì vicina, lì al castello, se messeno in

galia, con vele numero XI se partino da Napoli, et andoe a dismontar

a Salerno, como dirò di sotto, habandonando loro i castelli; _tamen_

lassoe ditto mons. di Mompensier, vice re, presidio in ditto castello

di zercha 400 franzesi. Questo feceno per doi rispetti: primo, perchè

pativano di vittuarie, et vedevano non poter tenersi, et havian dato li

ostaggi in le mane al re Ferando; _etiam_ per scapolar l'armata, robe

et artilarie, et conzonzersi con mons de Obegnì in campo. Et questo

piaque molto al Re, sperando di breve haver li castelli.

_Exemplum litterarum regis Ferdinandi ad suos oratores in Romana Curia._

_Rex Siciliae._

Ambassadori, acciò intendiate le cosse di qua in quali termini si

trovano, vi avisamo come l'armata franzese, ussita dil Castello Nuovo,

havendo tirata la via di Salerno, et arrivata là, è dismontati tutti

quelli bertoni, italiani et franzesi; et questi altri inimici, quali

erano qui a Nocera, se levorno et sono andati a Salerno per unirsi

con lhoro et ingrossarsi, et tuttavia attendono a racoglier li altri

franzesi che sono sparsi nel Regno, et simel quelli che si ritrovano

in Ariano; et cum le zente et _cum_ li danari che li hanno portato

dal castello, con li quali faranno più zente, se ingrosseranno in tal

maniera, che ne reduranno in dificultà grandissima, dove già in tutto

se vediamo posti et redutti. I populi dubij et male intencionati, da

questo haverano causa et ardir de scoprirse, _maxime_ essendo tutto

lo Reame contaminato. Lo lassamo judichar a voi, che sapete che zente

e che modo havemo, che non n'è altro se non quello che aspettiamo in

soccorsso; e _de praesenti_ non è più tempo de mantenirsse la Santità

de Nostro Signore e signori colegati in parole, ma se li ne volleno

nel regno, senza altro consulto, in loco de rasonamenti, ne siano di

presidio in executione, volendo, perchè se no in mazor dificultà....

che bisogna _de praesenti_ esser forti in campagna. E però vi diciamo

che, _de continenti_, siate al conspecto de la Santità di Nostro

Signore, dove sia lo rev.mo ill.mo Vice Cancellier, nostro zio e

padre, et li magnifici ambassadori de la sanctissima et serenissima

lega, e li narate la confusion e dificultà nostra, imo la nostra mala

contenteza de non poter corresponder a li animi cum le forze spontane;

e supplicate Sua Santità a volerme far gratia de mandarme subito

lo recapito de 1000 fanti, e mandar a le altre zente dessignate, e

procurar con li potentati di la sanctissima lega a provedermi de li

presidij raxonati. Et se 'l nostro Signore ne potesse ajutar de altre

zente da cavallo et a piedi, per esser cussì vicino, saria de gran

momento, non meno de zente che de favor, perchè non è più tempo de

parole, et bisogna lo procurar sia unito con lo exequir si voleno...

nel regno. Et perchè dil regno Soa Santità prima haverà disponer et

poi tutta la liga, a lor arbitrio, e nuj non haveremo ad exequir se non

tanto quanto ne sarà comandato, e per honor de Dio voliamo esser messi

et non volemo redurse al termine extremo da non potersene più valer,

noi non pregamo altro el nostro Signor Dio, se non che siamo messi e

non siamo lassati perir per non esser exauditi a li nostri bisogni;

che, per Dio! non sapiamo più come exprimer queste nostre dificultà,

imo periculi e ruine, quando subito et non a tempo siamo aiutati.

Et quando li nostri rispetti non bastano a solicitar li presidii, lo

interesse comune de li signori colligati et de tutta Italia doveriano

esserne.... State avanti li ochi de la Santità di Nostro Signore e di

Signori colligati continuamente.... che reaquistano uno reame ad uno

loro fiolo; non sapemo più che dir; la ruina nostra sapemo non esser

gloria ni beneficio a nessuno, salvo a dicto... Ormai intendete tutto.

Per l'amor ne portate, voliate imprimare queste cose efficacemente, e

seria lo bisogno nostro de manera, che aspettamo più presto efecti cha

risposta de questa lettera, perchè di qua dipende la defensione, vita

et victoria nostra, et se confidemo ne la vostra discretione, tanto che

suplirete quello che più dir non potemo a questo nostro urgentissimo

bisogno.

_Data in nostris felicibus castris ad Sarnum, die XXViiij Octubris_

1495.

La spedizione di Carlo VIII in Italia · 第 42 / 49 题