REX FERDINANDUS,

_Charitaeus_.

A tergo: _Magnificis viris Hieronimo Sperandio, juris doctori, Aloysio

Ripol et Bernardino Franco, oratori et secretariis nostris fidelibus

dilectis._

A dì 4 a Napoli se intese a la volta de Castel di S. Giovanni esser

sublevato el sig. Fabricio Colonna, lo Duca de Sora, el Conte di

Populo, el prefetto sig. di Senegaia, Carlo di Sangiuna, Belengier

Caldoro et alguni altri, per il Re de Franza contra re Ferandino,

venuti per dar soccorsso a una terra chiamata Venafre, mia 40 lontano

di Napoli; la qual terra ha tenuto e tenia le bandiere franzese contra

il conte loro Signore, che teniva le bandiere aragonese; et si diceva

questi erano con 8 squadre de cavalli et fanterie. Et subito inteso

questo, in ditto zorno se partì de Napoli el Marchexe di Peschara con 5

squadre de cavalli et zercha 2000 fanti per seguitarli; et _etiam_ andò

lo Ducha di Mellfe con 3 squadre. Et questo perchè i nimici haveano

dà voce de sachezar Venafre; et di Capua et altri lochi vicini altre

zente li seguitono, in favor de ditto re Fernando. _Tamen_ a Napoli

se pratichava acordo con ditto Fabricio Colonna; et havia mandato a

Napoli uno so ambassador, chiamato Bernardino..., come ho ditto di

sopra, a offerir al Re la persona et le sue zente, et mandò capitolli;

i qualli per il Re fonno subito expeditti et remandati in Napoli. Restò

in loco dil Marchexe di Pescara el sig. Prospero Colonna, affine di

ditto Fabricio, novamente venuto a Napoli a' stipendij di quel Re, come

ho ditto di sopra. El Re deliberò di mandar 3 galie in Sicilia, per

la Raina, fo moglie di re Ferando vechio, a ciò ritornasse habitar a

Napoli.

Le cosse di Puglia, tutto era reso a esso re Ferando, eccetto lo

castello di Barletta, et _etiam_ el castello de Trane, non obstante ivi

era andato il Principe di Altemura, don Federico, et havia ordinato

una battaglia, et datolo a sacho, et al primo intrava ducati 200, al

secondo 100, verum li custodi si reseno.

A dì 4 fo profondata un'altra barza francese in Napoli, et un'altra pur

con quel colpo di bombarda fu trapassata et ingalonata; et cussì ogni

dì indebolivano le cosse franzese.

L'armata di la Signoria anchora si ritrovava a Monopoli, et dete a don

Federico cavalli 400 di stratioti, a ciò compisse di recuperar la Puia.

El conte di Monte Odorico, che fu ferito come scrissi per avanti, stava

pur grave; _tamen_ varite.

_Questa è una lettera del sig. Fabricio Collona, di quello era

successo._

_Illustrissima Domina, consors honoranda._

Partendo per Venafre con lo sig. conte Populo et lo sig. Troiano,

essendo propinquo a la terra 3 miglia, trovamo li nimici che si haveano

fatto forti de là dal fiume, el qual divideva tra noi et lor. Li qual

inimici erano lo sig. Hieronimo di Totavilla, el Ducha de Malffi,

Rinaldo di Capua; con loro haveano tutti li ballestrieri de mons.

Ascanio, et li cavalli lizieri et li ballestrieri dil sig. Hieronimo

preditto, et fanti assai; et tutti erano più di 100 ballestrieri a

cavallo, et cavalli lezieri zercha 60, et più di 500 fanti; nui non

havevamo 30 ballestrieri, ni 25 cavalli lezieri, zercha 20 fanti.

Con tutto questo avantazo, me aproximi a ditto fiume con 3 squadre

et li cavalli lezieri, dove za era la artilaria; et vedendo li

nimici disposti a far facti d'arme, li andai incontro solo con la mia

squadra et li cavalli lezieri veneno. Loro con molti cavalli lizieri,

ballestrieri et homeni d'arme, comenzono la scaramuza, dando l'uno a

l'altro di bravi colpi; et ditta scaramuza durò più di un'hora; in la

qual zoè furono feriti, tra una et l'altra parte, molti, et cavalli, et

forono presoni di loro più di 80, svalizati, tolti li cavalli et morti;

de li nostri, feriti zercha 3 o 4. Et anche in la preditta scaramuza

è stato ferito de spada, ne la man dreta, el preditto sig. Hieronimo;

dubito che non se ne possi prevalere. A l'ultimo de la scaramuza, che

ancora non restavano di preliare, tra li molti altri che erano stati

conquisi, zoè erano doi dentro al fiume, che li nostri li forno adosso,

et, ussiti d'ogni speranza, mi si ricomandaron; li vulsi restituir la

vita, et li usai una gran charità et magnanimità. Feci di continente

retirar in driedo li nostri, che za li haveano conduti a l'ultimo

extremo, et li feci ussir fuora dil fiume et ritornarli di morte in

vita. Et cussì fornita la scharamuza, che l'una et l'altra parte, se

tiramo indriedo del fiume; et loro se ne andorono a Prata, et io veni

a Venafri, dove son stato molto acceptissimo et carissimo di tutta

questa università; et spero d'indi haver lo castello. Di tutto ho

voluto avisar V.S., a ciò che quella de le felicità ne faza partecipe

li nostri. Son certo epsa insieme con mi ne arà piacere. _Tamen_ V.S.

non cessi darme avvisi assiduamente de tutte nove accadino, per missi

a posta, dicho chiari et senza alguna passione, perchè come sa V.S. me

sono importantissime. A la qual mi ricomando.

Venafrio, _V Augusti_ 1495.

_Vester consors FABRICIUS COLUMNA, Taleacotij et Albae comes, armorum

christianissimi Regis locumtenens.

A tergo. Ill. D. consorti hon. D. Agneti Monfeltrae de Collumna,

Taleacotij et Albae comitissae_. Questa è sorella dil Duca de Urbin.

A dì 7 Avosto a Napoli el re Ferando scrisse una lettera a la Signoria;

et, parlato col consolo nostro, disse come eri era stato, et parlato

con quei dil castello, dimandavano salvo conduto per alcuni, e

poter ir salvi; et il re non li volsse far, perchè erano ribaldi, et

dicevano una cossa hozi et diman un'altra, et non stavano saldi in uno

proposito; però li volleva strenzerli, et frachassarli l'armada; et za

havia cominciato. _Item_, che il Principe d'Altemura, abuto el castello

de Trane, dovea andar a Taranto, et non aspettava se non Don Cesare

a Brandizo con zercha cavalli 400, et che saria el vicerè franzese;

_tamen_ di questa morte non fo vero. Et stete cussì alcuni zorni, che

Ferandino crete certo fusse morto. Et ancora li disse di l'acordo dil

principe di Bisignano et conte di Capazo; et il fiul de ditto conte

venia da soa Majestà, et sperava de acordar Fabricio Colonna, essendoli

andato il marchexe di Peschara, era molto suo amico. Item, che esso

Re se ritrovava a presso 1000 homeni d'arme, et ogni dì ne zonzeva de

li altri, et vollea mandar 7 galie et qualche barza per la Raina; et

havia lettere de li Reali de Spagna con bone nove, benissimo disposti a

le cosse sue; et vollea mandar uno suo orator a Venetia, a rengratiar

la Serenissima Signoria di le cosse geste. Et elexe domino Antonio di

Zenari, dottor, operato in essa legation per Soa Majestà.

El castello non restava de trar continuamente a la terra; ruinava ma

non però amazasse niuno. Et a dì 7 ditto si scaramuzò nostri con alcuni

ussiti fuora de ditto castello; de i qual fo morti 9, et alcuni presi;

et de quelli de Ferandino fo morto uno sollo. El capetanio zeneral

nostro, per quanto inteseno a Napoli, era ancora a Monopoli con 14

galie; el resto havea mandate contra Camallì; el qual, come la Signoria

have aviso per lettere de Levante, era con 6 fuste benissimo in hordine

sora il Zante, in conserva con do fuste de mori, et volleva andar a la

volta de Barbaria.

A dì 14 ditto fo preso el barco, ch'è uno loco a presso Castel nuovo.

A dì 15 avosto, preso il barco a Napoli, el Re comenzono atender a

Santa Croxe, dove franzesi si haveano fortifichato, et faceva gran

diffesa; et di monasterio era, si fece fortezza.

Questa matina fo ferito don Zuan de Zervigliano da' soi medesimi per

disastro, non però di pericolo.

Et el Re, a dì 14 da sera, have nuova esser acordato con soa Majestà el

sig. Fabricio Colonna et lo conte di Populo et l'Aquila e tutto Apruzo;

per conseguente tenivano haver di brieve; et il marchexe de Bitonte

a hora potrà venir a Napoli, qual prima non potea passar per questi

nominati di sopra.

A Napoli aspettavano con desiderio el Vescovo di Melfe con le zente

pontificie, doveano andar in soccorsso dil Re.

A dì 25 ditto, zonse a Napoli do nave grosse de zenoesi, zoè una

chiamata la Negrona e l'altra Camila, benissimo in hordine; et il

secondo zorno che le zonseno, alcuni franzesi montono in uno bragantin

per andar in le ditte nave e dar partido a quelle, et quei dil Re

preseno el ditto bragantin con ditti franzosi; tra i altri era el

patron de la galiaza de Belcari, et el patron di la nave armada, et il

tesorier di franzesi; e tutti fono menati al Re per presoni.

A dì 27 comenzò el Re a far bombardar Pizafalcon, si teniva pur per

franzesi, et butono gran parte di muraglie zoso, et sperava di breve

haverlo; _unde_ franzesi dimandava acordo, et il Re non si curava.

Et per più chiara intelligentia di le preditte cosse, qui ponerò il

summario di alcune lettere scritte a la Signoria nostra per Lunardo

Anselmi, consolo a Napoli, che narra tutto el seguito. Et prima:

Come per la lettera di 4 Avosto apar, che havia inteso da la regia

Majestà come el marcheze de Peschara era tornato, per non haver trovato

quelli che pratichavano acordo per Fabricio Colonna; et che el sig.

Prospero era ivi a li repari, in luogo dil prefato marchexe; et che

el Re havia mandato 300 cavalli a rincontro de quelli li saranno

contrarij; et che reputava el sig. Fabricio suo et il conte di Populo;

et erano andati con ditte zente el Duca de Melffi, el sig. Hieronimo

Totavilla, el conte de Venafro; et che a dì 3 era ussito di castello

mons. de Clarius, el qual era stato ivi ambassador per il Re de

Franza in tempo di Marco Antonio Moresini, kavalier, orator veneto; et

con lo ditto ussite 4 altri zentilhomeni d'assai, et fonno in longo

ragionamento con la Regia Majestà; però non ce fu niuna conclusione;

et il Re sperava presto haver ditto castello; et che di le zente di

Calabria, era con il Vicerè morto, _tamen_ è da saper non era morto,

_licet_ cussì si credesse, el Re tentava haverle a' suoi servitii.

_Item_, come Soa Majestà havia habuto gran piacer di l'orator creato

per venetiani, et che il castello non cessava di tirar a la terra di

Sant'Elmo, pur se tirava anche al castello et dal muolo a l'armata....,

la qualle ogni trato se diminuiva. Et per lettere di 5 ditto, come el

Re li havia ditto, haver habuto aviso dil zonzer di domino Hieronimo

Sperandeo, orator suo a Roma, solenemente riceputo; et li andò contra,

tra li altri oratori, Hieronimo Zorzi, kavalier, orator veneto nostro.

_Item,_ che il castello tirava al continuo, era di gran molestia a la

terra; et la Majestà Regia pur ogni zorno era a li repari.

Ancora ditto cònsolo scrisse a dì 30 Avosto a la Signoria una

altra lettera di questo tenor. Le cosse di questo Re succedono ben;

continuamente se atende a ruinar Pizafalcon, qual è in parte disfato;

et, obtenuto quello, haranno Santa Croce et l'armada; la Majestà dil

Re spera poter bombardar el castello, et haverà il fosso; et mandava

a pigliar a Roma con una galia do bombarde grosse, che il Pontifice

li consente, et ne haverano un'altra, che saranno tre; _etiam_ ha

deliberato mandar a Gaeta certe galee et barze, et fino 500 fanti

per terra con alcuni boni capi, perchè ha qualche intention da quelli

cittadini. Li ha ditto haver di Calabria, quelli spagnioli haver preso

Terra Nuova et Monte Lione et uno altro loco; el prencipe di Altemura

si preparava per Taranto, qual si l'haverà per le vendeme, che sono

ogni loro sustantia, oltre le peschason che non ponno dispensar; et

andò a questo modo. Questo legato l'altro heri fè convochar segii et

molti zentilhomeni, a li qualli, per parte dil Pontifice, rende gratie

di buon portamenti di questa città, in haver con tanto amor receputo la

Majestà dil Re, con molte aconze parole; et che, quanto al juramento

fatto al Re de Franza, Soa Santità absolveva ogniuno, pregandoli

_etiam_ per parte di quella, che volesseno continuar in questo buon

vollere, secondo haveano incominciato. Li fo, per quelli, risposto

ben a proposito. Venafra in questi dì alzò le bandiere; et cussì se

attende habbi a seguitar per tutto l'Aprucio, mediante le opperation

collonense et del conte di Popullo; et che per lettere di Trani, di 23,

li stratioti nostri haveano fatto gran preda de bestiami, tra Altemura,

Gravina et Matera et tutto quello paese, de più de capi 6000, et a

quell'altre bande de Venosa et Spinazola, de più de 4000 tutti grossi.

_Item_, come era ritornato Prospero Colonna con la conclusion dil

Principe di Bisignano, conte di Cosenza _etc_., li qualli tutti erano

contenti di venir a l'ubidientia di quel Re. El vicerè de Calabria,

mons. de Obegnì, se morì; et quelle zente erano rimaste con disordine,

el Re atendeva a condurle per sè; _tamen_ non fu vero ditta morte.

_Item_, che il castello di Trani si teniva, non obstante la venuta dil

Principe di Altemura, il qualle havea ordinato la battaglia, et datolo

a sacho; al primo intrar, _saltem_ ducati 200, al secondo 100; et che

eri era stà profondata un'altra barza, et un'altra pur in quel medesmo

colpo passata et ingalonata. Et cussì ogni dì se indebeliva le cosse

francese. El conte de Monte Odorisso steva pur grieve, et el Re era

stato in quel zorno a visitarlo, perchè molto lo amava.

_A Roma cosse seguite._

El Pontifice a Roma, volendo aiutar re Ferandino, elexe uno legato

a Napoli, chiamato el prothonotario Borges, suo nepote, di natione

spagniol; et da questo Pontifice fatto arziepiscopo di... Et a dì 19

Avosto partì di Roma, ed andò versso Napoli.

A dì 21 ditto, vedendo esso Pontifice le continue spexe et operationi

de Venetiani contra el Re de Franza, per ben de Italia, scrisse uno

brieve, el qual sarà qui sotto scritto, laudando molto la Republica. El

qual fo translatato in terza rima per Zorzi Summariva sopra nominato,

et butato a stampa.

A dì 28 ditto, in Roma, Hanibal, fio dil sig. Jullio di Camarin, era

già soldato di la Chiesia, con le sue zente d'arme zercha XI squadre,

et poi fo mandato a Napoli in aiuto dil Re preditto.

A dì ditto, el castelan di Hostia, chiamato Monaldo di Guerra,

franzese, però che ancora si teniva per esso Re, fece squartar uno;

et questo perchè diceva el Pontifice lo havia mandato, a ciò lo

atosigasse; _tamen, ut dicitur_, non era il vero; pur lo fece squartar,

_licet_ fusse molto suo amico, et homo di reputation.

_Exemplum brevis sanctissimi Domini nostri ad Ducem et Senatum

Venetorum_[142].

Ancora el Pontifice, havendo per avanti scripto al re di Franza,

lamentandose del suo capetanio de Hostia, che deva noia a' romani et a

le vittuarie li veniva, _unde_ el Re fece risposta. _Etiam_ scrisse a

ditto capetanio, le qual do lettere sono queste sotto scritte.

_Copia di una lettera dil Re de Franza al Pontifice._

_Sanctissimo D. N. Papae._

_Sanctissime pater._

Noi havemo receputo el breve de Vostra Sanctità, facendo mentione

di missier Monaldo di Guerra che sta in quella parte di là, che non

lassa passar per lo Tevere le vittuarie che sogliono andar a Roma.

_Sanctissime Pater_, noi l'havemo sempre cognosciuto per homo da

ben, nè mai in lui fo trovato cossa che fusse di reprensione. Noi li

scrivemo quello che voi ne havete ditto, e faccio quello che in vostre

lettere si contiene senza fallo; le qual mandemo a Vostra Santità, et

semo certi che lui non darà alcun impedimento, _imo_ vorrà far tutti li

apiaceri et servitii a Vostra Santità et a li habitanti in Roma, a li

qualli nui siamo molto tenuti, perchè loro ci hanno molto ben trattati

et tutta nostra compagnia, et ultimamente, quando passassemo per Roma;

et cussì nui intendemo de loro; et piacia a la Santità Vostra cussì

mandarli et notificharli. _Sanctissime Pater_, nui havemo inteso che

vi sono state referite molte novelle de nostra venuta da po' di Roma

fino qui, et specialmente quando noi siamo passati, et dove habiamo

trovato tutta la potentia de' venetiani et la mazor parte de quella

de Millan et altri de Italia et de altri loci; al qual loco piaque a

Dio a noi donar victoria contra quelli che vollevano impedir nostro

pasazo; et restò de loro quasi 4000 homeni d'arme, et de li più da

bene et capi di squadra et conduttieri et de loro altra zente, fino

al numero di homeni 3500 in 4000; et de li nostri, in fra boni et

mali, non restò 60: il tutto fo in difensione de nostra persona. El

Nostro Signor sempre ha condutto nostre facende; et si a lui piacerà le

condurà fino a la fine. El qual sa bene nostra intentione quella era de

andar contra turchi, per augumentation et exaltation di la fede et de

la Sancta Ecclesia, se non fusse stato la machination et malli spiriti

che hanno desturbato fino a questi zorni, attendendo a li malvasi

prepositi.... Noi siamo stati mal contenti de la effusion dil sangue;

niente di meno ci è stato ditto che hanno fatto li fochi de allegrezza

in Roma, credendo che eravamo morti o ver menati presone a Milano,

o ver a Venetia; _unde_ nui havemo voluto notifichar a la Sanctità

Vostra, che quelli che hanno fatto a questa intentione, doveano esser

più mal contenti che alliegri. Perchè havemo inteso che Vostra Santità

et alcuni de li signori Cardinali havete mandato soccorso de danari

e de zente al re Ferdinando contra nostra zente che havemo lassato

a Napoli, quello che non potevemo creder de Vostra Sanctità, che per

rason non lo pò ne lo deve far; e più conveniente cossa è de quella

mostrarse neutralle, che parte fermata, et cussì facendo fa l'officio

de bono judice, perchè contra Vostra Sanctità non possamo haver fatto

nè pensamo far cossa, per la qual quella da noi non se debba contentar,

et speremo de bene in meglio _continue_, per l'honor de Dio et de sua

Ecclesia et Vostra Santità, in quello saperemo et poremo per resone.

_Sanctissime Pater_, noi siamo restati qui per resister al mal voler

de' nostri inimici, et per mostrarli con effetto che non sono per venir

a loro mala intention; perchè, considerato le turbation et impedimenti

che loro ci hanno messo nel nostro Reame de Napoli, non semo deliberato

di andar al nostro Reame de Franza,... che habiamo proveduto et

assicurato nostro ditto Reame de Napoli, et che se dovessemo nui

medesimo andar in persona; _unde_ noi speremo, avanti sia la fin de

questo mese, esser cussì forti, che quelli sopra ditti in loro potentie

non saperano guardar quello che noi siamo deliberati di far, avanti

che noi habiamo recuperato quello che hanno pigliato sopra noi da poi

nostra partita, et mostrar a quelli che ne sono stati casone, che noi

non semo de sofrir et comportarlo; et despiacentia a noi con tutto

el nostro core saria, si in questa facienda intervenisse effusione

di sangue, che meglio saria et volleria che le forze nostre et arme,

che fusseno uno contra l'altro, fusseno drizzate contra li turchi et

infedelli, per ben de la Ecclesia et exaltation di quella. _Sanctissime

Pater_, qualche cossa che a noi ci è stata ditta, et che si potrà

dire de Vostra Santità, che quella sia totalmente contra di noi, non

lo potemo creder, vedendo le bone parole et tractamenti che voi ne

dicesti et facesti in Roma; de nostra parte non remetemo, come Vostra

Santità sa, da far verso de quella, _modo debito_, con mancho male che

sapemo et potemo; et tutto el zorno, non obstante qualche cossa che si

dice et che si potrà dire ne potesse intervenire, Vostra Santità ce

troverà humilissimo et obedientissimo figliolo et christianissimo di

la Ecclesia et de Vostra Santità, presto a metter el corpo et li beni

per bene et honor de la Ecclesia et de la fede et de la christianità;

et quando se potrà trovar le cosse disposte, che Vostra Santità,

Principi de' christiani et altri voranno attender a la augumentation

de la ditta christianità, ce troverà sempre aparechiato et il primo,

per mostrar exempio ad altri, cussì come più volte per nostri oratori

et per lettere habiamo explicato et richiesto instantissimamente a

ditta Vostra Santità, perseverando et continuando come da principio._

Insuper, sanctissime Pater_, nui havemo inteso che havete, da pocho

tempo in qua, revocato li privilegii dil nostro carissimo et fedel

amico cardinale de Santo Pietro _ad Vincula_, per darli occupatione

et turbulentie ne li soi beneficii; et lui è continuamente a presso

de nui et ne fa de grandi servicii, come voi sapete. Per la qual cossa

nui vi preghiamo carissimamente, che lo vogliate tractare benignamente,

per nostro favor, et revocarlo in li soi benefitii et privilegii, et

liberar in modo che non sia più impedito in li sui preditti beneficii,

cussì come voi et lo Santo Collegio havite promesso, et come voristi

nui facessemo per li vostri. _Sanctissime Pater_, nui preghiamo

lo benedetto Figliolo di Dio, che longamente conserva Vostra Santa

Ecclesia. _Sanctissime Pater_, per obviar a la longa vacatione de la

Ecclesia de Cosenza, noi ordinamo, uno pezo fa, al cardinal de Sancto

Dyonisio, quando il mandamo a Vostra Santità, et simelmente al nostro

procurator, lo archidiacono de Chalons, et da poi per maistro Simon

Assardi, nostro secretario, de suplicharve che vi piacesse deputar

nostro confessor, administrator di la ditta ecclesia de Cosenza; quel

che anche non è stato fatto niente, secondo che havemo inteso; et oltra

che nostro ditto secretario, facendo questa sollicitudine, è stato

amazato, et non sapemo in che modo, cussì supplichemo Vostra Santità

che in quella volta li piaccia di voler cussì far, senza metter più

questa materia in longo o dissimulatione, che havemo tanto al cor.

Data a Quier, _die 21 Augusti 1495_.

Vostro fiolo lo Roy de Francia, de Sicilia, de Hierusalem,

La spedizione di Carlo VIII in Italia · 第 34 / 49 题