Ma lui faceva gesti larghi di rifiuto e diceva: — _Mafisch!_

Si fermò ad una porticina dove era scritto: Trattoria. Esitò, ed infine

entrò. Entrai anch'io.

Era già mezzodì: la trattoria con tante tàvole strette, con tutte le

tovàglie vinose, era stipata di avventori: odori di pesce fritto, di

ragù, di gente in màniche di camìcia. Ma i camerieri èrano in frac

perchè quella città è l'Ostenda d'Itàlia.

Trovammo un po' di posto presso una tàvola dove sedèvano due preti.

Ci fùrono finalmente messi innanzi tovaglioli con impronte di altre

bocche, pane e vino; poi il cameriere recitò la lista delle vivande nel

più orrìbile gergone poliglotto: «maccheroni al graten, patate mascè,

entrecôts, guylasch», perchè oltre che di Ostenda, quella città sa un

po' di ungherese, d'estate.

— Presto, militare, perchè c'è molta gente da servire.

Venne portato non so quale cibreo, ed il militare mangiava lento e

svogliato in tristezza di cuore.

Nemmeno i due preti badàvano a lui, e la bandierina era invano affissa

su l'elmetto. Un frèmito, un singulto d'affetto per quella bandierina,

mi agitava.

I due preti mangiàvano tagliatelle col ragù. Ambedue avèvano aspetto

campagnuolo. L'un prete era poderoso, giòvane, nero. L'altro era un

flòrido uomo d'un colore biondìccio, e il sudore cadeva per suo conto,

dalle rotonde gote, sul collare. Con mossa automàtica del tovagliolo il

prete asciugava il sudore, e scacciava le mosche. Una questione, quasi

teologale, era intavolata fra i due.

— _Com' vala sta fazzenda_ — diceva con voce in falsetto il prete color

carota — _che se me_, che se io màngio tagliatelle sottili, sento un

umore, se màngio tagliatelle larghe, ne sento un altro?

Il prete nero sosteneva con voce profonda che ciò proveniva da Dio che

faceva entrare in funzione speciali nervi per gustare le tagliatelle

strette, ed altri nervi per gustare le tagliatelle larghe.

Ma il prete rosso in questa faccenda delle tagliatelle era d'opinione

che Dio non ci entrasse; ma piuttosto la cuoca ed il cuoco, il tagliere

e la coltella. Essi non si accordàvano nella metafìsica della questione,

ma si accordàrono nella parte sperimentale, perchè seguitàrono ad

ordinare diversi piatti di tagliatelle larghe, alternate con tagliatelle

strette.

Io stavo sempre meditando qualche ragionamento straordinàrio per

confortare il soldato, ma non osavo cominciare perchè avevo paura che

dalle labbra di lui uscisse qualche imprecazione contro quella

bandierina; come già, a Borgotaro, dalle labbra del vècchio lavoratore

contro la santa terra.

*

Il soldatino non c'era più.

Uscii dall'osteria, girai per le vie della città, oramai deserte

nell'ora della siesta. La città dove ero vissuto nell'adolescenza, dove

èrano le case degli avi, la casetta della mamma! Ma la città io non la

riconoscevo più: vecchi quartieri èrano scomparsi: vie nuove, case

nuove, in nuovo stile èrano sorte. Anche le persone non le riconoscevo

più. Stupii di me stesso: «se sotto questa terra non ci fòssero i miei

morti, io la guarderei con la stessa indifferenza delle terre iperbòree,

dove non sono mai stato.»

Poi mi colse un altro stupore: stupisco vedendo volti di persone che

èrano vive allora. Allora anch'io sono vivo, e anche di questa cosa ho

stupore. Ma come sono ben conservati! Come hanno fatto a conservarsi

così? Essi èrano maravigliosamente conservati. Io sono vivo, ma devo

èssere così mutato che essi non guàrdano nemmeno.

Ma allorchè discese il vèspero, dopo il lungo merìggio, una luminosità

cilestrina venne dal mare.

Riconobbi quella luce, ed essa riconobbe me; e ne stupii come di una

carezza dell'infànzia.

*

Trovai una stanza in un albergo e mi addormentai di un greve sonno.

Viaggio di un povero letterato · 第 41 / 53 题