CAPITOLO XXXII.

Le ultime infamie.

— Conviene che tutti qui si salvino senza frapporre indugio, perchè il

periglio stringe.

Questo aveva detto Paolo, sentendo ripetere da Antonina le minacciose

parole rivolte poco prima a lei da Nerone.

E la esortava, per salvare l’onore e la vita, d’uscire all’istante,

e recarsi pel momento in casa della Diaconessa Feba di Cencrea, e là

tenersi nascosta fino a sera. All’apparire delle prime stelle doveva

farsi trasportare in lettiga fino alla porta Collina[136] ove egli si

troverebbe per condurla in luogo più sicuro. Atte e due sole schiave

l’accompagnerebbero. Gli altri domestici si terrebbero nascosti in

Roma per evitare le persecuzioni del tiranno. Ad Atte che si mostrava

desolata di lasciare Menecrate, Paolo prometteva che non avrebbe

tardato a rivederlo.

Tra la via Salaria e la Nomentana, a quattro miglia da Roma, v’era

una casa campestre ed una modesta proprietà fondiaria, appartenente

a Faonte, antico liberto di Nerone. Uomo giusto, ed affezionato alla

famiglia dei Claudi, dopo la morte d’Ottavia e di Britannico aveva

lasciata la reggia ed erasi colà ritirato.

Benchè avesse negato d’abbracciare la nuova fede, era amico di Paolo,

di Luca e di molti cristiani, verso i quali si mostrava caritatevole,

non meno che coi pagani.

L’Apostolo affidava le fuggitive al buon vecchio e allo scrittore di

memoriali Epafrodito, che vedemmo uscire cogli altri convitati dalla

casa Aurea la sera che morì la bambina Claudia. Era uomo risoluto, e

forte, amico di Faonte, che in quel momento l’aveva ospite nella sua

casa di campagna.

— Ove il soldato di Cristo, — diceva loro, — dovesse incontrare la

morte, a voi due le raccomando.

E in preda a triste presentimento, riprendeva la via di Roma, ove

giunto a tarda ora della notte, veniva catturato dai soldati del

Tribuno.

Allorchè fu condotto incatenato davanti a Nerone, questi aveva saputo

poco prima da Aniceto che anche Atte s’era fatta cristiana, e la sete

di vendetta contro Paolo s’era doppiamente accresciuta.

Come lo vide, proruppe con violenza inaudita:

— Rinnegato giudeo, così obbedisti tu agli ordini di Cesare, che

t’imponeva di non far proseliti tra i pagani? In questa guisa

ricambiasti i beneficii miei?

— Non accusar d’ingratitudine i seguaci di Cristo. Essi rendono a

Cesare quel ch’è di Cesare, a Dio quello ch’è di Dio; pagano i loro

tributi, pregano dinanzi agli altari per te, o Cesare, per la gloria

dell’esercito, per la prosperità dell’Impero; e così nobilmente si

vendicano della persecuzione.

— Ipocriti, — interruppe Nerone, — che sotto questo manto di pietà

mendace nascondete il tradimento. Che parli tu di preghiere per me, per

la prosperità dell’Impero, per la gloria dell’esercito, mentre da voi

si profanano i nostri templi, e s’attenta al nostro culto, inducendo

all’apostasia e plebe e patrizii e persino persone a me congiunte. Nega

se puoi.

— Non nego.

— La diva Antonina che ho scelta a mia sposa e la citarista Atte, che

fu mia concubina, vennero da te convertite al cristianesimo.

— È vero.

— Sciagurato, osasti portare il mal seme delle tue dottrine fra le

donne amate da Cesare!

— _Oportet Christum regnare_[137], — rispose Paolo, — e per questa

santa massima combatteranno sempre e dovunque i suoi Apostoli.

— Ah tu hai l’audacia di provocarmi, e sfidi il furor mio. Ebbene, a

centinaia morranno i cristiani.

— Se tu riguardi come una colpa quello che è per noi l’adempimento d’un

dovere, scaglia i fulmini dell’ira tua sopra di me, ma i miei fratelli

risparmia.

— Se vuoi salvarli palesa ov’è Antonina.

— Non posso, perchè me lo vietano l’onore e la carità cristiana.

Nerone, bollente d’ira, gli si avvicinò con aria minacciosa,

intimandogli di parlare.

L’Apostolo rimase muto, impassibile, e l’altro ordinò ai soldati di

ricondurlo nel carcere Mamertino. E rivolto al prigioniero, aggiunse

col volto composto a scherno feroce:

— Adesso invita pure il tuo Dio a spezzar la scure che dovrà troncarti

il capo, a render docili le fiere che dilanieranno le carni dei tuoi

fratelli, e a salvarli dalla croce, egli che non riuscì a salvar sè

stesso. Vedremo se questo tuo Dio oserà mostrarsi per combattere contro

la mia potenza.

— Perchè l’oltraggi? — disse Paolo con tutta calma; — perchè aggiungi

la bestemmia all’ingiustizia? Perchè vuoi tu così ferocemente punirmi?

Cosa t’ho fatto? Ho cercato salvar l’anima della donna, che tu volevi

scegliere a sposa: ho voluto strapparla a quegl’idoli stessi, che

tu disprezzi; ho voluto infine farla credere nel vero Dio, e così

avvicinarla a lui e renderla eternamente felice.

— Sono imposture queste, da cui non mi lascio abbindolare. Forse alla

tua comunità giovavano le ricchezze di lei.

— Giovavano per certo, — rispose l’Apostolo, — ad aiutare la nostra

carità, che tutti soccorre gl’infelici, a qualunque religione essi

appartengano. Ma tu ne calunni, o Cesare, ascrivendo a cupidigia d’oro

la nostra santa missione. Giudichi noi alla stregua de’ tuoi prezzolati

sacerdoti.

— Tutti pari voi siete, o banditori di bugiarde dottrine, e tutti io

vi disprezzo egualmente. Ma bando ad inutili ciance. Ancora una volta,

dimmi dov’è Antonina.

— Sotto l’egida divina, — rispose Paolo, alzando il braccio verso il

cielo.

— Stolto! Io ti proverò cosa valga la protezione degli enti fantastici.

Tu non ti salverai dalla morte, ed Antonina sarà da me ritrovata,

e allora, o la costringerò a rinnegare la nuova fede per divenire

mia sposa, o colla forza giacerà nuda tra le mie braccia l’ostinata

cristiana. Quando avrò perduta la speranza d’ottenere l’intento, e a te

mostrare l’impotenza vergognosa del tuo Dio, ti farò morire in preda al

doloroso dubbio.

— Confido in Dio, e non temo. Attendo la mia sorte e nelle sue mani

raccomando il mio spirito. A te soltanto una preghiera rivolgo ancora:

risparmia i miei fratelli; essi sono innocenti.

— Non lo sperare. Tu hai riaccese le fiamme del mio furore, e non

si spegneranno che a vendetta compita. Non voleste Cesare pentito,

generoso e saggio, ed io torno per colpa vostra il tremendo Nerone.

— Non attribuire ad altri la colpa dell’indole tua. Al tuo ravvedimento

tu stesso non credevi. Eri in buona fede quando avevi paura. Allora non

disprezzavi gli enti fantastici, anzi chiedevi a loro soccorso. Poi ti

fingesti pentito per raggiungere i tuoi scopi, per trarre in inganno

una donna.

Nerone, furente nel vedersi così audacemente strappata la maschera,

coprì di vituperii l’Apostolo, imponendogli di ritrattare le

oltraggiose parole.

— Il giusto, — rispose Paolo, — non ritratta la verità, sopratutto

quando è presso a morire.

Le donne di Nerone · 第 46 / 54 题