Nell'ultimo fondo di questa immensa sala era un letto meno iniquo degli
altri. Presso a quello sedeva una monaca di aspetto più tosto dignitoso
e grave: ma le traspariva non so che di acerbo e di crudele dagli
occhi. A costei, che udii chiamare la monaca di guardia, mi consegnò
l'altra monaca di meno austera presenza, che mi aveva raccolta d'in
sulla ruota.
Era cosa troppo naturale, che nel mio viso fossero scolpiti i segni
degli orrendi e lunghi patimenti dai quali venivo, e delle angosce
mortali che avevano accompagnata la mia entrata nella buca. La monaca
di guardia mi considerò un momento con un volto arido, che faceva fede
della lunga familiarità ch'ella aveva con simile sorta di scene. Poscia
disse, in un modo freddissimo e come si fa della cosa più indifferente
del mondo:
Questa bimba ha patito assai. Andiamo a farla marchiare.
Così dicendo, mi menò per corridoi altri molti, meno grandi, dove
io vidi le cose stesse che avevo viste nel grandissimo, se non che
lo squallore ed il puzzo sempre crescevano. Riuscimmo ad una sala,
in fondo alla quale un sacerdote di larga e panciuta corporatura ed
alquanto losco degli occhi, era seduto sopra una sedia d'appoggio; e
gli era dinanzi una gran tavola. Accanto a lui da un lato della tavola
si vedeva in piedi un uomo secco ed alto con immensi occhiali; ed avea
la destra ferma al manico di una specie di torchio da bollare, ch'era
sulla detta tavola. Con la sinistra reggeva una stringa di seta, e
pendeva dallo sguardo del sacerdote. Dall'altro lato della tavola era
seduto un giovane di capello rossiccio. Questi aveva innanzi un leggío
con un gran libro aperto. Col braccio appoggiato sul libro, e con la
penna in mano, pendeva anch'egli dallo sguardo del prete. Intorno erano
molte monache ed altre donne con molti bambini in braccio. Per cenni
del prete ognuna di quelle donne accostava successivamente un bambino
al torchio, quell'uomo gli avvolgeva la stringa al collo, che a un
tratto parea che volesse impiccarlo per la gola: tagliava la stringa
a giusta misura del collo, ne chiudeva i due capi in due pezzetti
di piombo, e messo il piombo fra i due bolli del torchio, dava una
stretta al torchio per cui il bambino faceva una strana contorsione,
pronunziando ad alta voce una lettera ed un numero; il giovane
rossiccio scriveva nel libro, ed eccoti il bambino, com'essi dicevano,
marchiato.