Poichè il prete ebbe attutata in quel mio morto corpo la sua rabbia
bestiale, nè la terra s'apri, nè io invocai mai più l'aiuto celeste
in nessun'altra delle mie sventure. All'orribile ritorno de' miei
sentimenti, che l'ultime parole di quell'assassino m'avevano al tutto
vinti, io vidi e lui e l'altro che tenendomi sempre inchiodata in
terra, pendevano a capo rilevato dalla bocca del prete; il quale, tutta
rassettandosi la persona, ragionava loro assai tranquillamente, che
a voler avere mercede e sicurezza intera, bisognava che m'uccidessero
senz'altro. E quelli pur dubitando alcun poco, non già per pietà, ma
per paura, non si sapendo in che modo potersi liberare del mio cadavere
ch'altri non lo scoprisse, il prete ridendo della loro semplicità,
diceva:
O come? non avete voi quella cantina qui sotto, ch'è proprio il fatto
nostro? Sapete come n'è tenero e smosso lo spazzo. Vi scaveremo una
fossicella della sua misura, che vedete ch'è piccolina, io intonerò
sommessamente il _vade in pace_; e l'anima sua e le nostre ne saran
tutte salve.
E così sia:
Risposero ad una voce i due sicarii, e levando su i coltelli, ed ecco
atterrato l'usciuolo da via, e la stanza piena di birri e di gendarmi,
e il prete, gli assassini e la vecchia ammanettati, ed io troppo tardi
liberata, e tutti condotti al corpo di guardia del commessariato del
quartiere di Vicaria.
Dai minacci e dagli scherni dei birri intesi, che madama, appena
tornata all'ospizio e non trovatami, ne aveva data notizia al
governatore, e questo al commessario di polizia del quartiere di Foria;
e costui, esaminata la vecchia custode, ed avutone come il prete mi
aveva visitato poco dianzi la mia fuga, essendo uomo assai pratico
di somiglianti rigiri, aveva avuto sospetto che il fatto stesse come
stava veramente, e non solo aveva operato che si fosse cerco nella
casa del prete, ma ancora che tutti i suoi andamenti fossero stati per
qualche dì vigilati; che i feroci del commessariato di Foria, come
quelli che il prete s'aveva al tutto obbligati, non avevano cercato
molto diligentemente nella sua casa; ma che pure vedendolo per tutto
un dì andare e venire non so quante volte da quell'abitacolo dai Santi
Apostoli, non avevano potuto mancare di farne partecipi i loro fratelli
del quartiere di Vicaria; i quali, ponendo la notte uno di loro che
spiasse e origliasse a quell'usciuolo, avuto finalmente avviso da
costui che il prete era dentro con la giovane travestita, e che vi
s'udiva grida e percosse, erano tratti con la rapidità ch'avete letta.
Pervenuti che fummo al commessariato, ci messero tutti giù nel corpo
di guardia, dove il prete domandò tosto da scrivere a non so qual
barbassoro, al solo nome del quale quelle spie cominciarono ad avere
un gran rispetto al prete, a' due suoi cagnotti ed alla ruffiana, e,
salvo me, non maltrattarono più nessuno. Fu portato da scrivere al
prete, che, incorando que' suoi bravi e motteggiando i birri, scrisse
un gran foglio con una serenità e una sicurezza del fatto suo che
ancora mi reca stupore. I feroci, non so se per gratificarselo o per
vendicarsi sopra di me de' suoi motteggi, mi dissero con mal piglio,
che mi conveniva montar su dal capo squadra (com'essi dicevano al
loro decurio) che mi voleva. Io montai su con loro; e que' ribaldi
cominciarono per le scale a trafficarmi villanamente. E quando fui
su, il capo squadra, vedutami in quel mio vestito da marinaio, e tutta
lacera e insanguinata, cominciò a fare le grasse risate, ed a dirmi i
maggiori vituperi che mai intorno alle cagioni del mio travestimento
e del sangue, e brancicatami alla volta sua, così più tosto per modo
di correzione che per altro, m'impose di non mutarmi di dietro ad
una certa panca dove i feroci m'avevano ridotta a furia di picchiate,
ed egli si pose a sedere con loro accosto a un gran braciere dov'era
acceso un gran fuoco di puzzolentissimi carboni.
Abbenchè io fossi assai impedita del mio discorso, che ad averlo intero
io credo che ne sarei morta allora allora, nondimeno io udii quella
notte quanto mai è possibile alla più corrotta e sfrenata fantasia
d'immaginare di più vile, e d'abbietto, e di lordo, e di crudele,
e d'incredibilmente bestiale nella natura umana. Quella nefaria
canaglia non ragionò tutta notte, che di frusta, di mitera, di gogna,
di boia, di capi mozzati e di colli strangolati. E quando questa
materia mancava al loro sollazzo, ed essi parlavano di postriboli e
di meretrici, con parole di non mai nè pure immaginabile oscenità,
che parevano fabbricate nell'inferno. E spesso interrompevano quelle
parole, scagliandosi or l'uno or l'altro verso di me, a chi poteva più
infamemente stazzonarmi: sì ch'io posso dire che per diciannove anni
ch'io fui nutrita ed allevata fra la più scellerata plebaglia di questo
reame, non imparai il milionesimo del male ch'io fui a mio malgrado
costretta d'imparare in una sola notte che dimorai fra le mani di
quella che si chiama giustizia.
La mattina seguente il commessario non era ancora arrivato, e già
era venuto per il prete quel gran barbassoro di cui v'ho toccato. Un
momento di poi giunse il commessario, che, fatte le liete accoglienze
al barbassoro, gli diede subito a guarentigia, o, come qui si dice,
per consegnato, il prete, i cagnotti e la ruffiana; i quali tutti,
sogghignando verso di me, n'andarono alle loro ordinarie faccende.
Ed io poverina, condotta dinanzi al commessario tutta vergognosa e
tremante, e desiderosissima che la terra m'avesse prima inghiottita,
poscia ch'egli, con un brutto cipiglio spaventato, m'ebbe, con
grossissima e fiera voce, detto:
Che il diavolo vi branchi tutte, brutte troiacce di serragliuole, che
nè anche i preti ci lasciate stare.
Diede ordine, che ammanettata e ben chiusa in una bussola, m'avessero
condotta a casa non so qual alto ufficiale di polizia, che non mi
ricordo proprio il nome di quel carico, la qual casa era ivi non
molto discosta, perchè gli pareva che a costui si fosse appartenuto il
sentenziarmi.