Remigia, ormai, non ha più altro in mente che Roma e il Ministero. La
sua vanità e il suo orgoglio, la sua smania di prevalere e di dominare,
sono attizzati in lei dal corso stesso degli avvenimenti, più ancora
che dall'eloquenza e dall'abilità di Ciro Berlendis. «Ottenere ciò
che più si desidera e desiderare ciò che è più difficile ottenere»
potrebbe essere la sua divisa. Certo, il raggiungere l'impossibile
è sempre stata la sua mira. Ma, d'altra parte, ha ormai capito che
nelle cose serie, il voler indurre suo marito a fare a modo degli
altri è impossibile... e resta impossibile per tutti e anche per
lei... Specialmente per lei! Da ciò, incertezze, timori, che nel caso
presente rendono più vivo e sfrenato il suo desiderio di andare a
Roma ministressa. Fin da quando Mimì a Villars, le ha fatto balenare
la prima idea di diventare la moglie di Sua Eccellenza, ella si è
subito veduta a Roma, a Corte, moglie di un uomo che è ministro e
potente perchè lei possa fare, disfare, a diritto, a rovescio, elargire
favori, grazie e... segnare condanne. Appena sposa, appena padrona
di sè, libera e ricca, il nuovo regno, la Versailles di Pontereno,
l'hanno soddisfatta, lusingata. Ma tutto ciò non l'ha allontanata,
anzi l'ha condotta a mezza strada da Roma. Finchè il Ministero aveva
navigato in acque tranquille e non c'erano state crisi in prospettiva,
nessuno pensava a diventar ministro... e nemmeno lei! Ma adesso che
non si parla d'altro, adesso che tutto scompare, che i giornali sono
pieni di ministri probabili e improbabili, adesso che tutti gli occhi
sono rivolti a Roma, adesso che tutti la preconizzano ministressa, —
comincia persino a giungere qualche supplica, — adesso, lì, proprio
lì, nel suo regno di Pontereno, che cosa sarebbe diventata se Giacomo
non avesse avuto un portafoglio?... Addio primato, addio influenza su
Bologna, addio Versailles!... Altro che regina! Le sembrerebbe d'essere
diventata la mogliera... del sindaco!
— _Ah! mon Dieu! Mon Dieu!_ — Continua a far pregare Mimì, secondo la
sua intenzione.
E Giacomo?... Giacomo persiste a non rispondere, o risponde soltanto
per ricambiare i saluti. Remigia scrive, riscrive, premurosa,
affettuosa, tenera... ma non può ottenere nessuna notizia precisa.
Dipenderà dal colore del Ministero. Dipenderà dalla sua salute.
— Sempre la salute e sta sempre benone!
La smania di Remigia diventa febbre e cresce ogni giorno di grado.
Con tutti gli altri, persino con l'avvocato Berlendis e con Narciso
Gambara riesce ancora a contenersi abbastanza, ma sola con Mimì, dà in
escandescenze:
— Lo fa apposta, quel... Giacomo, per farmi rabbia! Scommetto che c'è
sotto mia sorella!
— Che ti salta in mente! — Mimì, è sconvolta, affannata per l'amica
sua. — Che ti salta in mente?
— Sì! Sì! Non mi scrive nulla per farmi dispetto e c'è sotto mia
sorella! Oppure, prima di decidersi in qualche cosa, invece di scrivere
a me, scriverà a lei per consigliarsi e anche quell'ipocrita tirerà in
ballo la salute!
— No, no! Remigia! non è possibile!
Mimì, non trattiene più le lacrime: le versa abbondantemente.
— Possibilissimo! Va là! Va là!... Io ne so più di tutti!... «L'acqua
cheta rompe i ponti» direbbe lo zio Rosalì! E mammà, cara gioia,
risponderebbe: «Acqua minuta, bagna e non è creduta!» Per fortuna,
però, io, adesso, tengo Luciano nelle mie mani!
Ma ben presto Donna Maria Grazia è dimenticata e le ire contro di lei
svanite. Anche se Giacomo non risponde a sua moglie per rassicurarla,
questa è sicura, ormai, ch'egli sarà ministro. È stato chiamato anche
Giacomo D'Orea al Quirinale per essere interrogato intorno alla crisi
e al modo migliore e più costituzionale per risolverla, e i giornali,
amici e avversari, gli attribuiscono una di quelle frasi che dicono
molto, e per tutti i gusti, appunto perchè non dicono nulla: _È il
momento per gli uomini di buona volontà, di averne una._ L'onorevole
D'Orea sarà ministro. Adesso le inquietudini di donna Remigia sono
soltanto per il portafoglio.
Quale sarà?
Ogni giorno le «ultime notizie» recano una nuova ricomposizone del
Ministero; il nome dell'onorevole D'Orea c'è sempre, in tutte le
liste, e ci rimane; soltanto, ogni giorno cambia di posto. Lo mandano
dalle _Finanze_ al _Tesoro_, dal _Tesoro_ ai _Lavori Pubblici_,
all'_Agricoltura_, _Industria e Commercio_, per rimandarlo da capo al
_Tesoro_ o alle _Finanze_.
— _Ah, mon Dieu! Mon Dieu!_ — sospira Remigia con la Mimì. Purchè non
si vada all'_Istruzione Pubblica_! — Per gli _Esteri_, ella ha capito
che non ci sono speranze. — Un ministro dell'Istruzione, sempre con
tutti que' maestri, ha troppo del professore... e sua moglie, della
professora. No, no! Piuttosto, accetto le _Poste e Telegrafi_!
In queste sere Pontereno è più affollato del solito e di una folla
assai più rumorosa e gesticolante. Il tè, lo _sherry-cobbler_, sono
stati sostituiti dal vino bianco, gramolate e paste. Tutti discutono,
tutti gridano, propongono nuove leggi, fanno e rifanno il Ministero
che non è ancor fatto; ristabiliscono l'ordine anche dove non c'è
disordine, salvano le finanze dello Stato e lo Stato dalle finanze!
Sembra di essere in un piccolo Montecitorio, dove tutti gridano di più
per farsi intendere che sono della stessa opinione e dove il signor
Zaccarella, usciere della Presidenza, guida con un'occhiata vassoi
e servitori, sta attento alla luce elettrica e passa dalle sale in
giardino e dal giardino rientra nelle sale, sempre attento ai cenni di
Donna Remigia, sempre sostenuto e impettito.
Fra quella gentaglia si sente fuori di posto. Tranne il conte Gambara,
il colonnello De' Taddei, l'avvocato Berlendis e un po' l'arciprete,
del resto _non ci tiene_ conoscenze. Il suo mondo naturale è quello
degli _sportsmen_.
Il povero capitano, oramai, non solo può dire che s'è trovato al foco,
ma può vantarsi di essere stato messo da donna Remigia a prova di
bomba!
— Ma!... Con donna Maria Grazia, sarebbe tutt'altra cosa!... Questa
maledetta piccola è proprio fatta per andar d'accordo con quel cane di
don Luciano!
In una, appunto, di queste sere, arriva la grande notizia ufficiale: è
il portafoglio dei _Lavori Pubblici_. In fatti, da un paio di giorni,
il nome di Giacomo D'Orea è nelle varie liste del nuovo ministero,
sempre allo stesso posto: ai _Lavori Pubblici_.
Giacomo D'Orea, dovendosi adattare, anche per insistenze venute
dall'alto, ad entrare in quel Gabinetto riuscito incolore per averci
tutti i colori, avrebbe preferito di andare ancora alle _Finanze_ o al
_Tesoro_; ma alle _Finanze_ bisognava mettere un lombardo, al _Tesoro_
un piemontese, per via dell'equilibrio regionale: non c'è proprio che
i _Lavori Pubblici_. Giacomo esprime ancora qualche incertezza, mette
nuove condizioni, poi finisce con l'accettare... o quasi.