La madre di Maria Antonia, a cui il sindaco mostrò la lettera, asserì
che era falsa; ma il sindaco dichiarò che conosceva la mia scrittura.
Mia figlia era ritornata a Portotorres, dopo quattro giorni di assenza.
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Continuai intanto ne’ miei esercizi calligrafici, e mi ero dato a
leggere con più passione libri di ogni genere, specialmente i sacri
e quelli che trattavano di fatti bellicosi. Fra gli altri avevo preso
diletto a leggere la Bibbia del Diodati. Un mio nipote che studiava per
farsi prete, mi avvertì un giorno ch’era un libro da dare alle fiamme.
— Io lo trovo bello e buono, e non lo brucio! — gli risposi.
Volli nondimeno consultarmi con altro prete parente (il teologo Cugurra
rettore di S. Catterina) il quale mi disse:
— In fondo non è che un ristretto (!) della vera Bibbia, ma i precetti
vi sono sani. Così li osservassero tutti i cattolici, in questi tempi
di miscredenza e di pazzie _quarantottesche_!
Ciò inteso, continuai la lettura del libro sacro di Diodati, e tolsi
ogni scrupolo dalla mia coscienza.