=Dei Creditori.=
Quel poeta che lasciò scritto:
Non è credibile
Quanto è terribile
La vista orribile
D'un creditor
doveva appartenere, nella gerarchia del regno _puffistico_, all'infima
classe.
È vero--la vista di un creditore non è molto aggradevole--val meglio
vedere una bella figura di donna, ed anche, per chi si diletta di
uniformi, un ussero di Piacenza. Ma il grande _puffista_, il _puffista_
di prima classe non può mai sgomentarsi dell'incontro dì un creditore,
e in ogni modo, quand'anche un tale incontro avesse a cagionargli
qualche leggiero turbamento, egli saprebbe dissimularlo in tal guisa da
non rimanere compromesso.
Fra un creditore ed un debitore che si veggono, la situazione del primo
è mille volte più grave e sconfortante di quella del secondo.
Se fosse dato di penetrare in fondo al cuore dell'uno e dell'altro, vi
si leggerebbero due voti affatto opposti, ma non ugualmente terribili.
Il creditore, alla vista del suo debitore, è necessariamente assalito
da un atroce dubbio:--chi sa se costui potrà pagarmi!
Il debitore, al contrario, pienamente consapevole dei propri mezzi e
dei propri intendimenti, può dire con piena sicurezza:--io non pagherò
mai!
Ora, chi oserà sostenere che la situazione del primo non sia mille
volte più tormentosa che quella del secondo?
Ciò premesso, vediamo brevemente come debba comportarsi un abile
_puffista_ a riguardo del suo creditore.
È inutile avvertire che questo ultimo, rappresentando la parte
dell'individuo compromesso, è costretto usare tutte le cautele, tutte
le arti per non compromettersi davantaggio.
Egli non ignora che, per ottenere e facilitare il pagamento, non gli
conviene irritare, nè pregiudicare in veruna guisa il suo debitore.--Un
abile _puffista_ non deve mai obliare questa circostanza favorevole.
Appoggiato ad una tale considerazione, io ho sempre preferito il
sistema di trattare il creditore colle maniere più brusche, ricorrendo
anche alle minaccie in caso di reazione troppo viva.--Quanto minori,
da parte del creditore, le speranze di risarcirsi, tanto più mansueto
e più cortese egli suole mostrarsi, nella paura che, ricorrendo a dei
mezzi troppo energici, il debitore si vendichi col non pagarlo.
L'uomo che ha un credito da riscuotere somiglia in qualche modo ad un
innamorato. Egli ha bisogno d'illudersi; egli ha bisogno di credere che
tosto o tardi incasserà il suo denaro. Non avviene forse lo stesso ad
un uomo perdutamente invaghito di qualche beltà capricciosa ed altera?
Più questa si mostra sprezzante e crudele, più l'altro diventa umile e
servile. Che sarebbe di lui, se quella donna s'irritasse a tal punto,
da togliergli il conforto di vederla, di parlarle qualche volta, e di
potersi illudere per una mezza promessa o per un mezzo sorriso?
Ai piccoli _puffisti_, più che ai modi burberi e minacciosi, riescono
le facezie e le piccole sorprese.
Anni sono, quando a Milano faceva furore il caffè San Carlo, diretto
dall'incomparabile Beruto, fra gli altri _puffisti_, che frequentavano
il grandioso stabilimento, ci era un tal Mezzocapo, giovane
elegantissimo e già consideratissimo, malgrado la sua età ancora
fresca, nel grande regno del _Puff!_--Era già un anno che il signor
Beruto teneva aperti i suoi libri di credito a quel bravo e giustamente
celeberrimo _puffista_.
Un bel giorno, il grande e generoso caffettiere, rivedendo le sue
addizioni, si accorge che la somma dovutagli dal Mezzocapo è divenuta
eccedente, ed ecco il signor Beruto spicca la sua nota, ed il nostro
avventuroso _puffista_ si trova in mano una lettera che lo invita al
pagamento.--Il giovine non si turba per questo--lancia un'occhiata
altrettanto sicura che sdegnosa alla cifra totale del suo debito--e
volto al padrone del caffè un sorrisetto di protezione, gli dice nel
tono più affabile: «Aspettate un istante..., io aveva già pensato
a voi.... a momenti ritorno.» Ciò detto, il mio _puffista_ esce
dalla bottega, rimane assente per alcuni minuti, e rientrando poco
dopo, si accosta nuovamente al Beruto con un piccolo involto nelle
mani.--Oh! non c'era premura! esclama il padrone del caffè, supponendo
bonariamente che l'altra gli portasse il denaro.--No! no! risponde
il Mezzacapo--a me piace che le cose procedano regolarmente... Io ho
bisogno che lei continui a tener nota del mio consumo per un altro
anno; ma siccome vedo che la nota è già lunga, e che lei potrebbe
aver bisogno di penne, così gliene ho procacciato io una piccola
scatoletta... Eccole! Sono cento penne in acciajo... della prima
qualità... Io credo che le basteranno... in caso diverso mi farò un
dovere di portargliene delle altre!»--L'argutissimo proprietario del
caffè San Carlo fu disarmato da questa facezia, e riaperse le sue
partite di credito al _puffista_ fino al giorno in cui questi ebbe ad
emigrare da Milano per cause... non politiche.
Sono rarissimi i casi di creditori i quali abbiano avuto la
sfrontatezza di aggredire i loro debitori in luogi pubblici e di
suscitare, colla loro brutalità, degli inutili scandali. Pure anche il
più abile dei _puffisti_ può incorrere un tale pericolo.
In tali casi non vi è che un solo mezzo per salvarsi--opporre
sfrontatezza a sfrontatezza, minaccie a minaccie, scandalo a scandalo.
Nell'anno 1848, allorquando, rientrati gli austriaci, Milano era
soggetta agli immani rigori dello stato di assedio, un tal Mauro
usurajo si avvisò un bel giorno di aggredire villanamente sotto il
Coperchio de' Figini un amico e discepolo mio distintissimo, certo
Angelo Soderini, grande fabbricatore di _puff_ e di cinti meccanici.
--Ah! vi trovo finalmente... Ora non mi scapperete!... grida l'usurajo
affrontando villanamente la sua vittima.
--Zitto!... vi prego... parlate sotto voce! mormora il Soderini con
accento supplichevole.
Ma vedendo che l'altro non era disposto a smettere il tono di minaccia,
e che c'era pericolo d'una brutta scena, il Soderini, pigliando
risolutamente il sopravvento e levando a sua volta la voce: «Io vi
dico, signore, di ritrattare le brutte parole che avete pronunziate,
gli grida--vergogna! insultare al capo dello Stato!... parlar male del
nostro augustissimo e clementissimo Imperatore!... del nostro caro ed
amato Francesco Giuseppe...»
--Cosa c'entra l'Imperatore? Cosa c'entra il governo? Chi si è mai
sognato di parlare di politica?... Io vi dico di pagarmi...
--Ed io vi dico di finirla! riprende il Soderini rinforzando la sua
voce di tre gradi--ah! voi siete uno di quelli che vorrebbero ancora i
Piemontesi!... voi volete la repubblica!... Io vi dico che se non la
finite di parlar male del governo...
Il tristo usurajo, non riuscendo a soperchiare la voce del suo
debitore, e vedendo d'altra parte che si avvicinavano due poliziotti,
i quali avrebbero potuto arrestarlo come un ribelle, non trovò miglior
partito che quello di darsela a gambe, nè mai più da quel giorno egli
osò ritentare la barbara prova di esigere i suoi crediti col sistema
degli scandali e delle pubbliche minaccie.
Uno dei migliori mezzi per ammansare la _belva_ (e in linguaggio
_puffistico_ chiamasi _belva_ il creditore dal giorno in cui questi
concepisce l'assurda idea di farsi pagare) è quello di rincarire la
somma del di lui credito, allettandolo colle attrattive di una grossa
commissione o sorprendendolo colla richiesta di un maggior prestito.
Mi spiego.--Il vostro creditore viene a farvi una visita--voi lo
incontrate per via. Ne' suoi sguardi, nel tono della sua voce,
nell'esitanza del suo contegno, voi leggete il feroce proposito di
presentarvi una nota o di domandarvi un rimborso. Non dategli tempo
di avvicinarsi--non permettete ch'egli profferisca una parola--prima
ch'egli si metta in posizione di vibrare il terribile colpo,
slanciatevi su lui, afferratelo a due mani per la gola, e sbalorditelo
con un colpo di testa.
È un sarto?--bravo; ben venuto! vi aspettava... ero sul punto di
recarmi da voi! ho bisogno di un paletot, di un soprabito, di tre o
quattro pantaloni di capriccio, di una mezza dozzina di _gilet_...
posso io contare sulla vostra sollecitudine?... e poi c'è un mio
amico... un barone... un marchese... un milionario... che vorrei
raccomandarvi. Badate che gli è buon pagatore... ma talvolta, come
tutti i grandi signori, fa attendere un poco il denaro... Noi altri non
si mette mano alla borsa per delle inezie--dunque: siamo intesi!...
patti chiari... amicizia lunga... e frattanto portatemi le stoffe e
servitemi a dovere!
Questo modo di sorprendere il creditore è di un effetto immancabile.
Se si tratta di un creditore che vi abbia prestato denaro, voi non
avete a far altro che domandargli una somma tre volte più grande di
quella che gli dovete.--Le persone che prestano il loro denaro ad un
_puffista_, sono quasi sempre di una ingenuità adorabile!
Vi narrerò un fatterello che forse potrà sembrarvi incredibile. Io
doveva, nei primordi della mia carriera _puffistica_, la miserabile
somma di lire duemila ad un dabben usurajo di droghiere, al quale avevo
rilasciata una cambiale.
Quattro o cinque giorni prima della scadenza, il buon uomo si recò a
trovarmi una mattina colla intenzione di ricordarmi il mio impegno.
--Voi giungete a proposito! mi affrettai a dirgli con voce
desolata,--io stava per recarmi da voi onde pregarvi di un piccolo
favore. Fra cinque o sei giorni io debbo pagare duemila franchi per una
cambiale da me accettata or faranno due mesi in favore di qualcuno...
di cui non mi ricordo il nome. Io so di dovere questa somma... ho
notato sul mio portafogli l'epoca della scadenza, ma per quanto io vi
abbia pensato, non sono riuscito a sovvenirmi della persona che mi ha
dato quel denaro..». Orbene, in seguito ad una grave perdita di giuoco,
io mi trovo sprovveduto pel momento.... e vi assicuro che se io non
potessi soddisfare al mio impegno per l'epoca fissa, ne morirei di
vergogna!... Figuratevi!... Disonorarmi!... perdere il credito per una
miseria di duemila franchi--un par mio!--un cavaliere di onore!... Alle
spiccie: potete voi prestarmi cinque o sei mila lire da restituirvi fra
una ventina di giorni?
--Ma la cambiale di cui parlate è forse quella che io tengo in mano...
e che avete accettato in mio favore or saranno sei mesi...
--Dite davvero?... Possibile!... Ah!... voi mi date la vita!... Ed
io che credeva... Ma sicuro!... Vedete se io sono uno smemorato...
Siete voi... proprio voi... che mi ha fatto avere quelle due mila
lire saranno appunto sei mesi... Non potete credere come io mi senta
sollevato da questa notizia!...
Così parlando mi gettai nelle braccia del mio droghiere, e lo baciai in
fronte più volte come fosse il mio angelo salvatore.
Dopo molte parole da una parte e dall'altra, insistendo io nel
chiedergli il nuovo prestito di cinquemila franchi, egli mi usci fuori
con questa ingenua domanda: «ma e la cambiale che scade il giorno
quindici, siete voi disposto a pagarla»?
--Se sono disposto!--credete voi che se non avessi intenzione
di pagarla, ricorrerei alla vostra gentilezza per la somma in
questione?... Ma è appunto per far onore alla mia firma, per mostrarmi,
quale fui sempre, uomo leale ed esatto, che ora chieggo questo piccolo
prestito di cinque mila franchi.
Il dabben uomo, credendo scorgere in questo tratto una prova
irrefragabile della mia onestà e puntualità commerciale, non si fece
altro pregare ad accordarmi il favore richiesto.
In quel giorno stesso io ebbi dal droghiere l'intera somma, della
quale una parte mi servì poi a pagare la cambiale che egli venne a
presentarmi dopo cinque giorni, e l'altra parte mi servì di base ad un
grande piano _puffistico_, del quale sarebbe troppo lungo il parlare.
Io chiuderò questo capitolo riportando tre versi, che un _puffista_
assennato deve sempre aver presenti ogni qualvolta gli venga sporta
una nota da pagare o chiesta la restituzione di un capitale tolto a
prestito:
A pagar non sii corrente,
Potrìa nascer l'accidente
Che finissi col pagar niente.
Sono versi un po' volgari, ed anzi l'ultima cresce di un piede.
Questo piede che cresce, potreste all'occasione regalarlo alle natiche
dei vostri creditori.--A giudizio di molti pratici, questo è ancora il
miglior modo per sbarazzarsi della vile genia!
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