Per un mio natural pudore, e per un abbominio fierissimo ch'io ebbi
sempre al pettegoleggiare, non dissi nulla di quel che mi era seguíto
nè alle mie due amiche, nè a suora Geltrude. Ma talora la troppa
prudenza giova; talora nuoce. E forse io avrei fatto il meglio a non
nascondere nulla a suora Geltrude.
Il maestro mi concepì quell'odio che sa concepire un vecchio amatore
ributtato. E, prima d'ogni altra cosa, visto ch'ebbe il marito della
Chiara, gli disse ch'io era una malvagia pettegola, e che avendo
cerco di parlarmi, così come per domandarmi delle condizioni della
Chiara, ma in effetto per conoscere, egli ch'era assai ben furbo nel
fatto delle donne, che sorta d'indole fosse la mia, e s'io non fossi
indegna della sua mano, ch'era rimaso scandalezzato, ch'io avessi
tolto giusto quell'occasione di dirgli un gran male della Chiara,
e che in somma io era una mala lingua, e che se mai v'era niuna rea
femmina al mondo, io era quella. Nè contento a ciò, disse al rettore
suo fratello, che nell'alunnato v'era troppa libertà, per non dire
troppa licenza, di costume, e che le ragazze, tanta era l'intemperanza
loro, s'arrischiavano insino a civettare coi maestri, e che, fra
tutte l'altre, una certa Ginevrina, ch'era soprappiù la favorita di
suora Geltrude, gli sedeva sempre assai più da presso ch'egli non
avrebbe voluto, ed ora gli sogghignava, ora gli pestava il piede, e
il più delle volte, quand'egli aveva finito di dettare, e l'altre
s'uscivan tutte della sala, ella faceva la restía ad andarsene,
parandosi in sull'uscio a dargli noia con ogni sorta di lezi e di
moine. E finalmente, ricerca studiosamente l'amicizia di quel prete
che insegnava anch'egli le alunne, e ch'era tenuto ed era veramente,
come vi dissi, creatura del duca, tante e sì destre calunnie gli seppe
comporre contro a me ed a suora Geltrude, che tutto lo dispose di
doverne ragionare al duca come di cosa gravissima e incomportabile.
Intanto, alla seguente lezione di francese, io non v'andai; ma
continuando ad essere inferma l'Eugenia, feci di rimanermi io presso
al suo letto, e che la Clementina v'andasse. E il maestro, vedendola
fresca e bella ed allegra, perchè quel dì ella aveva trovato nel suo
cuore non so che ragioni di consolarsi della vita, e sapendola per
delle mie più strette amiche, si pensò che s'egli avesse potuto avere
l'amor di lei e sposarla, di farmi un gran dispiacere. Onde, fatte
tutte quelle scempiataggini che già aveva fatto meco per parlarmi,
e parlatole, se non la conquistò del tutto, certo con quel fascino
di quella parola matrimonio la scrollò sì forte ch'ella ritornò a
noi pensierosa; e non ci si fu prima seduta accanto, che ci raccontò
l'avventura, e ci dimandò il parer nostro.
L'Eugenia non rispose, perchè era assai rifinita di forze quel dì;
e solo le sorrise così un poco dolcemente, ma senza aver punto la
cera di deriderla. Ma io, senza nè pure troppo considerare perchè io
mi dicessi così, di subito, come per naturale incitamento che sentii
dentro di me, le lodai smisuratamente il partito che se l'era offerto,
e la confortai efficacemente a non lasciarselo uscir di mano. Nè
ella ebbe già mestieri di troppi conforti. Anzi, discacciata da se
ogni passata malinconia, si dispose del tutto a volersi fare sposa di
don Ignazio, che così si domandava il maestro. E trovato il modo di
fargli intendere com'ella era contenta d'essere sua, don Ignazio la
giurò spacciatamente, promettendole, qualunque volta la vedeva, cose
grandissime delle sue valentíe in queste opere delle donne, e delle
sue gran ricchezze e gran palagi, e dei gran teatri dove l'avrebbe
condotta, e cose altre grandissime; e che l'avrebbe menata più presto
che fosse stato possibile. Laonde la Clementina, credulissima, come noi
donne siamo, a tutte le spavalderie di quel rimbambito, messi dall'un
de' lati tutti i pensieri e le passioni tenere e verginali, cominciò,
già prima di maritarsi, a farla da donna maritata, non volgendosi
più nè a me nè alla candida Eugenia con quell'affetto che soleva,
anzi assordandoci tuttodì di vani cicalecci di future gravidanze e
di futuri figliuoli, e fra una parola e l'altra frammettendo sempre
quella di marito, ch'è quella rete con cui ogni più laido e sozzo e
goffo e vecchio e scrignuto uomo può pigliare ogni più bella e fresca
e leggiadra e ben nata e ben parlante e ben costumata giovane sia al
mondo. Alla fine per sua ventura e nostra, don Ignazio la menò; ed io
lo vidi che non poteva più stare nella pelle dall'allegrezza d'aver
trovata una bella giovane che lo volesse per marito, e d'avermi fatto,
com'egli si pensava, dispiacere.
Così, di quattro svisceratissime amiche che s'era, che pareva che
non si potessero trovare in tutta la terra le somiglianti, e che
mai più non si dovesse essere divise; la Chiara ci abbandonò con
una spensieratezza che le toglieva insino il sentimento d'essere
colpevole di poco amore verso di noi; la Clementina ci abbandonò con un
sillogismo che le dimostrò che non eravamo noi quella cosa che le si
conveniva amare sulla terra; e rimanemmo l'Eugenia ed io, delle quali
l'una era moribonda di corpo, e l'altra, dopo tanto dolore e tanta
infausta luce di verità, era già morta di spirito.