I.

Piove. Il biondo e rubicondo signor Trüb, seniore, il socio gerente

della _Tête-pointue_ a Villars-Ollon, attraversa frettoloso, con

i soliti inchini, sgambetti e saltetti, l'atrio oscuro e basso

dell'albergo, in quell'ora mattutina già brulicante di forestieri; si

ferma sul portone, alza gli occhi verso il cielo bigio... poi si avanza

fin a mezzo all'alta terrazza, stendendo le mani aperte: piove.

— Tempo ladro!

Il signor Trüb si tira giù con due dita e si ferma sul naso

gli occhiali d'oro, che porta in mezzo alla fronte, e continua,

borbottando, le osservazioni meteorologiche.

— Acqua!... Presto!... A catinelle!

Infatti le tre punte della _Dent du Midi_ sono coperte da un'enorme

cappa di piombo e il dorso della grande montagna nera e rocciosa è

sparso, qua e là, di bianchi nuvoloni che si rincorrono spinti dal

vento, si allungano, si assottigliano, sembrano quasi dileguarsi; ma

poi ritornano e si riallacciano accavallandosi, più densi e più gonfi.

— Tempo ladro! Ti domandavo un po' di sole, soltanto per oggi e per

domani!

Il largo piano della valle sottostante, attraversato dalla striscia

torbida del Rodano, i bianchi villaggi delle due rive, i _Châlets_

disseminati sul pendio dei monti raggruppati lungo la curva delle

colline, tutto, insomma, il vasto paesaggio così verde, così vario e

così colorito, sparisce a mano a mano sotto la nebbia fumicosa che si

avanza e si diffonde, mentre le prime gocce cominciano a crepitare qua

e là sulla terrazza.

— Non ti domando, Giove cane, altro che un po' di sole oggi e domani!

Per rimpolpettarmi le ossa! Una grande famiglia di prim'ordine! Otto

signori e dieci persone di servizio!

L'albergatore volge gli occhi dalla parte di Ginevra: buio; ancora più

buio!

— Ahi! Ahi!... Quando la burrasca viene dal lago, ce n'è per una

settimana!

Ad un tratto, per quanto il cielo continui a rabbuiarsi, la faccia del

signor Trüb si rischiara.

È uscito sulla terrazza un cliente del primo piano, — camera d'angolo

con salotto; — il barone Marco Danova.

— Signor barone, buon giorno! I miei rispetti, signor barone!

Ma il signor barone, un ex veneziano che in Alessandria d'Egitto a

furia di rubare milioni ha perduto persino la pronunzia, non risponde

ai profondi salamelecchi. È furente: il naso adunco sembra un becco

minaccioso; il viso tondo, circondato dalla corta barbetta nera —

troppo nera! — non è più giallo, ma verde.

— Al diavolo voi, e i vostri prognostici! Piove!... Non vedete? Piove!

— Il terribile barone aggrotta le ciglia fissando il povero albergatore

e incrocia le braccia sul petto. Rispondete, uomo barometro. Piove, sì

o no?

— Quattro goccet...tine! — Il signor Trüb sorride amabile e rimane

curvo a mezzo inchino. — Quattro goccettine, ma non fa niente!

— Come «non fa niente?»

— Voglio dire, signor barone, una piccola burraschet...tina di

passaggio! Domani...

L'egizio _venezian_ diventa ancora più verde.

— Domani? È una settimana che dite sempre domani, e diventa persino una

indecenza! Diciotto ore di ferrovia da Milano, cinque ore di carrozza e

salire mille trecento metri... per annegare!

Il rubicondo Trüb, all'uscita tanto arguta del briosissimo signor

barone, dà in una risata formidabile, rialzandosi gli occhiali sulla

fronte.

— C'è poco da ridere! C'è da fare le valige e scappare, magari in barca!

L'albergatore si caccia le mani, disperato, nei capelli folti e crespi.

— Partire? Adesso? Quando comincia il bel tempo?

— Comincia? — La voce del signor barone sembra un ruggito e un

grugnito. — Comincia?

— È... è la coda! È la fine! Tutte le previsioni sono più che

favorevolissime! Il barometro si alza! La corda del _lift_ è molle,

molle, molle...

— Finitela! Non avete mai detto una volta che la corda è dura, e piove

sempre!

— Si persuada, signor barone! E poi... Senta, signor barone: le voglio

dire una cosa sola. Se non la smette questo Giove cane, sarebbe un

assassinio! No! No! Impossibile! Io sono sempre stato fortunato e porto

fortuna ai miei forestieri! Anche l'anno scorso...

— Avanti, avanti! Che cosa devo sentire?

— Ho ricevuto stamattina un telegramma... Devo averlo qui! —

L'albergatore lo cerca, ma non lo trova. — Si tratta di una grande

famiglia italiana! Un mazzetto, proprio _chic_, di signore giovani,

bellissime.

Il naso-becco del barone Danova ha una vampa e un tremolìo. Di signore

giovani e belle egli aveva già notata e deplorata la mancanza alla

_Tête-pointue_. L'altro, continua imperturbabile:

— Prenderebbero tutto il grande appartamento della balconata, al

primo piano, con due balconi, e un altro appartamento al secondo. Otto

signori e dieci servitori che mi riempirebbero appunto anche il terzo

e quarto piano! — Sette od ottocento franchi al giorno! Capirà, signor

barone, se piove oggi o domani, quando la comitiva è a Bex, invece di

scendere dal treno, tira diritto! Garantisco, garantisco io: per domani

una splendida giornata!... Vede? Vede? Si volti! Guardi le punte dei

_Diablerets:_ cominciano a scoprirsi!

— Non bisogna guardare la _Dent du Midi?_

— La sera; ma la mattina il grande oroscopo, infallibile... sono i

_Diablerets_.

Marco Danova rimane scosso da tanta sicurezza.

— Allora, finalmente, potrò fare questa famosa gita al _Chamossaire?_

— Sicuro! — Il signor Trüb si offende quasi al minimo dubbio. —

Lei, signor barone, vada tranquillo a fare la sua brava colazione e

per domani penso io: sveglia alle sei, — basta alle sei, — e alle

sei e mezzo, tutto pronto: cavalcatura, guida e un bel sole... di

prim'ordine!

La promessa d'un bel sereno per il giorno dopo è sempre, anche quando

ci si è abituati, uno dei pochi godimenti che offra la montagna

quando piove. Marco Danova, rabbonito, apre l'ombrello e, dopo aver

raccomandato al signor Trüb che il mulo sia tranquillo e la guida

sicura, se ne va con passo quasi automatico, alzando una dopo l'altra

le gambette ad arco e dondolandosi, tutto pancetta.

La nebbia, continua a salire a salire, a correre, ad addensarsi

più rapidamente. Ad un tratto, un raggio di sole pallido, obliquo,

attraversa e rompe il fitto tendone: appare in una tinta giallastra

la curva di una collina... poi la punta di una roccia e subito un

rovescione, con una raffica di vento così impetuosa che porta il signor

Trüb, come di volo, dentro l'albergo.

Grida, strilli e le più furiose e varie invettive internazionali

echeggiano sotto l'atrio. Le signore hanno paura del temporale: si

chiudono le finestre, si accende la luce elettrica. Il signor Trüb,

mogio, mogio, sgambetti, saltetti e via di corsa per rifugiarsi

nel _bureau!_ Ma lì, proprio sull'uscio, mentre si asciuga con il

fazzoletto le mani e l'abito, ecco quella strega verde e brontolona di

missis Eyre:

— Bella _ciornata_, signor Trüb!

Missis Eyre, — terzo piano, camera di dietro, senza balcone, — riceve

un inchino, niente più del necessario.

— Scusi; sono in ritardo; ho la corrispondenza ancora da guardare...

Il signor Trüb, si avvicina alla scrivania, e comincia ad aprire, a

sfogliare le lettere che vi sono ammucchiate.

Missis Eyre, tien duro.

— E così?... I D'Orea e i Moncavallo, verranno da Aigle o da Bex?

— Vedremo. Secondo... il tempo.

— Vedere?... Piove che Dio la manda! Che cosa volete vedere? Il Diluvio

universale?

— Che diluvio? Domani, sole! Garantito!

— _Cià_. A Villars sempre così. Piove oggi, e fa bel tempo... domani!

Brontola, brontola, ma a missis Eyre, poco importa della pioggia o del

bel tempo. Ella, invece, vuol sapere se i D'Orea e i Moncavallo faranno

la salita da Aigle, in carrozza, e con quanti landò, oppure da Bex

in ferrovia elettrica, con un treno espresso, o con l'ordinario. Vuol

sapere il numero delle persone di servizio, il numero dei bauli, e se i

D'Orea e i Moncavallo pranzeranno _à table d'hôte_ o al _restaurant_,

a pensione o alla carta. Vuol sapere, se a quella grande «baraonda

italiana» è stato fissato il solo appartamento del primo piano, oppure

anche le camere disponibili del secondo. Vuol sapere, ed è questo che

più le preme, se la «marmaglia del servidorame» sarà mandata su, al

quarto piano, come è l'uso e la convenienza, oppure se quel vero oste

esoso e volgare del signor Trüb matura nell'animo l'indelicatezza e la

prepotenza di cacciarne una parte anche al terzo e persino... nel suo

corridoio!

È tutto questo che la turba, che l'agita, che la tiene in ansia

e in curiosità. Ed è così tutti i giorni e tutto l'anno: il suo

divertimento, i suoi discorsi, le sue dispute, le sue scommesse, sempre

lì! Chi arriva e chi parte dall'albergo. Il suo mondo, d'estate, è la

_Tête-pointue;_ d'autunno, Villa d'Este, sul lago di Como; d'inverno,

l'_hôtel-Royal_ a San Remo. E la sua occupazione costante di tutto

l'anno e in tutti gli alberghi, è quella di far valere, per sè, tutti

i diritti e i vantaggi che le accorda la pensione, e di far osservare

agli altri, scrupolosamente, tutte le leggi e le prescrizioni e le

interdizioni della sala di lettura, della sala di conversazione, della

sala di musica e di ballo. Se appena appena missis Eyre vede accendere

una sigaretta fuori dal fumatoio — subito pronto — manda un cameriere

a farla spegnere. Se manca un giornale, per un momento, nella sala di

lettura, si precipita dal portiere a gridare e a strepitare; se alle

undici in punto il pianoforte non si ferma a mezzo della battuta,

la mattina dopo, prima del caffè e latte, ecco tanto di reclamo

«specificato» nella sala della direzione. Il grido della sua anima è

uno e trino: _proibito-defendu-verboten_.

Che importa a missis Eyre della pioggia o del bel tempo?... Non fa mai

una escursione perchè soffre «di giramento»; non va mai in carrozza

per economia, non esce mai dall'albergo, certo per il timore che

qualche «ineducatissimo» colga l'occasione per impadronirsi della sua

poltroncina, del suo tavolino, del suo giornale o del suo solito posto

al suo solito balcone della veranda. Acqua o sole... non ne prende

mai. Missis Eyre si gode il lago, il mare, la montagna, sempre dalla

finestra!

— L'autunno scorso, a Villa d'Este, per soli quindici _ciorni_, quella

gente aveva portato cinquantotto bauli! Non si poteva più camminare nel

corridoio! Tutto pieno!

Il signor Trüb, non potendo liberarsi della vecchia, pensa di

ottenerne, almeno, qualche utile informazione.

— Gente... che spende?

— Gente disordinata! Confusione, gridamento, rivoluzione! Portieri,

camerieri, giornali, biliardo, pianoforte, _tennis_, tutto per loro! I

forestieri s'indispettiscono e partono!

Il signor Trüb non s'inquieta:

— Grande famiglia?... Titolata?

— I Moncavallo sono di Napoli! Funiculì-Funiculà! Molti titoli: duchi,

principi, marchesi, ma niente capitali. I D'Orea sono di Bologna.

Molti capitali, ma niente titoli. Molini e mortadella. Una Moncavallo,

bellissima, ha sposato il cavalier Luciano D'Orea che spende tesori

per la Fanfan Trécoeur, la celebre canzonettista delle _Folies

Parisiennes_, dalle gambe irresistibili! Ve la farò vedere.

— È qui?...

— No. Vi farò vedere la cartolina. Adesso la Fanfan vuol andare in

Italia a studiare. Vuol far carriera. Vuol arrivare alla Scala di

Milano! Ha però, di buono, che è tisica. Per questo i Moncavallo,

vivono in speranze e intanto... — pazienza e _tutti cito_ — come

dicevano a Villa d'Este!

Suonano le dieci, l'ora della posta. Missis Eyre si alza: deve andare

per essere la prima ad impadronirsi del _Times_.

— E la carovana della servitù? Avrete posto per tutti, al quarto piano?

L'albergatore capisce l'antifona, ma non si sgomenta.

— All'occorrenza ci sono molte camere libere anche al terzo!

Ecco! Proprio vero! Quell'oste esoso e spilorcio, non ha nessun ritegno!

— Spero bene, che in questo caso, ci saranno ordini severissimi. Niente

chiasso nel corridoio!

— Non dubiti.

— Proibitissimo alla mattina di pulire i panni e alla sera di farvi

conversazione! Siamo intesi.

— Non dubiti.

L'aristocratica missis non è tranquilla. Si avvia verso l'uscio con le

ciglia aggrottate, poi si ferma e si volta dura, diritta, come un palo.

— Oggi è giovedì?

— Oggi... è giovedì.

— Favoritemi carta e busta.

— A lei!

— Vado a scrivere al colonnello, a mio marito. La lettera impostata

il giovedì, trova le coincidenze e arriva a Calcutta in soli venti

_ciorni_. Adesso si fa presto!

Il colonnello Eyre ha percorsa tutta la sua lunga carriera, rimanendo

sempre alla distanza... di una ventina di giorni da sua moglie. In

quanto a missis Eyre, che gli è sempre stata fedele, senza nemmeno

accorgersene, richiama l'immagine del consorte guerriero quando solo la

crede necessaria per far ben valere la propria autorità.

— Ricordarsi anche questo, signor Trüb! Non voglio sentire odor di

sigaro. Buon _ciorno!_

— Buon giorno.

Ma, ancora, non è l'ultimo saluto. Si ferma sulla soglia:

— Altra cosa. A Villa d'Este quella.. compagnia di gente, aveva

due cani, orribili, che entravano da per tutto, correndo, saltando,

abbaiando, facendo la _ciostra_. Qui, tener cani, proibitissimo!

Missis Eyre, volendo dar più forza al comando, sbatte l'uscio con

violenza e se ne va impettita, alla militare, come il consorte

colonnello.

— Al diavolo, carcassa ruminante! Pensione di favore, mai un _extra_ e

tutte le pretese!

Va, sbuffando, alla finestra: non ci si vede un palmo di là dal naso!

Acqua, acqua, un'acqua fitta che vien giù a dirotto, ma senza vento.

— Due giorni così, e non ho più che la vecchia nell'albergo.

_Driiin!_

Il signor Trüb è chiamato al telefono: comunicazione con Bex.

— Pronti!

.... — Domandano da Bex, se su, a Villars, piove.

— Va rischiarandosi!... Sì!... Avremo bellissimo tempo!...

Garantisco!... Con chi parlo?

.... Gli vien risposto un nome che subito non ricorda:

— Zaccarella?... Chi è questo Zaccarella?

— Avete detto Zaccarella?... Va bene; ho capito!... Sì!... Avete già

scritto per fissare le camere?

.... La risposta è tale che il signor Trüb fa un saltetto di gioia.

Sono loro! Sono a Bex! Sono fermi a Bex per salire a Villars!

Zaccarella è il corriere, il maggiordomo o il... procuratore della

grande famiglia italiana!

Ormai ci sono, e non scappano più!

— Benissimo!... Sì! alle tre e cinquanta!... — Benissimo!... — Il

signor Trüb, distrattamente, si è tirato gli occhiali sul naso per

sentir meglio, la sua voce si è fatta più graziosa e, ascoltando

e rispondendo, continua a fare inchini, come se lì, al posto del

telefono, fossero schierati i Moncavallo e i D'Orea, tutti gli otto

signori e i dieci servitori.

.... — Al _restaurant?_... — Benissimo!

.... — Alle sette?... — Benissimo! Grazie! Profondi rispetti! Grazie!

_Driiin!_

La comunicazione è tolta e il signor Trüb corre a sonare alla

tabella dei campanelli elettrici, vicino alla scrivania. Chiama

il segretario, il portiere, il direttore dell'albergo, il capo

cameriere del _restaurant_ e dà tutti gli ordini necessari, con grandi

raccomandazioni e con un certo tono di solennità.

— Il pranzo alle sette. E rispondere che al quarto piano, non c'è più

posto. Le persone di servizio, tutte al terzo. È assai più comodo per

i padroni e si può far pagare doppia pensione. È gente che non bada a

spendere! Sono due famiglie di primissimo ordine! Basta servirle bene!

Il biondo e rubicondo signor Trüb è gongolante. Egli s'infischia adesso

del tempo ladro e anche delle saette! Ormai ci sono e non scappano più!

— Finchè piove vorranno certo fermarsi, per aspettare il sereno!

Nella veranda quasi deserta, missis Eyre, sdraiata sulla sua poltrona,

nel vano del suo balcone, e col suo _Times_ non ancora aperto sulle

ginocchia, è beatamente assorta nella contemplazione dell'acqua che

sbatte furiosamente e corre in grossi e spessi goccioloni lungo i

cristalli:

— Diluvia! Diluvia!

Missis Eyre lo sa per esperienza, si sta veramente bene in un albergo,

soltanto quando è mezzo vuoto, e persistendo l'orribile tempaccio,

anche «la baraonda italiana» sarebbe passata da Bex senza fermarsi!

Certissimo!

— Diluvia! Diluvia!

La moglie di Sua Eccellenza · 第 6 / 57 题