CAPITOLO XVI.

Bue per bue!

Compare Maurizio, Giovanni Lepuzza, Baingio Matagnu, i fratelli

Tiringone, e molti altri componenti la compagnia dei ladri di buoi,

furono risentiti contro di me, per la preda loro sfuggita. I buoi

rappresentavano un valore di circa 400 scudi; e i ladri, per mia colpa,

si videro costretti a rinunziare ad un lauto dividendo. Fatta congiura,

stabilirono di vendicarsi.

Uno dei fratelli Tiringone (mezzo scemo) amoreggiava con una ragazza

di Florinas; alla quale raccontava, per vanagloria, tutte le prodezze

della compagnia dei ladri, di cui egli faceva parte. La ragazza,

con ingenuità, diceva tutto al padrastro Salvatore Bazzone, il quale

era fratello di un mio cognato, amicissimo mio. Questi mi avvertiva

per mettermi in guardia — e così mi era noto ogni tranello ed ogni

chiacchiera a mio riguardo. Gli amori della donna mi hanno sempre reso

dei grandi servigi.

Un giorno Tiringone lasciò sfuggirsi:

— Giovanni Tolu si accorgerà ben presto dell’errore fatto,

costringendoci a restituire i buoi ai banaresi!

Questa minaccia, ed altre di simil genere, pervenivano ogni tanto al

mio orecchio, e si rinnovarono con frequenza per lo spazio di un anno.

Io rideva, perchè di questa gente non avevo paura. Guai a loro se

avessero osato molestarmi!

Una notte Giovanni Lepuzza, membro della famosa compagnia organizzata

nella Nurra, aveva tentato di far uscire dalla tanca di mio cognato

Piana una ventina di buoi, fra i quali ve n’erano miei, di Giovanni

Puzzone, e di altri che pagavano il pascolo al proprietario delle

terre. Sebbene i cani non avessero abbaiato (perchè conoscevano

Lepuzza, un tempo consocio di Pinna) i buoi quella notte non si

poterono portar via, per la troppa loro grossezza.

Trascorso un mese, Lepuzza ritentò il colpo, e questa volta gli riuscì

di portar via una ventina di buoi, che condusse fino a _Montixiu Àinu_,

dove era riunita la combricola dei ladri compagni.

Le bestie furono messe dentro una tanca chiusa, lontana una mezz’ora

dall’ovile di mio cognato. Temendo che la detonazione dei fucili non li

tradisse, i ladri pensarono di uccidere col ferro, anzichè col piombo,

i buoi designati. Gettato il laccio a quattro bestie, che lor piacque

scegliere, le scannarono.

Tre di questi buoi erano i miei — il quarto di Giovanni Puzzone. È

certo, però, che il bue di quest’ultimo fu creduto pur mio, poichè ne

avevo uno simile nella tanca di mio cognato.

Ignazio Piana e il Puzzone, accortisi verso l’alba della mancanza dei

buoi, si diedero attorno per rintracciarli. Essi rinvennero qua e là,

vaganti, tutti i vivi, ma invano cercarono gli altri quattro.

Arrivato la sera da Portotorres, Giovanni Lepuzza si presentò all’ovile

di mio cognato Piana, il quale lo informò dei quattro buoi mancanti.

— Andiamo a cercarli! — disse con affettata premura; e si mossero.

Lepuzza, con sorpresa di Piana, si diresse verso _Montixiu Àinu_, dove

trovarono i quattro buoi scannati, e già scorticati. I ladri avevano

portato seco i cuoi, che depositarono più tardi nell’ovile di un loro

amico, e parente.

*

* *

Due giorni dopo — ignaro di quanto era accaduto — capitai con un

compagno nell’ovile di mio cognato (ch’era assente) e dissi a mia

sorella Andriana:

— Dacci pane e vino, se ce ne hai. Abbiamo bisogno di mangiare un

boccone, per continuare la nostra strada.

Mia sorella, molto seria, accentuando le parole, mi rispose con doppio

senso:

— Oggi non ti mancherà carne, Giovanni! Ne abbiamo cotta, ed anche

cruda!

— Che vuoi dire? Spiegati!

— Voglio dire, che ti hanno ucciso quattro buoi!

Il sangue mi montò alla testa; ed ascoltai muto, come intontito, la

storia dell’uccisione, che Andriana mi andava esponendo.

Mio primo pensiero fu quello di correr subito in cerca di Lepuzza per

dargli una fucilata. Si trattava del mio peculio assottigliato, del

mio risparmio guadagnato col sudore della fronte. Venne in seguito la

riflessione, e considerai che la morte di Lepuzza non avrebbe potuto

indennizzarmi del bestiame perduto.

Sedetti a tavola, sorrisi sinistramente, e dissi rivolto a mia sorella

con finta gaiezza:

— Andriana; portaci pane e vino, e non pensiamo ad altro. Quei furfanti

l’hanno sbagliata. Dovevano prima uccider me... poi le mie bestie!

Appena terminato il pasto, dissi alla mia figliuola, ch’era venuta a

carezzarmi:

— Maria Antonia; recati subito a Portotorres, e va in cerca del

canonico. Portagli dieci scudi; e digli a mio nome, che celebri una

messa alle _Anime del Purgatorio_, col _cavallo dei morti_ in mezzo

alla chiesa.[28]

Tornato all’ovile dopo due giorni, Maria Antonia venne a riferirmi,

che il prete Giomaria Sanna (a cui si era rivolta) aveva ricusato il

danaro, dicendo che non poteva prestarsi a lanciar _scomuniche_ in nome

di un bandito.

Rimandai la figliuola al curato della basilica, pregandolo che dicesse

una messa di due scudi a Sant’Antonio _del fuoco_. Questa volta venni

esaudito.

Non devo tacere, che il prete Sanna ha mancato al suo dovere. Io so,

per essere stato sagrestano, che un devoto (purchè paghi!) ha diritto a

qualunque funzione in chiesa.

Recatomi l’indomani nell’ovile di un pastore (parente dei ladri) mi si

domandò se era vero che mi avessero ucciso tre buoi.

— È verissimo! — risposi — ma vi assicuro che sarò indennizzato, anche

se ai ladri si screpolasse la pianta dei piedi![29]

Il pastore ammutolì inorridito.

*

* *

Era intanto venuta la bella stagione, in cui diversi avvocati di

Sassari solevano recarsi alla Nurra, per passare un mesetto in

divertimento.

Gli avvocati — esterno una mia opinione — sono gente che hanno

l’abilità di barcamenarsi fra amici e nemici, per trarne all’occasione

qualche cliente.

Come seppi dell’arrivo dei villeggianti, mi presentai ad uno degli

avvocati, ch’era informato del caso accadutomi, perchè contava molti

amici nella Nurra.

— Ma perchè te li hanno uccisi, questi buoi? — mi domandò egli.

— Perchè ho fatto restituire ai banaresi quelli rubati dalla combricola

dei ladri, capitanati da compare Maurizio!

— E sei proprio sicuro di quanto dici?

— Ne domandi agli amici della Nurra, e sentirà la risposta. I ladri

avrebbero dovuto ringraziarmi, perchè non li ho compromessi colla

giustizia. Mi hanno invece pagato col più nero dispetto!

— Non dubitare; parlerò io con compare Maurizio. Lo conosco per un

buon uomo, e mi dispiace che egli abbia male, perchè è un mio compare

di battesimo. Non appena avrò conferito con lui, ti avviserò con un

biglietto, che tu brucierai.

Quando presi commiato, egli mi regalò tre scudi per farmi un paio di

pantaloni.

Dopo qualche tempo ricevetti una sua lettera, nella quale mi diceva di

aver imposto a compare Maurizio di riunire i suoi amici per aggiustare

l’affare dei buoi, il cui prezzo mi verrebbe pagato in rate, o nel modo

più conveniente.

Trovandomi un giorno nell’ovile di mio cognato Piana (in _Campu Cervu_)

capitarono là, provenienti da Portotorres, compare Maurizio, Giovanni

Lepuzza, i tre fratelli Tiringone, ed altri compagni della famosa

comitiva.

Li vidi da lontano e mi nascosi nelle vicinanze, senza che mi vedessero.

Chiesto di me, mio cognato rispose:

— Giovanni non si è veduto in questi giorni; ma se avete qualche cosa a

dirgli, parlate pure, chè io troverò mezzo di riferirglielo.

Allora compare Maurizio e i Tiringone, con un’audacia senza pari,

si scagliarono addirittura contro Giovanni Lepuzza, accusandolo

dell’uccisione dei buoi — forse coll’intento di mettere lui solo

in causa, ed a tiro del mio fucile. Lepuzza tentò difendersi; ma i

compagni alzarono tanto la voce, che quegli fu costretto ad ammutolire.

La combricola si fermò nell’ovile tutta la giornata, sollevando

questioni sul fatto de’ buoi, ma senza nulla conchiudere.

Quando mio cognato mi riferì quanto si era discusso, gli feci notare

che si trattava di uno strattagemma. Essendo Lepuzza un intruso nella

società dei ladri, poco ad essi importava se lo avessero ucciso, o

chiamato in causa.

Volendo metterli alla prova, dissi a mio cognato:

— Fammi il piacere di recarti a Portotorres. Dirai a compare Maurizio

ed ai suoi compagni, che sabato li aspetto qui. Quando verranno, tu

li tratterrai nell’ovile per un’oretta; in seguito li condurrai alla

_Tribuna_.

Disposi nel frattempo, che nel giorno indicato si recassero alla

_Tribuna_ alcuni miei parenti ed amici, tutti armati.

In quei giorni mio fratello Giomaria si trovava all’ovile, perchè

consocio di mio cognato nell’agricoltura.

Il sabato, fedeli all’appuntamento, i capi-ladri si presentarono

all’ovile; e di là, dopo un’ora, furono condotti da Piana alla

_Tribuna_, dove già si trovavano i miei, cioè: Giomaria, l’altro mio

cognato Martino Fiori, ed i fratelli Giovanni e Ignazio Puzzone.

Compare Maurizio era venuto coi tre fratelli Tiringone, cioè Ciccio,

Antonio Giovanni e Billia. Mancava Lepuzza, perchè si era rifiutato a

tener loro compagnia.

Io intanto mi ero fermato nell’ovile di Antonio Maria Sassu, volendo

presentarmi alla comitiva quando tutti erano a posto. Pregai l’amico

pastore che lasciasse venir meco il suo figliuolo quindicenne, al quale

fu dato un fucile, che io caricai a palla.

Mossi finalmente verso la _Tribuna_, raccomandando al giovinotto di

starmi sempre vicino, perchè all’occasione potessi servirmi dell’arma

sua. Fu sempre mio sistema di premunirmi contro qualunque possibile

evento.

Come giunsi al sito designato, vidi i componenti la comitiva sdraiati

qua e là sull’erba.

Mi avvicinai sorridente; e alludendo ad una caccia finita dissi loro:

— Non avete abbrustolito i cinghiali?

— Non ancora! — rispose mio fratello. Gli altri tacquero.

Diedi un’occhiata in giro:

— Ma qui non vedo Giovanni Lepuzza!

— Non è voluto venire.

— Bisognava condurlo!

— Dovevamo forse trascinarlo per i piedi?

— Sicuro: anche a viva forza, dandogli parola che nessuno lo avrebbe

qui offeso. Temevate forse che io lo uccidessi? Colui che voglio

uccidere non ha bisogno di disturbarsi per venirmi a trovare: — so

andare io da lui; e se lo cerco lo trovo!

Nessuno rispose. Compare Maurizio disse:

— Noi siamo qui, pronti a fare quello che vuoi!

Mi rivolsi a lui:

— Ma io non sono un bambino da menar per il naso. Tu sei il capo

dei ladri! e come capo devi radunare i tuoi amici perchè mi venga

rimborsato il prezzo dei tre buoi che mi avete ucciso. Chiacchiere non

ne voglio da nessuno. Ne ho già udito abbastanza!

E così dicendo, voltai loro le spalle, e me ne andai.

— Ma quest’uomo è sulle furie e non vuole ragionare! — aveva

esclamato compare Maurizio, rivolto a Giomaria. — Che venga qui, e ce

l’intenderemo con calma!

Mio fratello montò a cavallo e mi raggiunse, per riferirmi le parole

del capo ladro.

— Rispondi loro, che io voglio soldi e non ciancie!

E continuai la mia strada.

Giovanni Tolu, vol. 2/2 · 第 31 / 63 题