LXVIII.

Dopo così nobili ricevute, per le quali non ci si disdisse di

aspettare cinque ore in quello stato, fummo, per il medesimo corridoio,

ricondotte nel grande adito onde eravamo entrate da prima, e quindi

introdotte nell'entrata di rimpetto a quella onde uscivamo. Quivi era

una gran sala, ove fu picchiato a un uscio che dava in un corridoio

simile a quello di là, ove eravamo state si gran pezzo alla berlina. Ed

apertosi l'uscio, apparvero certe bruttissime suore, poco dissimili,

di forma e d'abito, a quelle del nostro convento, delle quali vi era

più d'una presenzialmente fra noi. A queste fummo dai serventi e dai

gendarmi consegnate a coppia per coppia; e non appena il caporale ebbe

profferito il numero quindici, che l'uscio si riserrò, e noi rimanemmo

dentro, che parve un sogno.

Le suore facendoci, in su quelle prime, un certo viso arcigno e

spaventato, ci condussero dal corridoio in un'altra sala non troppo

ben grande, dove era una vecchia francese che tutte chiamavano madama.

Costei, da principio appaltatrice e poscia, per aver fatti assai ben

ricamare non so quali arredi di corte, direttrice delle fanciulle

dell'Albergo, con cento buoni ducati al mese, ci considerò un momento

così tutte insieme, senza troppo fermare gli occhi sopra nessuna.

Di poi, com'è il costume di Francia, motteggiate alquanto e noi e il

duca, domandò a quelle suore che cosa avesse a farsi di noi. Le più

vecchie e stizzose fra quelle dissero che noi non c'eravamo venute ad

albergo, ma sì veramente a correzione; e che però ci si volea allogare

in qualche canto appartato, e tener segregate al tutto dal consorzio

dell'altre fanciulle, che ne potevamo corrompere l'innocenza. Ma le più

giovani, e per questo medesimo meno ree, si opposero al crudo partito,

ed allegando che quella legge del segregare era per quelle fanciulle

che non s'erano portato intatto il loro fiore, e però non da applicare

a noi ch'eravamo tutte pulzelle, posero, che ci si conveniva lasciar

vivere in compagnia di tutte l'altre. E si vinse: e madama sentenziò

cianciando, che potevamo andarne libere e sciolte con le altre giovani,

ed acconciarci in sui lettini ch'avanzavano voti.

Io credo che voi sappiate che questo straordinario edifizio,

cominciato, d'ordine di Carlo terzo, a rizzare dal Fuga, doveva avere

un terzo di miglio di lunghezza, quattro vastissime corti, e una

chiesa a cinque immense navate, e in mezzo l'altare che da tutte si

potesse vedere il sacrifizio. Ma, come sempre segue nelle monarchie,

che con la partenza o con la morte di ciascun principe parte o

muore quel poco di bene che il popolo ne aspettava, e solo rimane

quello ch'è loro connaturale, il servire, come più tosto Carlo andò

a regnare in Ispagna, l'opera pendette dismessa ed interrotta, e la

metà solo ne rimase in piedi. Questa metà non basta a ricettare tutti

i tremila giovani e le settecento fanciulle che per l'ordinario vi

sono ricoverati. Laonde, benchè ai giovani s'entri per dove entrammo

in prima noi per attendere il governatore, ed alle giovani donne per

l'entrata opposta, nondimeno queste non hanno che solo la metà di due

ordini di piani de' sei ond'è superbo l'edifizio, e tutto il rimanente

è occupato da quelli.

Ristrette, dunque, in così anguste prigioni, quelle meschine giovani

si può dire che non hanno luogo nè per dormire nè per lavorare. I

telai e tutti gl'istrumenti dell'arti che vi s'esercitano, sono sparsi

qua e là per quei corridoi che dovrebbero servire di solo passaggio;

e fanno un ingombero e una confusione non più veduta. Nè ci si vede

a lavorare, che la luce vi viene a pigione per certi finestroni

ferrati distanti fra loro un buon migliaio di palmi. Nelle sale ove si

dovrebbe lavorare, in vece vi si dorme, e vi sono i letti così fondi,

che meglio sarebbe a unirli tutti e dormirvi su stipate alla foggia

groenlandese. Questi letti, che potrebbero dirsi incoati, consistono

in un muricciuolo a foggia di sedile che corre intorno intorno al

muro, e sopra questo ciascuna appoggia la notte due piccole assicelle,

sostenute dappiedi da un piccolo trespolo anche di legno, e sopra

quelle adatta un sacconcello con entro un poco di paglia, e un lenzuolo

che Dio vel dica, e, secondo la stagione, una coperta di lana o di

tela grossissima; e quivi s'adagia e dorme, rotta dalla fatica e dalla

fame; che tutto dì e fieramente vi si lavora, e una minestra con un

lieve vestigio di lardo a mezzodì, e una la sera, e non molto pane,

sono il nutrimento ordinario. Vero è che due dì la settimana vi s'ode

ragionare di carne, che poi a mensa a mala pena n'è alcun sospetto. E

queste erano le cagioni vere per le quali madama era sorda, inesorabile

a chiunque più la scongiurava di lasciargli vedere quelle sale e que'

corridoi, e non la temenza che la pudicizia delle giovanette ne potesse

essere offesa, che dalla gente educata non poteva.

Menate da una di quelle suore in una sala meno ingombera dell'altre,

quivi ci allogammo alla meglio le mie compagne ed io; e cominciammo a

condurvi la vita che ho detta dianzi, a me inusitata e durissima, ma a

quelle fra le mie compagne della Nunziata, che non erano delle suore,

assai più portabile di quella che menavano nel convento.

Ginevra, o, L'Orfana della Nunziata · 第 102 / 140 题