Io non vi racconterò tutto quello ch'io soffersi durante il viaggio,
e nella visita che s'ebbe al Ponte, che fu anche più rigorosa della
prima. Allo Sperone ci apparve il cane, il quale in sull'alba era
andato via col padrone. Io non so come si facesse quella povera
bestia a sapere che noi si partiva, nè a fuggirsene dal padrone per
raggiungerci. Ma mi rammento che quando io lo vidi, tutto ansante,
con la bocca aperta, con la lingua di fuori, venire verso noi come
per dimandar ragione alla strega del dove ella strascinava l'infelice
creatura ch'egli aveva preso a proteggere, io provai un sentimento di
gratitudine e di affezione così vivo e così doloroso a un tempo, che
anche ora mi torna nella fantasia come uno dei più strani fantasmi
della mia vita.
Entrati nella città, pervenimmo in fine alla casa della Nunziata, sotto
quella medesima immagine della Vergine di questo nome, dove la donna
aveva lasciato l'asino quando venne la prima volta per prendermi. Anche
ora fermò quivi l'asino, e smontatone, mi sciolse con più garbo del
solito, o che la certezza di non vedermi più ammollisse un poco l'animo
benchè salvatico, o che la trattenesse l'aspetto della gente ch'era
sulla via, e di certi vecchi custodi, che siedono sempre in cerchio
presso alla porta della Casa, e guardano, con ammirabile impassibilità,
il continuo ritorno della scena che leggerete.
Nella muraglia ch'è fra l'immagine e la porta, ha una buca d'un
mezzo braccio di diametro, io credo. A questa dalla parte di dentro
è aggiustata una di queste ruote di ferro che s'usano ne' conventi,
la quale cede leggermente a qualunque spinta le sia data di fuori,
ed agevolmente si gira. Dalla parte di fuori, sopra questa buca è una
lapida di marmo con questa scritta mezzo barbara:
O PADRE E MADRE CHE QUI NE GETTATE
ALLE VOSTRE LIMOSINE SIAMO RACCOMANDATE.
È legge antica di quell'ospizio che non possa essere rifiutato un
fanciullo, qualunque siesi l'età sua, purchè quella buca non sia
incapace al suo corpicciuolo. Questa legge, come voi intendete,
ha messo a repentaglio la vita di molti bambini. Ed allora messe
in pericolo la mia. Perchè la donna, pentitissima del fatto suo ed
avidissima di levarmisi dinanzi, girata con la sinistra mano la ruota
e con la destra tenendomi forte per la vita, mi cominciò a ficcare il
capo e poi le spalle dentro della buca e spingeva forte: ma quella non
era capace.
Quando il cane si fu accorto che mi perdeva per sempre, divenne
furioso. Si scagliò addosso alla donna, mordendola rabbiosamente e
cercando ogni via di strapparmele di mano. Ma più il cane mordeva, e
più la donna raddoppiava le spinte per cacciarmi dentro. Ecco tutta
la plebaglia ch'era in sulla via, gridare verso il cane che mordeva
la cristiana, ed assalirlo con una pioggia di sassi e di bastonate.
Io udii il cane lamentarsi miserabilmente, e parvemi che allora
allora rendesse lo spirito. La donna, liberata dal cane, mi diede
una terribile spinta, per la quale mi sentii stringere la gola e
stillare il cervello. La ruota si rivolse in un attimo, ed io mi trovai
agonizzante sulle ginocchia d'una religiosa.