CAPITOLO IV.

_Origine ed istituzione del Tribunale del S. C. di S. Chiara, ora detto

di Capuana._

Fra i molti fregi che adornarono la persona del Re Alfonso, il più

celebrato sopra ogni altro fu quello d'avere avuto in somma stima, non

meno gli uomini d'arme, che quelli di lettere e di consiglio. Egli

ammiratore della grandezza de' Romani, delle loro magnanime imprese

e della loro saviezza e prudenza non meno civile che militare, non

avea altro diletto che leggere le loro istorie; e la sua ordinaria

lezione era sopra _Livio_, di cui fu tanto adoratore che da Padova,

ove giaceano le sue ossa, proccurò da' Veneziani che in memoria di sì

grande Istorico gli dassero un osso del suo braccio, il qual fece con

gran religione trasferire in Napoli. Conferiva ciò che vi leggeva con

uomini dottissimi, che tenne sempre appresso di se, favorendogli con

molti segni di stima e di onore.

Essendo a' suoi dì caduta Costantinopoli sotto il giogo de' Turchi, ed

estinto l'Imperio greco, molti grand'uomini, che fiorirono in quella

città, per iscampare dalla loro barbarie, fuggirono in Italia dove

portarono le lettere e la greca erudizione. Si videro perciò fiorire

Gaza, Argiropilo, Fletone, Filelfo, Lascari, Poggio, Valla, Sipontino,

Campano, Bessarione e tanti altri[336]: tanto che alla caduta di

Costantinopoli si deve, essersi in Italia restituite l'erudizione

e le lettere più culte e tolta la barbarie. Alfonso nella sua Corte

n'accolse molti, in guisa che quella fioriva non meno d'eccellenti

professori Latini che Greci. Tenne presso di se il famoso Trapezunzio,

Crisolora, Lascari e dei Latini il celebre Lorenzo Valla, Bartolommeo

Facio, Antonio da Bologna detto il Panormita, Paris de Puteo e tanti

altri. Ebbe pur anche presso di se uomini di fina prudenza e consiglio,

e fra gli altri il famoso _Alfonso Borgia_ Vescovo di Valenza: questi

nato in Xativa nella diocesi di Valenza, coltivò nell'Università di

Lerida i suoi studj, dove avendo fatti mirabili progressi, prese il

Dottorato e ne divenne eccellente Cattedratico. Fu poi eletto Canonico

di quella città, e per la fama della sua dottrina entrato in somma

grazia del Re Alfonso, fu da costui creato suo intimo Consigliere e

Cappellano; non molto da poi fu eletto Vescovo di Valenza; e mentre

reggeva questa chiesa, avendo Alfonso intrapresa l'espedizione del

Regno di Napoli, lo condusse seco, della di cui opera, come si è detto,

molto giovossi, quando mandato in Roma, fu impiegato nel gravissimo

affare della pace col Pontefice Eugenio, la quale felicemente condusse

a fine.

Quando Alfonso, dopo tanti travagli si rese pacifico possessore

del Regno, e voltò i suoi pensieri a ristabilirlo, ad introdurvi

miglior forma di governo e a riordinare i nostri tribunali, il suo

principal Ministro e Consigliere era il Vescovo di Valenza: costui

nelle deliberazioni più gravi v'avea la maggior parte, ed il Re da'

suoi consigli pendea più che da qualunque altro. Diedero occasione

all'erezione di questo Tribunale del S. C. gli abusi, che si vedeano

introdotti in Napoli per cagion de' ricorsi, che dalle determinazioni

del Tribunale della Gran Corte della Vicaria si facevano al Re. Questo

Tribunale composto, come s'è detto, di quello della Gran Corte e

dell'altro del Vicario, era in Napoli e nel Regno il Tribunal supremo,

ed i suoi Giudici che lo componevano, erano i Magistrati ordinarj:

dalle determinazioni di quello non vi era appellazione, poichè sopra

di lui non si riconosceva altro Tribunale superiore ove potesse

ricorrersi per via d'appellazione. Non avea _la retrattazione_, che

ora appelliamo _reclamazione_, e la quale presso i Romani era solamente

del Prefetto Pretorio; onde per riparare alle gravezze non vi restava

che un rimedio, fuori dell'ordine de' giudizj ordinarj, e questo era

ricorrere al Re per via di preghiere e di memoriali. Il Re soleva

alle volte destinar certe persone, alle quali rimetteva i memoriali

ad esso portati, perchè gli riconoscessero, e fattogliene informo, di

sua autorità emendassero le gravezze; e queste persone erano chiamate

Giudici d'appellazioni della Gran Corte, ond'è, che prima dell'erezione

di questo Tribunale, nelle scritture di quei tempi spesso di questi

Giudici fassi memoria. Più frequentemente però i Re, senza legarsi

a certa persona, mandavano i memoriali ora ad uno ora ad un altro

Giureconsulto per sapere il lor parere, i quali da poi ch'aveano inteso

il lor consiglio e letto il voto, determinavano essi, e la decisione

usciva sotto il nome regio[337]. Questo costume portava degli abusi

e de' disordini; poichè sovente affari importantissimi erano risoluti

secondo il parere d'un solo. Crescevano ancora i ricorsi, venendo non

pur da' Tribunali della città di Napoli, ma ancora dalle province del

Regno; onde si vedea gran disordine, che senza una particolar ragunanza

di più savj, avessero da emendarsi le tante gravezze per voti di

particolari Giureconsulti.

In altra guisa praticavasi nel Regno di Valenza, dove vi era particolar

Consiglio assistente presso il Re, di cui egli era capo, dove i

ricorsi che da tutti i Tribunali ordinarj di quel Regno erano al

Re portati, s'esaminavano in quel Consiglio, da cui procedevano le

ammende e le retrattazioni. A somiglianza dunque del Consiglio di

Valenza, il Re Alfonso, guidando ogni cosa il Vescovo Borgia, pensò

stabilirne un consimile in Napoli, il quale si componesse di più

insigni Giureconsulti e di più gravi e savj uomini, che assistendo

presso la sua regal persona conoscessero sopra tali ricorsi, e volle

dichiararsene egli capo, siccome ne fu autore.

Il Cardinal di Luca[338] portò opinione, che il Vescovo Borgia, poi

Cardinale e Papa, formasse questo Consiglio non pure secondo l'idea di

quello di Valenza, ma anche essendo egli dimorato lungo tempo in Roma,

molti istituti e modelli prendesse dal Tribunale della Ruota romana,

che allora era in fiore e che alla formazione di questo Senato vi ebbe

parte, non meno il Consiglio di Valenza, che la Ruota di Roma; ed in

effetto, siccome questo Tribunale da quello di Valenza prese il nome

di _Consiglio_, così ancora il luogo ove si tenne, prese da Roma il

nome di _Ruota_; e siccome nella Ruota romana non v'è uso di libelli, o

come ora diciamo d'istanze, ch'è de' Magistrati ordinarj, ma di preci

o suppliche o memoriali, che si drizzano al Papa, il quale per mezzo

del Prefetto della Signatura di giustizia, le segna e commette; così

ancora in questo Tribunale non vi han luogo libelli, siccome negli

altri Tribunali inferiori della città e del Regno, ma le suppliche che

si drizzano al Re, il quale per mezzo del Presidente del Consiglio, le

segna e commette.

Fu adunque questo Tribunale del Consiglio eretto in Napoli

principalmente per li ricorsi, che al Re portavansi dalle

determinazioni della Gran Corte della Vicaria e delle altre Corti

inferiori, non meno della città che delle province del Regno. Fu detto

perciò il Tribunale delle appellazioni; poichè costituito supremo a

tutti gli altri, poteva in conseguenza da questi a lui appellarsi.

Questo Tribunale riconoscendo per suo capo il Re istesso, e le sue

membra essendo di persone per nobiltà e dottrina illustri, venne ad

acquistare le maggiori prerogative e preminenze sopra tutti gli altri.

Quindi, come s'è detto, non cominciano in esso le cause per via di

libelli, ma di suppliche che bisogna indirizzare al Re, le quali

poi segnate e commesse acquistano forza di libelli. Quindi nasce,

che dalle sue determinazioni non si dà appellazione, ma solamente

_retrattazione_, ovvero come chiamiamo _reclamazione_, a somiglianza

del Prefetto Pretorio. Quindi acquistò il nome di _Sacro_ per la

sacrata persona del Re, che se ne dichiarò capo, e per esser suo

proprio e particolar Consiglio presso la sua regal persona assistente:

onde avvenne, che per consimil cagione all'Audienza d'Otranto si diè

anche il nome di _Sacra_ Audienza, perchè un tempo presedè a quella

il Re Alfonso II d'Aragona[339]; e perocchè questa provincia fu poi

divisa in due, cioè d'Otranto e di Bari, quindi anche quella di Bari

si disse _Sacra_[340]. Quindi le sentenze si promulgano sotto il nome

del Re, e si veggono ancora molte sentenze sottoscritte dall'istesso Re

Alfonso; onde se accade in quelle nominarsi il Vicerè e alta persona

illustre, non altro titolo se gli dà, se non quello con cui dal Re

vien chiamata[341]. Quindi in questo sacro Auditorio non è permesso,

nè tampoco a' Nobili entrare cinti di spada o d'altre arme, nemmeno

a coloro, che possono portarle sin dentro il gabinetto del Re. Quindi

egli solo tien la campana, e conosce delle cause di tutti i Tribunali

della città e del Regno; le sue sentenze s'eseguono _manu forti et

armata_; e vien adornato di tante altre prerogative e preminenze, di

cui il _Tassoni_[342] ed il _Toppi_[343] ne tesserono lunghi cataloghi:

e a' dì nostri il Dottor _Romano_[344] ne compose un ben grosso volume.

Ma infra l'altre sue prerogative, la maggior fu quella di conoscere per

via d'appellazione delle cause di tutti i Tribunali della città e del

Regno, ed in questi principj a quello s'appellava, anche de' decreti

interposti dalla Regia Camera della Summaria, siccome testificano

Marino Freccia[345], e Giovan Battista Bolvito in un breve discorso

latino, che compose sopra questo Tribunale, che M. S. si conservava

nella Biblioteca de' SS. Appostoli di questa città, il qual fu dal

Summonte trascritto nella sua Istoria[346]; ed apparisce ancora da una

lettera[347] del Re Alfonso rapportata dal Toppi, il quale Autore fa

vedere ancora, che qualora nel Tribunale della Summaria dovea decidersi

qualche articolo di ragione, s'avea ricorso al Consiglio di S. Chiara,

che vi giudicava per via d'appellazione[348].

Ma ciò, che deve riputarsi degno d'ammirazione, si è il vedere,

che questo inclito Re pose in tanta eminenza questo Tribunale, che

ordinò, che anche le cause degli altri suoi numerosi Regni e province,

potessero riportarsi a quello per via d'appellazione. Ecco ciò,

ch'egli dice in una sua regal carta de' 13 agosto del 1440 rapportata

dal Toppi[349], parlando di questo Consiglio e de' suoi Ministri:

_Quibus decrevimus omnes causas Regnorum nostrorum Occiduorum et

Regni nostri Siciliae ultra Pharum, esse remittendas_. E siccome si è

veduto, possedeva questo gran Re in quel tempo i Regni d'Aragona, di

Valenza, di Majorica e di Sardegna, possedeva la Corsica, il Contado di

Barzellona, e 'l Rossiglione e la Sicilia di là dal Faro; e finch'egli

visse, avendo fermata la sua sede regia in Napoli, insino da sì remote

parti si portavano per via d'appellazione le cause in questo Consiglio;

e ci restano ancora i vestigj di molti processi, donde appare questo

Tribunale essere stato in quel tempo Giudice d'appellazione di tutti

que' Regni e Signorie. Donde si convince quanto sia vano il credere,

che questo Regno sin da' tempi d'Alfonso fossesi reso dipendente dalla

Corona d'Aragona. Si perdè poi questa prerogativa, quando succeduto

Ferdinando figliuolo d'Alfonso nel solo Regno di Napoli, non ebbe più

che impacciarsi negli altri Regni di Spagna, ne' quali succedè Giovanni

d'Aragona fratello d'Alfonso.

Teniamo l'origine, il nome e l'occasione per cui fu questo Tribunale

istituito; teniamo ancora il tempo e l'Autore; ma intorno a

quest'ultimo, pare, che la prammatica 2 collocata sotto il titolo de

_Ufficio S. R. C._ ce ne metta in dubbio. Il Surgente[350] su tal

appoggio credette, che non già _Alfonso_ ne fosse stato l'autore,

ma _Ferdinando I_ suo figliuolo: ma questa prammatica o è apocrifa o

scorretta; ripugnando ciò alla testimonianza degli Autori contemporanei

e ai pubblici documenti.

Michiel Riccio[351] celebre Giureconsulto ed Istorico, Autor prossimo

ad Alfonso, che fiorì nel Regno di Ferdinando I, e fu Presidente e

Viceprotonotario di quest'istesso Tribunale, lo testifica nella sua

grave e dotta Istoria, che compose de' Re di Napoli e di Sicilia;

ecco le sue parole: _Alphonsus, etc. reddendi juris adeo studiosus,

ut Consilium constituerit, quod omnes appellarent ex toto suo Regno;

cui praefecit Episcopum Valentiae (qui postea Nicolao V successit,

et Calistus est appellatus) cum prius ad Vicariae Tribunal, aliosque

minores Regni Judices confugere cogerentur, et inde jus petere._

Il nostro famoso Matteo d'Afflitto[352] che fiorì nei medesimi tempi,

e che sotto l'istesso Ferdinando fu Consigliere di questo Consiglio

pur dice: _Sic fuit sententiatum in Sac. Consilio tempore immortalis

memoriae Regis Alfonsi I de Aragonia, tempore quo praesidebat Episcopus

Valentiae, qui postea fuit Papa Calistus III_. Marino Freccia[353]

colle stesse parole di Michiel Riccio rapporta il medesimo: e

così tennero i più appurati Scrittori delle nostre memorie, il

Summonte[354], il Chioccarello[355], il Reggente Tappia[356], il

Tassone[357] e tutti gli altri insino al Toppi[358], che fu l'ultimo,

che scrisse dell'istituzione di questo Tribunale.

I diplomi d'_Alfonso I_ inseriti nelle loro opere da questi Autori,

ne' quali questo Re fa menzione di questo Tribunale da lui instituito,

convincono il medesimo: il Chioccarello[359] ne rapporta tre, due in

novembre e dicembre dell'anno 1449, l'altro in febbrajo del 1450; il

Summonte[360] due altri, uno de' 23 novembre del 1450, l'altro de' 2

agosto dell'anno 1454, e molti altri possono vedersi presso Toppi ne'

luoghi allegati.

La prammatica, che s'attribuisce a Ferdinando I, Toppi[361] credette

che fosse apogrifa e supposta; poichè in niuno degli antichi volumi

impressi delle Prammatiche si vede, e sol si legge senza giorno ed

anno nell'ultime edizioni; testificando in oltre quest'Autore, che

per esatta diligenza ch'egli avesse fatta in Cancellaria, ove sono

notate tutte le prammatiche del Regno, non la ritrovò mai. Comunque

ciò sia, egli è più tosto da credere, che questa prammatica per

errore de' compilatori o degl'impressori, in vece di portar in fronte

il nome d'_Alfonso_, se gli fosse dato quello di _Ferdinando_. E

veramente chiunque considera le parole di quella, non possono a patto

veruno convenire a Ferdinando, ma sì bene tutte acconciamente si

adattano ad Alfonso. Questo Re poteva nominare i Re d'Aragona suoi

predecessori, non già Ferdinando, il quale non fu mai Re d'Aragona,

nè succedè ne' Regni paterni di Spagna, ma solo nel Regno di Napoli

per ragion d'investitura, della legittimazione fattagli dal padre

e per l'acclamazione de' Napoletani. Molto meno possono a lui

convenire quelle parole: _Igitur cum Neapolis Siciliae Regnum, jure

quodam legitimo, et haereditario nobis debitum nostrae nuper ditioni

restitutum sit, idque non armis tantum nostris, quantum immortalis

Dei beneficio, etc._ Ciò che s'avvera d'Alfonso, che più per le arme,

che per lo titolo d'adozione se ne rese padrone. Ferdinando ebbe a

guerreggiare co' suoi Baroni più tosto che con nemici stranieri, e

mal si godette il Regno acquistato colle armi e sudori di suo padre.

Non è dunque da dubitare, che Alfonso fosse stato l'Autore di sì

illustre Tribunale, e che tutta la sua disposizione e forma si debba

al Vescovo di Valenza, a cui meritamente Alfonso ne diede la cura e

sopraintendenza.

§. I. _Del luogo ove fu questo Tribunale eretto; della dignità e

condizione delle persone, che lo componevano, e del lor numero; e come

fosse cresciuto tanto, che in conseguenza portò la multiplicazion delle

quattro Ruote, delle quali oggi è composto._

Essendo già per lungo tempo Napoli stabilita Sede Regia, e costituita

metropoli e capo di tutto il Regno, non in altra città che in quella

dovea collocarsi un Tribunal sì supremo, ove doveano riportarsi tutte

le cause del Regno, e del qual il Re istesso se n'era dichiarato capo,

e che fosse suo Consiglio Collaterale. Quindi Alfonso nella riferita

prammatica[362] disse: _Sacrum eodem in Regno, supremumque Consilium

ordinavimus, cui sedem, locumque in Urbe Neapolitana, et Regni Urbium

omnium suprema, ac Metropoli constituimus._ Le contrade della città,

nelle quali questo Tribunale fu retto non furon sempre le medesime, ma

si variarono secondo la condizione de' tempi e de' Presidenti, che lo

ressero. Sovente Alfonso lo tenne nell'ospizio di Santa Maria coronata,

chiesa regia, ove i Re suoi predecessori con solenne pompa solevansi

coronare. Alcuna volta nel castel Capuano, e più frequentemente nel

Castel Nuovo, e vi sono lettere del 1449 del Re Alfonso riferite

dal Toppi[363], nelle quali si prescrive, che si dovesse congregare

nel Castel Nuovo, essendo egli in Napoli: ed in sua assenza nelle

case del suo Vicecancelliere, ovvero in altro decente luogo a suo

arbitrio. Spessissime volte si ragunava nelle case de' Presidenti di

quello: così leggiamo, che nel 1457 fu retto nelle case del Patriarca

d'Alessandria Vescovo di Urgello, che n'era Presidente, poste nella

regione di Porto. Altre volte nel Palazzo Arcivescovile, siccome fu

in tempo d'Oliviero Caraffa Arcivescovo di Napoli, e poi Cardinale

che fu parimente Presidente di questo Tribunale: nel 1468 sendone

Presidente D. Giovanni d'Aragona figliuolo di Ferdinando I, perchè

questi teneva il suo palazzo nel Monastero di Monte Vergine, di cui

n'era Abate Commendatario, si vide questo Tribunale anche nella di lui

casa essere stato retto. Matteo d'Afflitto[364] ci testifica ancora,

che ai suoi tempi questo Tribunale soleva anche reggersi nel convento

di S. Domenico Maggiore di questa città. E così trasportato in varj

luoghi, che piacque al Toppi troppo sottilmente ricercare, finalmente

nel 1474 fu trasferito nel monastero di Santa Chiara, ove sino all'anno

1499 fu tenuto. Ma da poi il Cardinal Luigi d'Aragona Luogotenente del

Regno lo volle nel suo palazzo; fin che nell'anno 1501 restituito di

nuovo in Santa Chiara, quivi lungamente durò insino all'anno 1540. Per

questa lunga dimora fatta quivi acquistò il nome di _Consiglio di S.

Chiara_, che lungo tempo ritenne. Finalmente nel suddetto anno 1540

trasferito da D. Pietro di Toledo con tutti gli altri Tribunali nel

Castel capuano, lungamente quivi durando, ed ove ancor oggi s'ammira,

acquistò presso noi il nome di Capuana.

Diede Alfonso a questo Gran Consiglio un Presidente[365], al quale

diede la soprantendenza del Tribunale. L'adornò, tanto egli, quanto

i suoi successori Re aragonesi, di molte prerogative, delle quali il

Tassoni[366] ed il Toppi[367] ne fecero lunghi cataloghi. Trascelse

sempre a tal carica uomini insigni non meno per dottrina, che per

gravità di costumi, per chiarezza di sangue e d'eminenti posti adorni.

Vi furono de' Vescovi ed Arcivescovi ed altri insigni Prelati della

Chiesa. Il primo fu il famoso Alfonso Borgia Vescovo di Valenza, che

lo resse insino al 1444, nel qual anno fu creato Cardinale, e poi

nel 1455 Papa, chiamato Calisto III. In suo luogo fu rifatto Gaspare

di Diano Arcivescovo di Napoli, Giureconsulto di quei tempi, prima

Vescovo di Tiano, indi Arcivescovo di Consa, e finalmente nel 1437

di Napoli. Fu costui da Alfonso creato Presidente nel 1446, e durò il

suo Presidentato fin che morì nell'anno 1450[368]. A costui succedette

Arnaldo di Roggiero Patriarca d'Alessandria e Vescovo di Urgell. Fuvvi

ancora creato da Ferdinando I nel 1465 il famoso Oliviero Caraffa

Arcivescovo di Napoli, il quale ancorchè da Paolo II fosse stato nel

1467 creato Cardinale, non lasciò la presidenza di questo Tribunale,

finchè, chiamato dal Papa, non gli convenne andare in Roma[369]. Ad

Oliviero succedette Don Giovanni d'Aragona figliuolo di Ferdinando

I Arcivescovo di Taranto, Commendatario perpetuo de' monasteri di M.

Cassino, della Cava e di Monte Vergine, e poi Cardinale ed Arcivescovo

di Salerno. Fuvvi ancora nel 1499 Don Lodovico di Aragona nipote del Re

Ferdinando I Vescovo d'Aversa e poi Cardinale.

Ma ciò, che ridonda in maggior splendore di questo Tribunale, è il

vedersi essere stati eletti Presidenti di quello i propri figliuoli de'

Re ed i primi Baroni del Regno.

Il Duca di Calabria Primogenito del Re Alfonso fu Presidente del S.

C. col titolo di Luogotenente generale del Re suo padre nell'anno

1454, siccome vi furon Giovanni d'Aragona figliuolo di Ferdinando I

poi Cardinale, Lodovico d'Aragona suo nipote già detti, e Ferdinando

d'Aragona figlio di Ferdinando, fratello del Re Federico. De' primi

Baroni vi fu nel 1550 Onorato Gaetano Conte di Fondi e Ferdinando

d'Aragona nel 1479 figliuolo naturale di Ferdinando I Conte di

Nicastro: oltre tanti altri di chiarissima stirpe nati.

Furonvi ancora eletti i migliori Giureconsulti e letterati di que'

tempi, che o colle opere o colla gravità de' costumi, o colla prudenza

civile se l'aveano meritato. Michiel Riccio famoso Giureconsulto ed

Istorico, Giovan Antonio Caraffa gran Dottore di que' tempi, cotanto

celebrato da Matteo d'Afflitto; Luca Tozzoli, di cui presso lo stesso

Autore fassi sovente onorata memoria; il famoso Antonio d'Alessandro,

Andrea Mariconda, Antonio di Gennaro, Francesco Loffredo, Giacomo

Severino, Tommaso Salernitano, Gio: Andrea di Curte, Antonio Orefice,

Gio: Antonio Lanario, il cotanto rinomato Vincenzo de Franchis,

Camillo de Curte, Marc'Antonio de Ponte, Pietro Giordano Ursino, Andrea

Marchese, Francesco Merlino, ed altri, de' quali il Summonte[370], e

poi più accuratamente il Toppi[371] fecero distinto e minuto catalogo.

Oltre il Presidente, tenevano il secondo luogo in questo Consiglio due

gran Baroni del Regno, che da Alfonso furono aggiunti a' Consiglieri

Dottori per _Assistenti_ a questo Tribunale; poichè sovente in quello

non pur dovea trattarsi di cose appartenenti alla Giustizia, ma di cose

di Governo e di Stato. Questi erano per lo più eletti dell'Ordine di

Baroni, non eran Giureconsulti, ma militari, de' quali il maggior soldo

era di ducati mille l'anno, quando agli altri Consiglieri Togati non

era più, che di cinquecento. Eran chiamati Consiglieri _Assistenti_; e

finchè durò il Regno degli Aragonesi, il S. C. si vide anche adorno di

questa prerogativa, e ne' suoi Consiglieri vide il pregio della nobiltà

migliore.

Furonvi ne' tempi d'Alfonso per Consiglieri _Assistenti_, oltre

Onorato Gaetano Conte di Fondi, che ora come Gran Protonotario,

ora come Presidente, ed ora come Consigliere _Assistente_ illustrò

questo Tribunale; il famoso Petricone Caracciolo Conte di Burgenza;

Niccolò Cantelmo Conte d'Alvito e di Popoli e poi Duca di Sora; Marino

Caracciolo Conte di Sant'Angelo, e Giorgio d'Alemagna Conte di Pulcino,

li quali furon creati Consiglieri _Assistenti_ da Alfonso nell'anno

1450.

Nel 1458 a' 23 gennaio leggiamo ancora Francesco del Balzo Orsino

Duca d'Andria, figliuol del Principe di Taranto, essere stato creato

da Alfonso Consigliere _Assistente_[372], e nel medesimo anno a' 5

novembre fu da Ferdinando I fatto Consigliere Innico d'Avalos. Orso

Ursino de' Conti di Nola fu parimente da Ferdinando nel 1473 fatto

Consigliere Assistente[373], e per ultimo Pietro Bernardino Gaetano

Conte di Morcone figliuolo del Conte di Fondi nel 1485 dei quali

lungamente ragiona Toppi nel suo secondo volume dell'Origine de'

Tribunali.

Tra le persone, che componevano questo gran Tribunale, vi era ancora

il Viceprotonotario. Questo è un punto d'Istoria molto intrigato e

tanto difficile, che il Toppi[374] non se ne seppe sviluppare. Il Re

Alfonso nell'erezione di questo Tribunale e nella scelta che fece de'

Consiglieri, che dovean comporlo, si protestò sempre, che egli per

questo nuovo Consiglio non intendeva recare alcun pregiudicio alle

preminenze del Gran Protonotario del Regno: ecco come egli dice in

un diploma rapportato dal Chioccarelli[375] e dal Toppi[376] spedito

a' 20 novembre dell'anno 1449. _Postquam reformationi nostri Sacri

Consilii debito libramine moderavimus, in quo salva praeminentia

officii Logothetae, et Prothonotarii Regni huius, et praesidentiae

Rev. in Christo P. Gasparis Archiepiscopi Neapolitani ejusdem S. C.

Praesidentis, nonnullos famosissimos U. J. D. fideles nostros elegimus,

et deputavimus, ec._ Ed altrove in un altro diploma[377] de' 12 agosto

del medesimo anno: _Salva tamen in omnibus, et per omnia praerogativa,

et praeminentia Officii Logothetae, et Protonotarii hujus citra Farum

Siciliae Regni, vel Reverendo Archiepiscopo Neapolitano, cum in Curia

praesentes fuerint._ Il Toppi pien di maraviglia dice, che cosa avea

che fare in questo nuovo Consiglio il Gran Protonotario, ovvero il

suo Luogotenente, e che vi era di comune fra di loro? ma gli nacque

tal maraviglia, perchè il Toppi riguardava questo ufficio secondo

l'aspetto, che teneva ne' tempi, ne' quali scrisse e che ancor oggi

ritiene, non già ne' tempi d'Alfonso e degli altri Re aragonesi suoi

successori. Presentemente il Gran Protonotario è un nome vano e senza

funzione: ed al suo Viceprotonotario, che nè meno è creato da lui,

ma a dirittura dal Re, delle tante prerogative che teneva, non gli è

rimaso altro, come fu detto altrove, che la potestà di crear i Notari

ed i Giudici a' contratti, chiamati dal dritto de' Romani, Giudici

cartularj: di visitare i loro protocolli, ed invigilare a tutto ciò,

che appartiene al loro ufficio: aver la cognizione delle loro cause,

così civili come criminali: e legittimare i figliuoli naturali, secondo

che per le nostre novelle prammatiche fu stabilito[378].

Ma nel Regno de' Normanni, de' Svevi, Angioini ed Aragonesi, l'Ufficio

e potestà del Gran Protonotario era pur troppo ampia: la principal sua

cura era non già della creazione de' Notai e Giudici, ma, come altrove

si disse, di ricevere i memoriali e le suppliche che si davano al Re:

per le sue mani passavano tutti i Diplomi, ed egli gl'istromentava:

tutte le nuove leggi, Costituzioni, editti e prammatiche, che si

stabilivano, eran da lui formate ed istromentate: ciocchè il Principe,

o nel suo Concistoro o in ogni altro suo Consiglio sentenziava o

statuiva, egli riduceva in forma o di sentenza, o di diploma, o di

privilegio: ed in mano del famoso Bartolommeo di Capua si vide quanto

quest'Ufficio fosse ampio ed eminente.

Per questa cagione avvenne, che avendo Alfonso istituito questo nuovo

Tribunale, ove di molte cose dovea trattarsi, che toccavano l'Ufficio

del Gran Protonotario, come di riceversi le preci, ch'erano drizzate

al Re, d'istromentar le sentenze, che da sì alto Pretorio uscivano,

e di molti affari al suo ufficio appartenenti; ancorchè Alfonso

avesse conceduta al Presidente ugual potestà di poter egli da se solo

spedirgli, nulladimanco non volle, che perciò si pregiudicassero

le preminenze del Gran Protonotario o suo Luogotenente, quando

interveniva nel Consiglio: talchè trovandosi in quello presente il Gran

Protonotario ovvero il Luogotenente, non loro s'impediva che far non

potessero tutto ciò ch'era della loro potestà ed incumbenza. Quindi

è che sovente negli antichi diplomi leggiamo Onorato Gaetano Conte

di Fondi aver preseduto a questo Tribunale, come Gran Protonotario,

o come Presidente di quello, e sovente ancora esservi intervenuto

come Consigliere _Assistente_. Quindi eziandio leggiamo, che nel

proferirsi delle sentenze v'eran presenti insieme co' Consiglieri il

Gran Protonotario o suo Luogotenente. Così, secondo la testimonianza

che ce ne dà l'istesso Toppi[379], in una sentenza del S. C. proferita

a' 29 gennaio del 1452 v'intervennero Onorato Gaetano Conte di Fondi

Gran Protonotario del Regno e Giorgio d'Alemagna Conte di Pulcino

Consigliere _Assistente_; anzi l'istesso Conte di Fondi, come Gran

Protonotario, non già come Presidente, che non lo era allora, nel 1474

commise una causa a Lucca Tozzoli suo Viceprotonotario. Parimente nel

1485 il Conte di Morcone Gran Protonotario col suo Viceprotonotario e

Consiglieri intervenne nelle sentenze profferite in questo Tribunale

nel dì 20 settembre del medesimo anno.

Da questo costume nacque ancora, che quando il promosso all'Ufficio di

Gran Protonotario dovea prendere il possesso della sua carica, poichè

i Gran Protonotari nel S. C. facevano le loro maggiori e più solenni

funzioni, in questo Tribunale pigliavano il possesso con intervenire

nelle sentenze, che dal medesimo si profferivano: e questo era l'atto

del loro possesso. Così leggiamo, che Don Ferdinando di Toledo essendo

stato creato Gran Protonotario dall'Imperador Carlo V, ne prese

il possesso a' 22 maggio del 1537 nel S. C., ed in quella giornata

intervenne a tutte le sentenze, che profferì il Tribunale; ed Antonio

di Gennaro, che si trovava allora Presidente del Consiglio fece una

molto dotta ed elegante orazione in sua commendazione[380]. Parimente

Don Ferdinando Spinelli Duca di Castrovillari e Conte di Cariati,

quando dall'Imperador Carlo V fu fatto Gran Protonotario nell'ultimo di

Giugno del 1526, come rapporta il Passero[381], ovvero a' 26 aprile,

come dice il Rosso[382], ne prese il possesso nel S. C. ed intervenne

insieme col Presidente e tutti gli altri Consiglieri in tutte le

sentenze, che si profferirono quella giornata.

Quindi nacque ancora il costume che ora abbiamo, e che fu introdotto

fin da' tempi de' nostri Avoli, che nella persona del Presidente del

S. C. siasi ora indissolubilmente unito il posto di Viceprotonotario;

poichè i Gran Protonotari, personaggi d'alta gerarchia, non volendo

più intervenire di persona a risedere nel S. C. come ad altri

affari implicati, e che cominciavan a sdegnarlo, mandavano i loro

Viceprotonotari al Tribunale, i quali così bene che il Presidente

adempivano le sue veci, tanto che il Consigliere Matteo d'Afflitto[383]

in più sue decisioni ci assicura, che il famoso Antonio d'Alessandro,

ancorchè allora non fosse Presidente, come Viceprotonotario interveniva

nel Consiglio, ed insieme con gli altri Consiglieri votava nelle

cause, e reggeva il Tribunale. Michiel Riccio non ancor Presidente,

come Viceprotonotario commise varie cause a' Regj Consiglieri[384]. Di

Luca Tozzoli pur si legge il medesimo, e così di molti altri. Quindi

avvenne, che potendosi da un solo ciò adempire, essendo nel S. C. pari

d'autorità, l'ufficio di Viceprotonotario venga ora sempre unito nella

persona del Presidente.

Egli è però ancor vero, che prima non era così, poichè portando il

posto di Viceprotonotario la creazion de' Notari e Giudici, funzione

totalmente distinta ed independente dal S. C. e per conseguenza

grandissimi emolumenti, alcuni, ancorchè non Presidenti, se lo

proccuravan per essi, e molti Reggenti l'ottennero. Così il Reggente

di Cancellaria Girolamo Colle ottenne, non essendo Presidente, nel 1540

questo ufficio, che l'esercitò fin che nel 1549, creato Vicecancelliere

in Ispagna, ivi si portasse[385]. E vacato in cotal guisa questo posto,

fu poi provveduto nella persona di Girolamo Severino, che allora

era Presidente. Ma avendo questi per la sua vecchiaia e continue

indisposizioni deposta la carica di Presidente, si ritenne quella

di Viceprotonotario, come più utile e men faticosa, la quale ritenne

finchè visse nel 1558, dopo la di cui morte fu provveduta in persona

d'Alfonso Santillano allora Presidente, che la ritenne finchè morì nel

1567.

Ma morto Santillano, il Duca d'Alcalà allora Vicerè la provide _per

interim_ al Reggente Villano; ed essendo stato rifatto Presidente del

S. C. in luogo del Santillano Tommaso Salernitano, questi vedendo che

l'Ufficio di Viceprotonotario era esercitato dal Reggente Villano,

mandò in Ispagna al Re sue allegazioni, colle quali studiossi fondare,

ch'essendo il Viceprotonotariato ufficio unito e congiunto a quello

di Presidente, non dovesse da quello separarsi, e nella sola persona

del Presidente dovesse sempre unirsi. Mentre egli aspettava dal Re la

determinazione, venne a morte il Reggente Villano, ed egli ottenne

il posto; ma poi da Presidente essendo stato creato Reggente della

Cancellaria, si ritenne il Viceprotonotariato, lasciando Gio. Andrea de

Curte, che gli succedette nel Presidentato l'anno 1570 senza quello. Il

Presidente de Curte ebbe ricorso in Ispagna valendosi dell'allegazioni

istesse formate dal Salernitano suo competitore; e dal Re ottenne la

riunione, avendo l'allegazioni suddette al Consiglio di Spagna fatta

gran forza, sicchè reputò doversi questi due ufficj unire; ond'è, che

fin da quel tempo insino ad ora si siano veduti sempre congiunti in una

medesima persona. Egli è vero, che il Re nel regal diploma gli concede

ambedue al provisto, non bastando, che se gli spedisca il privilegio

di Presidente per potersi dire, che vada in quello inchiuso anche il

Viceprotonotariato. Sono due ufficj che s'uniscon sì bene insieme in

una persona, ma fra di loro sono distinti, avendo diversa natura e

varia funzione, almeno per quel che riguarda la creazione dei Notai e

Giudici: ond'è, che negli ultimi nostri tempi, essendosi dalla nuova

Cancellaria dal Re spedito privilegio di Presidente al Reggente Aguir,

senza in quello nominarsi l'ufficio di Viceprotonotario, fu d'uopo al

medesimo ricorrere di nuovo al Re, che glie lo concedette.

Abbiamo adunque In questo nuovo Tribunale il _Presidente_,

due _Consiglieri militari Assistenti_, e sovente ancora il

_Viceprotonotario_: sieguono ora i _Consiglieri Dottori_, che per

la maggior parte lo componevano, dei quali il numero era maggiore.

Si trascelsero sempre per Consiglieri di questo Senato i migliori

Giureconsulti, che fiorissero in ogni età. Alfonso, Ferdinando suo

figliuolo e tutti gli altri Re loro successori in questa elezione vi

usavan ogni scrutinio e diligenza. Vollero che fossero i più dotti

Giureconsulti: _Viri juris insignibus decorati, docti, graves, severi,

insontes, mites, justi, faciles, lenique, qui in judicibus exercendis,

non precibus, non pretio, non amicitia, non odio, neque denique ulla

re corrumpantur_, come sono le parole d'Alfonso[386]. Quindi è, che

fin dal tempo della sua istituzione leggiamo, che vi sedettero uomini

dottissimi e savissimi, un Michiel Riccio, un Francesco Antonio

Guindazzo, un Nicol'Antonio de' Monti, un Paris de Puteo, un Antonio

d'Alessandro, un Gio. Antonio Caraffa, un Matteo d'Afflitto, un Giacomo

d'Ajello, un Antonio Capece, un Loffredo, un Salernitano, un Tappia,

un Gamboa, un Miroballo e tanti altri, dei quali presso Toppi[387]

si legge numeroso catalogo, e de' quali, secondo che ci ritornerà

l'occasione, faremo ne' tempi che fiorirono, onorata memoria.

In questi principj, sino al Regno degli Austriaci, non eran perpetui,

ma ad arbitrio del Re[388], il quale fidando nella loro dottrina,

integrità e prudenza civile nel medesimo tempo ch'eran Consiglieri, gli

creava Presidenti di Camera, adempiendo con molta esattezza ambedue

le loro cariche. Severino di Diano, Pietro Marco Gizzio, Bartolommeo

di Verico, Andrea e Diomede Mariconda e moltissimi altri, siccome

osservò Toppi,[389] nell'istesso tempo ch'erano Consiglieri, furon

creati Presidenti di Camera, ed esercitavano amendue queste cariche.

Ciò che non deve parere impossibile, poichè in questi tempi solamente

tre dì della settimana, cioè il martedì, giovedì e sabbato si reggeva

Consiglio[390].

Sovente i pubblici Cattedratici eran creati Consiglieri; ma non perciò

lasciavano le loro Cattedre, ed i loro talenti gl'impiegavano non meno

nell'Università degli Studj, che nel Senato. Tale fu il Consigliere

Matteo d'Afflitto, tale Camerario e moltissimi altri, che possono

vedersi presso Toppi[391].

Intorno al lor numero, fu fin dal suo nascimento sempre vario ed

incerto, da poi si stabilì certo e determinato. Alfonso I quando

istituì questo Tribunale, oltre del Presidente, scelse nove Dottori

per Consiglieri[392]. Poi nell'anno 1449 riformandolo in miglior

forma, istituì due Titolati per Consiglieri _Assistenti_, e riformò

il numero de' Dottori; ordinando che non fossero più che sei. Poco da

poi, rivocando tal proibizione, v'aggiunse il settimo. Ma in decorso

di tempo, nel 1483 ed 84 il lor numero era di diece e sovente arrivò a

dodici. S'univan tutti in una Sala; onde è, che spesso nelle decisioni

del Consigliere Afflitto, leggiamo essersi talora qualche causa

concordemente decisa per _totum Sacrum Consilium_.

Carlo V fu il primo che con suo diploma, spedito in Bologna, sotto

li 26 febbrajo dell'anno 1533, ordinò, che si dividesse in due Ruote,

in ciascheduna delle quali, oltre il Presidente, dovessero assistere

quattro Dottori Consiglieri, determinando in cotal guisa il lor numero

ottonario[393]: ciò che nel castel di Capuana fu eseguito dal suo

Vicerè D. Pietro Toledo. Ma crescendo tuttavia il numero delle cause,

fu dal medesimo a preghiere della città e Regno conceduto a' 2 marzo

del 1536, che vi s'aggiungessero due altri Consiglieri, da dovere

assistere cinque per ciascheduna Ruota. Ne furon poi aggiunti due

altri, i quali dovessero assistere a' Giudici criminali della Vicaria,

mutandosi a vicenda in ogni biennio, con rimaner sempre nelle due Ruote

del Consiglio cinque per ciascheduna[394].

Da chi da poi fosse stato accresciuto il lor numero, ed aggiunta

la terza Ruota, niente può recarsi di certo. È verisimile, che ciò

accadesse nel Regno di Filippo II, giacchè egli in sue regali carte,

spedite a Madrid li 24 decembre del 1569, fa menzione di questa terza

Ruota[395].

Ma chi avesse aggiunta la quarta, è troppo chiaro che fu il Re Filippo

II, il quale alle preghiere fattegli ne' Parlamenti dell'anno 1589

e 1591 dalla città, per lo maggior disbrigo delle cause, con sue

regali lettere spedite a' dì 7 settembre del 1596, accrebbe il numero

de' Consiglieri, ed ordinò che alle tre s'aggiungesse la quarta

Ruota, dove parimente dovessero assistere cinque altri Consiglieri.

In guisa che restò il numero de' Consiglieri a ventidue, de' quali

venti si dovessero distribuire per le quattro Ruote del Consiglio, e

due assistere nella Ruota criminale della Vicaria, per raddolcire il

rigore di quel Tribunale, come ora tuttavia si osserva. Ve ne sono due

altri, che non risiedono in Napoli, uno è preposto al governo di Capua

che di biennio in biennio si muta; l'altro, o è destinato in Roma per

assistere in quella Corte per affari di giurisdizione, o al governo di

qualche provincia, ovvero per altre incombenze, che al Re piacesse di

altrove loro commettere. Questo al presente è il numero ordinario de'

Consiglieri, due parti de' quali doveano esser Regnicoli, e la terza ad

arbitrio del Re[396]. Ma ora per le novelle grazie[397] sei solamente

sono riservati al beneplacito Regio. I Re alcune volte gli han tolti e

ridottigli al numero ordinario, secondo che han portato le contingenze,

il favore o il merito di qualche eminente soggetto.

Questi sono i Ministri, che compongono un tanto Tribunale. Ebbe ancora,

siccome ancor ritiene, i suoi Ufficiali minori, un Secretario, un

Suggellatore, tredici Mastrodatti, molti Scrivani, sedici Esaminatori,

un Primario, nove Tavolarj e quattordici Portieri.

Da questo Tribunale, che fu quasi sempre composto di Giureconsulti

assai celebri, nacquero quelle tante _decisioni_, delle quali ora

abbiamo tanti Compilatori. Le sue decisioni, fin dal suo nascimento

ebbero tanto applauso ed autorità, che non pur appo i nostri, ma

anche presso i Giureconsulti stranieri acquistarono somma stima e

venerazione, di che ne può essere buon testimonio infra gli altri,

Filippo Decio. Il primo, che le compilasse, fu il famoso Matteo

d'Afflitto, il quale per questo solo merita essere sopra tutti

celebrato; perchè egli fu il primo in Italia che introducesse questo

instituto di notare le decisioni de' Tribunali, e farne particolari

raccolte. Il Cardinal de Luca[398] portò opinione, che questo

Giureconsulto avesse in ciò imitato lo stile della Ruota romana, le di

cui decisioni prima dell'erezione di questo nuovo Tribunale del S. C.

eransi rese già celebri, ed erano allegate da molti Scrittori. Ciò che

ne sia, non può dubitarsi ch'egli fu il primo che introducesse questa

nuova maniera di scrivere, e queste private collezioni. Il di lui

esempio seguiron da poi, non meno gli altri nostri Autori regnicoli,

che i Giureconsulti d'altre nazioni. Fra' nostri i più vicini a lui

furono, Antonio Capece, due Tommasi, Grammatico e Minadoi, ed il famoso

Vincenzo de Franchis. Seguiron poi gli altri, de' quali il Toppi[399]

tessè lungo ed acculato catalogo. Onde dopo gli antichi Glossatori,

dopo i Commentatori, i Repetenti, gli Addenti, i Trattanti ed i

Consulenti, surse fra noi un'altra classe di Scrittori chiamati per ciò

_Decisionanti_: di che altrove ci tornerà occasione di ragionare.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 6 · 第 51 / 64 题