[320] Lettera del 22 ottobre 1824. In _Ricordi_ di M. BUFALINI

_pubblicati da_ F. MARIOTTI. — Firenze, Successori Le Monnier, 1875,

pag. 509.

[321] 1825, tomo XVII, n. 49, gennaio, pag. V.

[322] “Niun nome — egli scrisse (_Vita letteraria del cav. Compagnoni

scritta da lui medesimo._ — Milano, A. F. Stella, 1834, pag. 47) — parmi

avere le _Lettere di tre Faentini a Pietro Giordani_ su quella sua matta

idea dell'uomo letterato, che diretta al Marchese Capponi fu dal signor

Vieusseux premessa per capo d'anno ad uno de' suoi quaderni

dell'_Antologia_ fiorentina. Mirabil cosa! tutti quegli sciolotti, i

quali scrivevano nel giornale del sig. Vieusseux, si fecero solleciti a

confortare quel buon uomo contra le _Lettere Faentine_, come se fossero

state una mazzata caduta sul loro caporione„.

[323] _Nuovo Ricoglitore_, n. 13, gennaio, 1826, pag. 22 e seg. — Contro

il Giordani scrisse un _Discorso_ anche Jacopo Landoni. — Pesaro,

Nobili, 1825. — Del Bianchetti, che al Giordani nell'_Antologia_

contradisse, dirò altrove.

[324] 1826, tomo XXI, n. 63, marzo, pag. 147.

[325] Lettera inedita al Tommaséo: senza data, ed è unita con la lettera

del Tommaséo del 29 aprile 1826; _Carteggio Vieusseux_, “Nazionale„,

Firenze.

[326] Nella _Lettera_ cit. al Capponi, pag. XV.

[327] Lettera del 29 gennaio 1829; _Lettere di F. D. Guerrazzi_ per cura

di F. MARTINI. — Torino, Roux, 1891, pag. 16.

[328] “.... Uno scrittore magistrale siccome egli è, debbe servire ai

tempi e malgrado la loro perversità vincere gli ostacoli, farsi

intendere, ché ciò si ottiene alla barba di tutti i censori di questo

mondo. E di qualche cosa detta con finezza di accorgimento, piú che con

veemenza di scrittore, gli sarà fatto piú merito che non crede, poiché

li contemporanei sanno di che si tratta, e la posterità conoscerà per

certo l'indole de' tempi e la condizione degli scrittori. Perché dunque

privar noi di leggere un articolo stupendo, che onora l'arte l'artista e

l'autore, per lo sdegno che lo irrita contro lo spigolismo d'una

censura?....„. Venezia, 3 novembre 1832, Lettera inedita; _Carteggio

Vieusseux_, “Nazionale„, Firenze.

[329] Lettera del 4 novembre 1832, in _Lettere di illustri Italiani ad

A. Papadopoli_, scelte e annotate da G. GOZZI — Venezia, Antonelli,

1886, pag. 129.

[330] Parma, 23 ottobre 1832; F. ORLANDO, _Carteggi Italiani inediti o

rari_, serie 1ª, vol. IV, pagg. 59, 60.

[331] Il suo primo scritto è del gennaio del 1825; e gli articoli suoi

segnava con le lettere _Gl. C._, come quello, ad esempio, su le carte

topografiche del generale Haxo. (1825, tomo XVIII, n. 54, giugno, pag.

192). Discorre di agraria e, tra l'altre cose, degl'Italiani morti in

Ispagna, opera del maggiore Camillo Vacani.

[332] Gli articoli suoi numerosi segnava con le iniziali _G. P._ Si noti

che il nome di lui non una volta compare nell'_Indice_.

[333] 1829, tomo XXXIV, n. 100, aprile, pag. 129.

[334] Dal novembre del 1826.

[335] Lettera del 25 dicembre 1827; _Epistolario_ cit., vol. VI, pag.

14.

[336] 1828, tomo XXX, n. 90, giugno, pag. 29.

[337] 1829, tomo XXXIII, n. 99, marzo, pag. 97.

[338] 1828, tomo XXIX, n. 85, gennaio, pag. 57.

[339] _Di G. P. Vieusseux ecc._, ediz. cit., pag. 35 e 39.

[340] _Memorie autografe di un ribelle._ — Milano, N. Battezzati, 1873,

pag. 123.

[341] Scrivendogli: “Non vogliate ascrivere ad ingratitudine o inciviltà

il rinvio del biglietto di associazione, da voi generosamente

favoritomi, e che troverete qui incluso. È ne' miei principj di nulla

volere o prendere di tutto ciò che non mi si deve. Mi martorierebbe

inoltre il pensiero d'essere io il solo ad entrar _gratis_ in un luogo,

ove altri non entra che mediante la giusta e debita retribuzione a chi

fondò e sorregge un utilissimo e piacevolissimo istituto„. Lettera

inedita del 20 dicembre 1826; _Carteggio Vieusseux_, “Nazionale„,

Firenze.

[342] Queste parole nobilissime scriveva il Pepe in un articolo

intitolato: _Relazione di un viaggio fatto nell'Apruzzo Citeriore dal

Cavalier M. Tenore_; articolo che doveva comparire nel fascicolo del

novembre del 1832 alla pag. 57, e poi fu soppresso dalla Censura, benché

in fondo al volume fosse stato annunciato. Si conserva nella

“Nazionale„, tra le carte del Vieusseux, con le inconcepibili

castrazioni fattevi dal censore. Anche altrove però il Pepe diceva

(1829, tomo XXXIV, n. 100, aprile, pag. 129): “dei patiti sudori e

perigli non rimasero se non cicatrici con legato di sventure e miserie

iniquissime„.

[343] Gli articoli suoi segnava ora _V. S._, ora _V. S. M._; talvolta

_S._ Né tutti l'_Indice_ li ricorda. Il primo suo scritto importante è

del novembre del 1824, su la libera difesa degli accusati. Ma su lo

stesso argomento aveva già scritto brevemente nel giugno, annunciando

l'opera del Dupin. Vedi in fondo al volume la spiegazione delle sigle,

alla lettera _S._

[344] 1829, tomo XXXIX, n. 100, aprile, pag. 64.

[345] Lettera inedita a G. P. Vieusseux del 28 novembre 1825. _Carteggio

Vieusseux_, “Nazionale„, Firenze.

[346] Lettera inedita a G. P. Vieusseux, del 28 marzo 1825. _Carteggio

Vieusseux_, “Nazionale„, Firenze.

[347] 1827, tomo XXVII, n. 79, luglio, pag. 135.

[348] 1825, tomo XX, n. 59, novembre, pag. 75.

[349] Lettera al Friddani del 2 ottobre 1825, in _Lettere inedite di C.

Botta_ pubblicate da CATERINA MAGINI. — Firenze, Le Monnier, 1900, pag.

66.

[350] Questa lettera fu con tali mutilazioni pubblicata dalla Magini

(_op. cit._, pag. 68) che non sarà discaro al lettore conoscerla qui per

intero. “Firenze, 20 ottobre 1825. — Io vi ringrazio, mio caro Libri,

della comunicazione fattami della lettera del sig. Botta al sig.

Friddani. Con mio sommo piacere sento ch'egli acconsente di scrivere

qualche articolo per l'_Antologia_. Giuste, giustissime sono le

osservazioni del sig. Botta, riguardo alle condizioni da stabilirsi: ma

egli mi fa torto supponendo che mi potesse venire in mente di

aggiungere, o di levare, senza la sua approvazione, qualche cosa dai

suoi scritti. Io so quali sono i riguardi dovuti ad uno scrittore come

il sig. Botta; che se accadesse, ciò che non credo probabile, che una

qualunque siasi proposizione mi sembrasse poco idonea all'indole ed alle

condizioni del giornale, gli parteciperei direttamente i miei dubbi, ma

sicuramente non mi arbitrerei, né ricorrerei ad altro giudicio che al

suo. Ma qui non posso fare a meno di rilevare un passo della lettera del

sig. Botta. Egli dice che _gli pare che l'Antologia vada per certe

attorterie e servilità forestiere.... e che le sue_ (del sig. Botta)

_opinioni faran mal suono agli autori dell'Antologia_. Mi rincresce che

il sig. Botta abbia quest'opinione, e voglio lusingarmi che s'egli mi

conoscesse meglio, e s'egli sapesse quanto sudo e fatico per rendere

l'_Antologia_ degna del secolo, quanto è possibile di esserlo a giornale

presentemente in Italia, egli penserebbe diversamente. Voi, mio caro

Libri, che sapete quali sono i miei sentimenti, quanto poco temo di

manifestarli, quanto ho l'animo indipendente, quanto io ami _l'Italia_,

mi potete rendere la dovuta giustizia. Noi siamo, è vero, in Toscana, in

questa beata Terra, questa Oasis ove molto si concede allo spirito ed ai

bisogni del secolo! ma nondimeno siamo sottoposti ad una censura, ci

troviamo tra il _feu croisé_ di Milano e di Roma; tra il giornale

ecclesiastico di Roma e il non meno ultra-fanatico l'_Amico d'Italia_,

che si pubblica in Torino;.... e questa censura, piú per prudenza che

per tutt'altro motivo, deve _sé malgrado_ frequentemente rigettare o

castrare. L'_Antologia_ ha dunque alcune volte dovuto tacere o non dire

tutto il suo pensiero; ma parlare contro le proprie dottrine, mai; a

questa censura ho dovuto promettere, s'intende, di non stampare ciò che

viene da essa rigettato; ma gli ho dichiarato nel tempo medesimo che mai

e poi mai nessuna potenza al mondo potrebbe farmi inserire

nell'_Antologia_ cose contrarie alle dottrine ch'io tengo ad onore di

professare, dottrine conformi ai lumi ed ai bisogni del secolo, ed in

particolare modo _ai bisogni dell'Italia_. Questa dichiarazione, ch'io

amo di qui ripetere, basterà, lo spero, al sig. Botta per fargli capire

quale fu ed è il mio divisamento, e ciò che io aspetto da lui per il

maggior lustro dell'_Antologia_; ma d'altronde quale il freno ch'egli

medesimo dovrà imporre in certe occasioni al giusto e nobile suo sdegno.

Il discorso del nostro Niccolini, che viene inserito nel fascicolo di

ottobre, gli darà la misura dei limiti ove possiamo giungere, e di

quelli che non possiamo azzardare di oltrepassare.

“La _Storia d'Italia_ v. g. meritava nell'_Antologia_ uno o piú

articoli. Ma tale era l'argomento, che le lodi o le critiche che fossero

state fatte, partite da penna veramente italiana, certamente non

sarebbero passate alla censura. E poiché l'_Antologia_ non avrebbe

potuto parlare dignitosamente e risolutamente del libro del sig. Botta,

era meglio tacere: ho avuto piú volte occasione di dirlo al censore.

“Del resto voi potete asserire al sig. Botta che se il non essere né

dotto, né letterato, mi mette nel caso di dovere frequentemente

ricorrere all'assistenza di chi in tante materie ne sa piú di me; io non

mi lascio però influenzare da nessuno, e che, in ultima analisi, io solo

dirigo il mio giornale.

“Venghiamo ora a ciò che concerne la ricompensa. Il sig. Botta conosce

lo stato della misera Italia riguardo al commercio letterario. L'Italia

non è la Francia, e ancor meno l'Inghilterra. Offrendogli 60 franchi per

ogni foglio di 16 pagine dell'_Antologia_, carattere garamone, offro piú

di quello che non ho mai dato a nessuno; e quando egli saprà che ancora

non copro le mie spese, non troverà meschina la mia proposizione„.

[351] Su questo ritornerò altrove, parlando della censura in Toscana.

[352] 1826, tomo XXII, n. 64, aprile, pag. 73.

[353] 1828, tomo XXX, n. 90, giugno, pag. 147.

[354] 1825, tomo XX, n. 60, dicembre, pag. 42.

[355] _Epistolario_ cit. del LEOPARDI, vol. III, pag. 200.

[356] Lettera del 5 gennaio 1824; _Epistolario_ cit., vol. I, pag. 489.

— Altri penserà forse ch'io troppo, in proporzione di quello che diede

all'_Antologia_, discorro del Leopardi (che il Tommaséo nell'edizione

del 1863 dell'opera sua non ricorda neppure, e in quella del 1864

rammenta (pag. 135) a proposito de' pirati Barbareschi): a me discorrere

di lui con certa ampiezza pare opportuno, e perché tocco di alcuni

desiderî del Vieusseux riguardanti il giornale, e perché il Leopardi e

vicino e lontano sempre guardò con piacere allo svolgersi

dell'_Antologia_.

[357] Lettera del 15 gennaio 1824; _Epistolario_ cit. del LEOPARDI, vol.

III, pag. 233.

[358] Lettera del 2 febbraio 1824; Epistolario cit., vol. I, pag. 496.

[359] M. TABARRINI, in _Gino Capponi ecc._ — Firenze, Barbéra, 1879,

pag. 144.

[360] _Nuovo Ricoglitore._ — Milano 1826, n. 19, pag. 519. — Non trovo

da altri ricordato questo giudizio, notabile perché fu il primo espresso

pubblicamente.

[361] Al Brighenti scriveva: “.... Di che si tratta infine? di mettere

in ridicolo le nostre coglionerie, di sferzare i nostri vizi, di

avvilire i cattivi, d'incoraggiare i buoni, di stimolare tutti, e sempre

con energia ed urbanità, con coraggio e con spirito conciliante, con

fermezza e dolcezza tutto ad un tempo. Leopardi, piú grave, piú austero,

piú misantropo di voi, potrebbe prendersela coll'egoismo e la

immoralità, col fanatismo e l'irreligione, coi nostri sistemi di

educazione pubblica e privata, coll'assenza assoluta di vincoli

domestici, colla depravazione delle donne, colla mancanza di tutto ciò

che piú costituisce il vero cittadino. Voi piú lepido, piú

epigrammatico, piú focoso, vi attacchereste ai ridicoli, all'avarizia,

al sonettino, all'arcadico, al furfante, al zerbinotto, al pedante, al

trecentista. Leopardi sarebbe il vero solitario dell'Appennino, voi

l'osservatore cittadino. Le vostre cose riunite formerebbero lo

Spettatore italiano. L'Eremita vi risponderebbe. Piú ci penso, piú mi

sembra che questi articoli farebbero molto bene al pubblico ed al

giornale. Ciascuno di voi mi darebbe un articolo per trimestre, di

maniera che in ogni fascicolo ne verrebbe uno che richiamerebbe il

precedente e farebbe aspettare con impazienza i seguenti. E chi sa se da

Napoli, da Roma, Milano, Genova, Torino, Venezia, non verrebbero fuori

altri Osservatori morali. L'Orioli, purché volesse smorzare la sua

qualche volta troppo pungente penna, sarebbe ottimo per il nostro

proposito — . Ma rammentiamoci tutti che per giovare e farci dar retta,

conviene scansare ogni personalità, esser sempre urbani, imparziali,

giusti, e scrivere in coscienza.

“Ben inteso però che la morale non vi farebbe perder di vista

l'industria tipografica libraria, la proprietà letteraria, la ristampa,

e la fiera progettata nel centro dell'Italia....„. 15 aprile 1826,

Lettera inedita; _Carteggio Vieusseux_ cit., “Nazionale„, Firenze.

[362] Lettera del 1º marzo 1826; _Epistolario_ cit. del LEOPARDI, vol.

III, 239.

[363] Lettera del 4 marzo 1826. _Epistolario_ cit., vol. II, pag. 106.

[364] Lettera del 16 febbraio 1829. _Epistolario_ cit., vol. II, pag.

355.

[365] Lettera del 4 marzo 1826. _Epistolario_ cit., vol. II, pag. 105.

[366] Su 'l _San Benedetto_, poema di A. M. RICCI; pag. 71.

[367] Lettera inedita, Rovereto, 24 febbraio 1826 (della quale una frase

trascrissi nel mio volume _La critica, l'arte, ecc. di N. T._ — Firenze,

Seeber, 1901, pag. 96; ma una parola vi mutai per distrazione).

_Carteggio Vieusseux_, “Nazionale„, Firenze. — Non sembri errato

confrontando la lettera del febbraio e il fascicolo del gennaio, il dire

“aveva raccomandato„: quando il Tommaséo scriveva, non ancora era

stampato il fascicolo del gennaio.

[368] Ma altri articoli soscriveva talvolta _N. J._, tal'altra _N. T._,

tal'altra _T._ Egli stesso affermò (_Di G. P. Vieusseux_, ediz. cit.,

pag. 113): “Sottoscrivevo alle cose mie _K. X. Y._ ma talvolta.... altri

segni, o segno nessuno: onde non può essere, quanto a me, esatto in

tutto l'Indice....„.

[369] _Memorie poetiche e poesie._ — Venezia, Gondoliere, 1838, pag. 46.

[370] Lettera del 10 settembre 1825. Pubblicata da A. BERTOLDI in

_Rassegna Nazionale_, 1901.

[371] Lettera inedita, Rovereto, 24 febbraio 1826; _Carteggio

Vieusseux_, “Nazionale„, Firenze.

[372] Con questi patti: L. 30 al mese per aiutare al Vieusseux nel

correggere le bozze dell'_Antologia_: L. 50 per le _riviste_: L. 40 per

articoli originali; uno al mese.

[373] _Memorie poetiche, ecc._, pag. 183.

[374] Lettera del 1º settembre 1829 al Leopardi; _Epistolario_ cit.,

vol. III, pag. 264.

[375] Lettera inedita, Pisa, 13 dicembre 1827; _Carteggio Vieusseux_,

“Nazionale„, Firenze.

[376] 1826, tomo XXIII, n. 67 luglio, pag. 22.

[377] _Memorie inedite_, “Riccardiana„, tomo V, 4 ottobre 1828.

[378] _Memorie inedite_ cit., “Riccardiana„, tomo V, 19 febbraio, 1833.

[379] Con che gusto il Tommaséo dovette una volta far credere al Pieri

ch'egli fosse per esser convertito da lui al classicismo! Perché il

Pieri racconta (_Memorie inedite_ cit., tomo V, 9 luglio 1830): “Ho

tentato di convenirlo sul classicismo e sul romanticismo, e su i danni

che può recare quest'ultimo alla inesperta e incauta gioventú; ma in

quello ch'egli veniva consentendo alle mie proposizioni, è venuto il

Valeriani a interrompermi„.

[380] Lettera inedita, Milano, 6 novembre, 1825; _Carteggio Vieusseux_,

“Nazionale„, Firenze.

[381] È curioso il modo con che il Tommaséo, fingendo giudicare altrui,

giudicava sé stesso nel rendere conto di un fascicolo dell'_Antologia_:

“No, cosí non si scrive, mio caro K. X. Y. Piú naturalezza ci vuole: ve

l'hanno detto anche altri uomini che ne sapevano piú di me, e sia detto

con vostra permissione, anche un po' piú di voi. Naturalezza, signor K.

X. Y. Il numero, l'eleganza, la forza, la rapidità sono belle parole, ma

la naturalezza è qualcosa di piú„. (_Nuovo Ricoglitore_, Milano, n. 20,

agosto 1826 pag. 578).

[382] Lettera inedita, senza data, ma non di molto posteriore alla

venuta del Tommaséo in Firenze; _Carteggio Vieusseux_, “Nazionale„,

Firenze. (È scritta in francese).

[383] Lettera inedita, Pisa, 25 novembre 1825; _Carteggio Vieusseux_,

“Nazionale„, Firenze. Cosí gli scriveva: “Farò ogni mio sforzo

possibile, tra le occupazioni mie, che poche non sono, di sodisfare al

suo desiderio di qualche articolo per l'_Antologia_. Ma converrebbe che

ella mi dicesse su che vorrebbe esser servita. Io ho tarda notizia de'

libri che compariscono. Se ella mi dà qualche cenno, la servirò come so

e posso....„.

[384] Lettera inedita, Pisa, 2 gennaio 1826; _Carteggio Vieusseux_,

“Nazionale„, Firenze.

[385] Lettera inedita, Pisa, 3 gennaio 1826 (_Carteggio Vieusseux_,

“Nazionale„, Firenze). Cosí gli rispose: “Lo scopo dell'_Antologia_ non

deve esser tanto quello di far risaltare qualche difetto di un libro,

quanto di far conoscere, meglio che non lo siano state fino adesso,

quelle verità che da molti sostenitori dell'oscurantismo e

dell'assolutismo vorrebbero esser tenute occulte; e certo è che l'opera

del De Staël è molto interessante per chi desidera di meglio conoscere

quella macchina maravigliosa di cui l'Inghilterra va superba, e con

ragione, ad onta di tanti difetti. Del resto, se le lettere del signor

Staël _abondano di anfibologie e di contradizioni_, giustizia vuole che

chi ragiona di esse ne faccia avvertito il pubblico ed il signor Staël

medesimo. Non ho bisogno di dirle, stimatissimo signor professore, che

il signor Staël, essendo uno scrittore stimatissimo per le sue ottime

intenzioni, il suo amore del vero, l'indipendenza del suo carattere ed i

suoi principî liberali, egli meriti tutti i riguardi dell'_Antologia_ e

di chi si trova costretto di criticarlo. Tenutissimo le sono poi per la

gentilezza usatami nello scrivermi la di lei lettera di ieri. Superflua

era questa precauzione: quando mi prendo e mi prenderò la libertà di

chiederle un articolo per l'_Antologia_, non intenderò mai che per

motivi particolari ella debba non dire tutta la sua opinione.

_Giustizia_, _imparzialità_, _libertà_, ecco la mia divisa; ma se

nell'interesse de' principî ch'io tengo ad onore e a dovere di far

sostenere e difendere, conviene di dare a uno scritto e ad una critica

una certa direzione, confido troppo ne' suoi lumi e nella sua sagacità,

per non essere perfettamente tranquillo a questo riguardo„.

[386] 1826, tomo XXI, n. 63, marzo, pag. 1.

[387] 1829, tomo XXXIV, n. 100, aprile, pag. 64.

[388] Lettera inedita, Pisa, 21 maggio 1827; _Carteggio Vieusseux_,

“Nazionale„, Firenze.

[389] Il primo scritto di lui è del giugno del 1826, su la _Filosofia

della statistica_ del Gioia, pag. 72. — Gli articoli suoi segnava con le

lettere _X. X._ Ma nell'_Indice_ non appaiono sotto il suo nome.

[390] 1832, tomo XLVI, n. 138, giugno, pag. 92. E un altro ne

prometteva, che non vide la luce.

[391] Lettera inedita, senza data, ma forse è del giugno del 1832. Di

questo articolo scriveva al Vieusseux: “.... Il desiderio di far cosa

veramente utile e concludente, e che nel tempo stesso che è fatta per

voi sia anco fatta per me, mi ha fatto prender dai principî l'esame

dell'opera del Carmignani, e procedere con un rigore tutto

scientifico....„. (_Carteggio Vieusseux_, “Nazionale„, Firenze).

[392] Il Giordani, tra gli altri, confessava al Vieusseux non averne

potuto capir “niente, niente affatto„. F. ORLANDO, _Carteggi Italiani

inediti o rari_. — Firenze, Bocca, 1896, serie 1ª, vol. III, pag. 155.

[393] È bello com'egli descrive in _Elogi e Biografie_. (Firenze,

Successori Le Monnier, 1872, pag. 99) la visita fattagli dal Vieusseux.

[394] 1826, tomo XXIII, n. 69, settembre, pag. 94.

[395] 1827, tomo XXVII, n. 81, settembre, pag. 63.

[396] 1826, tomo XXIV, n. 71-72, novembre-dicembre, pagina 218. — Su le

_Instituzioni di Giustiniano_ illustrate dal VERMIGLIOLI. Ma l'_Indice_

non lo ricorda sotto il nome di lui.

[397] Nel 1828, in fondo a un articolo scrisse: “riconosco per miei

tutti gli articoli contrassegnati colle iniziali _F. S._, e che sono

stati inseriti dal novembre del 1826...„; 1828, tomo XXXII, n. 95,

novembre, pag. 32.

[398] Con la “Lettera su la direzione degli studî„, in _Scritti varî_ di

FRANCESCO FORTI. — Firenze, Cammelli, 1855, pag. 1.

[399] Lettera del 16 febbraio 1829; _Epistolario_ cit., vol. II, pag.

355.

[400] Lettera del 24 maggio 1829; _Epistolario_ cit., vol. VI, pag. 38.

[401] 1827, tomo XXV, n. 74, febbraio, pag. 54; e 1828, tomo XXIX, n.

85, gennaio, pag. 54.

[402] 1827, tomo XXVI, n. 78, giugno, pag. 113.

[403] Lettera inedita al Vieusseux. (Tradotta dal francese). Questo

brano fa séguito a quell'altro, ch'io ho ricordato alla pag. 110, ove

parla del Tommaséo.

[404] _Di G. P. Vieusseux_, ediz. cit., pag. 143.

[405] 1828, tomo XXIX, n. 87, marzo, pag. 70.

[406] 1828, tomo XXXI, n. 92, agosto, pag. 63.

[407] 1832, tomo XLVI, n. 136, aprile, pag. 36. — Per ciò che cito dopo,

vedi la pag. 42.

[408] _Lettere dall'esilio di T. M._ pubblicate da E. VITERBO. — Roma,

1899, vol. I, pag. 46. — Di qui tolgo le frasi che ricordo senza

citazione speciale.

[409] Questo è del gennaio del 1827, pag. 83, su Pasquale Borelli. E

come questo, altri di lui, ch'egli segnava _T. M._, non sono compresi

nell'_Indice_.

[410] 1827, tomo XXVII, n. 81, settembre, pag. 36.

[411] D. GASPARI, _Vita di T. M._ — Ancona, Morelli, 1888, pag. 33.

[412] 1827, tomo XXVIII, n. 83-84, novembre-dicembre, p. 100.

[413] 1828, tomo XXIX, n. 85, gennaio, pag. 36.

[414] 1828, tomo XXXI, n. 91, luglio, pag. 88; e 1828, tomo XXXI, n. 93,

settembre, pag. 1.

[415] 1828, tomo XXXII, n. 94, ottobre, pag. 105.

[416] 1832, tomo XLVII, n. 141, settembre, pag. 53.

[417] 1829, tomo XXXIII, n. 99, marzo, pag. 109.

[418] 1832, tomo XLVI, n. 137, maggio, pag. 62.

[419] _Scritti editi ed inediti_ di G. MAZZINI, vol. I. — Milano,

Daelli, 1861, pag. 17.

[420] 1828, tomo XXXI, n. 91, luglio, pag. 142.

[421] _Scritti editi ed inediti_ cit., vol. cit., pag. 27.

[422] Lettera del Vieusseux al Leopardi, del 23 febbraio 1830;

_Epistolario_ cit. del LEOPARDI, vol. III, pag. 275.

[423] Lettera pubblicata da A. De Gubernatis in _Nuova Antologia_, tomo

XXII, 1º agosto 1880, pag. 422.

[424] In un manoscritto inedito del patriota pratese Pier Cironi, che si

conserva nella biblioteca del _Collegio Cicognini_, e che a me fece

conoscere il mio buon Preside Paolo Giorgi, perché è una buona

bibliografia degli scritti mazziniani, sta scritto: “Gaetano Cioni....

amico di Gian Pietro Vieusseux, dimorando in Pisa nel 1829, serviva di

intermediario fra la collaborazione dell'_Antologia_ e G. Mazzini. Ad

esso venivano diretti, per mezzo di persona particolare, gli scritti e

le prove di stampa, per la inserzione e revisione, che viaggiavano tra

Firenze e Genova, e viceversa„.

[425] _Scritti editi ed inediti_ cit., vol. cit., pag. 27.

[426] _Opere varie inedite_ di M. PIERI. — Firenze, 1851, vol. III, pag.

110.

[427] Fascicolo V, settembre-ottobre 1829, pag. 441; e fascicolo VI,

novembre-dicembre pag. 528.

[428] _Opere._ — Firenze, Le Monnier, 1858, vol. III, pag. 257.

[429] Lettera del 1º febbraio 1830; in _Lettere di F. D. G._ per cura di

F. MARTINI. — Torino, Roux, 1891, vol. I, pag. 21.

[430] Lettera inedita al Vieusseux, Parma 26 febbraio 1830; _Carteggio

Vieusseux_, “Nazionale„, Firenze. — Del Mazzini cosí giudicava: “La sua

scrittura non potrà non piacere ai piú, e massime a chi ha l'animo

largo, e la mente spregiudicata. La sua veduta può in vero ridursi a un

sogno: ed io stesso lo credo tale. E se è vero che la forma della

letteratura di un popolo sia chiusa nel germe della sua lingua, non sarà

mai che si venga a una letteratura di succo o colore universale, qualora

non si voglia aggiungere che ancora tutte le favelle europee si

confonderanno un giorno in una sola: il che saria troppo. Ma ad ogni

modo i pensamenti di quell'articolo saranno sempre grandi e generosi, e

attesteranno uno de' piú splendidi ingegni viventi„.

[431] 1829, tomo XXXVI, n. 107-108, novembre-dicembre pag. 91.

L'Antologia di Gian Pietro Vieusseux · 第 30 / 36 段