BARTOLOMEO SOCCINI, n. 1436: discepolo di Alessandro Tartagli
d'Imola, Tommaso Docci senese, Battista di Sanseverino. Nel
1471 insegnava diritto a Siena, quando fu mandato commissario
di guerra a Chianciano. Nel 1480 esulò come ribelle; e si
ritirò a Pistoja e a Pisa, dove già nel 73 aveva insegnato
collo stipendio di 800 fiorini. Vi ebbe a scolare Leon X.
Avendo tentato abbandonar quella cattedra per andare a
Venezia, fu messo in arresto. Nel 1482 reso alla patria, vi
lesse per tre anni, poi a Padova nel 1498, con 1100 ducati;
poi a Ferrara e Bologna. A Siena fu capitano del popolo nel
1483, 87, 94, 1507: ambasciadore a Firenze nel 1487 per la
controversia di confini tra Montepulciano e Chianciano. Era
profondamente erudito nella sua scienza, talchè il Poliziano
diceva poterlo chiamare sicuramente il Triboniano dell'età
sua. Amico della taverna, vi passava ore con beoni e
giocatori. Improvvisava stupendamente, e all'erudizione univa
meravigliosa perspicacia e sano giudizio. Piaceva assai
quella franca dicitura, quella parola caustica, quel riso
sardonico, quella veemenza con cui sobissava l'avversario,
non rispettandone nè il grado, nè l'età, nè il triplice
alloro. Lorenzo il Magnifico volle una volta udirlo a lottare
col famoso Giason del Majno. Un'ora era già durata la gara,
quando Giasone, ridotto alle strette, inventa un testo per
tirarsi d'impaccio. Bartolomeo si mostra confuso, vinto,
grattasi in testa per cercar qualche risposta, alfine esce
con un testo che gli dà decisamente ragione. La scolaresca ad
applaudire: ma Giasone gli domanda: «Ove hai tu pescato
questo testo?» — E Bartolomeo: «Nella pagina stessa donde hai
tu preso il tuo».
Bizzarro, amico delle avventure, risoluto a vincere ad ogni costo,
quando gli argomenti o le procedure non bastassero a indur un
debitore a confessare il suo debito, suggeriva di cacciargli
in corpo due pollici d'una buona lama di Brescia. Poi
bravamente slanciava da banda la toga, e sopra un cavallo che
maneggiava maestrevolmente quanto la parola, metteasi a capo
di alabardieri per abbattere la balìa di Siena, e surrogarvi
altra forma di governo. Morì il 1506 in Siena, e v'ebbe
pubbliche esequie. Sposò Lodovica Orlandini con 1000 fiorini
di dote, morta il 1517.
Figli di BARTOLOMEO:
_Camilla_, maritata il 1477 in Bernardino Borghesi con 1500
fiorini di dote.
_Francesca_, maritata in Pietro Borghesi il 1487: morta il 1512,
sepolta ne' Domenicani.
_Caterina_, maritata il 1486 a Lodovico Piccolomini.
_Cornelia_, maritata il 1483 a Pier Anselmo Tolomei con 1800
fiorini di dote.
_Nicola_, maritata il 1505 a Giovanni Turamini con fiorini 2700 di
dote: in seconde nozze il 1514 ad Aldello Placidi con egual
dote; morta il 1546.
_Francesco_, n. 1465.
_Mariano_, n. 1469, m. 1505: nel 96 fu de' Priori: generò una
Cornelia, m. 1518.
_Girolamo_, m. 1501.
SCIPIONE, n. 1467: podestà a Grosseto il 1488: gonfaloniere per il
terzo di San Martino nel 1490: uno dei regolatori del Comune
il 1493. Nel 1489 sposò Aurelia Tolomei con 2000 fiorini di
dote.
Figli di SCIPIONE:
_Pandolfo_, n. 1493.
FRANCESCO, n. 1491: de' Priori nel 1514, 22: sposò Cassandra
Petrucci con 2800 fiorini di dote; fece testamento il 5 maggio
1529. Morì nel marzo 1530, sepolto in San Domenico.
Figli di FRANCESCO:
_Isabella_, n. 1529: maritata il 1548 a Francesco Colombini con
fiorini 2500 di dote; poi il 1501 a Giambattista Ornoldi con
fiorini 800.
_Deifile_, n. 1526.
_Proserpina_, n. 1516.
_Faustina_, n. 1512.
_Livia_, maritata il 1543 a Ranieri Pannocchieschi dei conti
d'Elci, con fiorini 1500 di dote.
_Flavia._
_Filomena._
_Elisabetta_, monacatasi il 1543: ebbe dal padre 350 fiorini.
_Lavinia_, n. 1521: maritata il 1544 a Girolamo Petrucci con 1900
fiorini: m. 1584.
_Cleopatra_, n. 1524.
_Ottavio._ Era il tempo del famoso assedio di Siena: ed essendo
sergente maggiore, il 9 aprile 1554 toccò un'archibusata: morì
il 17; sepolto in San Domenico. Nel 1551 avea generato
_Cesare_.
_Camillo_, 24 ottobre 1554 prigioniero degli Imperiali col
fratello Scipione, liberato per la taglia di 100 scudi d'oro.
Fu _il Ruvido_ negli accademici Intronati; de' Priori nel
1559; morì il 1580.
_Agostino_, n. 1515.
_Tiberio_, n. 1518, morto in una mischia cogli Imperiali al Mulino
del palazzo in Val di Merse, 11 settembre 1554.
_Scipione_, n. 1511. Ritiratosi nel palazzo delle Vergene nella
Montagnola, fu fatto prigione il 24 ottobre 1554, e postogli
la taglia di 100 scudi d'oro. Ammogliato il 1564 con
Margherita Landucci, da cui generò _Camilla_, maritata il 1578
in Lelio Tolomei con fiorini 300.
FABIO, n. 1513. Nel 1553 prigioniero alla presa di Crevole, si
riscattò per 15 scudi d'oro. D'accordo coi fratelli Ottavio,
Camillo, Scipione, e col consenso della madre, nel 1503 aveano
venduta la tenuta e il fortilizio di Scopeto a Mariano
d'Alessandro Sozzini, per 12 mila fiorini. Sposò una
Battista... da cui ebbe nel 1544 Dardenio; 1547 Filomena; 1575
Saula.