Antonio Careddu.
I banditi in generale, e in particolare quelli della Nurra, furono
sempre avvicinati e protetti dai signori di Sassari, solo perchè
questi, alla loro volta, speravano di essere spalleggiati nei loro odî
e rancori di parte.
Erano tempi di lotta e di rappresaglie, e si aveva bisogno del braccio
forte dei fuorusciti.
Nei primi anni che mi diedi alla macchia (verso il 1850) ogni partito
aveva a disposizione i propri _bravi_ per servirsene al bisogno. Ond’è
che la protezione dei signori non tornava che a danno dei latitanti,
poichè accendeva non di rado fra banditi e banditi una gara accanita,
che si risolveva colle fucilate. Non si aveva talvolta altra ragione
d’odio, che quella dei propri protettori. I banditi sposavano i
dispetti ed i risentimenti altrui, con soddisfazione della giustizia;
la quale si compiaceva di vederci distruggere l’un l’altro, senza
mettere a repentaglio la vita dei carabinieri, e senza sborsare denaro
per pagare le spese.
Abbiamo veduto la protezione di Cambilargiu pagata cara a _Monte
Fenosu_; e potrei accennare ad altre persone ragguardevoli di Sassari,
che coprivano altissime cariche.
L’amicizia dei signori ci tornò sempre fatale, ed è perciò che in
ogni tempo ne diffidai. Conoscevo troppo quelli del mio paese! Legati
talvolta a noi dalla sola paura, cercavano segretamente il mezzo per
poterci distruggere. Io li odiavo, ma cercai di non inasprirli; li
volevo male, ma li trattavo bene perchè non maltrattassero i miei
congiunti di Florinas.
Non ci fidavamo neppure degli avvocati; poichè essi non difendono che i
propri clienti, accusando talvolta il bandito avversario per il trionfo
della propria causa.
Curiosi misteri che potrei rivelare! Oh, quanti porcetti, rubati al
povero, comparvero alla mensa dei nostri avvocati! Quanti barbari
omicidî commessi colla polvere e le palle regalateci dai nostri
generosi protettori!
*
* *
Fra gli uomini più ragguardevoli della Nurra, per ingegno, ricchezza
e aderenze, era Antonio Careddu, che conobbi fin dai primi anni che
mi diedi alla macchia. Dirò di lui quanto so per mia coscienza, o per
narrazione fattami da pastori e compagni miei di esilio.
Antonio Careddu, di Sassari, era cognato di Giovanni Macioccu,
avendo costui sposato una sua sorella. Stava nella Nurra, perchè
comproprietario (insieme alla sorella) di tre buoni ovili:
_Guggiareddu, Guggia manna_ e il _Calzolaio_.
Antonio Careddu era un repubblicano, amico e compagno di Antonico
Satta, insieme al quale aringava il popolo a _Baddimanna_ ed altrove.
Era stato studente, e ne sapeva più di un avvocato. Alla Nurra si
andava tutti a consultarlo, ed egli ci affascinava colla calda parola e
colla saggezza de’ suoi consigli, sempre giusti, retti, inappuntabili.
A Sassari erano allora due forti partiti: quello del _vecchio sistema_
che aveva per _bravi_ i fratelli Saba — e quello del _nuovo governo_,
che aveva per difensori i Careddu e suoi congiunti[8].
Partito Antonico Satta per il continente, fu sostituito da Antonio
Careddu per continuare le prediche rivoluzionarie. Dalla politica, che
poco intendevamo, gli odî scivolarono nei rancori privati, accendendo
le inimicizie fra diversi gruppi.
Ciccio Saba pretendeva, che la figliuola di Antonio Careddu fosse data
in moglie al proprio figlio — quasi a base di una pace che avrebbe
fatto cessare le ostilità fra le due famiglie.
Antonio Careddu diceva con disprezzo:
— Ho capito: io dovrei dare mia figlia ai sicari Saba, per servirsene
più tardi a portar loro il pane in carcere, quando saranno arrestati!
Tutt’altro che la mia figliuola concederò ai Saba, se non metteranno
giudizio!
Il rifiuto reciso inasprì Ciccio Saba, che si dichiarò nemico dei
Careddu.
I Saba, falegnami costruttori di molini ad olio e di farina, erano
stabiliti a Sassari, e speravano sulla protezione di persona influente
presso la giustizia come magistrato.
Antonio Careddu si unì allora ai mugnai fratelli Vacca, osilesi,
i quali un giorno chiamarono i quattro Saba, padre e figli, per
accomodare un loro molino, situato verso _Logulentu_. Aggiustato il
molino, come d’intelligenza, i Vacca, dopo il pranzo loro offerto,
proposero il tiro al bersaglio, per passare la sera. Lo scopo non era
altro che di far consumare le munizioni di polvere e di palle agli
avversari.
Terminato il divertimento si apprestarono tutti a far ritorno a Sassari.
Antonio Careddu, con dodici uomini, si era impostato verso
_Baddimanna_, aspettando il passaggio della comitiva.
I figli Saba, prevedendo qualche brutto tiro lungo la strada,
attraversarono gli oliveti saltando i muri. Il padre Ciccio, insieme ai
Vacca e ad altri, avevano invece preso la viottola.
Ciccio Saba, che era alto di statura, esplorava di qua e di là
gli oliveti, dubitando di qualche tranello. Come scorse gli uomini
appiattati, si diede a gridare rivolto ai figli:
— Guardatevi, chè siamo morti!
E in così dire fece fuoco, uccidendone uno, certo Luzzu, pastore di
Antonio Careddu.
Avvenne allora un terribile conflitto, in cui rimasero uccisi Antonio
Delogu (servo di Luzzu) e Salvatore Saba. Due fratelli Vacca inseguiti
dai Saba fino a _Porta Rosello_, furono feriti entrambi, come fu ferito
gravemente Ciccio Saba, che in seguito guarì.