SCENA I.

Cortile di albergo come nellʼatto primo.

= Tommaso, Cavillo=. (_entrando dalla destra_).

TOMM.--E voi sareste tanto scortese da intentarmi un processo?

CAV.--Ve lʼho detto e ve lo ripeto.

TOMM.--Sarebbe un vero ricatto.

CAV.--Sarebbe la cosa più giusta del mondo, ovverosia la più legale,

giuridicamente parlando. Che diamine, signor Tommaso? non era io forse

il procuratore generale di quella buonʼanima di vostro fratello...

che Dio lʼabbia in gloria?... Ora, le carte che sono ancora in mia

mano parlano chiaro... Il signor Marco possedeva allʼepoca della sua

morte un capitale di L. 10000 in contanti, un albergo bene avviato,

e il valore nominale di L. 13500 in poderi censiti or sono due anni.

Nel suo testamento egli dichiarò erede universale il figlio Giacinto.

Quel pazzo ha preferito buttarsi alla vita di avventuriere anzichè

restarsene tranquillamente a casa sua a mangiare un pane sicuro...

Voi avete profittato dellʼassenza del nipote per prendere le redini

dellʼalbergo, e si vuole che abbiate ipotecati varii poderi... che

appartengono allʼassente di ignota dimora... Voi comprenderete che la

coscienza, il sentimento della giustizia e della onestà mi impongono di

agire....

TOMM.--Voi volete perdermi?....

CAV.--Al contrario... Se le mie intenzioni fossero ostili, a questʼora

il processo sarebbe già incoato, e il vostro nome, la vostra

riputazione di onestʼuomo avrebbero già subito qualche scalfitura.--Ho

creduto bene di prevenirvi... di mettervi in guardia, e ho sempre

atteso come attendo in questo punto, una vostra parola per gettare alle

fiamme i miei scartafacci, e per ridonarvi, con una buona stretta di

mano, la mia stima e la mia amicizia.

TOMM.--Ah! la vostra stima! la vostra amicizia! E chi vi ha detto,

signor Cavillo, che io ci tenga molto alla vostra stima ed alla vostra

amicizia?

CAV.--Signor Tommaso... cogli avvocati non si scherza!....

TOMM.--Signor arruffacause, mi si tolga dai piedi...!

CAV.--Se questa è la vostra ultima parola, a rivederci in tribunale!....

(_fa per andarsene_).

TOMM. (_fra sè_) È inutile!... Non cʼè che una via per uscirne!...

(_richiamandolo_) Signor Cavillo!....

CAV. (ritornando) Mʼavete chiamato?....

TOMM.--Perdonate!... Ho un maledetto carattere....

CAV.--Il mio, allʼincontro, è il carattere più dolce, più elastico che

si possa ideare.

TOMM.--Vediamo di intenderci, se è possibile....

CAV. (_da sè_) Lʼha capita! (_a Tommaso_) Sempre dispostissimo alle

transazioni...!

TOMM.--Alle corte!... Se io deponessi fiduciariamente nelle vostre

mani qualche cosa... come a dire... cinquecento franchi... a patto di

procrastinare....

CAV.--Voi parlate dʼoro... Se aveste cominciato su questo tono, a

questʼora saressimo dʼaccordo....

TOMM.--Allora... siamo intesi... Contate sulla mia parola....

CAV.--Preferirei contare le monete.

TOMM.--Fra mezzʼora... verrò io stesso al vostro studio col denaro. E

voi... desisterete da ogni querela...?

CAV.--_Vivere e lasciar vivere_--ecco la mia divisa. Comunque avvenga,

non farò un passo prima di avervi prevenuto.

TOMM. (_da sè_) Unʼaltra stoccata! (_forte_) Obbligatissimo!....

CAV.--Servo umilissimo! Per vostra norma, io rimarrò nel mio studio fin

verso le quattro. (_esce_).

TOMM.--Son ladri... questi avvocati!....

(_entra nellʼosteria_).

L'arte di far debiti · 第 60 / 80 题