Io non so s'io sia troppo donna, ma questo pare a me, che quando non
trabocchi in istoltizia, il più bel dono che Dio abbia fatto all'uomo,
dopo il pensiero, sia l'ardimento. Quel bacio mi vinse; e mi tolse la
forza, non che di resistere, ma di ragionare.
O, come si potrebbe?... io dissi, appoggiandomi sulla sponda del
letto, che già quasi mi venivo meno dal più dolce tremore che mai mi
ricercasse le membra.
Di questo non ti metter pensiero, mi rispose, ch'io già provvidi
al tutto. Già il vecchio portinaio di giù, e già la conversa ch'è
a guardia dell'uscio da scala, sono corrotti e indettati. Costei,
sull'imbrunire, fingerà d'andare giù in cucina per sue faccenduzze, e
lascerà l'uscio aperto che non rugghi al tuo uscirti. Tu, al baccano
che fanno in su quell'ora queste ciacche, cogli un istante ed esci e
vola per le scale ed entra nel casotto del portinaio. E quivi sarò io
per salvarti da tanta miseria, e alle due ore saremo alla barriera del
Serraglio. Domani ci batterà le ventiquattro l'oriuolo di Laterano, e
quivi diman l'altro ti farò mia sposa.
Io non ebbi spazio di dirgli altro, che già più d'una giovane entrava;
ma, come per renderlo certo ch'io era sua, tirata a me la sua mano con
la quale egli aveva ripresa la mia, me la strinsi forte forte al seno
già traboccante di tenerezza, e vi gocciolai su involontariamente uno
scottante ruscelletto di lacrime.
Il giovane rimontò sul palchetto, e sciolta destramente la tela della
sua copia, l'avvolse in giro e ne fece un viluppo. E smontato del
palco, e disfattolo, mandò per un facchino che gliene portasse; e dando
vista di nulla curarsi del fatto mio, s'andò tutto modesto con Dio. Io
appoggiai la fronte sulla mia destra, e mi raccolsi un altro istante
ne' miei pensieri. Poi, stanca di null'altro più che di pensare, la
ritolsi, borbottandomi fra i denti:
Il dado è tratto.
E, il più occultamente che seppi, mi venni assettando con quei cenci
che mi erano avanzati a tante rapine, sì che appena mi trovai tanto
indosso da non mostrare ignude le mie carni.
Era già l'ora che volge il desiderio a chiunque l'ebbe più vivo di
abbandonare la patria, e già un brivido funesto mi correva a quando
a quando le vene; ed il suono mesto e lontano della campana de' santi
Apostoli pareva annunziarmi nuove sventure, e dirmi quasi e ripetermi
distesamente, dove vai infelice, a chi ti fidi; e quel sentimento
inesplicabile che ci fa amare gli uomini e i luoghi che più ci sono
nemici e da cui a fiero stento fuggiamo, se il pensiero di non vederli
mai più ci traversa per un istante la mente, mi sforzarono alle
lacrime, e mi disciolsero le ginocchia allora appunto che io aveva
bisogno di raccogliere in me tutte le mie forze per fuggirmi. E così,
tutta stemperata in sudore e in pianto, e irrequieta e tremante, ma
non però irresoluta, io feci tre volte di levarmi da un piccolo scanno
in cui sedevo, e tre volte ricaddi a sedere. Battettero alla fine le
ventiquattro e mezzo, ed il chiasso ed il frastuono che facevano quelle
lorde era sterminato, nè ad entrare o ad uscire mille volte dall'uscio
di scala, ch'era nella sala appresso a quella ove eravamo, si poteva
essere in verun modo sentita: ed io ch'era a veduta di quell'uscio,
vidi la conversa indettata aprirlo e uscire, e in uscendo lasciarlo
socchiuso; e tentai la quarta volta di levarmi, e la quarta volta fu
niente.
Io sedeva ancora nella mia viltà, e risoluta d'andare, la potenza
mancava, quando la conversa, stata un cotal poco fuori, tornò di
repente e mi lanciò uno sguardo furibondo, e, fattasi, come potette più
disinvolta, verso me, mi diede sommessamente della vigliacca e tornò
via. Questa parola mi ridonò la lena smarrita. Mi levai, e n'andai
dritto all'uscio, che potea vedermi tutto il mondo; e pure nessuno non
mi vide. Varcai l'uscio, e scesi le scale così lentamente che potea
scontrarmi tutto il mondo; e pure nessuno non mi scontrò. Entrai nel
casotto del portinaio, dove m'attendeva palpitante il mio Cammillo (che
così gli era detto), che per una porticciuola segreta mi condusse fuori
all'aere aperto. Ivi, afferratomi con ambe le mani il capo e baciatolo
due volte e rilevatolo verso il cielo ch'era purissimo e stellato:
O sposa mia, mi disse, bevi di quest'aura e di questo cielo, e per
quelli eterni fuochi giura di mai più non abbandonarmi.